“I Presidenti della Repubblica che ho conosciuto”, un dialogo con Michi Del Gaudio

Presidenti della Repubblica

che ho conosciuto

Care studentesse e cari studenti dell’Istituto Comprensivo “Iovino – Scotellaro” di Ercolano,

la Costituzione sembra un po’ fredda, ma leggendola si sente il respiro di un popolo.

Il capo dello Stato è organo sopra le parti; gli è attribuita principalmente una funzione equilibratrice e di controllo degli altri organi costituzionali. Le modalità di elezione con maggioranza prima dei due terzi e poi del 50% gli garantiscono prestigio e indipendenza, onde evitare che sia espressione di singoli schieramenti. L’integrazione delle camere con i delegati regionali riflette l’intenzione di realizzare una maggiore rappresentatività. Alla carica può accedere ogni cittadina/o. L’età minima, 50 anni, è giustificata dalla necessità che il candidato sia giudizioso e autorevole. Sette anni sembrano troppi, ma gli conferiscono autonomia rispetto alle assemblee parlamentari che lo hanno eletto, di durata quinquennale.

Con il presidente Sergio Mattarella ho lavorato assieme nella commissione parlamentare sulle stragi e il  terrorismo. Un gran signore! Preparato e umano. Sempre calmo, sereno, a volte quasi timido, altre malinconico. Quando mi chiedeva qualcosa, non avevo la forza neanche di discutere, per la sua autorevolezza, tracciata dall’assassinio mafioso del fratello Piersanti, onesto presidente della Regione Sicilia. Ricordo in particolare una seduta nella commissione in cui i miei interventi misero in estrema difficoltà il vicepresidente leghista Matteo Brigandì. Sergio mi fece un cenno con le mani! In silenzio mi comunicò che avevo raggiunto l’obiettivo, potevo desistere. Obbedii tacendo.

Ho conosciuto Francesco Cossiga, non condividevo il suo agire, ma ci sono alcuni episodi che lo riabilitano ai miei occhi, a testimonianza che nessuno è tanto burrascoso da escludere approdi indulgenti, genuini, fertili.

Nel ’94, si votava per la quota di giudici della corte costituzionale di nomina parlamentare. La chiama in ordine alfabetico procedeva ed io ero in attesa nell’emiciclo in un gruppetto con D’Alema, Rosy Bindi, Sandra Bonsanti, Rosetta Russo Jervolino, Simona Dalla Chiesa e Sergio Mattarella. Arrivò Cossiga e si diresse verso di noi. Salutò singolarmente e il tentativo di Massimo di presentarmi naufragò nell’abitualmente perentorio grande vecchio: “È Michele Del Gaudio, lo conosco! Il magistrato! La toga strappata! Lo seguo. Da ultimo il comitato parlamentare per la difesa della Costituzione, in linea con l’appello di Dossetti. Preferisco non aderire, ma sono interessato; mi tenga informato!”. E mi strinse forte la mano!

Ebbi l’impressione di essergli simpatico! Me lo confermò una sua lettera:

  1. XI. 94

Caro Collega,

è mia ferma opinione che i cattolici possano e debbano impegnarsi in politica secondo le loro autonome scelte temporali, ma da e non come cattolici e senza pretese di esclusivismi, ciò che sarebbe integralismo e cioè clericalismo di centro, di sinistra o di destra, ma sempre clericalismo.

Auguri per il tuo impegno politico così talmente diverso da quello di magistrato (… e viceversa!).

Cordiali saluti,

Francesco Cossiga

È come quando il temporale si tinge di candore e mostra il suo giardino interiore, i sentimenti, gli ideali, la sua umanità immanente.

Ci incrociamo casualmente, mentre il sole sbriciola, al Pantheon, e mi chiede di don Giuseppe, come se volesse sapere come è fatto un santo.

Oscar Luigi Scalfaro l’ho frequentato abbastanza, sono stato accolto nel suo studio privato del Quirinale, mi ha anche raccontato vicende personali:

Era in Calabria, in prefettura. Dopo il pranzo ufficiale, fingendo un riposino, si dileguò grazie a complici fidati e si intrufolò in un’automobile minima, in cui trovò suor Rosaria al volante, con due parimenti giovanissime consorelle.

“Buongiorno, signor presidente!”.

“Il presidente è rimasto lì dentro! Il tu lo hai dimenticato? – salutò Scalfaro -. Dove mi portate, belle fanciulle?”.

“Ti portiamo in un prato con un bellissimo panorama!” disse Rosaria.

“Ma come guidi? Sei più sbandata tu della macchina! È tutta scassata!” si lamentò Scalfaro, che invece, pochi minuti dopo, esultò dinanzi al verde che si tuffava in cielo.

“Stai bene vestito così! Sembri più giovane!” gli sorrisero tutte e tre.

“Io sono, giovane! In vostra compagnia gli anni volano! Non dico che giacca e cravatta mi danno fastidio, sono la mia seconda pelle, ma preferisco il maglione. La formalità troppo spesso nasconde la verità, mentre la schiettezza la svela. Anzi, se la spontaneità è recitata, anche abilmente, è smascherata facilmente”.

“Per questo non ti va Berlusconi? Per la falsità?” chiede Rosaria.

“Non è che non mi va… il mio compito è di impedire che venga violata la Costituzione… cerco solo di fare il mio mestiere… Non puoi giurare sulla Costituzione e poi ti giri dall’altra parte, anche se la ragion di Stato lo consiglierebbe… Però sono rammaricato, no, sono proprio arrabbiato… ha tirato in mezzo mia figlia sui suoi giornali!… Questo è grave! Non si può trascinare nella contesa politica una persona meravigliosa come lei…”.

“Hai gli occhi lucidi!” sussurrò il coro.

“Tutte la volte che Marianna soffre o gioisce mi commuovo… Ma poi penso al Vangelo e al fatto che sono di sana e robusta Costituzione”.

“Riesci a trovare Vangelo e Costituzione dappertutto”.

Il rapporto con Carlo Azeglio Ciampi è stato limitato, mi chiamava al Colle quando c’erano le scuole, per la mia presunta conoscenza del mondo giovanile. Dopo conducevo studentesse e studenti dalla moglie, che li intratteneva pretendendo d’essere chiamata “Nonna Franca”.

Con Giorgio Napolitano sono stato alla camera; un lord inglese, con cultura istituzionale ed oratoria di alto profilo. Lo vedevo alla camera tutti i giorni dal ’94 al ’96; l’ho poi rivisto più volte, anche da presidente. Al raduno pisano degli ex normalisti, da ministro dell’interno, era tenero come un vitello: era lì per suo figlio, perfezionando alla Scuola fondata da Napoleone il 18 ottobre 1810 come succursale dell’Ecole normale superieure di Parigi.

Ma la mia passione è Sandro Pertini!

Tutti dovrebbero essere come lui: anteporre gli interessi generali a quelli personali! Incarna il vero italiano: onesto, schietto, trasparente come un bicchiere d’acqua. È vicino alla gente nei momenti belli e brutti. È ancora oggi punto di riferimento della mia vita.

Sandro Pertini nacque nel 1896 e giovanissimo entrò nel partito socialista. Fu arrestato dai fascisti nel ‘26 e nel ‘28. Rimase in carcere 7 anni e poi fu confinato a Ponza e Ventotene. Trascorse lunghi periodi di esilio in Francia, ove lavorò come muratore, per poi divenire artefice della Resistenza. Riarrestato dai tedeschi, riuscì ad evadere in maniera rocambolesca. Dopo la Liberazione, fu membro della Costituente, quindi senatore, deputato, presidente della Camera e della Repubblica dal ‘78 all’‘85: la sua elezione venne salutata con il più lungo applauso mai risuonato in parlamento.

Nell’ ’81 gli scrissi una lettera. Gli dissi che ero del Sud ed ero appena stato nominato giudice del tribunale di Savona, la sua terra. Aggiunsi che ci sono giovani pronti a “servire” cittadine e cittadini e a tutti quei sacrifici che fanno più bella la vita… Gli raccontai di due fratelli sessantenni che non si rivolgevano la parola da 20 anni per questioni ereditarie. Conversai con loro per quasi tutta la mattinata e alla fine chiacchieravano come se non avessero mai avuto contrasti. La causa fu cancellata ed uno dei due mi bisbigliò: “Giudice, lei potrebbe essere nostro figlio, ma oggi ci ha fatto da padre!”. Sono pronto a qualsiasi rinuncia pur di avere ancora soddisfazioni come questa! Chiusi così la lettera.

Mi chiamò nel 1984:

Signor giudice, le telefono per esprimerle la mia stima ed ammirazione per tutto quello che sta facendo. Pensi che la stimo talmente che, se lei venisse al Quirinale con un mandato di cattura per me, direi: “Il giudice Del Gaudio ha ragione!”. Ma non mi faccia questo scherzo!

La ringrazio, signor presidente…

Anch’io nella mia giovinezza ho avuto a che fare con giudici e prigioni; ma erano altri tempi, non è vero? Ricordo che, quando il tribunale speciale mi condannò, il maresciallo dei carabinieri, nel rimettermi le manette per portarmi via, singhiozzava. E il presidente del tribunale, incontrando mia madre per strada, la confortò: “Signora, non potevamo agire diversamente, era reo confesso!”.

Signor presidente, per me lei è…

Grazie, signor giudice, per il suo lavoro egregio; avrei piacere di conoscerla; le porte del Quirinale sono aperte!

La ringrazio, signor presidente, appena finirà il processo, verrò a trovarla.

Ancora ossequi, giudice!

Grazie, presidente, grazie di cuore!

Ho conosciuto sua moglie, la signora Carla Voltolina. Nel ’92. Mi ha telefonato dopo aver letto “La toga strappata”, un mio volumetto in cui manifesto il mio “amore” per suo marito, purtroppo morto nel ’90. Mi ha onorato della sua amicizia finché è vissuta. Ci ho spesso passato il pomeriggio o la serata a parlare dei valori costituzionali e del suo Sandro, del quale era ancora innamorata; anzi gli dedicava ancora la vita dopo che era mancato. Pretendeva, nonostante la mia timidezza e ritrosia, che mi sedessi sulla poltrona di Sandro e a volte mi chiedeva dolcemente di accompagnarla a cenare alla loro trattoria, al loro tavolo: il proprietario, in segno di ammirazione, aveva adornato la parete accanto con una foto del presidente, sorridente e benevolo. Pertini è per me un modello!

Sandro Pertini aveva centrato il nocciolo: Alla più perfetta delle dittature preferirò sempre la più imperfetta delle democrazie.

Mi auguro che il prossimo, 13°, presidente della Repubblica sia la presidente Rosy Bindi, per le sue qualità e capacità, ancorate ai principi costituzionali, e mia amica del cuore.

michi del gaudio

 

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