I DIRIGENTI SCOLASTICI FUORI REGIONE DEL CONCORSO 2011 SCRIVONO A BIANCHI, DE LUCA E FORTINI

[email protected]
Ministro Patrizio Bianchi

[email protected]
Presidente Vincenzo De Luca

[email protected]
Assessore Lucia Fortini

[email protected]
USR CAMPANIA – Direttore Generale
Dott. Ettore Acerra

Oggetto: Richiesta rientro in Campania DDSS concorso 2011

Egregi Ministro Bianchi, Presidente De Luca, Assessore Fortini e DG Dott. Acerra,
rappresentiamo, in questa nostra lettera, la situazione dei Dirigenti Scolastici vincitori del concorso regionale in Campania del 2011.
Dopo sette lunghi anni, siamo ancora esuli sparsi in tutta Italia, in attesa dell’agognato rientro nella nostra amata Regione Campania.
Siamo pochi, quasi invisibili, forse figli di un dio minore poiché dimenticati da tutti o almeno da tutti coloro che dovrebbero tutelare i nostri diritti di lavoratori e cittadini, applicando nella gestione della mobilità criteri oggettivi e trasparenti. Quando siamo partiti, nel lontano 2015, eravamo reduci da un concorso regionale sofferto, bersagliati da ricorsi già nella fase della prova preselettiva, superata da un esiguo numero di candidati rispetto ad una partecipazione massiccia, come in nessun’altra regione italiana. Abbiamo sostenuto le altre prove, due scritte ed una orale, con la spada di Damocle dei continui ricorsi da parte dei non ammessi alla preselettiva, a cui se ne sono aggiunti altri dopo l’espletamento della prova scritta e di quella orale. Le interruzioni nella procedura concorsuale sono state tante, dilatando a dismisura la nostra assunzione in servizio; ci eravamo ormai convinti che, nonostante il superamento di tutte le prove “pleno iure”, non saremmo mai riusciti ad ottenere l’incarico di Dirigenti Scolastici a causa della pervicace ed ostinata reazione dei non ammessi che, purtroppo, ancora oggi, sta creando problemi per il nostro rientro in Campania.
Quando, dopo questo calvario di ricorsi, è stata pubblicata la graduatoria finale ed abbiamo avuto l’opportunità della scelta interregionale, un congruo numero di colleghi ha deciso di partire per realizzare un obiettivo che, dopo sette anni di stillicidio, di lì a poco sarebbe stato irrealizzabile in quanto molti di noi erano già prossimi alla pensione. Abbiamo servito con professionalità e senso del dovere regioni, soprattutto del nord, che avevano già esaurito le graduatorie e che, dopo la scadenza contrattuale dei tre anni, ci hanno concesso il nulla osta per rientrare nella nostra regione di appartenenza dalla quale, però, non siamo stati accolti. Abbiamo pazientemente aspettato che si esaurisse la graduatoria dei nostri colleghi che, per motivi personali, non erano partiti nel 2015 e aspettavano l’incarico in Campania. Abbiamo firmato un altro contratto triennale fuori regione, qualcuno ha ottenuto l’avvicinamento in regioni più vicine alla propria, ma comunque lontano dalle famiglie e dagli affetti più cari, schiacciato da un notevole carico economico. Qualcuno di noi si è ammalato, altri hanno dovuto assistere parenti che nel frattempo si erano ammalati e per questo sono riusciti a rientrare, ma la percentuale di rientro in regione non è mai stata portata al 30% come avrebbe dovuto essere. Sono passati anni, ed è stato svolto un altro concorso, ma questa volta a gestione nazionale, e noi siamo rimasti fuori regione sperando invano di rientrare.
Chiediamo, dopo la firma del terzo contratto triennale, se è lecito, dopo sette anni, auspicare nel rientro in regione, in quanto ciò che sta accadendo ha ormai assunto i tratti di un percorso kafkiano, dove ogni volta ci tocca fare i conti con fatti inusitati ed imprevedibili, come l’immissione in ruolo, dopo sette anni, in assenza di controinteressati, di un gruppo di aspiranti Dirigenti che non hanno superato tutte le prove concorsuali previste. Siamo rispettosi delle sentenze ed accettiamo, con rassegnazione che i tempi del nostro rientro subiscano un ulteriore ritardo ma vorremmo far presente che la nostra vita, anno dopo anno, è diventata un’odissea senza fine.
Stiamo vivendo tempi bui, prima la pandemia ed ora un potenziale rischio di guerra, anni di ansia e timori, anni di intenso lavoro con un carico di responsabilità sempre crescente. Dovrebbe essere interesse anche dei decisori politici consentirci di rientrare nella nostra regione anche perché la conoscenza del territorio è fondamentale per una efficace gestione della scuola.
Chiediamo alle SS.LL. di considerare i sette anni di “esilio” che rappresentano una prova inconfutabile del nostro attaccamento al lavoro.

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