Pubblicato Notte nera, ultimo romanzo di Giuseppe Petrarca

E’ arrivato al traguardo del quarto romanzo il napoletano Giuseppe Petrarca: il 21 maggio 2020 è uscito in libreria e sui siti online, per la gioia di tutti i fans che lo attendevano con trepidazione, “Notte Nera”, pubblicato da Homo Scrivens per la collana Dieci.

I “fratelli maggiori” dell’ultimo nato, benedetti dal successo di pubblico e dai riconoscimenti e premi dei critici, sono: “Inchiostro rosso. La prima indagine del commissario Lombardo” (ripubblicato con la nuova edizione Homo Scrivens, 2018), “Corpi senza storia. Un’indagine del commissario Lombardo” (Homo Scrivens, 2016), tra l’altro “Premio Speciale Megaris” e Premio “Emily Dickinson”, “L’avvoltoio” (Homo Scrivens 2018), tra l’altro Premio “Garfagnana in giallo” e Premio “Spoleto Art Festival”(alla carriera).

Peraltro “L’avvoltoio” è stato ampiamente riletto in questi mesi in cui il mondo è stato sopraffatto dalla pandemia da Coronavirus, per la sconvolgente “premonizione” che contiene quando descrive minuziosamente una “pandemia” da un virus misterioso, con impressionanti similitudini e conformità con quanto è accaduto nel 2020. Non supponendo che il nostro autore, tra i tanti meriti, abbia anche doni di chiaroveggenza, è notevole osservare come la sensibilità di un artista profondamente calato nella contemporaneità possa proiettare nelle sue creazioni percezioni realistiche di quella che sarà la storia futura.

Tutti i romanzi di Petrarca hanno in comune il protagonista, il Commissario Cosimo Lombardo, la natura di “medical thriller”, una tradizione di noir a tematica sanitaria molto coltivata negli Stati Uniti,  e la scelta di usare la trama e il giallo come sfondo e pretesto su cui innestare problemi e riflessioni di forte impatto sociale e civile, evidenziando piaghe, mali, ingiustizie, sofferenze e condizioni di vita precarie delle classi più svantaggiate, aspetto che li fa assurgere alla dignità di “nuovo romanzo sociale”.  Perché per lui scrivere non è solo osservare, fantasticare, immaginare, inventare, raccontare, benché lo faccia con capacità tecniche di rara maestria: Giuseppe monitora, fa riflettere, trasmette emozioni. Leggere i suoi libri significa affrontare un cambiamento, creare un prima e un dopo nelle proprie convinzioni. Con quattro libri così importanti all’attivo, Petrarca può dire di aver realizzato il suo sogno, iniziato per gioco o per scommessa con se stesso: fare della sua più grande passione, arte e vocazione, lo scrivere, la sua vita.

La nuova indagine del Commissario Lombardo è ambientata a Milano. All’ultima pagina de “L’avvoltoio”, lo avevamo lasciato gravemente ferito in seguito a un feroce conflitto a fuoco con i malviventi, in coma, in lotta tra la vita e la morte, e all’inizio di “Notte nera” lo troviamo in un letto d’ospedale dove sta lentamente uscendo dal coma e iniziando la convalescenza, ma ciononostante troverà la forza di risolvere un nuovo, drammatico caso, stavolta di omicidi in corsia.

Come sempre Giuseppe Petrarca fa centro, confezionando un thriller agghiacciante dal bel ritmo che cattura il lettore senza mai rinunciare ad una scrittura perfetta e piena di poesia e con la sorprendente competenza tecnica cui ci ha già abituati nei lavori precedenti.

Il grande successo dei libri di Petrarca si deve anche alla indovinata figura del Commissario, sempre coerente con se stesso e con la sua profonda e tormentata umanità. Lombardo è un uomo buono, che crede nella giustizia e persegue la verità, a qualsiasi costo, riuscendoci grazie alla vivace intelligenza, allo spirito acuto e alla determinazione incrollabile. Ma è anche un anti-eroe, sopraffatto dalle sue imperfezioni, debolezze, dubbi e crisi di coscienza, il che ne accresce verità e simpatia.

La novità di questo romanzo è la felice scelta della centralità delle figure femminili, Carla e Veronica.

In genere, per uno scrittore è più naturale rendere protagonisti i personaggi del suo stesso sesso. Riuscire a immaginare pensieri, ragioni e comportamenti coerenti e credibili di un personaggio di sesso opposto può essere rischioso, ma Giuseppe è riuscito con leggerezza e sensibilità a cogliere forza, dignità, coraggio, intuitività e dedizione all’amore delle donne protagoniste. Carla, la compagna di Lombardo, è una donna innamorata, fedele, devota, ma anche autonoma, concreta, determinata; è il prototipo della donna moderna, che non rinuncia a nessun aspetto della sua femminilità, puntando a realizzarsi nei suoi affetti come nei propri talenti e aspirazioni. Veronica, l’infermiera siciliana dell’ospedale dove Cosimo è ricoverato e dove si verificano le morti sospette, rappresenta invece una figura femminile ancora succube di un sistema “maschilista” che tende ad annientarla, ma saranno la sua onestà e pulizia interiore, intatte nonostante il marcio che l’ha sovrastata, a salvarla a dispetto della sua fragilità.

Tanti gli spinosi temi sociali che emergono, come anticipavo, dalla narrazione.

Tra i primi, il tema del fine-vita e dell’eutanasia. Nell’ospedale in cui si ambienta la vicenda, i degenti sono pazienti in coma e malati terminali. Petrarca fa emergere il drammatico interrogativo del limite fino al quale un individuo è da considerarsi una persona, quando è ridotto solo a un involucro privato di coscienza e memoria: qual è il punto a cui è giusto sospendere le cure, quando è che diventano inutile accanimento? L’eutanasia preserva realmente la dignità della persona? O non è vero che la malattia e la sofferenza la intaccano e depauperano? Ovviamente, un romanzo racconta una storia, agita le emozioni, ma non può fornire soluzioni. Quelle, restano nella coscienza del lettore.

Un altro tema scottante che affiora dalle pagine di Notte nera è la violenza sulle donne, di cui Veronica è vittima sia nelle mura domestiche che sul luogo di lavoro. Un problema di cui non si parla mai abbastanza, dato che a tutt’oggi sono molte le vittime di violenza di genere che, come Veronica, non hanno il coraggio di denunciare il loro persecutore. Ben venga un thriller, se ricorda a tutte coloro che subiscono violenza di tipo fisico, psicologico, economico o sessuale che non sono sole e devono avere il coraggio di aprirsi per farsi aiutare per cambiare il loro destino apparentemente segnato.

Molto toccante è il discorso che viene fuori alla fine del romanzo su chi sia che debba giudicare le nostre azioni, se la giustizia umana o divina, con una scelta imprevedibile del Commissario che sicuramente farà discutere ma ne aumenta il carico di empatia.

Infine, come in tutti i romanzi di Petrarca, c’è l’eterno conflitto tra il bene e il male, quest’ultimo tante volte occultato dietro maschere di successo e potere che nascondono deliri di onnipotenza e cinismi distruttivi. Probabilmente il “killer” diventa metafora artistica di quanti nella vita di tutti i giorni ti uccidono senza armi, facendo sanguinare a morte non il tuo corpo ma la tua anima. D’altro canto, il bene nel testo si esprime attraverso il modello quanti si dedicano alla solidarietà e praticano l’altruismo con convinzione e abnegazione.

Per concludere, questo romanzo va letto perché un libro non potrà cambiare il mondo o la storia, ma leggerlo potrà cambiare noi.

Carlo Alfaro

 

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