Meta: “Il campanile troppo alto”

L’anno 1588 portò un grave motivo di collera e di disappunto alla nobiltà ed ai notabili di Sorrento, i quali vedevano materializzarsi qualcosa che non riuscivano in nessun modo ad accettare

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L’anno 1588 portò un grave motivo di collera e di disappunto alla nobiltà ed ai notabili di Sorrento, i quali vedevano materializzarsi qualcosa che non riuscivano in nessun modo ad accettare. A Meta era in costruzione il campanile della Madonna del Lauro e mano a mano che i lavori procedevano risultava sempre più manifesto che, alla fine, sarebbe risultato più alto di quello della loro Cattedrale.

A niente valsero le proteste ed i richiami al Sindaco dell’Università del Piano e all’Eletto del terziere di Meta, giorno dopo giorno la costruzione andava avanti e lo slancio verso l’alto sembrava inarrestabile. Solo quando i sorrentini si resero conto che a nulla erano valsi i richiami e le proteste, si rivolsero al Viceré perché fermasse una volta per tutte quell’atto intollerabile di arroganza e superbia. Dal 1586 Napoli era amministrata dal Viceré Don Juan de Zuniga, conte de Miranda. Lo scontro tra le due comunità, dapprima solo verbale, a Meta stava degenerando in manifestazioni di piazza vere e proprie, tanto che, per valutare lo stato delle cose ed emettere un giudizio, il Viceré fu costretto ad inviare sul posto Don Alfonso Mendoza il quale, dopo attento esame, concesse la continuazione dei lavori per la fabbrica del campanile.

Conclusa la penosa e lunga questione la torre campanaria poté svolgere la sua funzione anche se, ben presto, altre nubi si addensarono all’orizzonte. Infatti negli ultimi mesi del 1647, a seguito della rivoluzione di Masaniello a Napoli, pure in penisola, massesi e pianesi decisero di muovere guerra a Sorrento, stanchi delle angherie alle quali erano soggetti gli abitanti dei due paesi principalmente per colpa della nobiltà cittadina, mossa da ingordigia e sete di potere. La mano armata del Piano fu il terziere di Meta, dove un certo Valerio Fienga raccolse intorno a sé un bel numero di uomini, allo scopo di assediare Sorrento. Per prepararsi allo scontro armato, furono costruiti vari fortini nelle marine del Piano, fu attivato il torrione del Salvatore e lo stesso campanile di Santa Maria del Lauro divenne una torre difensiva, con guardie armate e munizioni. Pure le campane di alcune chiese venivano usate per comunicare al popolo messaggi vitali, come la necessità del raduno armi alla mano, un generico pericolo e via dicendo.

Gli atti di guerra vera e propria e l’assedio a Sorrento durarono circa tre mesi, fino al decisivo intervento del Viceré, a danno degli insorti. Meta, tra tutti i terzieri del Piano fu punita in modo particolarmente duro, furono chiusi gli accessi al mare ed abbattuti il torrione del Salvatore ed il campanile del Lauro. I sorrentini finalmente tirarono un sospiro di sollievo! Alcuni mesi dopo i metesi chiesero l’autorizzazione di poter costruire una piccola struttura per poggiarvi le campane, necessarie alla liturgia e solo anni dopo giunse l’autorizzazione a ricostruire il campanile, a patto che costituisse un solo corpo con la fabbrica della chiesa e non distanziato com’era in precedenza. In tal modo si toglieva l’occasione di poterlo utilizzare come una generica torre adatta alla difesa ed all’offesa. La ricostruzione andò a rilento per le terribili epidemie di peste del 1656 e di febbre maligna del 1674 e per il terremoto del 6 giugno 1688, ma principalmente perché le due Università, Piano e Massa, dovettero pagare mille ducati per risarcire Sorrento dell’assedio subito e il danaro mancava.

Nei secoli successivi, dall’alto della torre, le campane hanno suonato per comunicare gioia e dolore, vita e morte, felicità e lutti, per implorare e ringraziare. Tra tutte le date, resta memorabile quella del 2 giugno 1748 quando la Madonna del Lauro fu solennemente incoronata dal Capitolo Vaticano. Oggi, con l’ultimo restauro, il campanile, solenne nella sua altezza, è più bello di prima e tutti aspettiamo che il campanone, suonando a distesa, annunzi al popolo la cessazione di questa terribile pandemia!

Il racconto del lunedì di Ciro Ferrigno

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