La Controra alla Libreria Tasso: quattro passi nella storia di Napoli

LA CONTRORA di Antonino Nocito Alloni alla Libreria Tasso

Romanzo storico-

Titolo: La Controra

Collana: Pagine d’Autore, Guida Editori

L’evento

I sentieri de LA CONTRORA

Lunedi 27 gennaio ore 19:30

Libreria Tasso, Piazza Angelina Lauro, 18/19, 80067 Sorrento

Percorso letterario di presentazione del romanzo, in presenza dell’Autore. Conduce Carlo Alfaro.

L’ambientazione

Il romanzo storico è ambientato nella Portici del 1888, nel periodo dell’Italia post-unitaria. L’Unità d’Italia era avvenuta da poco più di un ventennio, nel 1861, e Napoli aveva ancora l’aspetto sontuoso della Napoli dell’Ottocento, capitale di un Regno glorioso, con i suoi nobili palazzi pregni di storia e ricchezza, ma era avvilita ovunque da povertà e degrado, che fecero da humus fertile a una violenta epidemia di colera, nel 1884, da cui nacque la necessità di creare un Risanamento della città, con l’esecuzione di profondi interventi di bonifica dei quartieri. Portici era un po’ un’oasi felice, sita in riva al mare e alle falde del grande vulcano. Costituiva, con la splendida Reggia di Portici fatta costruire dal sovrano Carlo III di Borbone, un po’ il cuore dell’estinto Regno delle Due Sicilie, essendo stata nel secolo che stava concludendosi una delle sedi più amate dai regnanti e nobili napoletani, meta privilegiata della Famiglia Reale e della Corte. La Portici dell’epoca ritratta nel libro era una cittadina tranquilla, ma densa di contraddizioni. Di quella stagione felice in cui era la residenza di lusso dei regnanti, restavano, come anche oggi, i palazzi e le ville nobiliari che punteggiano il litorale tutto intorno al grande parco della Reggia Marittima. Ma l’aristocrazia porticese era sempre più alle prese con l’erosione dei grandi patrimoni fondiari, insidiata dalla borghesia cittadina in forte ascesa sociale. Da sfondo alla vicenda narrata nel romanzo, la vita della provincia di fine ‘800, tra i ricevimenti delle nobili famiglie napoletane, gli amori, i sogni e le speranze dei giovani protagonisti, i cambiamenti di una società ancora caratterizzata da solchi profondi tra ceti differenti, ma già velocemente proiettata verso la modernità. La trama si districa tra Napoli, la costiera, fin nell’antico Monferrato e, quindi, sulle Alpi, ad Arco in territorio ancora austriaco.

La trama

La storia inizia il 4 gennaio del 1888, con un incipit definito dalla critica “manzoniano”. Una notte che sta già trasformandosi in mattino, due anziane e illetterate donne bussano alla porta del palazzo di Giuseppe Pace, il notaio di Portici. Sono le domestiche di un vecchio senatore del nuovo Regno d’Italia, il napoletano Antonio Ranieri, morto poche ore prima nella grande villa dei baroni Zelo. La data e le circostanze della morte del noto personaggio, che ha legato il suo nome a quello di Leopardi, sono autentiche. Da questo inizio l’autore fa scaturire una storia di continue scoperte e colpi di scena i cui protagonisti sono due giovani cugini, Gennaro, figlio del notaio, e Anna Attanasio, ultima gemma di una nobile stirpe, orfana di entrambi genitori, senza fratelli o sorelle, sulla quale, fino al compimento del ventunesimo anno di età, vige l’obbligo di attenersi alle decisioni del Consiglio di famiglia. Così, dopo essere stata per lungo tempo affidata a un primo zio, ora Anna ha trovato una nuova e temporanea famiglia in quella di un’altra zia, la moglie del notaio Giuseppe Pace. Il notaio apre il testamento dell’anziano senatore e si imbatte in un segreto che il defunto nascondeva da oltre 50 anni. Si tratta di preziose e sconosciute carte, dal valore perciò inestimabile, del suo grande amico, Giacomo Leopardi, cui fu vicino in giovinezza negli ultimi anni di vita. L’amicizia tra i due, quanto mai diversi tra loro, è stata oggetto di meraviglia e congetture da parte di tutti gli studiosi del Leopardi. Un’amicizia nata nei salotti di Firenze nel 1830. Il genio trentenne di Recanati, arrivato a Firenze per la generosità di estimatori toscani, non riesce a trovare un’occupazione con cui sostenersi, e incontra Ranieri, squattrinato ventiquattrenne napoletano, biondo, aitante, piacione, vanitoso, estroverso, gran seduttore, che si dà arie da viaggiatore internazionale ed esule politico. Quando Giacomo si dispera all’idea di tornare a Recanati per mancanza di soldi, gli offre aiuto e solidarietà, pur essendo precario quanto lui, portandolo con sé a Napoli, dal 1833 al fatale giugno 1837. Nel libro di Nocito, i segreti delle carte di Leopardi rendono quanto mai problematico per il notaio il testamento di Ranieri, foriero di imprevedibili sviluppi. Il grandissimo poeta era morto proprio nella casa di Ranieri, suo ospite. La vita di Antonio Ranieri (Napoli, 8 settembre 1806- Portici, 4 gennaio 1888) è stata costellata di vari eventi, e vissuta spesso controcorrente. Nel 1839 aveva scritto il romanzo “Ginevra o l’orfanella della Nunziata”, nel quale svelava i gravi abusi perpetrati nell’ospizio di trovatelli: immediatamente sequestrato, il romanzo ebbe enorme circolazione clandestina, e gli costò 45 giorni di carcere. Due anni dopo pubblicò “La Storia d’Italia dal V al IX secolo ovvero da Teodosio a Carlo Magno”, nella quale mostrava i mali d’Italia in conseguenza del potere temporale dei papi, che gli costò l’inimicizia del clero, e nel 1842 un romanzo filosofico, “Il frate Rocco”. Nel 1861 fu eletto come deputato al Parlamento del Regno d’Italia e vi fu più volte confermato fino al 1881. Come deputato si occupò della questione meridionale. Nel 1882 fu nominato senatore del Regno. Fu anche professore di Filosofia della storia nell’Università degli Studi di Napoli. Nel 1880 pubblicò i “Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi”, libro che suscitò non poche polemiche per rivelazioni quali quella di aver mantenuto il poeta a proprie spese e giudizi poco edificanti sul genio della letteratura mondiale. Nel romanzo di Nocito, nell’inventario dei lasciti del Ranieri preparato dal notaio Pace con la collaborazione del figlio, vengono fuori risultati del tutto inattesi sul sommo poeta, attraverso preziosi documenti rinvenuti tra le cose lasciate in eredità dal vecchio senatore alle sue fedeli serventi, all’interno di un baule di carte da lui definito di nessuna importanza. Il baule rappresenta uno dei primi colpi di scena che la scrupolosità del notaio Pace dovrà fronteggiare, grazie agli importanti dati che il romanzo disvela su scritti famosi di Giacomo Leopardi. Ma non è l’unico segreto che la grande casa in cui il senatore è morto nasconde al suo interno: proprio Gennaro, durante una ricognizione nello studio del Ranieri, rinviene un fascio di misteriose lettere di tanto tempo prima, spuntate per puro caso da un doppiofondo dove erano costudite senza che sembra neppure lui lo sapesse, lettere che un certo Pietromasi, ufficiale borbonico dell’esercito delle Due Sicilie, impegnato nella difesa della fortezza di Gaeta, scrive alla moglie dalla città assediata. Gennaro, con la cugina Anna, e Carolina, la figlia del proprietario del Caffè della piazza, scoprono a poco a poco che dietro quelle lettere si cela qualcosa di più delle semplici romanticherie di un soldato dal fronte per la sua amata. Qualcosa che ha condizionato il loro stesso passato, in quanto collegate a vicende storiche che interessano molto da vicino proprio la giovane Anna. La trama si dipana tra micidiali coincidenze e un mistero che aleggia sul destino dei giovani protagonisti. Davanti agli occhi a tratti eccitati, a tratti increduli e a tratti spaventati di Anna e Gennaro, si snocciola pian piano una fitta rete di avvenimenti, tradimenti, cospirazioni. Cose del passato, di decenni prima, quando un altro Re governava quelle terre, quando la dolorosa lacerazione di una lotta di Italiani contro altri Italiani aveva prodotto lutti e sofferenze che tutti, alla fine, avevano deciso di serbare per sé. Ma Anna e Gennaro vogliono sapere. La loro caparbietà li porterà a scardinare pian piano l’omertà e la voglia di dimenticare che li circonda. Così, la loro storia personale, frutto di fantasia, offre uno spaccato di una fetta drammatica della storia d’Italia e del Meridione.

I personaggi

Protagonista, la diciottenne Anna Attanasio, orfana di entrambi i genitori, di nobili origini, accolta da qualche mese a Portici, in casa dello zio notaio, Giuseppe Pace, dove dovrà restare fino al compimento dei 21 anni, quando potrà finalmente ereditare la ricca casa di famiglia a Napoli. Dai tratti ora fieri ed energici, ora ingenui e sentimentali, la giovane risulta una eroina di indimenticabile verità letteraria.

Accanto a lei, Gennaro Pace, giovane figlio primogenito del notaio, studente di Legge che collabora col padre, cugino di Anna e suo fraterno e inseparabile compagno di avventure e scoperte.

Carolina Genualdo, figlia del proprietario del Caffè della piazza, il primo “caffè” porticese. Il padre cela un segreto sulla sua prima moglie che mai vorrebbe svelare a Carolina e l’altra figlia.

Caterina, mite e fedele governante di casa Pace. Anche lei, come un po’ tutti i personaggi di questa storia, nasconde nel suo cuore semplice un dolore terribile che affiora dal passato, un vecchio amore per un brigante, Vito Rocco Nobile, che non è estraneo agli stessi Attanasio.

Lady Irene, bella e sensuale fanciulla dell’aristocrazia britannica, ospite con il fratello di amici di famiglia e al cui fascino Gennaro non sa resistere.

Poi c’è un giovane del Nord, un savoiardo intelligente e affascinante, ben introdotto nell’alta società, in procinto di partire per un viaggio a Costantinopoli, dove pare dovrà svolgere incarichi diplomatici. La sua personalità si insinua tra i due cugini, sempre più pericolosamente…

Il titolo

La “controra” è il periodo del giorno preferito da uno dei protagonisti, Gennaro: «La Controra era, senz’altro la parte del giorno che Gennaro preferiva. Il momento in cui poteva dedicarsi indisturbato, ai suoi sogni». Metaforicamente, è il periodo in cui tutto si ferma e tutto teoricamente può accadere. In particolare, l’Autore si riferisce alla fase della vita dei giovani protagonisti, nel passaggio dall’adolescenza alla maturità: simbolicamente, stanno vivendo la loro Controra, il momento della pausa, della riflessione, ma anche della libertà di sperimentare e di maturare. C’è in Anna e Gennaro una inquietudine latente, come se vivessero in una lunga interminabile controra, la controra della loro vita. In lei questo sentimento si rivolge alla propria famiglia, la cui assenza ha fatto sì che la casa avita della giovane Attanasio a Napoli, ai Gradini di Sannicandro e di cui potrà disporre solo al compimento della maggiore età, si sia trasformata nella sua mente nel traguardo finale, nel superamento dei suoi dolorosi affanni. I Gradini di Sannicandro diventano simbolo agognato della riconquista dell’indipendenza e dunque in qualche modo della sua stessa vita. Gennaro, studente di giurisprudenza che aiuta il padre nel suo lavoro, è caparbio, curioso, intelligente e puro; è anche però un giovane, e la vita gli si piazza davanti ancora senza un volto definito. Le sue meditazioni solitarie, la sua timidezza, quella riservatezza a volte scontrosa che solo verso la cugina sembra sciogliersi in un affetto fraterno, sono il frutto di un conto aperto con il futuro, con la propria personalità e con i propri sentimenti ancora acerbi e difficili da decifrare.

Che tipo di romanzo è?

E’ innanzitutto un romanzo storico: la ricostruzione storica accurata, documentata e approfondita rende uno spaccato puntuale della storia d’Italia. La Storia del Regno delle due Sicilia e di alcune antiche famiglie, degli uomini e delle donne di fine Ottocento del nostro Meridione, viene presentata attraverso le storie romanzate dei vividissimi protagonisti, perfettamente calati nel loro contesto, che attraverso le proprie vicende affrescano un’epoca.

Ma è anche un avvincente thriller. E’ un romanzo pieno di segreti, che tutti sembrano coltivare, e su di essi sembra vigere l’obbligo che mai vengano rivelati alla giovane Anna. In un coinvolgente susseguirsi di rivelazioni e scoperte chiarificatrici, le vicende portano, poco alla volta, a ricostruire tutta una serie di intrecci misteriosi.

Infine, è un romanzo di formazione, che segue la progressiva maturazione della protagonista Anna attraverso i casi della vita, e la graduale scoperta della verità sulla sua famiglia; lo stesso in qualche modo accade anche per suo cugino Gennaro.

Significato del testo

Macrostoria e microstoria nel romanzo si intersecano mirabilmente, la realtà della Storia di fine ‘800 viene narrata attraverso le storie di fantasia due giovanissimi cugini nella controra della loro vita. Il lettore viene condotto a percorrere il filo di due cambiamenti, quello dell’Italia dal regno all’Unità e quello di due adolescenti che diventano adulti, in un romanzo intenso in cui realtà storica e finzione si compendiano all’insegna di un viaggio insieme personale e collettivo.

Il lavoro dell’autore

L’opera, ponderosa, è il frutto di una ultra-decennale e meticolosa ricerca storica e documentaristica dell’autore negli archivi anagrafici pubblici e privati, parrocchiali e notarili, partendo dai racconti fattigli da nonni porticesi e «… dalle carte di famiglia sorprendentemente salvate all’oblio». Un lavoro appassionato, paziente e capillare che ha permesso all’Autore di raccontare i fatti di un preciso periodo storico, la fine del Regno delle due Sicilie e ciò che ne conseguì, con la puntualità di un saggio storico che denuncia gli inganni e gli interessi personali che portarono alla fine del Regno e anche i tentativi messi in essere perché la verità non si conoscesse, ma con la particolarità che la verità storica viene svelata attraverso la storia dei protagonisti.

Il valore del romanzo

Il testo, che consta di più di 500 pagine, è scritto in forma scorrevole e si fa leggere facilmente per il dipanarsi accattivante delle vicende che lo rende intenso e appassionante.

Il tour

Una riuscitissima iniziativa legata al romanzo di Antonino Nocito Alloni è stata la passeggiata nel centro storico di Portici, alla ricerca dei luoghi in cui hanno vissuto i protagonisti della vicenda che ha raccontato. Partito dalla centralissima piazza San Ciro, sotto la meticolosa guida dell’autore del romanzo storico, eccezionale anfitrione, il gruppo di lettori e appassionati delle vicende locali, ha preso contezza dei palazzi abitati dalla diciottenne Anna Attanasio e suo cugino Gennaro Pace. Seguendo le tappe del percorso del tour letterario “dopo La Controra”, attraverso cui si svolge la storia, è stata prestata maggior attenzione: l’abitazione di Gennaro, sita nel palazzo alla via Bellucci Sessa, un tempo detta via Parrocchia, in volgo aret’ ’a parrocchia; la casa del notaio Giuseppe Pace, zio di Anna, ubicata al secondo piano del palazzo ad angolo tra via Enrico Arlotta e Michelangelo Naldi, ’o vico grande, all’epoca chiamata via Cannito; il palazzo di proprietà della famiglia Naldi, nell’omonima via; la villa Agata, coincidente con l’odierna villa Angelina, al corso Giuseppe Garibaldi, immaginaria casa del marchese di Acquasparta e infine la villa Menna, già proprietà del signor Felice Campanile, al corso Giuseppe Garibaldi. Inoltre, in ogni luogo raggiunto, narrato dalla viva voce dell’autore, hanno potuto ascoltare l’episodio in esso vissuto.

L’autore

Antonino Nocito Alloni, da sempre cultore di storia europea, ha speso anni di formazione personale nell’approfondimento storico, dal Medioevo ai primi del Novecento. Nato a Napoli il 3 marzo 1977, ha vissuto a Portici fino all’età di venticinque anni, frequentando l’Istituto dei Padri Scolopi Glicerio Landriani di Bellavista. Laureato in Ingegneria aerospaziale al Politecnico di Napoli, dal 2015 lavora in Leonardo alla divisione Elicotteri, presso la sezione staccata di Philadelphia, negli Stati Uniti d’America. Nel tempo libero, come volontario, tiene seminari di storia, cultura e lingua italiana all’America-Italy Society of Philadelphia.

Carlo Alfaro

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