I fiori di Cecilia Coppola, donna poliedrica

Ciro Ferrigno ne ‘Il racconto del lunedì’ parla di quando al conobbe e da allora è stato un binomio inscindibile

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 11 persone e persone in piedi

Foto tratta dal diario di Facebook di Ciro Ferrigno

La prima volta che ebbi il piacere di parlare con la Prof. Cecilia Coppola fu in Via delle Rose, all’altezza del Teatro e mi disse che era molto felice di conoscermi, di scambiare delle idee con il “famoso regista” di cui tanto si parlava; era il 1978. In realtà erano gli anni in cui mettevamo in scena la nostra “Filumena Marturano” che il pubblico apprezzava molto, grazie anche all’interpretazione magistrale di Teresa Aversa; recite delle quali era ben a conoscenza lo stesso Autore, il grande Eduardo. La signora Cecilia mi disse che sarebbe stata felice di organizzare qualche manifestazione culturale col mio Gruppo e le risposi che ne sarei stato ben lieto. In realtà, pur non avendo avuto modo di conoscerla personalmente prima, già ne misuravo la notorietà a livello nazionale, sapevo delle sue pubblicazioni e delle creazioni artistiche, anche nel campo della pittura. Forse non avrei mai immaginato che da quel giorno si sarebbero aperti nuovi orizzonti e che avremmo avuto anni e anni di collaborazione, vivendo assieme momenti bellissimi in un cammino comune, come lei direbbe: “Nel mondo fatato dell’Arte”. Con lei la mia Compagnia, avrebbe lasciato alle spalle il piccolo mondo della Costiera, ottenendo una diffusa notorietà con articoli su tante riviste letterarie di mezza Italia e addirittura la copertina di “Valori Umani” di Napoli.

Cecilia Coppola è una donna vulcanica, un’artista poliedrica, instancabile nella creatività. Certe volte è difficile parlare con lei perché bisogna inseguirla attraverso voli pindarici da un argomento all’altro dai Pierrot alle Madonne, dalla Via Crucis al Camper, dagli Angeli a Ciò Ciò, dai bambini della Palestina all’albero della pace, agli antichi focolari ecc. Tanti argomenti, solo apparentemente slegati, perché sono fiori diversi in un vaso di cristallo, il vaso prezioso della sua vita che avrebbe meritato un palcoscenico più grande, una città, una metropoli e non una cittadina di tredicimila abitanti. Piano di Sorrento è un paese commerciale, dove artisti, poeti e scrittori sono considerati poco o niente, perché producono – come si dice – solo chiacchiere.

Il binomio Coppola e Ferrigno diventò quasi inscindibile e ricordo alla rinfusa, tra le mille cose, la Via Crucis, la Gerusalemme Liberata, don Calogero, i Pierrot, le bellissime Madonne e poi i recital di poesie di poeti di varie regioni italiane, le presentazioni dei suoi e dei miei libri. Ho memoria degli incontri con grossi personaggi del mondo della cultura come Franco Russo, Massimo Grillandi, Pasquale De Orsi ecc. e certe manifestazioni in alcuni luoghi incantati come il Palazzo Murat di Positano, il Grand Hotel Vittoria, il Tramontano e l’Hilton di Sorrento. Un signore un giorno affermò: “Tutti i soldi del Comune di Piano se li mangiano Cecilia Coppola e Ciro Ferrigno”, forse insospettito dalle nostre continue iniziative culturali. Meno male che i contributi elargiti dai Comuni sono tutti registrati e visionabili perché atti pubblici e, proprio quelle carte potrebbero dimostrare, semmai, l’esatto contrario. Ma non c’è da dispiacersi, come dicevo Piano è una cittadina che vive di commercio ed il fare qualcosa per amore della cultura e dell’arte, gratuitamente, senza un tornaconto, non è assolutamente concepito dai più.

Negli ultimi anni Cecilia Coppola ha dato una svolta significativa alla sua vita, dedicandosi sempre di più alla filantropia, in una visione universale e principalmente per i bambini del terzo mondo e di quelli in paesi in guerra come la Palestina. Celebre il Camper per la prevenzione dei tumori, dove coinvolge la sua Associazione, la Cypraea che da decenni lavora al suo fianco sia nelle attività culturali che in quelle sociali. La Nostra è una donna-universo, dove l’Arte pian piano trasmuta nel bene a favore del prossimo e non rimane fine a sé stessa. La capacità di scrivere poesie e racconti, dipingere e dialogare con gli altri, diventa sempre di più l’Arte di amare il prossimo. Di questo passaggio si rese conto don Antonino Guarracino, il quale, prima di morire, le affidò l’Oratorio di San Nicola, vedendo in lei la persona capace di continuare l’azione educativa e formativa a favore dei giovani. La Coppola non ha tradito il desiderio di don Antonino e si spende per l’Oratorio con una presenza discreta, mettendo nel vaso di cristallo della sua esistenza, anche questo fiore: San Nicola e la sua gioventù. Questa volta è un giglio, che profuma sempre e comunque di Amore.

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