Ritratto di Nanni Loy,a 25 anni dalla scomparsa

Un ritratto del regista disegnato dall’attore Gaetano Amato

1988. A Roma erano cominciate le riprese di “Scugnizzi”. uno dei protagonisti era l’amico Italo Celoro che, sapendo che ero a Roma e rientravo in serata, mi chiese di passarlo a prendere per rientrare insieme a Castellammare. Cosi feci. Stavano girando in un piccolo teatrino allestito in uno stanzone di una chiesa, dalle parti di corso Vittorio Emanuele. Le riprese sarebbero dovute partire l’anno prima ma, per un problema di salute di Nanni Loy, slittarono di un anno. Entrai e mi fermai sul fondo della sala mentre Nanni stava spiegando a Italo come si sarebbe dovuta svolgere la scena. Italo, quando mi vide, mi fece cenno di aspettare, poi si avvicinò all’orecchio di Nanni e gli sussurrò qualcosa. Nanni si voltò a guardarmi, mi fissò qualche secondo, chiamò il direttore di produzione (Lucia Nolano) e mi indicò dicendo: “Fategli il contratto. Lui è Martorelli”. Ebbi la sensazione di aver capito male. Non avevo fatto provini nè avevo mai incontrato Nanni, non poteva essere che mi stava proponendo un ruolo. e invece la signora Nolano mi si avvicinò, mi fece cenno di seguirla e, seduta stante, firmai il contratto. Cominciò cosi la conoscenza con una persona incredibile e straordinaria, una sorta di contenitore di aneddoti sul cinema e sugli attori, dotato di una flemma e di un umorismo straordinario. Queste cose le scoprii sul set giorno dopo giorno, risata dopo risata. Quando poi gli chiesi come mai mi aveva indicato per quel ruolo, così, senza nemmeno conoscermi, mi disse che Italo gli aveva detto nell’orecchio che ero uno degli attori con cui lavorava in teatro e che lui di Italo si fidava. Poi tenevo una faccia simpatica e così, a naso, gli ispiravo fiducia. Imparai a conoscerlo piano piano, a capire la sua sottile ironia su qualsiasi argomento. Stavamo girando la scena dell’appello nelle celle. Per me e per Italo era una cosa abbastanza usuale, visto che entrambi facevamo anche gli insegnanti. Cosi cominciammo alternandoci agli spioncini. Nanni non sembrava soddisfatto per cui ci fermò, si avvicinò e ci disse: “Dovete fare un appello come quando andavate a scuola, vi ricordate com’era? “. Io e Italo ci guardammo e ridemmo. “Perché ridete”, ci chiese. E Italo rispose: “Nanni c’è poco da ricordare. Siamo due insegnanti e l’appello lo facciamo tutti i giorni”. Lui senza scomporsi, serio, disse: “Come al solito non ho capito un cazzo. Era buona, passiamo alla prossima”. Si doveva girare la scena della torre, quella dove i due ragazzi, Peppino e ‘o nonno (Germano Bellavia) minacciano di buttarsi. Non si poteva girare perché mancavano i vigili del fuoco. Allora Nanni, in attesa della venuta dei vigili, si sedette, tutti i presenti a circolo intorno, e cominciò a raccontare di quando faceva l’aiuto regia di Zampa, nei film con Amedeo Nazzari. Raccontò delle sue imitazioni della voce di Nazzari che mandavano al manicomio l’anziano regista Zampa. Qualche giorno dopo si girava la scena della corsa di Salvatore che inseguiva il fratello, inseguito a sua volta da me e da Italo. C’era una lunga discesa. Nanni si posizionò giusto a metà con la macchina da presa, mentre Italo doveva partire da dietro un fabbricato posto in cima alla discesa. Il punto di partenza era nascosto alla macchina da presa. Tra i ragazzi c’era Peppe Merolla, che interpretava Aglietiello, che imitava alla perfezione Nanni. Ispirato dalla storia ascoltata, prese una radio e, con la voce di Nanni, dette il via a Italo che si lanciò in una corsa a rotta di collo. Nanni se lo vide passare davanti e lo guardò incuriosito, ben sapendo di non aver dato l’azione. Italo arrivò in fondo e tornò indietro affannato. Guardò Nanni che, senza scomporsi, gli disse di tornare in posizione. Italo eseguì. Nuovo intervento di Merolla via radio e Italo riparte di nuovo velocissimo. Nanni lo guardò passare, si girò verso di me e disse: “Che cazzo sta facendo? Forse vuole scaldare i muscoli?” Italo arrivò in fondò e risali ancora più affannato. Passò davanti a Nanni che ancora una volta gli disse di tornare in posizione, senza aggiungere altro. Mentre si sistemava per dare l’azione, ancora una volta Merolla lo anticipò, facendo partire Italo nell’ennesima corsa a vuoto. Tutto come prima. Italo risalì, Nanni gli disse solo di tornare in posizione, e come talo sparì dietro l’angolo aggiunse: togliete la radio a quello stronzo di Merolla e non dite niente a Italo, che se lo scopre se lo mangia. Un altro giorno ero arrivato sul set ma invece dei soliti calzini neri mi dettero dei calzini blu. Andai sul set e preoccupato glielo dissi a Nanni. Lui mi guardò, sempre serio e flemmatico, e mi disse: tranquillo Gaetano, sarebbe il male minore se il pubblico dovesse notare il colore diverso dei calzini, perchè vorrebbe dire che avremmo sbagliato film.
Oggi sono 25 anni che Nanni è andato via!

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