Sorrento, iniziativa a favore della casa di riposo “Sant’Antonio”

«C’è più gioia nel dare che nel ricevere»: gara di solidarietà e raccolta fondi

 

Ammonisce Lucrezio: «Accidere ex una scintilla incendia passim» (A volte da una sola scintilla scoppia un incendio); grazie all’intuizione dell’avv. Carlo Milardi e del prof. Aniello Clemente, posta sotto l’egida dell’Istituto di Cultura “Torquato Tasso”, e subito accettata da don Francesco Saverio Maresca, parroco di “Santa Lucia”, si è dato vita ad una raccolta fondi da destinare alla Casa di riposo «Sant’Antonio» di Sorrento. L’amore si esprime anche mediante una premurosa attenzione verso gli anziani: la loro presenza nella società assume un grande valore. Essi sono un esempio di collegamento tra le generazioni, una risorsa per il benessere della famiglia e dell’intera società: «Non solo possono rendere testimonianza del fatto che vi sono aspetti della vita, come i valori umani e culturali, morali e sociali, che non si misurano in termini economici o di funzionalità, ma offrire anche un contributo efficace nell’ambito lavorativo e in quello della responsabilità. Si tratta, infine, non solo di fare qualcosa per gli anziani, ma anche di accettare queste persone come collaboratori responsabili, con modalità che rendano ciò veramente possibile, come agenti di progetti condivisi, in fase sia di programmazione, sia di dialogo o di attuazione», scriveva san Giovanni Paolo II. Come dice la Sacra Scrittura, le persone «nella vecchiaia daranno ancora frutti» (Sal 92,15), gli anziani costituiscono un’importante scuola di vita, capace di trasmettere valori e tradizioni e di favorire la crescita dei più giovani, i quali imparano così a ricercare non soltanto il proprio bene, ma anche quello altrui. Se gli anziani si trovano in una situazione di sofferenza e dipendenza, non solo hanno bisogno di cure sanitarie e di un’assistenza appropriata, ma, soprattutto, di essere trattati con amore. Più di altre parole può essere illuminante il racconto che segue che descrive come anche in un periodo di sofferenza e privazioni l’amore e la speranza nascono come frutti inaspettati.

«Quando l’anziano dottore morì, arrivarono i suoi tre figli per sistemare l’eredità. In una finissima vetrinetta il padre aveva conservato i pezzi delle sua memoria: pensieri di viaggio e tante altre cose ancora. Nel ripiano più basso, in fondo all’angolo, venne trovato un oggetto strano: sembrava una zolletta dura e grigia. Come venne portata alla luce, si bloccarono tutti: era un antichissimo pezzo di pane rinsecchito dal tempo. Come era finito in mezzo a tutte quelle cose preziose? La donna che si occupava della casa raccontò che negli anni della fame, alla fine della grande guerra, il dottore si era ammalato gravemente e per lo sfinimento le energie lo stavano lasciando. Un suo collega medico disse che sarebbe stato necessario procurare del cibo. Un amico del dottore portò un pezzo di pane sostanzioso cucinato in casa, che lui aveva ricevuto in dono. Nel tenerlo tra le mani, al dottore ammalato vennero le lacrime agli occhi. E quando l’amico se ne fu andato, non volle mangiarlo, bensì donarlo alla famiglia della casa vicina, la cui figlia era ammalata. “La giovane vita ha più bisogno di guarire, di questo vecchio uomo”, pensò il dottore. La mamma della ragazza ammalata portò il pezzo di pane donatole dal dottore alla donna profuga di guerra che alloggiava in soffitta e che era totalmente una straniera nel paese. Questa donna straniera portò il pezzo di pane a sua figlia, che viveva nascosta con due bambini in uno scantinato per la paura di essere arrestata. La figlia si ricordò del dottore che aveva curato gratis i suoi due figli e che adesso giaceva ammalato e sfinito. Il dottore ricevette il pezzo di pane e subito lo riconobbe e si commosse moltissimo. “Se questo pane c’è ancora, se gli uomini hanno saputo condividere tra di loro l’ultimo pezzo di pane, non mi devo preoccupare per la sorte di tutti noi”, disse il dottore. “Questo pezzo di pane ha saziato molta gente, senza che venisse mangiato. È un pane santo!”. Chi lo sa quante volte l’anziano dottore avrà più tardi guardato quel pezzo di pane, contemplandolo e ricevendo da esso forza e speranza specialmente nei giorni più duri e difficili. I figli del dottore sentirono che in quel vecchio pezzo di pane il loro papà era come più vicino, più presente, che in tutti i costosi mobili e i tesori ammucchiati in quella casa. Tennero quel pezzo di pane, quella vera preziosa eredità tra le mani come il mistero più pieno della forza della vita. Lo condivisero come memoria del loro padre e dono di colui che una volta, per primo, lo aveva spezzato per amore». Scriveva Erich Fromm: «Dare è la più alta espressione di potenza. Nello stesso atto del dare, io provo la mia forza, la mia ricchezza, il mio potere. Dare dà più gioia che ricevere, non perché è privazione, ma perché in quell’atto mi sento vivo; amare è più importante che essere amato».

Don Franco Maresca – Aniello Clemente

 

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