L’Istituto di cultura Torquato Tasso presenta GHENOPOLIS di Gennaro Castaldo all’Hotel Continental a Sorrento

L’evento

Sarà presentato a Sorrento, giovedi 4 luglio 2019 alle 18,30, a cura dell’Istituto di Cultura Torquato Tasso, presieduto da Luciano Russo, nell’incantevole location di proprietà del dinamico e colto albergatore Carlo Scala, l’Hotel Continental, in Piazza della Vittoria, 4, il romanzo storico GHENOPOLIS di Gennaro Castaldo, che affronta la questione meridionale immaginando di poter tornare con la macchina del tempo in epoca borbonica per cambiare storia e destino di Napoli.

La trama

GHENOPOLIS è un romanzo in cui l’autore, Gennaro Castaldo, approfitta dell’escamotage del viaggio nel tempo per portare il lettore in tre periodi storici del Regno delle Due Sicilie: l’epoca del regno di Carlo di Borbone, quella di Ferdinando I e infine di Ferdinando II. Protagonista, Antonio Marsia, fisico quantistico, che intraprende questi avventurosi viaggi nel tempo nei tre periodi suddetti per risolvere un suo gravissimo problema di salute. Afflitto infatti da una malattia inguaribile, apprende che solo il viaggio nel tempo può aiutarlo: la soluzione al suo problema è nel passato E’ aiutato nell’impresa da Aldo Mey, docente di Medicina Legale e grande esperto di storia meridionale, in particolare fiero avversario della storiografia tradizionale che considera l’Unità d’Italia come liberazione. Scopo del professore, oltre che aiutare il suo amico, è l’ambizioso progetto di cambiare la storia: annullare gli effetti della spedizione dei Mille e far nascere una Napoli alternativa. Una Napoli che godrebbe di tutti i primati del passato se non glieli avessero disintegrati con l’Unità d’Italia. Il professore seleziona alcuni eventi ben precisi su cui intervenire, legati alle figure di Carlo di Borbone, di suo figlio Ferdinando I e del nipote di quest’ultimo Ferdinando II. Cambiando alcuni passaggi della storia, vuole cancellare i massacri, i roghi, le distruzioni di intere città, le deportazioni, le spoliazioni delle banche e l’annichilimento di qualsiasi iniziativa meridionale. Vuole rovesciare la “questione meridionale”: sarà il Meridione, allora, cambiando il corso della storia, a fare da traino per tutta la Nazione.

Valore dell’opera

Tra personaggi inventati e storie documentate, il romanzo, che è già alla prima ristampa, è un avvincente saggio storico meridionalista rivestito da un’accattivante forma fantastica, con il dichiarato proposito di rendere giustizia alla memoria del popolo napoletano. Notevole il lavoro di recupero dei contesti storico-ambientali e intenso l’amore che l’autore manifesta per Napoli e la sua storia gloriosa. L’interesse per l’opera è accresciuto dal notevole talento narrativo dell’autore, dotato del raro dono di una scrittura armoniosa e coinvolgente.

Cosa significa Ghenopolis

Spiega l’autore: “Il nome Ghenopolis viene da una mia precisa domanda fatta a un’amica insegnante di Latino e Greco: ‘Scusa, ma se Palepolis indica la città antica e Neapolis quella nuova, come si chiamerebbe la Napoli attuale, se fosse rimasta capitale del Regno?’- ‘Beh, dovremmo far riferimento a un termine che indichi trasformazione, prospettiva…’. Ed ecco allora…Ghenopolis!

Premio

Ghenopolis ha ricevuto il Premio Autore Golden Books Awards 2019, con la motivazione: “per la scrittura piacevole e ritmata, a tratti ironica, che caratterizza lo scrittore napoletano GENNARO CASTALDO. Ed è proprio Napoli che si sente in ogni pagina, che viene rievocata e messa nero su bianco con la sua vivacità tipica, mai sottotono. GHENOPOLIS è un romanzo complesso, con una trama ricca di intrecci, anche storici in cui, grazie al viaggio nel tempo, il moderno si scontra con l’antico per ricreare il futuro. L’antica Partenope, divenuta poi Napoli, si trasforma come da titolo in GHENOPOLIS, mostrandosi nuova, inedita, non più la stessa. Bella la descrizione del tutto in termini letterari, ottima esposizione complessiva da inizio a fine libro”.

L’autore

Nato a Napoli il 30/07/1958, Gennaro Castaldo esercita la professione di Medico Odontoiatra, specialista in Ortognatodonzia, e Osteopata. Relatore in numerosi congressi scientifici e insegnante nelle materie di sua competenza, per pura passione ha associato all’aspetto professionale quello di scrittore. Con lo pseudonimo Gene R. Seesign ha all’attivo un romanzo, “I Custodi della Rivelazione”, edito da Eracle nel 2013. Il libro ha fatto incetta di premi: si è classificato al primo posto al concorso per  narrativa edita al Premio Internazionale città di Caserta 2015; è stato selezionato tra i finalisti del Napoli Time 2015; ha ricevuto una menzione d’onore al Premio Internazionale di Arti Letterarie città di Matera 2015 e un Attestato di Merito della Giuria al premio Holmes Awards 2016; ha ricevuto a Roma il premio della giuria di qualità al Premio Perseide 2016. Due suoi racconti sono stati inseriti in altrettante antologie. E’ inoltre autore di testi teatrali e musicali.

Carlo di Borbone

Il 10 Maggio 1734 un appena diciottenne Carlo (nato a Madrid nel 1716), figlio di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese (per cui divenne anche Duca di Parma e Piacenza), entrò trionfante nella città di Napoli rendendola capitale di uno Stato tornato ad essere sovrano e indipendente, il Regno di Napoli, che era riuscito a togliere agli Austriaci assieme al Regno di Sicilia. A Palermo fu incoronato come Carlo III di Sicilia, a Napoli avrebbe dovuto essere re con l’appellativo di Carlo VII di Napoli, tuttavia egli rifiutò la numerazione optando per un semplice “Carlo”, per sottolineare il fatto di essere re di uno stato indipendente, a differenza dei precedenti sovrani. A causa della giovane età, nei primi anni di regno fu consigliato nelle scelte di governo soprattutto dalla madre, una donna forte, istruita, saggia, di illustre famiglia nobiliare. Carlo di Borbone fu un sovrano illuminato, che si circondava di intellettuali, artisti e uomini politici che portavano avanti le idee dell’Illuminismo che nel ‘700, detto appunto secolo dei lumi, si diffusero in tutta Europa ponendo in primo piano assoluto l’intelletto umano, contro l’ignoranza e la superstizione. D’altra parte Napoli insieme a Parigi fu la città che più contribuì alla corrente, con i suoi lucidi intellettuali. Tra i primi atti di governo di Carlo la tassazione dei beni ecclesiastici, che, ingenti grazie a speciali privilegi del passato, permisero di triplicare le entrate del Regno. Durante il regno di Carlo, Napoli si arricchì moltissimo dal punto di vista artistico: a lui si deve l’apertura degli scavi di Ercolano, Pompei e Stabia; la realizzazione del Real Teatro di San Carlo; la Reggia di Portici, la Reggia di Capodimonte e la maestosa Reggia di Caserta, affidata a Luigi Vanvitelli per rivaleggiare con quella di Versailles; il Foro Carolino (oggi Piazza Dante) sempre ad opera del Vanvitelli; il gigantesco Real Albergo dei Poveri dell’architetto Ferdinando Fuga; il rinnovamento e ampliamento di Palazzo Reale; la fondazione della Real Fabbrica di Capodimonte per la produzione della porcellana; la fondazione dell’Accademia di Belle Arti. Grazie a tutto ciò, Napoli divenne una grandissima capitale europea, sicuramente e di gran lunga la più importante città in Italia, ambitissima meta del Gran Tour capace di stregare Goethe e Stendhal. Carlo si innamorò a prima vista della sua capitale e del suo popolo, che ricambiava quell’amore, tanto che imparò la Lingua Napoletana per diventare egli stesso napoletano, comprendere ed essere vicino alla sua gente. Nel 1759 il trono di Spagna rimase improvvisamente vuoto per la morte dello zio e proprio Carlo dovette occuparlo, a malincuore e controvoglia. Secondo una leggenda che pare abbia, comunque, un fondamento di verità, al momento di lasciare il suo Regno si tolse dal dito un anello che portava sempre, rinvenuto a Pompei, poiché, disse, apparteneva ai napoletani, non a lui.

Ferdinando I di Borbone

Nato a Napoli, nel Palazzo Reale, il 12 gennaio 1751 e sempre a Napoli deceduto, a 74 anni, il 4 gennaio 1825, è stato re di Napoli nel periodo della Rivoluzione napoletana del 1799. Figlio di Carlo di Borbone (divenuto poi re Carlo III di Spagna) e della principessa Maria Amalia di Sassonia (nipote dell’imperatore austriaco Giuseppe I), il suo regno, durato quasi 66 anni, è uno dei più lunghi nella storia italiana e non solo (è al nono posto nella classifica dei regni più lunghi della storia). Passato agli annali di storia con i nomignoli datigli dai lazzari napoletani di Re Nasone (per l’aspetto) e Re Lazzarone (per via dell’educazione popolana e spiccia ricevuta dal ragazzo, che si esprimeva in dialetto e senza alcuna considerazione per l’etichetta), salì al trono come Ferdinando IV di Napoli e Ferdinando III di Sicilia (prima che le due corone fossero fuse nel Regno delle Due Sicilie) all’età di appena otto anni e mezzo. Era il figlio maschio terzogenito della coppia reale. Prima di lui, oltre a cinque principessine (quattro delle quali morte in tenera età), erano nati Filippo, erede al trono napoletano, e Carlo Antonio. Per lui si doveva prospettare un futuro da religioso, infatti la madre lo aveva destinato a una brillante carriera ecclesiastica, da cardinale e forse anche erede del trono papale. Ma quando suo padre fu chiamato nel 1759 sul trono di Spagna, a prendere la più prestigiosa corona di Spagna perchè lo zio Ferdinando VI, re di Spagna, era morto senza lasciare eredi, si trovò a salire al trono di Napoli e a quello di Sicilia, dato che il padre portò con sé Carlo Antonio quale successore, mentre il primogenito Filippo era stato escluso dalla successione perché menomato psichico. Poiché aveva appena 8 anni, gli si affiancò un Consiglio di Reggenza. Refrattario allo studio e agli impegni della vita di corte, il giovane re non s’interessò quasi per niente della politica del regno. Il giovane Ferdinando amava stare all’aria aperta, adorava la caccia, la pesca e cavalcare. Si esprimeva solo in Napoletano e alla compagnia dei cortigiani preferiva quella dei servi. Alexandre Dumas racconta che durante i consigli di stato aveva proibito l’uso dei calamai, perché si stancava di scrivere, e per la sua firma riuscì a far meglio di Napoleone, che ridusse la sua ad una sola lettera “N”, in quanto faceva apporre un timbro. Nel 1768, a 17 anni, sposò, per procura, attraverso un contratto matrimoniale stipulato dal Consiglio napoletano con gli Asburgo, l’arciduchessa Maria Carolina d’Asburgo, figlia dell’imperatore Francesco I e sorella di Maria Antonietta moglie del re di Francia Luigi XVI (ghigliottinati nel 1793 dalla Rivoluzione francese). La coppia ebbe ben diciotto figli, di cui nove morirono in tenera età e solo quattro sopravvissero ai genitori. Maria Carolina ha sempre esercitato su di lui un forte potere, era lei il vero re, si diceva a Napoli. La regina determinò una politica napoletana prepotentemente filoaustriaca, aiutata in questo dal disinteresse mostrato dal marito per gli affari di Stato, che le lasciò campo libero. Re Nasone le fu ampiamente infedele: amava intrattenersi con donne di rango nobile dalla rinomata bellezza, ma anche con le contadine prosperose della campagna campana. Con lo scoppio della Rivoluzione francese, nel 1789, e la successiva caduta della monarchia francese e la morte sulla ghigliottina dei reali di Francia, la sua politica cominciò ad avere un chiaro carattere antifrancese e antigiacobino. Nonostante la strenua resistenza dei lazzari, fedelissimi al re, nel 1799, quando le truppe di Napoleone invasero Napoli proclamando la Repubblica Partenopea (23 gennaio 1799), Ferdinando e Maria Carolina fuggirono a Palermo scortati dall’ammiraglio Nelson, accolti con favore dal popolo siciliano. Successivamente, quando il 7 maggio le truppe francesi furono richiamate nel Nord Italia, lasciando sguarnita la capitale, approfittando dell’occasione, il cardinale Fabrizio Ruffo mise insieme il cosiddetto Esercito della Santa Fede, composto da venticinquemila uomini e supportato dall’artiglieria inglese. Dopo una rapida risalita della Calabria, i sanfedisti si ricongiunsero ai lazzari capeggiati dal bandito Fra Diavolo nella riconquista di Napoli, determinando il crollo della Repubblica Partenopea, con un’azione combinata tra i sanfedisti del cardinale Ruffo da terra e la marina inglese dal mare. Così i Francesi vennero scacciati da Napoli e Ferdinando ne riprese possesso, mettendo in atto violente persecuzioni dei patrioti repubblicani (l’atroce “Restaurazione”). La Famiglia Reale ritornò a Napoli il 31 gennaio 1801, accolta da festeggiamenti, archi, carri allegorici e luminarie. Sconfitto di nuovo da Napoleone nel 1805, il re fu costretto all’esilio a Palermo per 10 anni, nel corso dei quali Maria Carolina morì, a Vienna (dove era stata esiliata, dietro pressioni britanniche, perché accusata di complotto verso l’Inghilterra) nel 1814, e il marito, dopo appena tre mesi, convolò a nuove nozze con la duchessa siciliana Lucia Migliaccio. Il trono del Regno di Napoli, nel frattempo, fu affidato prima a Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, e poi al Maresciallo dell’Impero di Francia, Gioacchino Murat. Dopo la caduta di Napoleone a seguito della disfatta di Waterloo, nel 1816 il re Ferdinando sconfisse Murat e tornò al trono del nuovo Regno delle Due Sicilie, come Ferdinando I delle Due Sicilie. Del re va ricordato l’impegno a favore della cultura: istituì nel 1805 l’Università di Palermo, riorganizzò quella di Napoli, diede un forte impulso agli scavi di Ercolano e di Pompei e alla reggia di Caserta, opere avviate da suo padre, fece erigere il Teatro San Ferdinando, creò la Reale Accademia Militare della Nunziatella e la Real Colonia di San Leucio, per la produzione della seta, una vera e propria industria tessile con macchinari all’avanguardia per l’epoca, creando un borgo attorno a questa sede di produzione, e dando lavoro a migliaia di persone. Il sito oggi è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

Ferdinando II di Borbone

Ferdinando II di Borbone (nato a Palermo, il 12 gennaio 1810, e morto a Caserta, il 22 maggio 1859, a soli 49 anni), chiamato anche Re Bomba (per il bombardamento di Messina del 5 settembre 1848, contro l’insurrezione della città), è stato re del Regno delle Due Sicilie dall’8 novembre 1830 alla morte. Salì al trono appena ventenne ed è ricordato per il suo dinamismo e il fattivo entusiasmo. Sotto il suo dominio, il Regno delle Due Sicilie conobbe una notevole ripresa economica e una serie di riforme burocratiche e innovazioni in campo tecnologico, come la costruzione della Ferrovia Napoli-Portici, la prima in Italia, e di impianti industriali avanzati, quali le Officine di Pietrarsa. Realizzò industrie, strutture, strade, porti, sviluppò commerci e istituti sociali. Diede inoltre un grande impulso alla creazione di una Marina Militare e mercantile, attraverso le quali aumentò il livello degli scambi con l’estero. Fu inoltre molto vicino ai ceti popolari: raccomandava ai suoi funzionari di ascoltare chiunque del popolo e a soddisfare con amore i bisogni delle popolazioni, e si impegnò per non aumentare le imposte, anche a costo di ridurre il suo appannaggio. Fu molto religioso, privilegiando l’istruzione cattolica: soleva dire che il suo regno era difeso per tre quarti dall’acqua di mare e un quarto dall’acqua santa. A causa però del suo temperamento reazionario e del perdurante contrasto con la borghesia liberale, che culminò nei moti rivoluzionari del 1848, il suo regno, dopo un breve esperimento costituzionale, fu segnato fino al termine della sua carica da una progressiva stretta in senso assolutista, che lo portò ad accentrare fortemente su di sé il peso dello Stato. Alla sua morte, il Regno delle Due Sicilie passò al figlio Francesco II, che lo avrebbe perso in seguito alla Spedizione dei Mille e l’intervento piemontese. Sposò a Genova il 21 novembre 1832 Maria Cristina di Savoia, quarta figlia del Re Vittorio Emanuele I, dalla quale nacque l’erede Francesco. Rimasto vedovo sposò in seconde nozze il 9 novembre 1837 Maria Teresa d’Austria. I suoi fratelli lo tradirono: Carlo partecipò a una congiura per ucciderlo, mentre dopo la sua morte Leopoldo e Luigi tradirono il Regno rendendo possibile l’invasione piemontese e la conseguente spoliazione economica del Meridione seguita alla conquista militare del 1860-61, con l’appoggio dell’Inghilterra con cui per motivi economici (il controllo della zolfo siciliano) il re aveva rotto anni prima. Con il proclama di Vittorio Emanuele a “Re d’Italia per grazia di Dio e volontà della nazione”, il Regno delle Due Sicilie, che fino ad allora era lo Stato più florido d’Italia, ne fu distrutto.

La questione meridionale

Per questione meridionale si intende la situazione di disparità economica e sociale del Mezzogiorno in confronto alle altre Regioni dell’Italia. La corrente storiografica maggioritaria sostiene che le differenze tra le diverse aree della Penisola fossero già molto marcate al momento dell’Unità d’Italia, mentre nuove correnti storiografiche tendono ad attribuire l’impoverimento del Sud alle politiche perseguite dal nuovo Stato unitario, dato che, prima dell’Unità, non vi erano marcate differenze economiche a livello territoriale e prima del 1860 non vi era quasi traccia di grande industria in tutta la Penisola, compreso il Nord, che si è successivamente espanso a spese del Sud.

Il Sud aveva comunque dei punti di debolezza connaturati alla sua storia: il dominio di monarchie straniere, soprattutto la spagnola, incapaci di creare uno stato moderno; la persistenza dei privilegi di nobili e latifondisti che mantenevano un regime feudale e fortemente classista, teso a proteggere la ristrettissima casta dominante del regno, impedendo l’emergere di una classe borghese e mantenendo il popolo nel servilismo, nell’ignoranza e nella miseria, col proliferare di criminalità, malattie e morte. Dopo l’unificazione, la classe dirigente era tutta del Nord e non conosceva problematiche e bisogni del Meridione. Il peggioramento delle condizioni di vita e la disillusione rispetto alle aspettative create dall’unificazione portò il popolo meridionale, oppresso dalla fame, sconvolto dall’aumento delle tasse, disperato per l’incremento dei prezzi sui beni primari, costretto alla leva obbligatoria, a una serie di rivolte, con l’affermarsi del fenomeno del brigantaggio, a cui il nuovo Stato reagì con l’invio di soldati, esecuzioni sommarie anche di civili e saccheggi e incendi di interi paesi, creando una situazione da guerra civile, e adottando un modello amministrativo di tipo dirigista e autoritario, in cui le autonomie locali venivano sottoposte al rigido controllo del governo centrale, una sorta di atteggiamento colonizzatore, che accrebbe l’astio popolare contro il nuovo ordine e la sensazione di estraneità e ostilità allo Stato che si è poi radicata nel Mezzogiorno. Nei decenni successivi all’Unità, il grave impoverimento del Sud ha inoltre causato il massiccio fenomeno dell’emigrazione, che ha impoverito ulteriormente il substrato sociale e culturale delle Regioni meridionali. Il danno maggiore inflitto all’economia del Mezzogiorno dopo l’Unità d’Italia fu causato dalla politica protezionistica adottata dallo Stato a favore dell’esclusivo monopolio economico del Nord sul mercato italiano. Tutti i provvedimenti legislativi successivi all’Unità hanno sempre penalizzato gli interessi meridionali di fronte a quelli dell’Italia settentrionale. La storiografia revisionista sostiene la tesi dello sfruttamento del Sud a vantaggio del Nord, in particolare il fatto che, il cosiddetto triangolo industriale “Torino-Milano-Genova” si sarebbe sviluppato economicamente sottraendo risorse al Meridione.

Dopo le grandi guerre, che aumentarono le diseguaglianze Nord-Sud, a varie riprese il governo italiano destinò fondi allo sviluppo del Mezzogiorno, creando pure un istituto finanziario chiamato Cassa del Mezzogiorno per gestirne i flussi, ma tali investimenti vennero utilizzati male e secondo pratiche assistenzialistiche, e vanificate dalla corruzione e criminalità organizzata. Ancora oggi, vari problemi strutturali ipotecano le possibilità di progresso economico del Meridione: la carenza di infrastrutture, la presenza di un sistema bancario poco attento alle esigenze del territorio (le vecchie grandi Banche del Sud, a partire dagli anni ’90, sono state via via inglobate nei grandi gruppi del Nord, come ad esempio il Banco di Napoli), i ritardi di una pubblica amministrazione spesso pletorica, l’emigrazione di tanti giovani che a causa della limitata crescita economica non trovano un lavoro, e soprattutto l’infiltrazione della malavita organizzata nella vita politica ed economica del Sud, fattore questo che rappresenta il principale freno alla crescita economica meridionale.

Cosa può fare un romanzo contro tutto questo? Probabilmente nulla, ma già parlarne è importante!

Carlo Alfaro

 

 

 

Tagged under

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Piano di Sorrento

Piano, tra eventi natalizi e cultura

Una sinergia tra Comune, Museo Geroge Vallet, Ascom e territorio per valorizzare la cittadina costiera Foto…

07 Dic 2019 Campania Cronache d'Italia Italia del Sud Piano di Sorrento Uncategorized Giuseppe Spasiano

Meta

Consiglio di Stato ha accolto le tesi di Comune ed…

Rassegna stampa.Fonte Positano news Consiglio di Stato ha accolto le tesi di Comune ed Italia Nostra negando permesso a costruire parcheggio…

05 Dic 2019 Campania Cronache d'Italia Italia del Sud Meta Redazione

Vico Equense

Turismo 4.0. La Penisola Sorrentina eletta come meta da sogno…

I risultati dell’indagine di Tourist Satisfaction effettuata nell’ambito del Progetto “Big Data e Tecnologie 4.0”  Vico Equense - Lunedì 16 dicembre…

10 Dic 2019 Campania Cronache d'Italia Europa Italia del Sud Uncategorized Vico Equense Giuseppe Spasiano

Capri

Anacapri, passeggiata a Cetrella per un incontro ideale tra Norman…

Domenica 15 dicembre, appuntamento alle 10.00 in piazza Vittoria   Domenica 15 dicembre, appuntamento alle 10.00 in piazza Vittoria ad Anacapri, “Sulle…

10 Dic 2019 Campania Capri Cronache d'Italia Europa Italia del Sud Uncategorized Giuseppe Spasiano

Anacapri, stop ai rapporti con Capri dopo il no alla…

L'annuncio del sindaco Scoppa: "Rottura istituzionale nell'Isola azzurra"   Lo stop al progetto per una funicolare sotterranea tra Capri ed Anacapri ha…

02 Dic 2019 Campania Capri Cronache d'Italia Italia del Sud Uncategorized Giuseppe Spasiano

Positano

Vietri sul Mare, presentazione libro "Negritudine della ceramica vietrese. Da…

Si terrà Presso il Centro Culturale C.a.T. mercoledì 4 dicembre alle ore 18,00 Presso il Centro Culturale C.a.T., in Via Ospizio 3 a…

04 Dic 2019 Campania Cronache d'Italia Italia del Sud Positano / Costiera Amalfitana Uncategorized Giuseppe Spasiano

Piovono pietre sulla Salerno-Vietri

Restringimento strada provoca rallentamenti e disagi   Il distacco di pietre dal costone roccioso sovrastante Via Benedetto Croce, al confine tra Salerno e Vietri sul…

26 Nov 2019 Campania Cronache d'Italia Italia del Sud Positano / Costiera Amalfitana Uncategorized Giuseppe Spasiano

Inline

Seguici su Facebook

Inline

Seguici su Facebook