Turismo sorrentino,dopo il covid si brancola nel buio

Su SIREON di Luglio in Edicola

IL TURISMO IN PENISOLA, SIAMO IN UN VICOLO CIECO
di Antonino De Angelis.

In questo momento siamo con le spalle al muro. Stretti da un lato dalla necessità di una svolta imposta dall’epidemia e dall’altro da quella di riassestare la nostra unica attività economica: il turismo. La pandemia, a parte l’emergenza, ci ha messo davanti una situazione che era già al limite. Cosa fare? Sul punto vedo un generale disorientamento, smarriti davanti a una situazione nella quale nessuno riesce a raccapezzarsi. Leggo analisi, considerazioni, raccomandazioni, urgenze, desideri, ma quando si arriva al “che fare” ecco il vuoto, la mancanza di idee; mancanza non solo per carenza di fantasia o di intelligenza ma perché il problema è troppo grande e difficile. Io penso, come ho già scritto nei giorni scorsi, che occorra riflettere e analizzare lo stato di fatto. Occorre capire una buona volta la natura e l’entità del turismo sorrentino e da qui partire per tentare qualche soluzione. Capire perché i turisti scelgono Sorrento per le loro vacanze. Occorre convincersi che Sorrento non attrae solo per se stessa e per la bellezza del suo immediato circondario ma anche perché luogo baricentrico e logistico di un’area assai più vasta che comprende Capri, Pompei, il Vesuvio, la costiera amalfitana; pertanto qualsiasi soluzione andrà dimensionata sull’intero comprensorio. Questa natura geocentrica della località ha fatto si che la penisola nel suo insieme si attrezzasse per soddisfare un turismo su larga scala, un turismo di massa (un espressione ormai desueta ma sostanzialmente vera) che si muove freneticamente sul territorio. Di qui centinaia di alberghi e migliaia di strutture extra alberghiere. Ai 3.500.000 ospiti registrati si somma il turismo pendolare, balneare e giornaliero ed ecco la presenza di migliaia di ristoranti, bar, stabilimenti balneari, negozi grandi e piccoli dedicati che aggiungono in termini numerici altri milioni di presenze. Per accogliere questa valanga e soddisfare le sue necessità è impegnata tutta la forza lavoro disponibile che, in maniera diretta e indiretta ha impegnato il 90% delle famiglie locali con l’aggiunta di personale anche dall’esterno.
Ora, a seguito della devastante pandemia che ha fermato l’intero comparto e in considerazione dell’insopportabile affollamento che già prima ci soffocava, si impone la necessità di cambiare modello per ridurre la pressione sull’intera fascia costiera. Ciò significa che mancherà il lavoro per migliaia di famiglie e, in prospettiva, si ridurranno anche le strutture e i servizi, con i riflessi immediati e drammatici sull’economia e sulla tenuta sociale. E allora che fare per contenere la crisi? Ecco il disorientamento e la confusione delle idee. C’è chi suggerisce che occorre “fare sistema” e riqualificare il settore, chi propone di allungare la stagione, chi di offrirsi ad un impossibile turismo di elite e a quello culturale, altri puntare alle attività escursionistiche e alla (non meglio definita) promozione del territorio.

Il territorio, ancora una volta e sempre il territorio. Qui è bene chiarire, perché se ci si riferisce al territorio fisico ricordo che da questo punto di vista il territorio ha già dato, pagandone un prezzo altissimo proprio per obbedire al modello che ora implode. Infatti è il territorio che si è utilizzato e consumato per soddisfare l’ansia della modernizzazione: strutture turistiche, parcheggi, seconde case, viabilità esasperata, ecc. E’ il territorio che si è sacrificato all’urbanizzazione e quindi alla motorizzazione con il suo caos e i suoi veleni. Di territorio integro ce ne rimasto ben poco tanto che anche la tanto invocata sentieristica offre poche possibilità. Il sentiero della Regina Giovanna è stata invasa dai rifiuti e dalla motorizzazione, quello di Punta Campanella idem; quello di Ieranto e quello Degli Dei sono già sovrautilizzati. Ne restano tre o quattro. Se invece vogliamo riferirci al territorio culturale, umano, sociale, ebbene qui occorre lavorarci dal momento che essendo un patrimonio culturale, ideale, non direttamente monetizzabile è stato in gran parte risparmiato dai vandali del consumismo. Potrebbe essere questo infatti il punto di partenza per la rigenerazione dopo il morbo. Ma la domanda è sempre la stessa: vogliamo veramente cambiare modello? se si, cominciamo allora a considerare il problema in prospettiva e su un’area più vasta; cominciamo, per iniziare, a proporre la bonifica del litorale stabiese e torrese per accogliere l’attività balneare della fascia costiera e alleggerire la penisola; pretendiamo l’ammodernamento del trasporto pubblico nelle strutture e nella gestione, Cominciamo a pensare al ridimensionamenti del traffico su gomma, cioè come fare per far giungere meno veicoli e fare muovere meglio turisti e residenti in tutta l’area. Renato Nicolini suggeriva la pedonalizzazione della penisola, dieci anni fa sembrava una battuta spiritosa, oggi rappresenta una proposta sensata. Intanto si potrebbe cominciare subito con le targhe alterne e con il fermo dei bus fuori dell’area. Occorre frenare la corsa all’urbanizzazione, resettare tutti i cosiddetti progetti di “sviluppo” ideati con la superata visione della “valorizzazione” ante Covid19, a partire dai progetti non ancora iniziati. Pensano i sindaci della zona, così come riuniti recentemente da Piergiorgio Sagristani, di mantenere in piedi i progetti faraonici o fantascientifici come quelli della funivia per Sant’Agata? il nuovo porto della Lobra, il percorso meccanizzato per il porto di Sorrento ed il nuovo stadio con palazzo delle esposizioni il nuovo porto turistico e l’Ospedale di Sant’Agnello, il tunnel Seiano – Meta con le varie bretelle nella ormai esaurita campagna del piano di Sorrento? il nuovo Palazzo nel Vallone dei Mulini e lo scempio del medesimo? Vogliamo dare un taglio a quel modello che ha soffocato e distrutto il nostro territorio e il nostro lavoro? Per il momento oltre all’incredula incertezza non vedo indicazioni in questo senso. Per il momento sul tavolo del coordinamento intercomunale, inventato per l’occasione, vedo una lista di titoli quando non velleitari almeno inefficaci tesi a sprecare altre risorse. Infatti, qualche esempio, si propone di installare le colonnine per misurare lo smog ma non un progetto per eliminare lo smog; si pensa di sostituire le auto inquinanti ma non di ridurre le auto. Si propone un senso unico (sic) per agevolare la circolazione dei mezzi pesanti ma non eliminare i mezzi pesanti e fermarli all’esterno. Basteranno le raccomandazioni all’ EAV e alla Gori per eliminare questi “scassoni” viaggianti sulle rotaie e bonificare i valloni dai miasmi pestiferi?
Se queste, o altre come queste, sono le soluzioni che si propongono, allora è evidente che per la penisola sorrentina non c’è speranza di uscire da questo vicolo cie

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