Inquinamento Sarno arrestati titolari di ditta (VIdeo)

Grave inquinamento ambientale del canale Bottaro, affluente del fiume

La mattina del 6 ottobre i Carabinieri del Gruppo per la Tutela Ambientale di Napoli, nell’ambito delle indagini finalizzate ad accertare le cause dell’inquinamento del fiume Sarno, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare applicativa della misura coercitiva degli arresti domiciliari, emessa dal GIP del Tribunale di Torre Annunziata su conforme richiesta della Procura della Repubblica, hanno proceduto all’arresto di 2 persone, titolari di una società con sede nel Comune di Torre Annunziata (NA), gravemente indiziate dei reati di inquinamento ambientale, violazione dei sigilli nonché scarico abusivo di reflui industriali. I provvedimenti cautelari scaturiscono dalle indagini condotte dai Carabinieri del NOE di Napoli e coordinate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, in merito ad una ipotesi di grave inquinamento ambientale del canale Bottaro, affluente del fiume Sarno.

L’attività investigativa ha consentito di accertare a carico degli indagati gravi indizi di colpevolezza in merito a plurimi scarichi abusivi, in corpo idrico superficiale, di sostanze tossico — nocive (zinco, rame, ammoniaca), provenienti dal ciclo produttivo del citato opificio industriale, operante nel settore della zincatura dei metalli.

I Carabinieri del NOE, con l’ausilio dei tecnici dell’ARPAC, hanno verificato che i reflui della produzione, contenenti le sostanze sopra indicate, venivano immessi nel canale Bottaro senza subire alcun trattamento depurativo ed in assenza del prescritto titolo autorizzativo.

Inoltre l’esito delle analisi eseguite dai tecnici dell’ARPA Campania ha confermato che i reflui industriali contenenti sostanze altamente tossiche, tutte superiori ai limiti tabellari, potrebbero provocare gravi danni per tutti gli organismi viventi, circostanza di particolare gravità in considerazione del fatto che il canale Bottaro, sviluppandosi per diversi chilometri in vari Comuni prima di confluire nel fiume Sarno, è tutt’ora utilizzato ai fini irrigui, distribuendo parte delle proprie acque nelle aree agricole attraversate, mediante un fitto reticolo di canali irrigui diramatori.

In particolare, sono stati accertati valori dello Zinco, che é un metallo bioaccumulabile, superiori di 200 volte al limite tabellare consentito normativamente.

L’immissione, nel citato canale, delle acque reflue contaminate da sostanze bioaccumulabili e altamente tossiche ha comportato una compromissione e un deterioramento significativo delle matrici ambientali di suolo, sottosuolo e acque superficiali, queste ultime usate nell’agrico1tura, con conseguente pericolo per la salute umana, sì da legittimare la contestazione del delitto di inquinamento ambientale.

La stessa ditta era già stata sottoposta a sequestro preventivo per i reati di scarico abusivo di reflui industriali nelle date del 8.3.2017, del 4.10.2018, del 29.4.2021 e, da ultimo, del  8.9.2021, essendosi accertato che i titolari della ditta, sebbene la stessa fosse in sequestro, avevano proseguito nell’attività illecita e, in particolare, avendo ottenuto dal giudice il dissequestro temporaneo dell’azienda per regolarizzare gli impianti di scarico dei reflui, avevano ripreso nottetempo l’attività produttiva e con essa lo scarico abusivo dei reflui.

Lo stesso Giudice per le Indagini Preliminari, nell’ordinanza cautelare, nel motivare le esigenze cautelari, sottolinea la “reiterata e continuata violazione dei sigilli, la pervicace prosecuzione dell’attività aziendale in un regime di totale illegittimità, la particolare gravità dei fatti oggetto di contestazione, il concreto pericolo che i suddetti indagati possano reiterare le condotte delittuose, compromettendo in maniera irreparabile le matrici ambientali ivi presenti”.

L’adozione della misura cautelare eseguita in data odierna – che rappresenta un’ulteriore, significativo approdo delle indagini finalizzate al contrasto ai crimini ambientali attraverso l’adozione di misure cautelari personali, oltre che reali, quali più incisivo deterrente nei confronti di ogni forma di criminalità ambientale – si inserisce nella più ampia e articolata attività investigativa condotta in modo capillare, da oltre un anno, dai Carabinieri del Comando Tutela Ambientale e dai Carabinieri Forestali, avvalendosi della collaborazione tecnica dell’ARPAC, e tutt’ora in corso, sotto il coordinamento sinergico delle Procure della Repubblica di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata, finalizzata ad accertare e a rimuovere le cause dell’inquinamento del fiume Sarno e dei suoi tributari.

Video dei Carabinieri Noe tratto dal canale youtube de il mattino, su: https://youtu.be/BlUP2R7X-fY

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