Napoli naviga a vista, serve un federatore

“NAPOLI NAVIGA A VISTA. IL “CIVISMO” VA BENE MA SERVE UN FEDERATORE” di Giuseppe Ossorio.
dal Corriere del Mezzogiorno, giovedì 30 maggio 2019.

Napoli naviga a vista, ancora di più dopo il recente voto. I dati elettorali mostrano una società frammentata. L’astensione dal voto raggiunge il 60 per cento degli elettori – ognuno con la sua bussola – che non si riconoscono nei partiti. La città si autogestisce in un precario equilibrio; le più comuni esigenze urbane non sono risolte; un senso di indifferenza civica risucchia ogni tentativo di coesione.

​ Dobbiamo necessariamente guardare oltre i partiti. Su questo concordiamo con l’articolo di Umberto Ranieri pubblicato su questo giornale. Le “energie civiche” paiono essere un esempio interessante cui rivolgersi. Le parole del Rettore Gaetano Manfredi, pronunciate in un incontro pubblico, che chiamava ad un patto sociale le tante realtà cittadine organizzate spontaneamente ci obbligano a una riflessione. “Lo scontento non è meramente legato a un deficit materiale”, affermava il Rettore, “bensì alla povertà di aspettative”. Una presa di responsabilità che deve partire dai giovani che abbandonano Napoli, privando la città non solo di una futura classe dirigente, ma anche di competenze, di nuove visioni, di vitalismo e attitudine al rischio; in buona sostanza, di voglia di cambiamento.
Si deve riflettere sulla natura delle energie civiche che ancora sostanziano la città e sul loro sviluppo, perché il pericolo è che il “civismo” debordi in un comunitarismo chiuso, premessa per uno sterile qualunquismo.

Per evitare che si accentui lo sbriciolamento del corpo sociale cittadino, queste aspirazioni hanno bisogno di un “federatore”, di chi abbia l’autorevolezza e sappia ricomporre i coriandoli del corpo sociale orfano di una idealità, senza rimanere un uomo solo al comando. E’ una prova difficile, non lo nascondiamo, ma non è impossibile. L’obiettivo è federare le tante esperienze che non hanno spirito antagonista, intercettandone le esigenze, restituendo risposte costruttive prima ancora che d’impatto e operare una sintesi presenziando i nuovi media. Ci sono diverse realtà che, finora, non hanno saputo collegarsi secondo un progetto di vita per la città.

La società napoletana è pulviscolare, difficilmente afferrabile, spezzettata in micro gruppi che raramente dialogano. Parlare con essi, catalizzarne le energie è compito complesso. Eppure è da qui che bisogna necessariamente muoversi, fuori da logiche di contrapposizione, anzi favorendo il dialogo tra le anime differenti ma non distanti. Ci sono molte realtà riflessive che avvertono il declino della città e hanno a cuore il bene pubblico.
Bisogna recuperare una sobrietà istituzionale ormai persa, superare una politica “sloganistica”, in perenne e costante assalto visibilmente strumentale. La buona ed ordinaria amministrazione può essere grigia e meno avvincente di una narrazione strumentale che esaurisce i propri effetti nell’immediato, ma è necessaria riportarla al centro dell’attività amministrativa.

Un po’ di politica misurata, operosa, porterebbe sul golfo quella fiducia che gioverebbe alla cittadinanza e richiamerebbe decisamente gli investimenti, turbati dalla volubilità politica e dal “costi quel che costi”. Compito del “federatore” dovrebbe essere quello di unire le energie cittadine, prima ancora che alimentare la sua ribalta personale in cui programmare il proprio futuro cursus honorum che parta da Napoli. L’impegno per Napoli deve essere prestato a mente sgombra.

La politica napoletana che ci attendiamo, in cui ben potrebbero trovare luogo le volenterose anime cittadine oggi sparse, deve stimolare la visione della Costituzione come compartecipazione agli impegni e alle responsabilità prima ancora che come necessaria patente per i diritti. Già questo solamente, consentirebbe di esaltare la parte più bella e aggregatrice della società tramutando gli slanci in programmi e le proposte in buone pratiche di governo. Riannodando così non solo i fili di una concordia sociale ma anche consentendo al Comune di seguire una rotta certa che punti non solo alle prossime elezioni ma si rivolga alle prossime generazioni.

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