Il Piano alla fine del 1600 e la sua “Descrizione”

Ciro Ferrigno ne ‘Il racconto del lunedì’ parla come era formata la piana di Sorrento come veniva descritta secondo la descrizione originale che lui ha ritenuto di tradurla nel linguaggio corrente, per renderla comprensibile a tutti

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Foto tratta dal diario di Facebook di Ciro Ferrigno

Una “Descrizione della Città di Sorrento e del suo Piano” redatta alla fine del Seicento, ci offre delle informazioni molto interessanti che riguardano il nostro territorio, sia per quanto concerne l’organizzazione amministrativa, sia per quella religiosa. Nei secoli non sono cambiati i confini con Sorrento e con Vico Equense, solo che ora il Piano è suddiviso in tre Comuni distinti e separati. La descrizione originale, naturalmente, è scritta alla maniera antica; ho ritenuto di tradurla nel linguaggio corrente, per renderla comprensibile a tutti. Tra i nomi degli antichi terzieri, si legge Gangano, altro non è che il rione Angri, che costituisce il nucleo storico di Sant’Agnello.

“Il Piano con le sue pertinenze, inizia dal luogo detto Fossa del Lupo, e con esso confinano, dalla parte delle Becce le pertinenze di Sorrento, dall’affaccio a mare sul Golfo di Napoli fino all’altro sul Golfo di Salerno. Il Piano si inoltra verso Grecale per lo spazio di due miglia fino alla sommità di un monte dove corre il confine con il territorio di Vico. Sulla sommità di questa montagna, in un luogo dominante, vi sono i Padri Camaldolesi, i quali, pur avendo una veduta vastissima sul Piano e fino a Sorrento, appartengono alla giurisdizione di Vico. Sulla medesima montagna, in un altro luogo, vi è un casale chiamato Alberi, parte del quale va compreso con la giurisdizione del Piano e parte con la Città di Vico; ed infine sopra il monte detto Scutolo vi è la chiesa di Santa Maria delle Grazie di Montechiaro che è sottoposta all’Arcivescovo di Sorrento. Dalla parte di Maestrale, dirimpetto a Napoli, il Piano termina in una ripa alta nella quale vi sono tre calate a mare ciascuna con la sua marina, una chiamata di Cassano, che va compresa col terziere di Carotto, piena di feluche e di tartane che di continuo vi fanno traffico, le altre due, una chiamata di Meta e l’altra Alimuri allo stesso modo, con un maggior numero di tartane, più che di feluche, che vi fanno il medesimo traffico.

Il Piano è formato da cinque terzieri chiamati Gangano, Maiano, Carotto, Sant’Agostino e Meta, ciascuno dei quali è formato dal casale dello stesso nome, e da diversi altri luoghi contigui abitati, con altri toponimi. Questa Università, ogni anno, nomina un Sindaco e cinque eletti, uno per ciascun terziere, e viene governata dal Sindaco o, in assenza, dagli Eletti.

Nel Piano vi sono diverse chiese, sei parrocchie, cioè quattro nella pianura, e altre due sulle colline, la prima è San Michele Arcangelo di Carotto, la seconda Santa Maria del Lauro di Meta, che comprende parte del casale di Alberi, la terza Santi Prisco ed Agnello, la quarta Santa Maria di Mortora, la quinta la Santissima Trinità che sta sopra la collina e la sesta Santa Maria delle Grazie di Trasella, pure in collina, che è la più piccola e con il minor numero di abitanti. I sacerdoti delle varie parrocchie formano il Capitolo ed hanno per capo l’Arciprete. Infine, nel detto Piano vi sono i reverendi Padri Cappuccini e i Teresiani Scalzi, ed anche un Monastero di Monache sotto il titolo di Santa Maria della Misericordia, contiguo e congiunto alla chiesa parrocchiale di San Michele. Attualmente vi sono Mons. Don Giuseppe Mastellone Vescovo di Sant’Angelo del Lombardi e Bisaccia e Mons. Don Carlo Massa Vescovo di Venafro, ambedue nativi del detto Piano, dove attualmente abitano i loro fratelli con case e famiglie”.

L’Università del Piano era stata istituita in data 19 dicembre 1542 con un provvedimento del Viceré reggente Loffredo, con facoltà di riunirsi nella chiesa di San Michele Arcangelo. Ogni anno, nel mese di Agosto, si riuniva in seduta ordinaria “al suono della campana del’insigne Collegiata e Parrocchiale chiesa di San Michele Arcangelo davanti il largo di detta Collegiata” e procedeva all’elezione del Sindaco, degli Eletti, di un Cassiere, di un Cancelliere, di un addetto all’annonna e degli altri amministratori. Nel 1734 contava tredicimila abitanti. Sorrento non accettò mai questa autonomia amministrativa e da questo mancato riconoscimento scaturirono incomprensioni, liti, continui ricorsi al re ed al papa, contenziosi che duravano decenni, ma anche rivolte, sommosse e fatti d’arme, almeno fino alla nascita dei Comuni voluti dai francesi, nel primo decennio dell’Ottocento.

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