La Cappella di Petrignano nel Casale di Montechiaro

La Cappella di Petrignano nel Casale di Montechiaro,e’ il titolo del secondo contributo inedito che l’avvocato Francesco Saverio Esposito ha inteso dedicare ai sempre piu’ numerosi lettori di storia patria,una storia fatta di uomini e donne di grande intraprendenza,una vera aristocrazia  che ha guidato la penisola sorrentina attraverso molti secoli.

Ma diamo voce al suo racconto ricco di documenti ed atti che per la prima volta vedono la luce dopo secoli di oblio, ripescati tra archivi pubblici e privati dal nostro Autore e restituiti alla nostra partecipe lettura.

Il link per scaricare il saggio storico

La Cappella di Petrignano a Montechiaro

 

“Ho creduto utile, in queste giornate di forzata clausura, procedere a qualche riflessione sulla storia locale e, dunque, dopo gli appunti sulla Torre di Scutolo vi propongo notizie sulla cappella di Santa Maria del Carmelo a Petrignano nel casale di Montechiaro.
Ritengo possa mostrarsi interessante apprendere che nel corso dei secoli questa piccola cappella gentilizia appartenne a famiglie che ebbero, almeno nella nostra area (in qualche caso anche oltre,) notevole peso sociale ed economico.
La cappella fu eretta, con tutta probabilità, nel XVII^ secolo e, comunque, in tale secolo, e per la precisione nel 1660, ve ne è traccia nel resoconto della visita pastorale che il Vescovo di Vico Equense, Mons. Repucci effettuò, proprio in quell’anno, nel casale di Montechiaro.

(Nella foto La cappella di Petrignano sovrastata dallo stemma dei Cosenza)

Una precedente indagine (vi è in proposito un articolo di Giuseppe Maffucci) ne attribuisce l’edificazione ad una certa famiglia Parlato possidente nel casale di diversi fondi e masserie.

(Nella foto La stradina che conduce alla Cappella di Petrignano)


Ignoro le vicende della cappella nel ‘600 ma dalla lettura di un atto di divisione rinvenuto all’Archivo Notarile di Napoli e stipulato dal Notaio Biagio Massa (è lo stesso notaio che avrebbe rogato nel 1796 l’atto di acquisto della Torre di Scutolo da parte dei germani Andrea e Ciro Cosenza dalla famiglia Bellobuono) il 2 Novembre 1785 posso ricostruirne alcune successive.
Con tale atto i sig.ri Mariano Lauro e gli eredi dei suoi fratelli, Costantino (e per questi i figli Benedetto e Raffaele) ed Antonino (e per questi l’unica figlia Grazia andata in sposa a Don Massimino Ruggiero della nota famiglia di capitani ed Armatori di Meta originari del casale di Alberi), divisero tra essi il fondo Petrignano costituito da vasti oliveti, dal palazzo padronale con l’annessa Cappella e da un antico frantoio per la molitura delle olive. All’atto è allegata perizia con cartografia del fondo come del palazzo. Già la visione di questa antica relazione tecnica e, soprattutto, dell’allegata cartografia appare di notevole interesse e ve ne propongo di seguito le immagini estratte dall’atto del Notaio Massa.

E’, dunque, probabile che il fondo Petrignano fosse stato acquistato, nel corso del 700, dai Lauro fin dal ‘500 tra le più autorevoli famiglie mercantili del Piano di Sorrento.
I Lauro, che avevano la loro abituale residenza nell’omonimo vicoletto ubicato tra via Bagnulo e l’attuale P.zza Cota, erano capitani ardimentosi ed armatori ragguardevoli, gestivano numerosi bastimenti (tartane e polacche) adibiti principalmente al trasporto di grano dalle provincie adriatiche del Regno alla capitale ma senza disdegnare viaggi nel resto del Mediterraneo ed, anche, oltre lo stretto di Gibilterra. Le loro navi erano precipuamente polacche, velieri a tre alberi con velatura mista ,varate sulla spiaggia di Alimuri o alla Marina di Cassano, in grado di navigare nel Mediterraneo ma anche, all’occorrenza, adottando velatura quadra su tutti gli alberi e più numeroso equipaggio (anche fino a 30 uomini indispensabili per la manovra delle vele), in Atlantico.

(Nella prima foto Polacca della tipologia varata all’Alimuri o a Cassano, nella seconda Varo all’Alimuri nel 1838)


Nel XVII-XVIII secolo furono legati da forti vincoli matrimoniali e d’affari con altre famiglie di armatori del Piano di Sorrento (Cafiero, Cacace ecc..) ma ,in particolare e fin dal ‘600,con i Maresca del ramo soprannominato “Mangiagalline”. Questi ultimi, a loro volta, si legheranno ai Ruggiero , con cui erano già in rapporti d’affari, attraverso il matrimonio celebrato nel 1786 tra Lucia, figlia del Cap. Michele Maresca (all’epoca all’apice delle sue fortune economiche tanto da essere nominato nel 1799 Tesoriere Generale del maggiore Banco Napoletano, il S. Giacomo e Vittoria) ed il capitano Mariano Ruggiero. Da questa unione discenderà, poi, quel Mariano Ruggiero, medico, che fu parlamentare nel primo parlamento nazionale di Torino nel 1861 e successivamente rieletto fino al 1886 nella XVa Legislatura.

(Nella foto On. Mariano Ruggiero, nato nel 1822)


Ai Lauro appartenne un certo Don Bonaventura , nominato da Carlo III di Spagna, di cui era confessore, Cappellano del Reggimento Guardie Valloni. Un reggimento di guardie pretoriane del re di Spagna fondato nel 1705 da Filippo V e composto da mercenari della Vallonia e, soprattutto, da mercenari napoletani di cui alcuni reclutati proprio nella nostra penisola. Don Bonaventura morì nella città di Barcellona (la salma con gli oggetti personali fu trasportata a Piano di Sorrento sulla polacca del cap .Mariano Cafiero futuro consuocero di capitan Michele Maresca ed interrata nella cappella gentilizia dei Lauro all’interno della Basilica di S. Michele sulla navata destra). L’attività prevalente della famiglia era legata al mare; i maschi furono, almeno a partire dal ‘500, per lo più capitani e armatori ma senza tralasciare le professioni e per alcuni il servizio religioso. Alcuni, come Giovan Michele, notaio nel Piano di Sorrento fino al 1756, altri come Pietro, medico nello stesso secolo, (ma anche altri) dediti alle professioni cosiddette liberali ma i più furono ,a partire da Giovan Camillo (1636) figlio di Stefano Lauro (1606), capitani e considerevoli armatori. Da questa famiglia discenderà il cap. Achille Lauro uno dei maggiori imprenditori marittimi sulla scena dell’armamento navale mondiale. A loro volta erano . come già affermato, importanti capitani ed armatori i Ruggiero originari del casale di Alberi.

(Nella foto Uno dei Palazzi dei Lauro edificato in stile neoclassico nella prima metà dell’800. Oggi sede della MSC)

Ma ecco che nello stesso periodo, verso la fine del XVIII, un’altra famiglia ha iniziato la propria scalata sociale: nel casale di Montechiaro si mostrano particolarmente dinamici ed operosi, sotto il profilo economico e finanziario, i Cosenza di vari rami (La famiglia Cosenza originariamente, nel ‘500 abitava tutta nel medesimo casale in via Calvania) e tra questi i germani Ciro e Andrea, gli stessi che nel 1796 avevano acquistato da tali Bellobuono (originari di Somma Vesuviana) il fondo Scutolo con annessa cappella gentilizia e la torre diruta posta sull’omonimo promontorio. Avendo notevoli disponibilità economiche i germani Cosenza, in questo periodo, acquistano fondi e fabbricati nei casali di Montechiaro e Seiano non lesinando la concessione a terzi che glie ne facevano richiesta prestiti, come risulta da vari atti rogati tra il 1790 ed il 1803 dal Notaio Biagio Massa attivo nel Piano di Sorrento per circa mezzo secolo dal 1759 al 1810.
In definitiva, in assenza di un sistema bancario articolato sul territorio i germani Cosenza svolgevano un’attività finanziaria non dissimile da quella posta in essere nel Piano di Sorrento da vari capitani ed armatori quali Michele Maresca, Alessio Cafiero, Ignazio Castellano, Costantino Lauro (da Costantino Lauro vissuto tra la fine del ‘600 e la seconda metà del ‘700 discendono i Lauro dell’atto di divisione del 1785 che ho menzionato) e altri ancora. Il tasso d’interesse praticato dai Cosenza è identico a quello praticato nel Piano di Sorrento, ovvero il 5-5,5% annuo, la garanzia anche in questo caso è l’acquisto di beni dal parte del creditore con patto di riscatto, ovvero con facoltà per il debitore, entro un termine pattuito, di restituire le somme avute in prestito con gli interessi maturati e così riacquistare il bene.
Ebbene, con atto per Notar Biagio Massa del 2.9.1792, Ciro ed Andrea Cosenza versano ai coniugi Don Massimino Ruggiero e Donna Grazia Lauro 300 ducati acquistando con patto di riscatto il fondo Petrignano.
Don Massimo Ruggiero apparteneva, come ho evidenziato, alla nota stirpe armatoriale originaria del casale di Alberi a Meta, mentre Donna Grazia era figlia del Capitano Antonino Lauro e nipote di Grazia Maresca (1687 – 1760) a sua volta figlia di Giovan Camillo Maresca Senior (un “Mangiagalline”) armatore del Piano di Sorrento (vissuto nel ‘600) che del capitan Giuseppe Lauro era il bisnonno.
Come è facile osservare queste antiche famiglie di capitani ed armatori del Piano di Sorrento erano profondamente intrecciate tra loro da vincoli di sangue e di affari tanto da formare una vera e propria casta. La ricchezza dei Cosenza, più recente, invece, aveva origini ben diverse connessa com’era alla coltivazione del baco da seta ed alla lavorazione del prodotto finale.
Ignoro se, poi, i coniugi Ruggiero/Lauro abbiano restituito ai Cosenza il prestito e però è certo che il fondo Petrignano con l’annessa cappella nella seconda metà dell’800 appartiene ad un altro ramo della famiglia Cosenza che aveva la sua residenza in un bellissimo fabbricato edificato tra fine settecento e primi ottocento ed ubicato proprio vicino a quella Cappella Rossa, posta sul crinale della collina di Montechiaro, ben visibile da ogni angolo della Penisola. Questi Cosenza sono, a loro volta, collegati anche ad Andrea Cosenza perché nel 1820 una figlia di questi, Camilla, ne sposava un componente, tale Pietro Cosenza, commerciante di tessuti in seta con punto di vendita in via Chiaia.
Sono questi Cosenza grandi produttori di seta tanto da essere menzionati negli Annali Civili del Regno delle Due Sicilie (volume 17, fascicolo XCVIII, mesi di Novembre e Dicembre, anno 1853, pag.76), dove si afferma che «per la prima volta comparivano quali espositori di seterie i signori Fratelli Cosenza. Essi non lavorano che stoffe per tappezzerie, ma tali, che per varietà, per novità, per bontà di tessuto, per eleganza e bizzaria di disegno, finezza e vivacità di colori possono dirsi senza ostentazione se non migliori almeno simili a quelle che a caro prezzo ci vengono dallo straniero».
E veniamo all’atto finale di questa vicenda legata al fondo Petrignano e alla omonima Cappella.
Il Fondo insieme a molteplici altre proprietà ,tra le quali il palazzo di famiglia della fine del 700 – primi 800 (oggi proprietà D’Angora), dove spesso da ragazzo mi recavo accompagnando mia nonna in visita, la Cappella Rossa ed innumerevoli altri fondi, in pratica tutta la collina che culmina con i casini di caccia frequentati da re Ferdinando II, divennero proprietà di Don Ferdinando Cosenza che però, con testamento del 1909, ne faceva dono alla famiglia del Conte Farina. Alla morte del Conte palazzo e chiesa furono lasciati alla Curia di Sorrento ed indi venduti ai Padri Carmelitani. Il fondo Petrignano credo sia rimasto nel possesso degli eredi del Conte Farina.

(Nella foto Palazzo Cosenza in località Cappella Rossa)


Consiglio di fare a piedi la passeggiata dalla Cappella Rossa fino a Petrignano e da li fino ad Alberi. Potrete godere della visione di scenari di incomparabile bellezza e magari questi appunti potranno esservi utili per collegare i luoghi a famiglie e personaggi del passato”.

Francesco Saverio Esposito

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