Salviamo la cooperativa NCO per combattere la camorra.Lettera al Presidente De Luca

Lettera aperta al Presidente de Luca di Geppino Fiorenza

Caro Presidente,

Mi permetta di rivolgere a Lei le stesse parole che Matilde Serao, nell’incipit de “il ventre di Napoli”, adoperava nei confronti dell’On. Depretis, presidente del Consiglio dei ministri dell’epoca…“il governo deve saper tutto”.

Così Lei saprà che in un bene confiscato a Casal di Principe, dei giovani coraggiosi e volenterosi hanno dato vita anni fa ad un ottimo ristorante che ha il merito di far lavorare tante persone tra cui ben 18 ragazzi con disabilità. A quel ristorante, noto non solo in Campania, ma in tante parti d’Italia, fu dato il nome di NCO, splendido acronimo di “Nuova Cucina Organizzata”, allo scopo di capovolgere con grande potenza lessicale simbolica quello che invece negli anni ‘80 rappresentava uno dei clan camorristici più sanguinari e pericolosi della nostra storia.
Quei ragazzi hanno dimostrato che su di un bene confiscato poteva prendere corpo l’importante segmento di una “economia sociale”, capace di assicurare un lavoro ed un futuro a tanti giovani, prima oppressi da un sistema criminale, atto ad intimidire o peggio a reclutare. Tante cooperative sociali sono nate e si sono collegate in rete in quel territorio, dove, tra l’altro un Sindaco coraggioso, ritornato dopo anni terribili, è stato capace di organizzare, tra mille altre cose, una Mostra in collaborazione con Gli Uffizi di Firenze.
Ora i responsabili della Nuova Cucina Organizzata minacciano la chiusura per aver accumulato un credito enorme da parte delle istituzioni che dovrebbero avere vicine. Tanto anche per dei meccanismi burocraticamente farraginosi o per normative contraddittorie, come spiegano bene Mary Liguori dalle colonne de “Il Mattino” del 22 dicembre e Toni Mira da quelle di “Avvenire” del 28, su cui non è il caso qui di ritornare, perché il problema non è tecnico, ma politico !

Mi permetto umilmente di scriverLe, fondandomi unicamente su di una quarantennale esperienza di lavoro sociale e di attiva militante testimonianza antimafia, condividendo pienamente quanto afferma il Procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, intervistato da Gigi Di Fiore, e cioè che un arretramento in quei territori sarebbe uno scacco per lo Stato ed un vantaggio per la criminalità organizzata. Inoltre, paradossalmente, parliamo di un’impresa sociale di successo, capace di autosostenibilità, ora in crisi e piegata unicamente dalla mancanza di pagamenti di fatture per servizi svolti.

Si potrà discutere dei modi di portare avanti la denuncia da parte dei cooperanti che hanno fatto scoppiare il caso durante la presentazione annuale del “Pacco alla camorra” proprio in Consiglio Regionale, dopo tante denunce andate a vuoto negli ultimi anni. E si può, invece, dare atto dell’impegno preso in quella stessa sede dalla Presidente del Consiglio Regionale, Rosetta D’Amelio , dal Presidente della commissione anticamorra, Carmine Mocerino con i Consiglieri Enza Amato e Vincenzo Viglione, e riconoscere anche quello delle Assessore Lucia Fortini e Sonia Palmeri e del Presidente Picarone, a capo della Commissione regionale Bilancio, che hanno voluto incontrare lunedì 30 dicembre i responsabili delle cooperative, unitamente al Presidente della Fondazione Pol.i.s., don Tonino Palmese, al Segretario generale, Enrico Tedesco ed al Referente di Libera, Fabio Giuliani.

Ma, francamente, devo confessarle, ritengo comprensibile una loro certa intransigenza, sia pure senza rifiutare il dialogo, ed una determinazione a voler mantenere, anche provocatoriamente, l’annunciata chiusura del ristorante, prevista per il 7 gennaio. Non pongono soltanto una questione specifica, parlano a nome di tante altre cooperative che si troveranno, l’una dopo l’altra, ad affrontare la stessa problematica situazione, in mancanza di un urgente intervento normativo di carattere generale.

A tanti di noi interessa principalmente la sorte dei tanti meravigliosi ragazzi, anche svantaggiati, che abbiamo visto al lavoro, con entusiasmo, competenza, fiducia, e riteniamo irrinunciabile non arretrare di un passo nel contrasto concreto, ma anche culturale e simbolico, contro la criminalità organizzata.

E siamo convinti che questo interessi fortemente anche a Lei, che ha dimostrato, in tante occasioni di saper affrontare caparbiamente e risolvere con successo problemi che sembravano insolubili. Tocca solo e direttamente a lei, Signor Presidente, districare la complessa materia burocratica ed amministrativa che ha portato a questa inaccettabile situazione. Ridando fiducia ai coraggiosi soci delle cooperative, ai giovani lavoratori diversamente abili, ma bravissimi; rimarcando l’impegno dello Stato e delle istituzioni al fianco di quanti operano tra tante difficoltà e spesso criminali minacce nei beni confiscati sui territori in cui imperava la violenza mafiosa, oggi certo sconfitta ma non ancora pienamente sradicata.

Geppino Fiorenza

 

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