UN GRANDE PASSATO NON BASTA PER FARE UN GRANDE FUTURO

UN GRANDE PASSATO NON BASTA PER FARE UN GRANDE FUTURO
di Franco Torchia

Il mondo cambia in modo vertiginoso senza che noi riusciamo nemmeno a leggere gli eventi né tanto meno a comprenderli.
Le persone sono sempre più assillati dai loro problemi quotidiani ed ogni giorno ha la sua pena.
Non si trova più uditorio quando si tenta di parlare di quello che è successo ieri o l’altro ieri.
Il racconto del passato rischia di diventare un retaggio esclusivo di una élite di studiosi o di chi, a scuola, è costretto a studiare la storia per completare il piano di studi
L’altro giorno un amico ha postato su Facebook una immagine della statua di Mazzini. Un altro ha domandato chi fosse.
Questo esempio che non riguarda più una singola persona, ma intere generazioni, è emblematico di quanto la globalizzazione selvaggia abbia rivoluzionato il mondo dell’informazione facendo però a pugni con la formazione culturale.
L’effimero del presente è molto più forte della concretezza del passato.
E non valgono più gli insegnamenti dei nostri padri per costruire il futuro.
Figuriamoci quelli della storia.
Né di quella recente, né di quella passata.
E come si fa a chiedere ai giovani che cosa sia il Risorgimento, chi siano Mazzini o Garibaldi, o come si sia costruita l’unità d’Italia ?
Figuriamoci se oggi ci mettessimo a parlare di Repubblica romana.
Eppure, a quasi 170 anni da quel memorabile momento storico, spetta ai repubblicani ricordarlo, per far sapere, a quelli che non sono più interessati, che da quella Repubblica, durata soltanto tre mesi, scaturì il 3 luglio 1849 una carta costituzionale che rappresenta ancora oggi un esempio di innovazione e modernità e che avrebbe tracciato il solco e le fondamenta lungo i quali, un secolo dopo, la nascente democrazia italiana avrebbe scritto una delle più belle costituzioni del mondo.
E bisogna farlo soprattutto oggi, dopo il tentativo, fortunatamente bocciato dagli italiani, di cambiare gran parte delle regole ed alterare gli equilibri istituzionali dettati nella Carta fondamentale dello Stato.
Se noi l’avessimo saputo spiegare bene in tutti questi anni, forse non si sarebbe nemmeno tentata la via di una riforma costituzionale che a tratti paventava il rischio di un’avventura antidemocratica.
La ricorrenza della Repubblica romana deve essere quindi l’occasione per riflettere sul passato e ragionare sul nostro futuro.
Forse questo ci aiuterebbe ad attualizzare quegli eventi per comprendere meglio quelli attuali.
Capire perché in coscienza questa Italia non ci piace, questa Europa non ci piace.
La protesta fine a se stessa, contro tutto e tutti non ci piace e diventa populismo.
La protesta che nasce dalla consapevolezza che i grandi principi dell’umanità non siano attuati va accolta, guidata e spesso anche provocata.
Mazzini oggi, come allora, avrebbe capito che il popolo italiano ha bisogno di risorgere contro il sopruso dei governanti, contro le malversazioni di una pubblica amministrazione corrotta, contro una politica che ha ridotto alla povertà milioni di italiani, contro i taglieggiamenti autorizzati del sistema bancario italiano ed internazionale.
Mazzini avrebbe lottato contro le élite che governano ed escludono una gran massa di gente sempre maggiore dalla distribuzione delle risorse, dal mondo del lavoro e dal sistema economico.
Si sarebbe quindi schierato a fianco del popolo in una sorta di rivendicazione delle eguali opportunità economiche, del ripristino delle principali libertà e della conquista collettiva di un maggiore benessere.
Non è questa forse la lezione di Mazzini al mondo contemporaneo ?
Sarebbe stato forse accusato di populismo ?
E’ stato populismo scrivere come primo principio fondamentale della Costituzione della Repubblica romana che “La sovranità è per diritto eterno nel popolo.”, oppure come si fa all’art. 6 che “Il domicilio è sacro: non è permesso penetrarvi che nei casi e modi determinati dalla legge.” ?
E di fronte a questa Europa, malfatta, senza Governo, senza unità di intenti, una Europa dei potenti e non del popolo, il Mazzini che ha ispirato i combattenti in esilio per la libertà non si sarebbe forse ribellato ?
Quel Mazzini, se avesse vissuto oggi, nell’età della comunicazione, del web, non avrebbe forse ispirato qualche indomito condottiero politico a guidare le masse e i diseredati contro la tirannia dei governi ?
Non avrebbe forse disconosciuto questa Unione europea, fatta di governi e non di popoli ?
Una Unione europea nella quale gli Stati invece di lavorare insieme e di integrarsi divide e accentua le diseguaglianze tra popoli europei di diverse nazionalità.
Ed allora bisogna riscoprire i valori della Repubblica romana e rinverdire il Mazzini ideologo e pensatore affinché ci aiuti a ritrovare la strada, ad essere originali per come egli avrebbe voluto.
A difesa quindi dei meno abbienti, degli esclusi, delle persone sfruttate, e di quanti guardano all’Italia e all’Europa come ad un unico Stato, ad un unico governo, ad un unico popolo, con una unica lingua e senza più differenze culturali e soprattutto senza più confini ideologici o economici.
Ecco il vero problema !
Gli stessi steccati ideologici che inevitabilmente hanno coinvolto in tutti questi anni coloro che si richiamano, in qualche modo, agli insegnamenti di Mazzini i quali, invece di lavorare all’unisono per obiettivi comuni, sono stati capaci di dividersi e di litigare anche sulla loro stessa ragion d’esistere.
Ed allora forse sarebbe il caso di interrogarsi sulle prospettive per il Paese e per l’Europa che potrebbe derivare dalla lettura in chiave moderna delle idee e del pensiero di Mazzini, senza litigare sulla primogenitura dell’ortodossia mazziniana che non spetta certamente all’attuale generazione.
Il Risorgimento fa parte della storia, la Repubblica romana fa parte della storia, Giuseppe Mazzini è un eroe del Risorgimento e la storia l’ha fatta.
Oggi la storia dobbiamo farla noi. E chi meglio degli eredi di Mazzini, dei repubblicani, possono essere in grado di proseguire quelle battaglie di libertà e di eguaglianza di cui ancora oggi vi è tanto bisogno ?

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