Ripartono gli “Incontri al buio sotto le stelle” ,commedia di qualità a Villa Fondi con l’Associneclub

Riparte la rassegna cinematografica più attesa in penisola sorrentina. Con il patrocinio ed il contributo della Città di Piano di Sorrento, l’Associneclub, l’associazione di promozione della cultura e dello spettacolo cinematografico, nata nel luglio del 1984, con la direzione artistica dal prof. Antonio Volpe, presenta la 38ma edizione degli “INCONTRI AL BUIO…sotto le stelle”, nella prestigiosa location di Villa Fondi De Sangro in Via Ripa di Cassano. Appuntamento fisso alle Ore 20.30.

Di seguito il Programma delle proiezioni e le schede filmografiche che quest’anno vede protagonista il genere della “commedia di qualità”, con attori e registi assai noti al pubblico, per festeggiare la ripresa delle attività sociali dopo il lungo periodo di restrizioni anti covid.

Si inizia il 22/07/2022 con un successo di incassi nel suo paese d’origine, Spagna.

“Il matrimonio di Rosa” (Spagna,2021) Commedia, 97 min
Regia di Iciar Bollain Con Candela Pena

Sul punto di compiere 45 anni, Rosa si rende conto di aver vissuto sempre per gli altri e decide di cambiare radicalmente vita, prendendo le redini del suo destino con un impegno molto speciale: sposarsi con se stessa. Scoprirà però presto che il padre, i fratelli e la figlia hanno in mente altri piani e che non è facile staccarsi dal passato quando non si è al centro delle vicende familiari.
Rosa, interpretata dalla bravissima Candela Peña (vincitrice di tre premi Goya, di cui uno grazie al suo ruolo in un altro film del 2003 sempre diretto dalla Bollaín, Ti do i miei occhi) è una quarantenne tuttofare. Lavora come sarta, ha un papà (Ramón Barea) di cui si deve occupare perché è rimasto vedovo, una figlia (Paula Usero) con due gemelli piccoli che si è traferita a Manchester e un fratello e una sorella incasinati
(interpretati rispettivamente da Sergi López e Nathalie Poza, lui in fase di separazione dalla moglie e con due figli da accudire e lei piuttosto avvinazzata e molto stacanovista). In più ci sono: il fidanzato Rafa (Xavo Giménez) che riesce a vedere a stento, l’amica del cuore (Maria José Hipolito) che le ha lasciato il gatto prima di partire e la vicina di casa che si è raccomandata di annaffiarle le piante.
Insomma Rosa ha veramente poco tempo. Talmente abituata a mettere i bisogni dell’altro davanti ai propri che ha rinunciato completamente a sé stessa. Deciderà di dare una svolta alla sua vita e di trasferirsi da Valencia a Benicasim, il paese di origine della madre, di riaprire la vecchia sartoria di famiglia e soprattutto di organizzare un bel matrimonio: con sé stessa.
Idea nata dopo che la regista lesse un articolo sul “solo wedding”, un tipo di matrimonio che si svolge in Giappone, nel quale le donne possono sposarsi da sole, senza aver bisogno dello sposo. Una pratica che in qualche modo non solo aumenterebbe molto la propria autostima, ma che sottolinea la necessità di impegnarsi in primo luogo verso sé stessi, quella filosofia del sano egoismo che in qualche modo non guasta mai.
Semplice e diretto (anche grazie a un cast davvero eccellente) questo film riesce a raccontarci con grande verità e con ironia, con leggerezza e al tempo stesso con estrema profondità, la storia di una donna comune con i suoi problemi e le sue fragilità. Rosa rappresenta tutte le donne. Tutte quelle madri, mogli, figlie e lavoratrici troppo spesso costrette a sacrificare i propri sogni e i propri desideri per l’altro (chiunque esso
sia: un marito, un padre, una figlia, un datore di lavoro). Questa sorta di Bridget Jones in salsa spagnola mette in luce con le sue imperfezioni non le contraddizioni di una trentenne single (come faceva la protagonista della famosissima commedia britannica), ma di un’ultraquarantenne alla ricerca non del grande amore, ma della propria felicità.

Il 28/07/2022 verrà proiettato

“Se mi vuoi bene” (Ita,2019) Commedia sentimentale, 100 min

Regia Fausto Brizzi con Claudio Bisio, Sergio Rubini, Lorena Cacciatore, Dino Abbrescia, Valeria Fabrizi, Flavio Insinna, Gian Marco Tognazzi, Elena Santarelli, Lucia Ocone, Cochi Ponzoni, Remo Remigi
Dopo “Poveri, ma ricchi” e “Modalità aereo”, Brizzi torna dietro la macchina da presa e mette in scena il genere che lui preferisce: la commedia sentimentale dei suoi esordi, stile “Notte prima degli esami” ed “Ex”.
S’intitola “Se mi vuoi bene” ed è tratto dal suo omonimo libro, in parte autobiografico, uscito nel 2015 ed edito da Einaudi. Lo produce, come nel caso del suo ultimo film, la Eliseo Cinema di Luca Barbareschi.
Protagonista è Claudio Bisio nelle vesti di un depresso cronico. Sarà uno strano negozio di “Chiacchiere” gestito da un signore piuttosto particolare (Sergio Rubini), che non vende nulla se non appunto conversazioni, a farlo uscire dalla sua palude emotiva.
Nel cast anche Lorena Cacciatore, Maria Amelia Monti e Lucia Ocone, rispettivamente nel ruolo della figlia che lavora sempre, dell’ex moglie antipatica e della migliore amica dalla bassa autostima di Claudio, la gattara Valeria Fabrizi e il tennista Memo Remigi nelle vesti dei suoi genitori, Dino Abbrescia e Susy Laude interpreti di una coppia di vegani, Flavio Insinna, Elena Santarelli e Gian Marco Tognazzi. C’è pure un cameo
di Luca Carboni, che canta “Ci vuole un fisico bestiale”.
“Se mi vuoi bene” è senz’altro una commedia atipica, almeno all’interno della cinematografia italiana.
L’attenzione a una malattia ancora fortemente stigmatizzata come la depressione, l’insistenza sulla condivisione e sulla gentilezza come unici strumenti attraverso i quali l’umanità può sperare di salvarsi dal baratro e lo sguardo di un narratore che non è interessato a fare moralismo o retorica di alcun genere sono tutti fattori che proiettano la pellicola verso un futuro libero da cliché e preconcetti.

Il 04/08/2022 sullo schermo una commedia tutta napoletana.

“Una festa esagerata” (Ita,2018) Commedia,90 min.

Regia Vincenzo Salemme con Vincenzo Salemme, Massimiliano Gallo, Tosca D’Aquino, Iaia Forte, Nando Paone, Francesco Paolantoni, James Senese, Antonella Morea,

Napoli. A casa Parascandolo fervono i preparativi per una magnifica festa sulla splendida terrazza dove il capofamiglia, l’ingenuo Gennaro, geometra e piccolo imprenditore edile, vive con Teresa, famelica moglie dalla feroce ambizione di salire sempre più in alto nella scala sociale. Per il diciottesimo compleanno della figlia Mirea, Teresa ha deciso di fare le cose in grande e non ha badato a spese, dal catering agli arredi, ha persino scritturato un cameriere indiano relegando in cucina la vecchia domestica non ritenuta abbastanza esotica per una festa così importante! Gennaro, pur di accontentare le donne della sua vita e con l’aiuto di Lello, l’invadente aiutante del portiere, continua ad assecondare ogni loro capriccio e a spendere una fortuna per una festa che lui stesso definisce “esagerata”. Tutto sembra perfetto, gli invitati iniziano ad
arrivare, ma un’inaspettata notizia giunge dal piano di sotto, da casa Scamardella, dove abitano un padre molto anziano e la figlia zitella: la sfortuna ha deciso che il signor Scamardella doveva morire proprio il giorno della festa. Cosa fare? Come si fa una festa con un morto sotto casa?
Una condanna, sia pure in chiave comica, della stupidità umana di oggi. Salemme tocca tutti i punti principali che rispecchiano la società, dall’ignoranza del secondo portiere, alla corruzione dei politici col figlio dell’assessore, le manie di grandezza nei confronti dei vicini della moglie, e la grande piaga dei selfie, con il menefreghismo totale dei giovani. Un film pieno di significati che passano per semplici battute comiche, ma in realtà mettono in evidenza tutte le peggiori abitudini che si vedono in giro da un po’ di anni a questa parte. Un grande Salemme.

L’11/08/2022 altra commedia, ambientata però al Nord.

“Si Muore Solo Da Vivi” (Ita,2020) Commedia sentimentale Drammatico, 95 min.
Regia di Alberto Rizzi con Alessandro Roia, Alessandra Mastronardi,Neri Marcorè,Francesco Pannofino,Ugo Pagliai, Amanda Lear,Red Canzian

Orlando ha tutta l’aria del perdente: a quarant’anni vive alla giornata sulle sponde del Po, pigro, solitario e sulla via della resa. Finché il terremoto del 2012 non lo costringerà a rimettersi in gioco, tra nipoti a cui badare, una band da rimettere in piedi e soprattutto un grande amore, Chiara, che si riaffaccia dal passato.
Il cuore, la musica, e soprattutto il fiume. Sembra di essere tornati ai luoghi di Carlo Mazzacurati, al fienile e alla pianura che di recente abbiamo abbracciato in “Il grande passo” di Antonio Padovan. Il vero protagonista di “Si muore solo da vivi” è il Po, che accompagna le pene d’amore, che viene celebrato attraverso la voce di un eccentrico capitano di battello. Lui è il narratore, l’elemento surreale, il padrone del regno, il re della festa dall’anima anche un po’ felliniana. Bonariamente dispensa consigli, si propone come paladino delle band, fa saltare i pesci fuori dall’acqua, e accoglie anche Red Canzian (storico membro dei Pooh) mettendogli una chitarra in mano.
Che cos’è “Si muore solo da vivi” ? All’apparenza può sembrare una classica commedia a “cuore aperto”, come il nome del gruppo capeggiato da Alessandro Roja. Ma l’opera prima di Alberto Rizzi ha ben altre ambizioni.
Trova nel sogno i suoi punti di forza, strizza anche l’occhio in modo ironico ai bagni nel latte di “Nuovomondo” di Emanuele Crialese. Al posto dei salvagenti, ci sono due forme di parmigiano.
Toni leggeri, che si fanno seri quando si affronta anche il terremoto dell’Emilia del 2012. In un’atmosfera da favola, piena di incanto, quasi figlia di una dimensione parallela. La Bassa Padana illuminata di luci al neon, di lustrini festaioli. Roja all’inizio vive addirittura in una baracca in mezzo alla foresta. Per un attimo si potrebbe pensare di essere in una “rom com” americana, immersi nella Louisiana profonda. Si resta sospesi
nel tempo e nello spazio.
Intanto gli anni passano, i musicisti non mettono la testa a posto e “seguono il flusso”. Con fare ozioso, ma anche sfortunato, Roja fa il mantenuto. Il suo obiettivo è riconquistare la bella Chiara, interpretata da Alessandra Mastronardi, mentre deve rimettere insieme la band. Alcuni sono maturati, come Neri Marcorè, altri hanno avuto una crisi mistica. E non è di certo facile trovare un equilibrio.
“Si muore solo da vivi” ha la grinta di chi si mette per la prima volta dietro la macchina da presa, le tinte di chi reiventa, vuole spingersi oltre, sceglie di mescolare più elementi per costruirsi il proprio mondo.
L’emozione è forte quando Canzian abbozza qualche nota, ma il richiamo è anche ai giovani. In particolare quando Motta con “La nostra ultima canzone” fa da sfondo al nuovo incontro tra Roja e Mastronardi. Già il titolo è una provocazione, un gioco di parole, in un esordio che fa ben sperare.
Si ringrazia l’assessore alla cultura e spettacolo nonché Vice sindaco Giovanni Iaccarino che ha creduto fortemente nell’iniziativa e lo staff del Comune di Piano il Dirigente Ufficio cultura Giacomo Giuliano e Salvatore Pollio. Una citazione particolare per l’artista e grafica Annalisa Cinque che ha creato il logo della manifestazione.

Il Presidente Associneclub Piano di Sorrento e Direttore artistico Antonio Volpe

 

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