Sanremo, Anastasio e Tosca i migliori

Nel ritiro presanremese degli “ascolti”, si compilano le pagelle

 

Foto tratta da music.fanpage.it

Redazione – Nel ritiro presanremese degli “ascolti”, si compilano le pagelle ed Anastasio e Tosca sono i migliori.

“Rosso di rabbia” è un capitolo della storia di un personaggio che sta rincorrendo da anni: il Sabotatore, la canzone di un 21enne metese che si sente una bomba ad orologeria disinnescata, chitarrone southern rock per un flow esplosivo.

Che sarà tra le ventiquattro canzoni che parteciperanno al 70esimo Festival della Canzone Italiana in onda dal 4 all’8 febbraio dal Teatro Ariston di Sanremo e trasmesso in diretta su Rai1. Ormai non ci sono più le melodie di un tempo, oggi vince il suono urban, in un’uniformità di ritmi spezzati, radiofonici e veloci, che potrebbe creare anche un effetto soporifero uguale e contrario a quello di quando imperava la proposta più tradizione, la canzonetta ancient regime.

Ma si sa che Sanremo e Sanremo ed anche quest’anno, nonostante testi di evidente malessere generazionale, vince l’amore, più familiare che sessuale.

Fuori dal coro sono Anastasio, Rancore ed anche Junior Cally, mentre Irene Grandi ha la grinta sua (e di Vasco), Elodie spacca e Tosca cesella una canzone-canzone, mentre Elettra Lamborghini baila el reggaeton della musicofila. Sembra che gli altri cantanti rientrano nel limbo, ma sarà il palco con la giuria a dire la loro

Queste le pagelle stilate in questo presanremese degli “ascolti”:

Anastasio: «Rosso di rabbia»
L’urlo di un ventunenne che si sente come una bomba ad orologeria disinnescata, chitarrone southern rock per un flow esplosivo. Voto: 8

Tosca: «Ho amato tutto»
Una grande canzone d’amore («tu sei l’unica messa a cui sono andata»), persino classica, per una grande interprete. Voto: 8

Elodie: «Andromeda»
Mahmood e Faini/Dardust per autori: Ok l’urban sound è giusto e cita pure Nina Simone, che comunque è un merito. Voto: 7

Irene Grandi: «Finalmente io»
Vasco e Curreri «pittano» la toscanaccia che non vuole crescere, rock ma non troppo, arrabbiata ma non troppo. Voto: 7

Junior Cally: «No grazie»
Rap rock antipopulista, con stoccate per Salvini e Renzi. Di impatto, comunque vada farà parlare. Voto: 7

Rita Pavone: «Niente (Resilienza ’74)»
Pel di Carota sfida la generazione liquida e la contemporaneità, il pezzo è del figlio, lei ci mette la grinta di sempre e un po’ di rock in più. Voto: 7

Rancore: «Eden»
L’elettronica pianistica di Dardust veste, inseguendo la storia di una mela, un flusso di coscienza sul paradiso terrestre che non c’è. Voto: 7

Bugo e Morgan: «Sincero»
L’electropop (Human League, Heaven 17, Visage ma anche Battiato) degli incendiari che scoprono di essere diventato pompieri per amore. Voto: 6

Diodato: «Fai rumore»
Una canzone d’amore obliqua, curiosa, irregolare eppure tradizionale, alla Diodato insomma. Voto 6

Raphael Gualazzi: «Carioca»
Latin urban, con saudade e brio danzereccio, senza pretese, ma almeno al primo ascolto. Voto: 6

Paolo Jannacci: «Voglio parlarti adesso»
I cantautori, si sa, cedono al richiamo della canzone per i figli, della ninna nanna emozionale. Ma un Jannacci può dare di più. Voto: 6

Levante: «Tiki bom bom»
Quattro lettere ad amici incompresi, «diversi». Un ritmo – quello del titolo – da ignorare. Ma con le radio da accontentare. Insomma, idee non chiarissime per la chanteuse sicula. Voto: 6

Piero Pelù: «Gigante»
«El diablo» non brilla, folgorato sulla via di Damasco dal nipotino, cantato come il suo «Gesù, la luce sul nulla, il mio piccolo Buddha». Voto: 6

Francesco Gabbani: «Viceversa»
Dopo il ballo della scimmia difficile cavarsela con una filastrocca alla rovescia. Voto: 5

Marco Masini: «Il confronto»
Un uomo alla specchio, con la sincerità di sempre, ma senza guizzi.Voto: 5

Pinguini Tattici Nucleari: «Ringo Starr»
In un mondo di Lennon e McCartney loro si accontenterebbero di essere Ringo Starr in chiave danzereccia. Ma pure Pete Best è lontano. Voto: 5

Le Vibrazioni: «Dov’è»
Incolori, fedeli alle prove più recenti, dicono «Dov’è» 50 volte, o quasi, difficilmente avranno risposta. Voto: 5

Michele Zarrillo: «Nell’estasi o nel fango»
Con un testo non linearissimo, anche lui accetta la sfida del tempo, accelera il ritmo e mira a un falsetto che ricorda Mango. Voto: 5

Achille Lauro: «Me ne frego»
Un passo indietro rispetto a «Rolls Royce», dance più che rock, vita in rosa più che spericolata, anche se «st’amore è panna montata al veleno» (Nannini docet). Voto: 4

Giordana Angi: «Come mia madre»
Son tutte belle le mamme del mondo, la sua di più, bene solo la prova vocale. Voto: 4

Elettra Lamborghini: «Musica (e il resto scompare)»
Reggaeton un po’ gypsy griffato Petrella e Canova, ma se il resto (abiti compresi) scompare che musica rimane? Rumore di fondo. Voto: 4

Alberto Urso: «Il sole a Est»
Un tenorino, ma pop, ancora alla ricerca della sua personalità. Voto: 4

Enrico Nigiotti: «Baciami adesso»
Canzone d’amore senza identità: «sei l’unica stanza che mi salva dal disordine». Voto: 3

Riki: «Lo sappiamo entrambi»
È l’ultimo trottolino amoroso sopravvissuto alla rottamazione urban sanremese. Voto: 3

GiSpa

 

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