Lo scandalo dell’ex cinema equa

L’inchiesta di Fabrizio Geremicca. Rassegna stampa Fonte Stilo

di Fabrizio Geremicca

Nel 2003 l’amministrazione comunale di Vico Equense rilascia a Mario Verde, proprietario dell’immobile che ospita il cinema Aequa, peraltro già chiuso da oltre trent’anni, un permesso ad effettuare «interventi di riqualificazione e ripristino funzionale, unitamente alla realizzazione di un parcheggio interrato di natura pertinenziale». I garage sono previsti al di sotto di un bell’agrumeto che dovrà poi essere poi risistemato con la piantumazione degli alberi e del terreno agricolo. La riqualificazione del cinema è funzionale – almeno così recita il progetto – alla riapertura della sala. Verde gira il suo permesso a costruire alla Gemar, azienda protagonista di molteplici iniziative edilizie in penisola sorrentina. Iniziano i lavori: il giardino è completamente stravolto, gli alberi sono abbattuti, l’area è cementificata. Febbraio 2021: non un solo arancio, mandarino o limone è stato ripiantato sull’area dei garage interrati, nel frattempo venduti con notevole guadagno per chi li ha realizzati. Il cinema è ancora chiuso. Peggio: la vecchia sala è stata demolita tra il 2006 ed il 2007 nonostante non ci fosse alcuna autorizzazione a farlo.

In sostanza, sono stati realizzati due abusi. Il primo: lo sventramento di un agrumeto senza che, a garage ultimati, sia stata rispettata la legge che impone la ripiantumazione degli alberi. Il Comune, norme alla mano (la legge regionale 19 del 2001), avrebbe dovuto acquisire l’area al patrimonio pubblico, ma non lo ha fatto. Il secondo abuso: la demolizione del vecchio cinema. Tutto ciò al confine con il centro storico di Vico Equense, il dedalo di vicoli di età angioina, e sotto gli occhi di sindaci ed assessori succedutisi negli anni. Il cantiere, infatti, è a pochi passi dalla sede dell’edificio che ospita il vecchio Municipio. In zona 2 del piano urbanistico territoriale ed in zona A del piano regolatore generale, per giunta, nelle quali è vietata la nuova edificazione sia privata sia pubblica. Non si possono costruire, in sostanza, né parcheggi né nuovi edifici, quale è a tutti gli effetti quello tirato su sulle macerie del vecchio cinema. Come e perché sia potuto accadere, dove fossero quelli che avrebbero dovuto evitarlo sono interrogativi inevitabili e, ad oggi, privi di una risposta convincente. Certo è che l’amministrazione è rimasta a guardare le ruspe che demolivano senza permesso il vecchio cinema e solo nel 2008 ha emesso una ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi. La quale, però, è rimasta lettera morta. Ne ha prodotta una seconda nel 2015. Qualche settimana fa, poi, la beffa finale: il Tar Campania ha escluso che il proprietario dell’immobile del cinema debba pagare gli oneri concessori relativi alla eseguita demolizione e ricostruzione. L’intervento, argomentano i giudici amministrativi, «seppur non consentito dagli strumenti urbanistici del territorio» non ha determinato ulteriore carico urbanistico. Verde risparmia, dunque, 81.000 euro circa. I vicani si ritrovano con una spianata di cemento al posto del vasto giardino che insisteva sull’area e restano pure senza sala cinematografica in un Comune che, tra l’altro, ospita ormai da anni la Mostra Internazionale del Cinema Sociale, evento durante il quale fanno capolino vecchie e nuove celebrità del grande schermo.

Stylo 24 ha interpellato sulla vicenda Andrea Buonocore, il sindaco di Vico Equense. «Premetto – risponde – che questa è una storia di gran lunga precedente al mio insediamento. Del parcheggio non so nulla, mi posso informare. Quanto al cinema, sono fiducioso che dopo tanti ritardi, in parte determinati anche dalla emergenza Covid, si riuscirà finalmente ad aprirlo tra un anno. Ci sono già alcuni soggetti interessati a gestirlo».

A distanza di quasi 20 anni dalla legge Regionale 19 del 2001, intanto, il Wwf traccia un bilancio degli effetti di boxlandia – la corsa a realizzare parcheggi interrati – in penisola sorrentina. «Sotto gli storici fondi agricoli, gli agrumeti, i noceti, gli uliveti – denuncia ancora una volta Claudio d’Esposito, referente del Panda – sono apparse scatole in cemento armato. I permessi sono stati rilasciati in cambio dello impegno a ripristinare il paesaggio violato con gli stessi alberi per numero, specie ed età. Pena, in caso di inottemperanza, l’immediata acquisizione dell’intera opera al patrimonio comunale. Il fantomatico velo di terreno promesso in molti casi non è mai apparso, però, e dove c’è sono stati piantati sparuti alberelli di limone, spesso seccati dopo l’impianto». Il Wwf Terre del Tirreno ha di recente segnalato alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata altri quattro casi inerenti parcheggi nel Comune di Sant’Agnello: in via Gargiulo, in via San Martino, in via Cappuccini e in via San Vito. «In tutta la penisola, da Massalubrense a Vico Equense – incalza d’Esposito – la situazione è analoga. Nonostante palesi e gravi difformità i box sono stati illegittimamente venduti ai privati, ma del verde promesso nemmeno a parlarne. A Sorrento si aspetta da anni che venga concesso l’utilizzo pubblico delle aree di superficie dei parcheggi privati, come condizione obbligatoria delle licenze rilasciate».

Ricorda il Panda: «Numerosi pronunciamenti del Tar, del Consiglio di Stato, della Cassazione, della Corte Costituzionale e varie sentenze penali hanno chiarito la corretta applicazione delle norme e l’errata e pretestuosa interpretazione della Legge 19/01, ma parrebbero essere sfuggite a chi ancora si impegna a distruggere giardini e terreni. Ultimo caso a Piano di Sorrento, dove è previsto un parcheggio interrato in zona 2 del Put. E’ nel cuore del centro storico, nel vicolo San Michele, e sarà costruito al posto di un’area a verde realizzata con i soldi della comunità europea e mai inaugurata. Un progetto modificato più volte nel corso degli ultimi 17 anni e che è stato sempre osteggiato dal Wwf perché fuorilegge. Nel cassetto ci sono 1 milione e 802.000 euro che la Regione Campania continua inspiegabilmente a conservare per tale struttura».

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