Raffaele Nogaro l’amante di Cristo nel racconto di Michi Del Gaudio

Raffaele Nogaro l’amante di Cristo

compie 88 anni il 31 dicembre 2021.

Vescovo dal 9 gennaio 1983.

Amico di papa Francesco dal 27 luglio 2014. Dalla sua visita pastorale a Caserta. Raffaele è vescovo emerito, ma sceglie di allinearsi in tonaca ordinaria nell’angolo assegnato ai sacerdoti, evitando di esibirsi nella colonna dei vescovi della Campania con tanto di blasonato look. Il santo padre lo riconosce, lo abbraccia con slancio ammirato e gli appoggia personalmente al collo la croce pettorale dei vescovi, che Raffaele per umiltà non indossa. Poi si intrattiene a raccontargli che sa di lui e di essere rimasto colpito dal suo coraggio nella difesa di don Peppino Diana, il prete anticamorra ucciso nel 1994. “Prega per me! – gli sussurra – Stringi questa croce e prega per me!”. Durante la messa all’aperto, dinanzi a migliaia di fedeli, il pontefice ad un tratto si ferma sull’altare, fissa Raffaele defilato, con le mani accarezza la sua croce pettorale e poi le giunge: “Prega per me!”. Lo invita in Vaticano per una lunga conversazione, in cui si rende conto che il mite ma grintoso presule di provincia con parole e comportamenti anticipa il suo approdo al soglio di Pietro del 13 febbraio 2013. Pur bastonato dalla curia romana, diviene riferimento in tutta la Penisola.
Mio maestro dal 1993! Si accorge del mio ondulato percorso di zingaro girovago avviato al crepuscolo, mi afferra per un ventricolo per sottrarmi alla meta riflessa in uno specchio di pietra corvina funesta, protetto da una piovra che, persuasa dal mistero, allenta il tentacolo attorno alle mie ossa disintegrate dalle censure siderali. È ancora Raffaele ad accompagnarmi in quell’alba senza lampada di disinganno appagato svincolato da fortezze volanti di sogni e di speranze. Ed infatti, dopo una lunga era da ateo, ho una molestata conversione, appunto negli anni ’90, dopo le travagliate e preoccupate competizioni con Raffaele, con il padre del pool antimafia di Palermo, Antonino Caponnetto, con il monaco di Monteveglio, Giuseppe Dossetti, con il prete antimafie, Luigi Ciotti, ai quali mi connetto come impellente apprendista: erompe un ruscello con l’aspirazione di confluire nel mare prima di sera… mentre Raffa mi lancia un pezzo di pane azzimo da masticare nel buio convalescente per il bagliore della luna.

“Io amo Gesù! Lo amo senza limiti e confini! È tutt’uno con me! È l’amore! Non ho bisogno di altro! L’amore armonizza la mia voce e il mio operare! Gesù è determinante! Esaustivo! Lo amo!” me lo ripete spesso come stella cometa del misero pastore, avvolto nella notte assolata.

Di Raffaele sono indimenticabili le omelie e mobilitazioni per la giustizia sociale, la legalità, la pace, la difesa dei deboli, dei migranti, l’anticamorra. Non risparmia critiche agli alti prelati, colpevoli di non condannare la criminalità organizzata, e alla politica per i numerosi episodi di malaffare. Lo scrittore Roberto Saviano afferma: “Raffaele Nogaro è, per chi è nato alla fine degli anni Settanta come me, ed è cresciuto in Campania, una sorta di figura epica”.

Vado spessissimo nella sua casa: una sala con un tavolo e quattro sedie disadorne, la remota foto dei genitori sul mobile, la camera da letto ammalata di leucemia… Nonostante, è sempre una iniezione di entusiasmo… mi rivela l’umanità di Gesù più che la divinità, il suo progetto per la Terra più che per il Regno dei Cieli. Mi rassicura: “Tu hai già la fede, perché basta che credi alla Parola di Gesù, anche se non riesci a credere che sia Dio. Sei un cristiano a tutti gli effetti!”. Grazie, Raffaele, non mi abbandonare! Tu sei l’espressione piena della teologia dei sentimenti, di una distanza inesplorata che fascia di poesia idee, coinvolgimenti, pietà in cammino, sorgente d’acqua innocente che sgorga per l’eterno e mi stimola alla carità attiva che nutro per tutte, tutti, a narrarla nel privato, ma anche nel pubblico con l’impegno civile che tende all’amicizia sociale predicata da Francesco.

E quanta Costituzione nei tuoi versi pronunciati e annotati su fogli senza binari con destinazione infinita! Sei il credente ideale e il cittadino ideale, perché il tuo sentiero è acciottolato non solo di sassi battezzati, ma anche di breccia laica, che sublimi in una testimonianza che ha sempre trasbordato dallo spirituale al reale, simbiotici nel dire e nel fare. E dov’è il Nazareno se non con i deboli, i discriminati, gli assetati di giustizia…? Per lottare con loro, mica per bighellonare fra principi astratti! Tu incarni la Costituzione pur avendo scelto di essere Gesù.

La teologia dei sentimenti… la democrazia dei sentimenti… il diritto mite, tanto caro a Lorenzo Tommaselli, mio fratello nell’essere tuoi allievi e nell’affrontare la fatica del mondo.

Mi insegni che è ben più autorevole ed incoraggiante un tempietto spoglio ma acceso, o un focolare scarno appassionato, rispetto ad un duomo oberato d’oro fariseo o un palazzo indivanato, nobilmente bugiardo: entrambi adulteri delle catacombe.

Mi accoccolerei ai tuoi piedi per giorni senza età per discorrere tacendo di maschilismo della Chiesa, del peccato originale come femminicidio, della oggettività della persona come uomo e donna, di Dio come padre e madre, di abolizione delle gerarchie.

Non sono utopie! Perché c’è Francesco, che ha aperto di nuovo il Vangelo. È il “Papa del Vangelo”! È arrivato anche grazie alla tua dedizione, apprezzata dai pochi e avversata dai tanti, soprattutto dai potenti, che ha contribuito con gioioso affanno a preparare la sua venuta.

Caro Raffaele, grazie del dialogo fertile della genuina ricchezza: i cuori e i valori; e dello scambiarci la pelle e storie, allegrie, beatitudini, sofferenze, amarezze, disperazioni, consolazioni acquerellate di tenerezza… Tu liberi il versante velato, latente, migliore di me… ascolti… e poi diffondi calore, serenità, autenticità, motivazione, dinamismo… anche a costo di sfidare il nero dell’abito talare, che altri e altro ti hanno cucito addosso. Tu invece lo prediligi congenito, policromo, ansioso, fattivo, vitale…

Durante un mio corso sulla legalità conobbi uno studente di undici anni, Lino Sarto. Il padre era scomparso da poco, aveva due fratellini e gli pesavano le nuove responsabilità, anche quella di fare la spesa, comprare farmaci, sbrigare pratiche. Aveva paura, anche che la madre lo abbandonasse. Era stato tradito dal suo migliore amico, Dio. Perché aveva lasciato che morisse?

Sto ricominciando a pregare! Nel modo in cui mi hai spiegato. Il clero ha tramandato un errato concetto, violando peraltro il passo del Vangelo che mi recitasti con consapevole fervore: “… quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto… non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole… il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate” (Matteo, 6:6-8).

Solo a quarant’anni incontro te e gli altri apostoli contemporanei. Mi scagliate frasi e azioni diverse da quelle dei preti che spargono ipocrisia, perbenismo, interesse individuale ed ecclesiale, a volte nefandezze. Gesù diventa il mio dio, con la d minuscola. Ma rileggendo il Vangelo, quello con la V maiuscola, mi accorgo che anche la sua iniziale è minuscola, che è interiore, come Gesù, e non c’è bisogno di un Dio per essere credenti, per credere in Gesù, per avere fede in lui.

E tu hai la fede, Raf? E la Chiesa ce l’ha? E io ce l’ho?

“Io ce l’ho, la provo! La Chiesa ne aveva poca, ma grazie a Francesco sta crescendo! E Tu? Sei intellettualità pura, castità intellettuale, cerchi la verità, che hai già dentro!”.

Mi hai invaso con l’oceano! Con te non si perde la rotta, anche se non interrompi mai la navigazione!

Gli occhi sono l’Atlantico pronto a scrosciare.

Ti voglio bene come un bambino!

Se tu sei l’amante di Cristo, io sono il tuo amante!

michi del gaudio

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