L’istituto di cultura Torquato Tasso presenta programma incontri culturali di Novembre

L’istituto di Cultura Torquato Tasso sulla scia dell’episodio evangelico delle nozze di Cana dove alla fine fu servito il vino buono (anzi dal greco, bello!), o come nella migliore tradizione pirotecnica che lascia alla fine il “botto”, propone per novembre un ricco calendario. È d’uopo ricordare che il 31 ottobre Sorrento avrà risonanza nazionale perché sarà ospite Gilles Pecout che presenzierà alla posa in opera della targa nell’Hotel Bellevue Syrene strettamente legato alla memoria di Marguerite Yourcenar. Nato a Marsiglia il 2 dicembre 1961, Gilles Pecout è professore ordinario di storia contemporanea alla Scuola Normale Superiore di Parigi dove ha diretto il dipartimento di storia e «Directeur d’études» all’Ecole pratique des Hautes Etudes della Sorbona, dove è titolare della cattedra di «Storia politica e culturale dell’Italia e dell’Europa mediterranea nell’Ottocento». Professore distaccato da giugno 2014, è attualmente alto funzionario al ministero francese dell’Education nationale con la funzione di «Recteur et chancelier des universités» di Lorena. I suoi principali interessi di ricerca riguardano la storia sociale e politica della Toscana e dell’Italia del Risorgimento e dell’Ottocento, le relazioni politiche e culturali franco-italiane, la storia del Mediterraneo europeo contemporaneo fin dal periodo romantico e i fenomeni di volontariato armato internazionale nell’Ottocento e, per questo, terrà una conferenza sul “Risorgimento italiano e Risorgimento mediterraneo nel lungo ‘800”. Le conferenze di Novembre iniziano con un gradito e prestigioso ritorno: il giorno 1 il prof. Gaetano Manfredi, Magnifico Rettore dell’Università Federico II, accompagnerà e presenterà la conferenza del prof. Nuccio Ordine che, come promesso, ci parlerà dell’utilità dell’inutile. Con la verve e la passione che gli è propria ci dirà che non è vero che è utile solo ciò che produce profitto. Esistono, saperi ritenuti “inutili” che invece si rivelano di una straordinaria utilità. In questo saggio, Nuccio Ordine attira la nostra attenzione «sull’utilità dell’inutile e sull’inutilità dell’utile». Attraverso le riflessioni di grandi filosofi (Platone, Aristotele, Zhuang-zi, Pico della Mirandola, Montaigne, Bruno, Kant, Tocqueville, Newman, Heidegger) e di grandi scrittori (Ovidio, Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto, Cervantes, Lessing, Dickens, Gautiér, Kakuzo Okakura, Garcia Lorca, Garcia Màrquez, Ionesco, Calvino). Invito espressamente i giovani a venire ad ascoltarlo perché mostra come l’ossessione del possesso e il culto dell’utilità finiscono per inaridire lo spirito, mettendo in pericolo non solo le scuole e le università, l’arte e la creatività, ma anche alcuni valori fondamentali come la dignità, l’amore e la verità. Il giorno 5 avremo ospite Matteo Palumbo, professore di Letteratura italiana nell’Università di Napoli “Federico II”. Fra le sue pubblicazioni: “Il romanzo italiano da Foscolo a Svevo” (Carocci, 2007), e c’intratterrà parlando di Ugo Foscolo. Il giorno 9 la prof.ssa Sabrina Spinazzè specializzata in Storia dell’Arte Medievale e Moderna presso l’Università “La Sapienza” di Roma, che si occupa di arte italiana tra Ottocento e Novecento, con particolare attenzione all’ambiente romano, umbro e abruzzese e alla produzione artistica femminile, ci parlerà di Francesco Paolo Michetti pittore e fotografo italiano morto nel 1929 che raggiunse la definitiva fama internazionale, nel 1877, quando espose a Napoli l’eclatante tela del Corpus Domini (acquistata dall’imperatore Guglielmo II di Germania). Nel 1888, riferendosi alla geniale e rivoluzionaria opera del Michetti, Gabriele d’Annunzio scrisse: «E il Corpus Domini era per tutti noi, cercatori irrequieti di un’arte nuova, il Verbo dipinto; era, nella nostra chiesa, l’immagine delle immagini». Il giorno 12 lo scrittore Ciro Raia ci presenterà la sua ultima opera Storia di una rivoluzione: il 1799 a Napoli, per i tipi di Guida Editore. Si legge nella recensione: «Nel 1799, nel Regno di Napoli, governano Ferdinando IV di Borbone e sua moglie Maria Carolina, l’uno con superficialità, l’altra con cattiveria. Non a caso si dirà che “il vero re è la regina”. Il popolo, specialmente nella città capitale del Regno, è morbosamente legato al re e accoglie, pertanto, con diffidenza le prime esperienze giacobine nate anche sull’onda della rivoluzione francese. Poi, con l’arrivo del generale francese Championnet prende forma l’idea della repubblica e si dà vita ad un governo, che dura in carica solo sei mesi. Presto, infatti, l’idea repubblicana affoga nel sangue della repressione e nell’odio covato dalla regina Maria Carolina contro ogni anelito di libertà. La Repubblica napoletana del 1799 è il racconto di uno spaccato di storia tra riformismo e utopia, tra passioni e speranze, tra cronaca e documentazione. E del racconto di sei mesi epici sono protagonisti lazzari ed intellettuali, preti e nobili, popolane e castellane. Insieme al Vesuvio, a San Gennaro e a Sant’Antonio, testimoni o protettori di tutti gli eventi. Fino al tragico epilogo di Piazza Mercato, luogo in cui Ferdinando IV, consuma la sua vendetta, mandando al patibolo Eleonora Pimentel Fonseca, Mario Pagano, Vincenzo Russo, Gennaro Serra di Cassano, Michele Marino insieme ad altri innumerevoli martiri, provocando “un’ecatombe, un macello di carne umana, che ha stupito il mondo civile e reso attonita e dolente tutta l’Italia”». Su questa falsa riga il giorno 15, il prof. Guido D’Agostino, dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Dipartimento di Discipline Storiche, ove insegna Storia e Istituzioni del Mezzogiorno d’Italia nell’età medioevale e moderna, presenterà “Il filo rosso del Regno. Da Masaniello alla Repubblica giacobina”. Ci porterà per mano, quindi, dalla metà del 1600 agli inizi del 1800. Tommaso Aniello d’Amalfi, meglio conosciuto come Masaniello, è stato il protagonista della rivolta napoletana che vide, dal 7 al 16 luglio 1647, la popolazione della città insorgere contro la pressione fiscale imposta dal governo vicereale spagnolo. Secoli dopo ancora gente del popolo divenne protagonista: è la rivolta dei cosiddetti lazzari, che oppose una forte resistenza all’avanzata francese. È anche parte della nostra storia e conviene ricordarne i capisaldi. Nel 1796 le truppe francesi, guidate dal generale Napoleone Bonaparte cominciano a riportare significativi successi in Italia. Il 23 ottobre del 1798, il Regno di Napoli entrava nuovamente in guerra con i francesi, con l’appoggio della flotta inglese comandata dall’ammiraglio Horatio Nelson. Una immediata e risoluta controffensiva dell’armata francese del generale Jean Étienne Championnet sbaragliò rapidamente l’esercito napoletano alla battaglia di Civita Castellana e l’esercito francese entra a Napoli il 23 gennaio 1799. Il Re tornò precipitosamente a Napoli, e il 21 dicembre si imbarcò di nascosto sul Vanguard dell’ammiraglio Horatio Nelson con tutta la famiglia e venne affidato al conte Francesco Pignatelli l’incarico di vicario generale e da questi fu dato ordine di distruggere la flotta, che venne incendiata. Seguirono alcuni giorni di confusione e anarchia. Alla notizia della capitolazione il popolo di Napoli e di parte delle province insorse violentemente in funzione antifrancese: è la rivolta dei lazzari. Nel frattempo nella città scesero però in campo anche i repubblicani, i giacobini e i filofrancesi e si giunse alla guerra civile: il 20 gennaio i filofrancesi riuscirono con uno stratagemma a entrare nella fortezza di Castel Sant’Elmo, da cui aprirono il fuoco sui lazzari che ancora contendevano l’ingresso della città ai francesi. Cannoneggiati alle spalle, furono costretti a disperdersi e il generale Championnet riuscì a schiacciare la resistenza. Circa 3.000 popolani antifrancesi furono uccisi negli scontri. Il 23 gennaio, con l’approvazione e l’appoggio del comandante dell’esercito francese, viene proclamata la Repubblica Napoletana. L’Istituto di Cultura “Torquato Tasso” intende ringraziare il Sindaco e l’Amministrazione comunale per il sostegno dato e per quanto ancora riusciranno a fare insieme per tenere alto nel mondo il nome della nostra prestigiosa città.

Aniello Clemente

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