Mascherine, che passione!

Il premier Giuseppe Conte con mascherina chirurgica

Il Dcpm del premier Giuseppe Conte del 26 aprile

Col Decreto della presidenza del consiglio dei ministri del 26 aprile scorso, ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, è fatto obbligo dell’uso, sull’intero territorio nazionale, di mascherine, quali protezioni delle vie respiratorie, nei luoghi confinati aperti al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto, e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza fisica di sicurezza di 1 metro. Si precisa, però, che le mascherine non sono una misura sostitutiva al distanziamento sociale. Il decreto consente l’utilizzazione di “mascherine di comunità”, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire un’adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, di forma e aderenza adeguate per permettere di coprire il volto dal mento al di sopra del naso. L’obbligatorietà dell’uso in alcune Regioni, tra cui la Campania, è stata però estesa a tutti i contesti fuori dalla propria abitazione.

 

Dr Carlo Alfaro

Significato dell’uso delle mascherine

Dato che il SARS-CoV-2 viene espulso dalle vie respiratorie superiori di chi è infetto con starnuti e tosse e fa ingresso negli individui suscettibili attraverso la mucosa nasale e faringea ricca di recettori ACE 2, indossare mascherine facciali esercita una funzione barriera che blocca o perlomeno riduce sia in uscita che in ingresso le goccioline di saliva, droplets, che veicolano il virus. Maggiore è il potere filtrante di una mascherina, più protegge chi la indossa dall’inalzione di goccioline contenenti particelle virali, ma se tutti usano la mascherina, si realizza il cosiddetto “controllo della sorgente” sulle goccioline quando escono dalla bocca e dal naso, prima che si disperdano nell’aria. Gli effetti benefici dell’uso delle mascherine nella popolazione generale dipendono quindi dalla percentuale della popolazione che la utilizza: è possibile ottenere lo stesso risultato aumentando l’aderenza della popolazione, anche con mascherine meno efficaci. Per aumentare l’aderenza della popolazione, l’approccio più efficace è l’abitudine di indossarle sempre quando si esce da casa. E’ dimostrato inoltre che l’uso di mascherine da parte della popolazione generale potenzia gli effetti di altre misure di controllo della diffusione virale come distanziamento sociale, igiene delle mani e attenzione scrupolosa nel non toccare il viso, il naso, gli occhi e la bocca, anche se non possono sostituirsi ad esse. Uno dei motivi per cui la pandemia da COVID-19 in Italia ha avuto un decorso così imponente si attribuisce al fatto che le infezioni si siano diffuse principalmente nell’ambito sanitario, dove per carenza di adeguate protezioni, in primis le mascherine, il personale sia sul territorio che in ospedale si è contagiato e ha diffuso l’infezione tra colleghi, pazienti, familiari, amici e conoscenti. Purtroppo il 10% dei contagiati in Italia sono operatori sanitari, e tra di loro si conta la tragica cifra di oltre 160 medici, 40 infermieri e 13 farmacisti morti “sul fronte”.

Dr Carlo Alfaro-mascherina chirurgica

Dr Carlo Alfaro-mascherina chirurgica

Cosa dice la scienza sulle mascherine

La Cochrane Library, che è una raccolta internazionale delle migliori evidenze scientifiche, ha pubblicato già nel 2011 un insieme di dati clinici da cui risulta che le mascherine (sia i filtranti sia le chirurgiche) costituiscono metodi efficaci per limitare la diffusione di virus respiratori in ambito sanitario.

Gli studi nel corso della pandemia da COVID-19 hanno dimostrato che le mascherine rappresentano un’importante misura per il contenimento della trasmissione del nuovo Coronavirus, indispensabile in contesto sanitario e utile in ambito comunitario.

I Centers for Disease Control and Prevention statunitensi affermano che, considerato che una rilevante percentuale di soggetti infetti da Coronavirus sono asintomatici o pre-sintomatici, va utilizzata la mascherina in tutti gli ambienti pubblici dove è difficile mantenere il distanziamento sociale, specialmente in aree con elevata trasmissione in comunità.

Secondo l’ultimo pronunciamento dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l’uso esteso e generalizzato di mascherine da parte di persone sane nell’ambiente della comunità non è supportato da prove che dimostrino che indossare una mascherina da parte di tutta la popolazione possa impedire la trasmissione di infezione da COVID-19. Anzi, il documento dell’Oms sottolinea che l’uso di mascherine nella comunità può creare un falso senso di sicurezza, e il rischio di trascurare altri elementi essenziali, come igiene delle mani, evitare di toccare viso e occhi, distanziamento fisico. Indossare una mascherina è una delle misure di prevenzione che può limitare la diffusione di alcune malattie virali respiratorie, tra cui COVID-19, in funzione dalla seppure limitata percentuale di contagi che avviene da persone asintomatiche. Tuttavia, la maggioranza delle infezioni avviene da casi positivi sintomatici, per cui questa misura da sola non è sufficiente a fornire un livello adeguato di protezione: si usino o meno le mascherine, occorre rispettare al massimo le regole di igiene delle mani e distanziamento fisico.

Molti esperti concordano altresì nel sostenere un utilizzo universale delle maschere per il viso, nell’ottica di proteggere se stessi e gli altri. A parte l’ambito sanitario, dove la protezione degli operatori è indispensabile, in comunità per la protezione dalle “droplets”, che veicolano il SARS-CoV-2, basterebbe la distanza di sicurezza interpersonale, ma non si può mai essere sicuri al 100% che si riesca a rispettarla sempre e in tutta la popolazione, per cui le mascherine offrono un’ulteriore protezione. La cosa più importante, in tutti i contesti, dato che la trasmissione del nuovo Coronavirus avviene attraverso tosse e starnuti, è che chi ha questi sintomi indossi la mascherina. Dal punto di vista pratico, è più facile ottenere che tutti si mettano la mascherina piuttosto che fare sì che i sintomatici indossino sempre la mascherina: solo il fenomeno di massa fa in modo che quell’individuo che deve indossarla lo faccia veramente, senza temere lo stigma sociale derivante dall’essere l’unico con la mascherina, che sarebbe un deterrente al suo uso. Se le usassero tutti, le mascherine diventerebbero una sorta di completa e generale protezione “di gregge”. Inoltre, alcuni studi, non escludono del tutto la trasmissione del Coronavirus anche con le goccioline più piccole per via aerea, che si disperdono con il respiro o la fonazione, supportando ulteriormente l’uso universale delle mascherine.

Indicazione all’uso universale della mascherina

L’elemento psicologico nell’uso della mascherina

L’uso delle mascherine non fa parte della cultura occidentale, a differenza dell’Asia, dove è abituale andare in giro o al lavoro con maschere facciali per proteggersi da germi e inquinanti presenti nell’aria.  Questa abitudine, diffusa all’intera popolazione, è stata utile per il contenimento dell’epidemia da COVID-19 nei Paesi asiatici. Accettare l’uso delle mascherine per europei e americani ha dovuto superare un ostacolo culturale: coprire il viso significa avere qualcosa da nascondere, come i banditi. Infatti, all’inizio dell’epidemia in Europa si levavano molte voci contrarie, anche tra le autorità scientifiche e istituzionali, complice anche la difficoltà concreta a reperirle. Ma i dati scientifici, la paura del contagio, le campagne informative e l’aumento della loro disponibilità hanno abbattuto queste remore. Attualmente lo stigma e il biasimo sociale si rivolgono piuttosto a chi non le indossa!

 

Asiatici con mascherina

I respiratori Ffp

Le maschere Facciali filtranti la polvere (Ffp) sono dispositivi medici speciali che proteggono bocca, naso e mento grazie a un bordo di tenuta progettato per essere perfettamente aderente sul volto e sono muniti di uno specifico sistema filtrante per aerosol solidi e liquidi che trattiene le particelle aero-disperse anche minori di 0,5 micron, impedendone l’inalazione. Sono classificate in quattro tipologie, da 1 a 4, in base al livello crescente di protezione offerto. In presenza di contaminazioni elevate o di agenti biologici estremamente pericolosi come quelli di gruppo 4 (per es. virus delle febbri emorragiche), può rendersi necessario isolare completamente l’operatore dall’ambiente esterno impiegando autorespiratori che forniscono aria pura: non è il caso del COVID-19, contro il quale è raccomandato l’utilizzo di maschere con protezione almeno 2 o 3. Le maschere Ffp2 (che possono riportare anche la dicitura K95 o N95) filtrano fino al 94-95% delle particelle, mentre le Ffp3 sono in grado di filtrare fino al 99%. La capacità filtrante si riduce con il tempo. Le Ffp3 e alcuni tipi di Ffp2 hanno una valvola di “esalazione” che facilita l’espirazione; queste maschere sono di esclusivo uso sanitario. La presenza della valvola lascia passare le particelle provenienti dal soggetto che le indossa e quindi espone i vicini al contagio nel caso in cui dovesse essere portatore, per cui può esservi sovrapposta una chirurgica. I filtranti con valvola sono assolutamente sconsigliati per la popolazione.

Le Ffp3 (dotate di valvola di esalazione) sono indicate nelle situazioni in cui le particelle virali possono rimanere sospese nell’aria in forma di aerosol, cioè in goccioline molto più piccole delle droplets per le quali basta “1 metro di distanza” per non esserne raggiunti: dunque, per gli operatori dei Reparti COVID, dove l’alta concentrazione di pazienti infetti aumenta in maniera significativa i tempi in cui le particelle emesse dal paziente restano in sospensione, e quindi possono andare incontro a evaporazione e conseguente riduzione del diametro, e venire trasportate a distanza considerevole dalla sorgente, o per i sanitari che intervengano sui pazienti COVID con manovre che prevedono l’aerosolizzazione di molte particelle di escreato del paziente, contenenti un’alta carica virale, come intubazione, estubazione, broncoscopia, tracheotomia, ventilazione non invasiva, ventilazione manuale forzata, rianimazione cardiopolmonare, induzione di espettorato, terapie nebulizzanti, e anche esecuzione di tampone nasofaringeo, se in ambienti chiusi, dal momento che è possibile provocare al paziente stimoli di tosse e/o starnuti con successiva potenziale produzione di aerosol.

Le Ffp2 con valvola di esalazione è indicata per i sanitari costretti a utilizzare la maschera per lungo tempo in contatto col malato COVID, in quanto l’attività assistenziale prolungata e/o continuata con pazienti sospetti/probabili/confermati aumenta il rischio di inalazione di particelle virali, quindi in un contesto ospedaliero o comunitario che comporti attività assistenziale tale da aumentare il tempo complessivo di esposizione ravvicinata al malato, come si verifica anche in attività routinarie quali il giro dei medici, il cambio dei letti e l’assistenza infermieristica. Le Ffp2 senza valvola sono indicate per i sanitari che visitano o assistono per breve tempo pazienti potenzialmente contagiati, in ospedale o sul territorio, i soccorritori, le Forze dell’ordine impegnate in interventi di soccorso di emergenza. Da numerose prove sperimentali di confronto tra Ffp2 e mascherina chirurgica, è stato ampiamente confermato che sia la capacità filtrante, sia la tenuta alla penetrazione lungo i bordi, sono di gran lunga maggiori nel caso dei dispositivi Ffp2, per cui sono quelle che i medici dovrebbero utilizzare nei contesti clinici- con o senza valvola a seconda del tempo di contatto col paziente. Misurando le particelle elettrostatiche nell’aria, si è trovato che le mascherine Ffp2 hanno garantito agli adulti circa 50 volte la protezione delle mascherine fatte in casa e 25 volte quella conferita dalle mascherine chirurgiche.

Per aumentare ulteriormente la protezione, i medici che assistono pazienti COVID possono utilizzare occhiali per proteggere gli occhi, o casco con visiera.

I respiratori Ffp2-Ffp3, purché non vengano rimossi, possono essere utilizzati per un massimo di 4 ore per più pazienti; nel caso in cui si dovessero sporcare con liquidi biologici, oppure bagnarsi, oppure non aderiscano in maniera corretta al viso, bisogna sostituirli.

È possibile evitare la contaminazione della superficie del respiratore Ffp2-Ffp3 posizionando al di sopra di esso una mascherina chirurgica oppure indossando una visiera. Attualmente sono in corso studi circa l’efficacia di tecniche di decontaminazione e sterilizzazione delle maschere per un eventuale riutilizzo.

Dr Alfaro- Ffp3 e casco con visiera

Le mascherine chirurgiche

Le mascherine chirurgiche sono dispositivi medici monouso che creano una barriera fisica tra bocca e naso di chi lo indossa e l’ambiente circostante; vengono utilizzate in ambito sanitario per: proteggere il personale sanitario dal contatto con materiale infettivo proveniente da pazienti, es. secrezioni respiratorie, schizzi di sangue, fluidi corporei; tutelare i pazienti dall’esposizione ad agenti infettivi provenienti dalle vie aeree di un operatore; limitare la potenziale diffusione di secrezioni respiratorie infettive del paziente con la tosse e/o starnuti. Sono formate da tre strati: un primo con tessuto non tessuto occlusivo per formare una barriera protettiva, uno centrale di filtrazione e uno strato interno di cotone che funge da secondo strato di filtrazione. Offrono una protezione dell’80-90% a chi le indossa verso le goccioline respiratorie. Sono certificate da marchio CE o dal Ministero della Salute. Benché le mascherine chirurgiche siano principalmente volte a proteggere chi viene a contatto con chi le indossa, piuttosto che proteggere chi le indossa dall’ambiente esterno (sono “altruiste”), se tutti le usassero la loro efficacia aumenterebbe sensibilmente per tutti. Dunque le mascherine chirurgiche rappresentano una buona protezione per gli operatori sanitari solo a condizione che vengano indossate anche dai pazienti. I risultati degli studi indicano infatti che se un ammalato di COVID-19 indossa una mascherina chirurgica, si riduce sensibilmente il rilevamento di Coronavirus nei campioni respiratori esterni alla sua persona. L’Istituto superiore della sanità (Iss) precisa che alla luce delle conoscenze scientifiche attualmente disponibili e delle principali modalità di trasmissione del Coronavirus (contatto e droplets), le mascherine chirurgiche rappresentano una protezione sufficiente nella maggior parte delle condizioni, in ambito sanitario e non. Per lo smaltimento, vanno eliminate nei rifiuti indifferenziati, chiudendo il sacco dopo averle depositate.

Magari angeli, ma disarmati!

Le mascherine di comunità

La richiesta enorme di mascherine a livello mondiale generata dalla pandemia ha portato alla necessità di utilizzare mascherine di stoffa o cotone, fatte in casa o a livello industriale. Non hanno degli standard specifici di produzione, non sono soggette a certificazioni, non sono considerate né dei dispositivi medici, né dispositivi di protezione individuale, ma una misura igienica utile. Hanno lo scopo di ridurre l’emissione nell’ambiente di goccioline espulse attraverso starnuti o tosse, e di proteggere naso e bocca. Una semplice mascherina in tessuto indossata da un soggetto infetto riduce di 36 volte la quantità di virus trasmessa. Possono essere realizzate con tessuti pesanti, a trama spessa e maglie strette, che assorbano esalazioni e umidità: una maglietta di cotone 100%, un fazzoletto, una camicia, una sciarpa, una bandana, una federa. Devono essere multifiltro e multistrato (almeno doppio strato): per esempio uno strato di cotone a trama fitta e due di seta o chiffon, oppure inserire un tovagliolo di carta, o un film di carta da forno, o un assorbente, come filtro usa e getta, tra due strati di un tessuto. Fare attenzione che siano il più possibile aderenti al viso e andare 2,5 centimetri sopra il naso e un 2,5 centimetri sotto il mento (negli adulti). Per lo smaltimento, vanno messe in una busta chiusa e poi riutilizzate dopo apposito lavaggio. Possono essere lavate a 60 gradi in lavatrice con comune detersivo. Si consiglia di lavarle spesso, possibilmente ogni volta che si esce.

Dr Alfaro- Mascherina di comunità “fatta in casa”

Mascherine per i bambini

Secondo il Dcpm del 26 aprile, dai sei anni in su (età scolare) anche i bambini devono portare la mascherina, di dimensioni adatte alla forma del loro viso, nelle occasioni in cui non si può rispettare il metro di distanza inter-persona. L’Accademia americana di pediatria (Aap) ha stilato alcune raccomandazioni e chiarimenti sull’uso delle mascherine in età pediatrica, consigliandole a partire dai 2 anni. I bambini sotto i 2 anni non dovrebbero indossare mascherine che coprano naso e bocca per il maggior rischio di soffocamento, oltre che per le difficoltà di compliance. Per proteggere i più piccoli si può schermare il carrozzino con una copertura di plastica trasparente o cerchietti con visiera trasparente. Non devono indossare la mascherina nemmeno i bambini con patologie neurologiche o respiratorie o comunque quelli che non riuscirebbero a togliersela da soli. Per i bambini vanno bene le mascherine di comunità, tranne i soggetti a particolare rischio (gravi malattie croniche) in cui possono essere indicate in particolari condizioni le Ffp2. Perché le mascherine possano essere efficaci, devono essere molto aderenti al volto e coprire adeguatamente naso e bocca, con una lunghezza di circa 12 cm e una larghezza di 5 cm dai 2 ai 6 anni, mentre dai 6 ai 12 anni sono consigliate di 15 cm per 7,5 cm. Occorre insegnare ai bambini in che modo devono utilizzare la mascherina, lavandosi sempre le mani prima di indossarla e senza toccare la stessa anche quando la devono dismettere per poi di nuovo lavarsi le mani. Se il bambino è riluttante all’uso della mascherina, l’esempio dei genitori che la indossano loro per primi, il farla vivere come un gioco, mettendola anche a bambole e peluche, decorarla con disegni graditi, spiegarne le motivazioni di difesa ai bambini in grado di comprendere, sono tutte strategie potenzialmente utili.

Mascherina di comunità, bambina- Gentile concessione di Rita Donnarumma

Mascherina di comunità, bambino- Gentile concessione di Rita Donnarumma

Uso corretto delle mascherine

I benefici protettivi delle mascherine si riducono fino ad annullarsi se maneggiate scorrettamente. Anche una completa revisione della letteratura promossa dall’Oms e pubblicata su Annals of Internal Medicine sottolinea che negli operatori sanitari l’uso di dispositivi di protezione individuale risulta efficace nel ridurre i tassi di infezione solo se c’è una formazione adeguata sul loro utilizzo corretto.

Prima di indossare la mascherina

  • lavare le mani con acqua e sapone per almeno 40-60 secondi o eseguire l’igiene delle mani con soluzione alcolica per almeno 20-30 secondi;
  • accertarsi di indossarla nel verso giusto (ad esempio nelle mascherine chirurgiche la parta colorata è quella esterna)
  • indossare la mascherina toccando solo gli elastici o i legacci e avendo cura di non toccare la superficie;
  • posizionare correttamente la mascherina facendo aderire il ferretto superiore al naso e portandola sotto il mento, assicurandosi che riesca a coprire bene il naso, la bocca e il mento e sia a tenuta.

Durante l’uso

  • assicurarsi che calzi bene perché se si sposta dal viso si perde la protezione;
  • se si deve spostare la mascherina manipolarla sempre utilizzando gli elastici o i legacci, non la superficie anteriore;
  • se durante l’uso si tocca la mascherina, ripetere subito l’igiene delle mani;
  • non riporre la mascherina in tasca e non poggiarla su mobili o ripiani.

Quando si rimuove

  • manipolare la mascherina utilizzando sempre gli elastici o i legacci, facendo attenzione a non toccare la superficie;
  • gettarla immediatamente in un cestino coperto;
  • lavare le mani con acqua e sapone o eseguire l’igiene delle mani con una soluzione alcolica, prima e dopo averla toccata.

Durata

Una mascherina garantisce la propria efficacia per un tempo massimo di 4 ore e deve essere cambiata subito se diviene umida, si danneggia o si sporca.

Quando non indossarla

Non è necessario indossare una maschera mentre si è in macchina a meno che non si condivida la corsa, o in luoghi aperti in cui non è previsto di avere contatti stretti (meno un metro).

Effetti collaterali possibili

Il primo punto negativo è che indossare una maschera facciale può dare un falso senso di sicurezza e indurre le persone a ridurre l’aderenza ad altre misure di controllo delle infezioni, tra cui il distanziamento sociale e il lavaggio delle mani. Inoltre, un uso inappropriato della maschera può annullarne i benefici. Ancora, qualità e volume della conversazione tra due persone che indossano maschere sono compromessi e le persone possono inconsciamente avvicinarsi. Indossare una maschera facciale fa entrare l’aria espirata negli occhi, ciò può generare una sensazione spiacevole e un impulso a toccare gli occhi: se le mani sono contaminate, ci si infetta. Infine, le maschere facciali possono rendere la respirazione più difficile, far inalare una frazione di CO2 espirata in precedenza a ogni ciclo respiratorio, aumentare profondità della respirazione. La recente vicenda di un uomo che indossando una maschera N95 alla guida ha perso i sensi e si è schiantato contro un palo, è un caso limite di quest’ultimo rischio.

SARS-CoV-2 agente eziologico COVID-19

Carlo Alfaro

Tagged under

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Piano di Sorrento

Piano, riqualificazione dell'area collinare

Nuovi spazi pubblici per il benessere Nell'ambito di una consolidata unione di intenti tra il Comune di Piano di Sorrento e…

19 Set 2020 Campania Cronache d'Italia Italia del Sud Piano di Sorrento Uncategorized Giuseppe Spasiano

Meta

Dipendenti comunali sul piede di guerra

Le Organizzazioni sindacali Cgil Cisl e Uil del Pubblico Impiego di Napoli hanno incontrato in assemblea i dipendenti del Comune…

26 Set 2020 Meta Redazione

Vico Equense

Il Premio “Capo d’Orlando” andrà al Nobel May Britt Moser

La XXII edizione del prestigioso riconoscimento scientifico sarà dedicata alle donne e sarà attribuito il prossimo 9 ottobre     …

24 Set 2020 Campania Cronache d'Italia Italia del Sud Uncategorized Vico Equense Giuseppe Spasiano

Capri

Elezioni: l’affluenza alle 19. Capri: 26,13% referendum, 20,83% regionali. Anacapri:…

Continuano le operazioni di voto per il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari e per l’elezione del nuovo presidente di…

20 Set 2020 Campania Capri Italia del Sud Uncategorized Giuseppe Spasiano

Il professor Ascierto in visita al Comune di Anacapri

L’incontro con una rappresentanza dell’Amministrazione (Fonte caprinews.it) Il professor Paolo Ascierto, oncologo dell’Istituto dei tumori “Fondazione Pascale” di Napoli, “padre” del cosiddetto…

04 Set 2020 Campania Capri Cronache d'Italia Italia del Sud Uncategorized Giuseppe Spasiano

Positano

Referendum costituzionale, in Costiera Amalfitana il "Sì" al 75,83% [TUTTI…

L'affluenza definitiva al voto è stata del 53,84% alla chiusura dei seggi. I dati si evincono dal sito del Viminale   (Fonte il vescovado.it) Il…

21 Set 2020 Campania Cronache d'Italia Italia del Sud Positano / Costiera Amalfitana Uncategorized Giuseppe Spasiano

Elezioni, alle 19,00 affluenza maggiore ad Amalfi (42%). A Praiano…

Il dato di riferimento è quello relativo al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari   (Fonte il vescovado.it) Col 42,58% sono Amalfi è il centro…

20 Set 2020 Campania Cronache d'Italia Italia del Sud Positano / Costiera Amalfitana Uncategorized Giuseppe Spasiano

Inline

Seguici su Facebook

Inline

Seguici su Facebook