Passeggiata 1maggio in difesa dei Camaldoli di Vico Bene Comune

Eduardo dei Marchesi Giusso: la vera nobiltà è empatia con il popolo.

Non si può impedire e disturbare l’accesso al parco demaniale dei Camaldoli di Vico!
“Con un fiore in mano” domani pomeriggio 1 maggio alle ore 16.00 Passeggiata e Flash Mob in Memoria presso la Torre Dardo e i Camaldoli

Tra qualche giorno ricorre il genetliaco di Eduardo dei Marchesi Giusso (Napoli, 1 maggio 1915 – Bologna, 31 dicembre 1991), il cui profilo è quanto mai attuale e affascinante, occasione di riflessione e lezione di vita di un nobile d’animo, oltre che per titolo!

Don Eduardo dei Marchesi Giusso nacque a Napoli il 1 maggio del 1915, discendente illuminato e moderno della omonima famiglia di origine genovese, scelse l’ex-eremo dei Camaldoli come suo luogo dell’Anima, e strinse con gli abitanti e la comunità locale un vero sodalizio generoso e sincero.
Mitica era la festa che teneva proprio il primo maggio presso il palazzo ex-eremo dei monaci Camaldolesi, alla quale era invitata anche la comunità locale, oltre al folto entourage di collaboratori, coloni e mezzadri che prestavano servizio presso i suoi fondi, da lui benvoluti e trattati con cordialità e sincerità, doti certamente rare al tempo in cui le differenze di classe pesavano non poco anche e soprattutto nei rapporti interpersonali.


Un marchese illuminato ed amato, del quale ancora oggi si racconta che, quando ricorreva alla corriera per risalire da Vico ad Arola, si affrettava a pagare anche per gli altri utenti a bordo intrattenendo con loro cordiali e piacevoli chiacchierate lungo il tragitto. Ancora oggi i figli dei coloni raccontano che non c’era festa comandata che a loro (ed erano tanti poiché numerosissimo era il personale che collaborava!) non giungesse un regalo personalizzato e spesso desiderato, ogni volta, fonte di vera gioia per la novità e l’utilità in quei tempi di magra! Generoso ed empatico, amante del bello, della cultura e dei viaggi, dai quali era solito spedire cartoline agli amici con la mitica frase “Baci Abbracci, Dardo” che oggi campeggia su un’epigrafe in marmo fatta realizzare da un suo amico ed erede della porzione dell’ex-eremo alla destra dell’ingresso al lecceto ottocentesco che conduce al belvedere.
Proprio la metà del palazzo, corpo centrale dell’ex-eremo seicentesco, che era nelle disponibilità di Eduardo dei Marchesi Giusso e della sua famiglia dai tempi ottocenteschi delle soppressioni napoleoniche, è attualmente di proprietà della Sovrintendenza e, come il parco antistante, ha acquisito il carattere della demanialità in virtù dell’esercizio della prelazione nell’acquisto della stessa da parte dello Stato nella seconda metà del secolo scorso, quando vi era stato il tentativo di cessione a privati cittadini. Da quel tempo, come anche nei decenni precedenti, tutta la comunità arolese, e non solo, ha goduto indisturbata dei panorami mozzafiato di cui si può godere dal belvedere del parco, della frescura dei lecci secolari, del silenzio eremitico che ancora fa riecheggiare la letizia degli antichi anacoreti camaldolesi nel 1600, e poi la lungimiranza e le risate del Marchese Dardo, che amava e si faceva amare dalla gente vera e autentica del borgo collinare, scherzando con loro che con il titolo di “Signurì” lo vezzeggiavano e lo divertivano oltremodo.


Tanti i ricordi degli arolesi relativi alla collina dei Camaldoli, all’arco con la torre, al lecceto secolare, al belvedere a strapiombo sulla Piana di Sorrento, dal quale si ammira uno spettacolo mozzafiato. Ma a quanto pare, i ricordi sono destinati ad aumentare per il futuro. Infatti, almeno fino all’anno scorso, vi era l’antica tradizione del lunedì in Albis, la Pasquetta di un tempo, in cui un vero e proprio pellegrinaggio di persone raggiungeva la piana e la vetta di Monte Crocione dei Camaldoli, colorando con allegria e spensieratezza i prati e le rocce affioranti la vetta, sempre accolti e rispettati. Da quest’anno, tutto sembra cambiato, e da questa Pasquetta sino agli scorsi giorni è un continuo lamentarsi dei visitatori, che continuamente vengono fermati anche lungo la strada per essere interrogati e aggiornati dagli eredi di Eduardo Giusso (e non solo!) sul fatto che la strada conduce ad un fondo privato, invitati a non sostare a lungo nello stesso luogo (demaniale!), a non sedersi sulle “breccioline” che hanno recentemente ricoperto il prato in funzione delle cerimonie nuziali che lì si tenevano, e per le quali è stato posto a terra un telo sintetico ricoperto da un importante strato di orribili breccioline bianche e pietrisco in stile cimitero. Episodi tristi e non legali, di cattivo gusto e lontani millenni dalla cultura del rispetto e dell’accoglienza di cui sono stati attori meravigliosi ed eterni i monaci camaldolesi ed anche il “Principe Dardo”, perché tale era il suo grado di nobiltà d’animo!
DOMANI 1 maggio a partire dalle ore 16, onore e memoria al suo giorno natale “Con un fiore in mano” Passeggiata e Flash Mob in Memoria: a partire dalla Raffaele Bosco si percorrerà via Camaldoli, passando sotto la Torre Dardo per giungere al belvedere del lecceto dove ognuno lancerà il suo fiore in onore. Per i prossimi mesi l’Associazione Culturale pArola all’Eremo continuerà a far presente la necessità di preservare uno dei Beni Comuni più cari agli arolesi, simbolo e patrimonio della collettività, lavorerà perchè ad Eduardo dei Marchesi Giusso sia intitolato un Largo o una Piazza nel borgo di Arola e si impegnerà per il completamento della stesura di una monografia che ripercorrerà la sua avventura umana intrecciata con “Astichiano” presso i Camaldoli di Arola nel corso del secolo scorso.

Prof. Giovanni Ponti

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