SCUOLA:SI RIPARTE TRA MILLE INCOGNITE E SOLITI PROBLEMI. INTERVISTA AL PRESIDENTE DEI PRESIDI MARIO RUSCONI

Scuola nel guardo: “Così le risorse del Pnrr rischiano di andare sprecate”
È suonata la prima campanella per 7milioni di studenti. Via le mascherine, il distanziamento sociale e tutte le limitazioni che hanno scandito gli ultimi due anni e mezzo. L’entusiasmo c’è, ma all’orizzonte incombono problemi vecchi e nuovi, dall’austerity energetica alla mancanza di docenti. La ventilazione meccanica? “È praticamente inesistente”. Le risorse del Pnrr? “Il personale non è in grado di gestirle”. È il bilancio non proprio incoraggiante tracciato da Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionali presidi di Roma.
Che anno sarà per gli studenti?
“Sicuramente più libero e spensierato di quelli passati. Gli alunni non saranno costretti a rispettare regole sanitarie stringenti, come mascherine e distanziamento sociale, che hanno inibito la socialità scolastica e il rapporto con i docenti”.
La scuola è ripartita per davvero?
“Diciamo di sì, pur portandosi dietro una serie di disfunzioni ultradecennali: aule inadeguate, mancanza di docenti, turn over di supplenti, e un’offerta formativa che definirei imbalsamata, senza sport, né corsi di lingua e letteratura straniere, di musica, teatro, insomma senza tutte quelle attività che dovrebbero far parte del bagaglio culturale di un giovane al passo con i tempi”.
L’impennata dei costi energetici la preoccupa?
“Eh sì, anche perché ha un riverbero vertiginoso sul materiale scolastico: libri, quaderni, penne, zaini. Sono costi in più che andranno a gravare sulle famiglie”.
Ci sono anche i costi delle utenze. Ce la faranno le amministrazioni locali a sostenerli?
“Sarà difficile far quadrare i conti. È chiaro che si dovranno fare dei tagli ed il rischio è che si facciano proprio a discapito delle attività di manutenzione degli edifici scolastici. Sarebbe un danno gravissimo”.
C’è il rischio che dalla dad sanitaria si passi a quella energetica?
“Spero di no, anche perché sinora ci è stato assicurato che non ci saranno ripercussioni in questo senso. Voglio sperare che a livello politico non si decida di sacrificare le scuole sull’altare del risparmio energetico. La dad non va demonizzata, ma deve essere adoperata cum grano salis”.
In simili condizioni, è ancora ipotizzabile il ricorso all’apertura delle finestre per areare le classi?
“È più di una ipotesi. Nella circolare diramata dal Ministero della Salute alle scuole si raccomanda di arieggiare le classi ogni ora per cinque-dieci minuti. Consiglio alle famiglie di fare una convenzione con qualche negozio di abbigliamento sportivo e di mandare i ragazzi in tenuta da sci”.
Non sono state intraprese iniziative più serie?
“Lasci stare. Il Ministero ci ha suggerito di metterci in contatto con Arpa e Asl per effettuare un monitoraggio della qualità dell’aria delle aule. Lo abbiamo fatto. Vuole sapere cosa ci hanno risposto? Che non è di loro competenza. Questa la dice lunga sul livello di coordinamento delle istituzioni”.
A di ventilazione meccanica controllata come siamo messi?
“È praticamente inesistente, anche perché ha dei costi proibitivi: per installare un buon impianto ci vogliono 2-3mila euro a classe. Se considera che una scuola di piccole dimensioni ha minimo cinquanta locali, si rende conto di quanto ci vorrebbe per attrezzare tutti gli ambienti. È una cifra insostenibile per il portafoglio degli enti locali. In più c’è il problema della potenza elettrica, che aumenterebbe, e con essa il canone. È un cane che si morde la coda”.
Sarete costretti a rispolverare i banchi della Azzolina?
“Non si butta via nulla, anche perché quei banchi sono costati più di tre volte il prezzo di quelli tradizionali. Comunque attualmente la maggior parte dei banchi in uso sono classici, quelli a rotelle sopravvivono perlopiù nei laboratori e nelle aule magne”.
Le attese di trasformazione legate al Pnrr sono grandi. Lei ci crede?
“Le risorse sono consistenti, ma mancano le risorse umane competenti per poterle gestire, il che è una contraddizione, è come un banchetto di nozze senza sposi. Il vero problema è che le segreterie scolastiche sono inadeguate, sia per il numero di impiegati che per le competenze. È una storia già vista con i bandi Pon che spesso non vengono sfruttati per mancanza e inefficienza degli apparati amministrativi”.
Pensa che quest’anno iniziative come “carriere alias” e “toilette genderless” siano destinate a prendere piede?
“Non credo, dobbiamo talmente riprenderci dalle ferite di due anno e mezzo di Covid che sarà bene dedicarsi agli elementi fondamentali della formazione”.
Nei programmi elettorali dei partiti politici ci sono tante ricette per risollevare la scuola. Lei cosa propone?
“Sicuramente quella del curriculum flessibile alle medie, che potrebbe sanare le difficoltà di molti ragazzi che vanno male soprattutto in matematica e in educazione linguistica”.

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