Raffaele Lauro, Dalla, la poesia

Oggi132 21 marzo cade la Giornata Mondiale della Poesia, istituita dall’Unesco a partire dal 1999 non a caso nel giorno di inizio della primavera, per riconoscere a questa espressione artistica il suo ruolo privilegiato nella rinascita dello spirito e della mente, quale simbolo del dialogo tra le culture, della comunicazione tra i popoli, della pace e dell’amore. Il grande scrittore e letterato Raffaele Lauro, profondo cultore della poesia, da lui definita “il magico potere di rendere eterno un istante”, non poteva celebrare  più degnamente questa ricorrenza che consegnando alla stampa una sua poesia su Lucio Dalla, probabile testo di una canzone sul grande artista bolognese, nata sull’onda delle emozioni dei due anni passati dal professore Lauro a studiare e promuovere la poetica di Dalla, col libro “Caruso The Song – Lucio Dalla e Sorrento”, che ha presentato in oltre venti occasioni, in Italia e all’estero, e dal quale sono nati, in itinere, ben altri due libri( “Lucio Dalla e San Martino Valle Caudina – Negli occhi e nel cuore” e “Lucio Dalla e Sorrento Tour – Le tappe, le immagini e le testimonianze”) e un docufilm (“Lucio Dalla e Sorrento – I Luoghi dell’Anima”.) Il suo testo su Lucio, molto coinvolgente sul piano emotivo e interessante su quello speculativo, non poteva costituire miglior finale per l’esperienza dalliana, come lui stesso ha dichiarato agli amici cui ha inviato, in anteprima, i versi: “una mia piccola follia creativa, tra poesia, musica, amore e fede religiosa”. Ecco il testo, che Raffaele racconta di aver composto di getto, come mosso da ispirazione fulminea:

UNO STRACCIONE, UN CLOWN

Eri partito

padrone di niente,

uno straccione, un clown.

Dicevi

Io vado verso il niente,

sono uno straccione, un clown.

Era la tua vita

una vita da zingaro

guardavi la luna

parlavi alle stelle

il sole ti scaldava

uno straccione, un clown.

Ripetevi

questa è la mia vita,

una vita da zingaro,

sono uno straccione, un clown.

La luna ci guarda

le stelle ci parlano

il sole ci scalda

ma siamo noi,

siamo noi,

noi, noi, siamo noi

che guardiamo, 

parliamo

e scaldiamo il mondo.

Ci hai fatto ridere

ci ha fatto piangere

ci hai fatto innamorare

del mare profondo

degli angeli biondi

degli uccelli che tornano,

delle speranze,

sì, le nostre speranze

per quello che verrà.

Non ci bastavi mai!

Non ci bastavi mai!

Nella tua casa volevamo ritornare.

Non ci bastavi mai!

Non ci bastavi mai!

Nella tua casa volevamo ritornare.

Ora

che canti

sulla piazza più grande,

non sei più uno straccione o un clown.

Ora

che hai scoperto

cos’era quel niente,

non sei più uno straccione o un clown.

Là dove luccica solo l’eterno,

da quella terrazza,

ove non tira un filo di vento,

ci regali, ancora, parole d’amore.

La luna vi guarda

le stelle vi parlano

il sole vi scalda

ma siete voi,

siete voi,

voi, voi, siete voi

che guardate,

parlate e scaldate il mondo.

Ci fai sempre ridere

ci fai sempre piangere

ci fai sempre innamorare

del mare profondo

degli angeli biondi

degli uccelli che tornano,

delle speranze,

sì, le nostre speranze

per quello che verrà.

Non ci basti mai!

Non ci basti mai!

Nella tua casa vogliamo ritornare.

Non ci basti mai!

Non ci basti mai!

Nella tua casa vogliamo ritornare.

Un testo per una canzone, certo, ma dal forte afflato poetico, soprattutto nella coralità del sentimento di amore e rispetto espresso nei confronti dell’artista scomparso che, pur se non nominato direttamente, si svela, attraverso il sapiente utilizzo di autodefinizioni e di espressioni tratte fedelmente dal suo vocabolario, quali straccione, clown, vita da zingaro, il senso della mia vita, io padrone di niente, io vado verso il niente, la luna ci guarda, le stelle ci parlano e il sole ci scalda. La composizione si articola su due momenti temporali e su due piani esistenziali: il primo rivolto al passato, dominato dal rimpianto e dalla nostalgia, con riferimenti alla poetica naturalistica e alla centralità dell’uomo nell’universo, intersecati con l’immanenza, cioè la vita terrena dell’artista, che diventa anche “attesa” dell’altro tempo e dove il termine “niente” va riferito al mistero della morte e della vita oltre la vita; il secondo  è rivolto al futuro, dominato dalla speranza e dall’immortalità dell’opera creativa di Dalla, intersecato, con poche parole significative, con la trascendenza, in cui è avvenuto l’incontro dell’artista con l’altra vita, con Dio, dove Dalla continua a cantare, tra gli angeli, “sulla piazza più grande”, e continua a donarci, dalla “terrazza senza vento”, le sue parole d’amore: l’amore per la bellezza della natura e la centralità dell’uomo, fonte di creatività, di poesia e di musica. Il sapiente impiego, nei due refrain, dell’imperfetto e del presente, un presente, comunque, rivolto al futuro (il patrimonio artistico di Dalla continuerà ad essere amato dalle nuove generazioni) accentua i due momenti esistenziali, portandone a compimento i significati con specifici rimandi alle canzoni dalliane: il mare profondo, gli angeli biondi, gli uccelli che tornano, le nostre speranze per quello che verrà.  Così il “non ci bastavi mai” e il “non ci basti mai” enfatizzano, con le reiterazioni, il dolore per una vita creativa, spezzata anzitempo, che avrebbe recato altri doni, alla gente: doni di poesia, di amore, di bellezza, di cultura e di saggezza. Allo stesso modo, il “volevamo” e il “vogliamo” ritornare alla “tua casa” accentuano sempre i due tempi: laddove la “casa” esprime la metafora, che va dal sentimento dell’amicizia, al mondo poetico di Dalla, al ritorno alla propria “Itaca”, la Itaca terrena e la Itaca oltremondana, cioè la casa dell’Assoluto. Commenta il giornalista Vincenzo Califano sul suo blog: “Raffaele Lauro non poteva concludere questa sua straordinaria avventura culturale e di marketing territoriale sul rapporto di Lucio Dalla con Sorrento e con il Sud che in modo diverso. Rileggendo più volte il testo, un’autentica poesia dalliana, ho provato un’emozione profonda, vi ho subito riconosciuto Dalla e ho compreso che, al di là dell’impatto emotivo, dietro i versi si rivela un sistema di valori profondi, filosofici, rappresentativi non solo dell’umanità del grande artista, ma della sua visione dell’uomo, del mondo e della trascendenza. Un testo molto impegnativo,che conferma la cifra della capacità narrativa di Lauro”. Il rapporto stretto di Lauro con la poesia si evince anche dalla lettura magistrale che ha tenuto nella Sala Consiliare del Palazzo Municipale di Sorrento, il 12 marzo 2016, in occasione della presentazione della raccolta di poesie di Anna Maria Gargiulo, “L’effimero, lo scacco, il varco”, di Aletti Editore, dove, dopo aver desaminato con poche pennellate qua e là tutto l’universo poetico universale, ha concluso, tra gli applausi scroscianti del colto pubblico: “Soltanto la poesia ha il magico potere di rendere l’effimero equivalente all’eterno, se vissuto in pienezza. Soltanto la parola fissa un istante, il quale, nella sua immutabilità, può diventare eterno.Il tempo diventa, così, la dimensione mobile dell’eternità. Annullata quella mobilità, che dà la ragion d’essere al tempo e all’effimero, il quale, per antonomasia, ha in sé l’idea dell’istantaneità, l’istante stesso si trasforma in eternità.L’istante, questo solo istante, ora, oggi, qui, a Sorrento, in questa Sala Consiliare, di fronte a voi, amici di Sorrento, celebrando i versi di Anna Maria, diventa eterno!”.

 

 

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