SENTENZA STORICA, CORTE COSTITUZIONALE DÀ RAGIONE ALL’AVV. FRANCESCO SAVERIO ESPOSITO

SENTENZA STORICA, CORTE COSTITUZIONALE DÀ RAGIONE ALL’AVV. FRANCESCO SAVERIO ESPOSITO

La suprema Corte ha dato ragione alle tesi dell’avv.Esposito che rappresentava i germani Mario e Michele Apreda,di Italia Nostra e dell’Associazione Fare Ambiente rappresentata dal prof.De Caterina.

La Corte ha confermato la prevalenza delle Norme del piano paesaggitico su disposizioni piano casa e in particolare ha affermato che non e’ possibile violare il vincolo di proporzionamento a cui devono attenersi gli strumenti generali dei Comuni compresi nell’area.

Un incremento dei vani, sia pure nelle aree non coperte da vincolo di inedificabilita’ assoluta, andrebbe a compromettere gli equilibri urbanistici garantiti dal proporzionamento.

Una vittoria anche per gli ambientalisti e per tutti coloro che confidano nelle leggi dello Stato.

Ecco il link per leggere in anteprima sentenza depositata oggi 28 dicembre

https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2021&numero=261

Ed ecco quanto ci ha dichiarato l’avv. Francesco Saverio Esposito

“La sentenza emessa dalla Corte Costituzionale il 27 dicembre ha un rilievo che travalica i confini della Costiera Sorrentino Amalfitana e, in pratica, compromette ed, anzi, esclude che possa applicarsi il piano casa in deroga ai limiti fissati dalla pianificazione paesaggistica e ciò in tutte le aree regionali per le quali risulta approvato un piano paesistico: Area Flegrea, isole, Parco del Vesuvio, Parco del Cilento e del Vallo di Diano ecc…..
L’Art. 12 bis della L.r. 19/09 annullato dalla Corte nei proponimenti del Legislatore regionale non costituiva deroga ai piani paesistici in generale, ed al PUT nel caso concreto, perché consentiva l’applicablità della normativa premiale del ‘piano casa’ solo nelle aree sottrate a vincoli di inedificabilità assoluta.
E però come correttamente osservato dalla Corte, ove applicato detto principio, “avrebbe compromesso l’impronta unitaria della pianificazione paesaggistica assunta dalla normativa statale quale valore imprescindinìbile da porre al riparo dalla pluralità e dalla parcellizzazione degli interventi delle amministrazioni locali”.
E, dunque, l’applicazione in concreto delle disposizoni del piano casa, indipendentemente dalla edificabilità o meno delle aree, avrebbe compromesso e sconvolto quel principio del proporzionamento degli interventi possibili su territori ad alta valenza paesaggistica e ambientale che è l’essenza di qualsivoglia pianificazione in materia. Sarebbe venuto meno uno dei capisaldi su cui reggono i criteri ai quali devono uniformarsi i piani paesaggistici come indicato dalla Legge 431/85 cd “Legge Galasso”.
Il PUT della costiera sorrentino-amalfitana impone che ogni ulteriore attività edilizia, non solo di tipo residenziale ma anche volta a realizzare servizi e standard, debba rispondere a criteri di proporzionamento che ne giustifichino la realizzazione.
Si immagini la situazione in cui versano i Comuni della costiera sorrentina dove i vani residenziali censiti già superano e non di poco il numero dei residenti tanto che gli strumenti generali generalmente prevedono nuovi vani solo di edilizia pubblica e unicamente per sostituire vani malsani o sovraffollati.
I vani previsti con il piano casa ,in quanto non individuati dalla programmazione dello strumento urbanistico generale dei vari enti locali, sarebbero, pertanto, ulteriori e tali da aggravare il divario tra vani esistenti e residenti. Il che, peraltro, finirebbe per attrarre nuova immigrazione con prevedibili conseguenze su un territorio già carente di servizi e standard. Anzi l’edificazione di nuovi vani ad uso residenza richiederebbe fatalmente una nuova programmazione e con essa l’ipotesi, in relazione a vani edificati al di fuori del proporzionamento, di un ulteriore consumo di suolo ove allocare i necessari standards.
Come ha correttamente rilevato la Corte sarebbe “Compromessa l’impronta unitaria della pianificazione paesaggistica” e con essa i principi che hanno indotto il Legislatore statale ad imporre i piani in ambiti di grande rilievo ambientale, storico e paesaggistico.
Ma la sentenza emessa dalla Corte fissa un nuovo importante principio:
Neppure finalità di agevolazione dell’attività edilizia o di carattere economico e sociale possono far venir meno,come afferma la Consulta, “la natura cogente e inderogabile delle previsioni del codice dei beni culturali e del paesaggio adottate dal legislatore statale nell’esercizio della propria competenza esclusiva in materia di “tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali, trattandosi di competenza che si impone al legislatore regionale che eserciti la propria competenza nella materia edilizia e urbanistica”.
Nemmeno, quindi, finalità economiche o sociali, pur considerevoli, sono bastevoli a giustificare il superamento di quanto dettato dall’art. 145 del D. Lgs 42/04 che, sul presupposto che la tutela del paesaggio sia bene prevalente costituzionalmente garantito, dispone la prevalenza delle norme contenute nella pianificazione paesaggisica su ogni altra disposizione contenuta negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale. In breve la prevalenza delle norme paesaggistiche su quelle degli strumenti urbanistici comunali generali o di attuazione.
Il che, poi, lascia emergere anche la inutilità di varare PUC o PUA in contrasto con il PUT salvo a creare motivi di contenzioso e incertezza.
Eppure ancora nei Comuni costieri c’è la rincorsa a varare PUA che violano le norme del PUT o a fare deliberati che, sulla scorta di presunti interessi pubblici, derogano a tutto, anche alla ragionevolezza che dovrebbe sempre assistere funzionari e amministratori pubblici.
C’è da sperare che sia stato messo un punto fermo e che da questo momento i Comuni dell’area finalmente prendano atto che le regole costituzionali vanno rispettate senza varare o tentare di varare piani urbanistici o di attuazione di fatto inattuabili perché in contratsto con disposizioni paesaggistiche. Atti che creano solo confusione e sono forieri di contenziosi anche dolorosi perché in qualche caso si coivolgono persone estranee alle scelte legislative o amministrative ma che,tuttavia, pagano le conseguenze di avventure politiche e di esperimenti o alchimie tecniche fin troppo ardite.
La decisione, come d’altronde tutte le decisioni della Corte, avrà comunque anche un riverbero nazionale perché non poche saranno situazioni del genere in altre regioni , per cui una sentenza come quella adottata a fine anno dalla Consulta potrà essere di riferimento.”

 

Riportiamo anche l’intervento di Fabrizio Geremicca su “Stilo 24”.

Dicembre 2014: il consiglio regionale della Campania approva la legge finanziaria e, come non di rado accade, scatta l’assalto alla diligenza per inserire norme ritagliate a beneficio di questi o quel referente sul territorio delle forze politiche presenti nell’assemblea. Tra i vari articoli spunta anche una novella al Piano Casa del 2009 che permette di applicarlo anche nelle zone tutelate dal piano urbanistico territoriale della penisola sorrentino – amalfitana.

Non è una novità di poco conto perché proprio tra Vico Equense e Sorrento sono sul tappeto alcuni progetti edilizi che promettono affari a sei zeri a chi li ha progettati e si propone di eseguirli. Il Piano Casa, che permette facilitazioni in termini di ampliamenti di cubature e sostituzioni edilizie attraverso demolizioni e ricostruzioni, pare fatto apposta per facilitare alcune di tali operazioni. Le norme passano nonostante gli appelli e le proteste delle associazioni ambientaliste. Sette anni più tardi, però, la Corte Costituzionale sancisce che quella novella al Piano Casa approvata a pochi giorni dalla fine del 2014 è incostituzionale. Incompatibile con l’articolo 117 della Carta fondamentale.

La Consulta ha ritenuto, infatti, fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata circa un anno fa dal Consiglio di Stato a margine di un pronunciamento sul ricorso – peraltro accolto dal Tar con sentenza poi confermata in appello – contro la realizzazione di un complesso a destinazione residenziale al posto dei cantieri Apreda nel Comune di Sorrento.

Le argomentazioni dei giudici

«Il legislatore campano – argomentano in un passaggio della recente pronuncia i giudici della Corte Costituzionale – ha degradato la tutela paesaggistica da valore unitario prevalente a mera esigenza urbanistica». Ha finito, dunque, «per compromettere quella impronta unitaria della pianificazione paesaggistica che la normativa statale ha invece assunto a valore imprescindibile, ponendola al riparo dalla pluralità e dalla parcellizzazione degli interventi delle amministrazioni locali».

Commenta Francesco Saverio Esposito, l’avvocato che rappresentava Mario e Michele Apreda e che con Italia Nostra e Fare Ambiente aveva sostenuto la tesi della incostituzionalità degli articoli in questione: «La Consulta ha confermato la prevalenza delle norme del piano paesaggistico sul Piano casa e, più in generale, la inderogabilità delle norme paesaggistiche da parte di quelle urbanistiche. Ha chiarito la prevalenza del bene ambiente ed è importantissimo, perché molti Comuni continuano ad ignorare o a volere ignorare tale principio. Il pronunciamento della Consulta avrà ricadute ben oltre il territorio della penisola sorrentina».

L’operazione edilizia relativa ai cantieri Apreda, che si volevano abbattere e sostituire con un complesso ad uso residenziale, destinandone il 30% del volume ad housing sociale, era uno dei molti affari edilizi di Antonio Elefante, ingegnere protagonista di svariate avventure immobiliari tra Castellammare di Stabia e la penisola sorrentina.

Tra esse la più nota è forse l’housing sociale di Sant’Agnello, che ha determinato la cementificazione di un agrumeto per la realizzazione di 53 appartamenti e vari garage e locali commerciali. La vicenda è finita al centro di una indagine da parte della Procura di Torre Annunziata.

Il complesso edilizio è stato sequestrato e poi dissequestrato dal Tribunale del Riesame. A settembre la Cassazione ha accolto il ricorso della Procura ed ha annullato il dissequestro, con rinvio al Riesame. Si attende ora che quest’ultimo si pronunci di nuovo. L’udienza a metà gennaio. Elefante per la vicenda dell’housing è indagato insieme, tra gli altri, a Piergiorgio Sagristani, il sindaco di Sant’Agnello. Gli avvisi di conclusione delle indagini sono stati recapitati alcuni mesi fa. Rischia, dunque, di andare a processo per lottizzazione abusiva ed altri reati il professionista che, da assessore al Comune di Vico, si era conquistato gli onori della cronaca perché era riuscito a far demolire l’ecomostro di Alimuri.

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