GLI AMATI VECCHI Il racconto del lunedi del prof. Ciro Ferrigno

GLI AMATI VECCHI
Il racconto del lunedi del prof. Ciro Ferrigno

Ricordo, tanti anno fa, eravamo in visita in un paesino dell’Abruzzo, Goriano Sicoli e notammo un vecchio seduto su di una sedia di paglia presso un muretto dinanzi alla sua casa. Lo salutammo, perché nei paesini di montagna ci si saluta tutti, poi poco dopo cominciò a piovere e ci affrettammo a tornare indietro per raggiungere la macchina parcheggiata nella piazzetta. Orbene, quel vecchietto continuava a stare al suo posto, ma al riparo sotto un grosso ombrello. Aspettava qualcuno che prima o poi sarebbe arrivato.
Quando tutti partono e vanno via, sono i vecchi che restano e aspettano qualcuno o qualcosa. Un figlio, un fratello, una lettera, un telegramma, una cartolina o una rimessa in valuta estera. Sono i vecchi che tengono vivi certi paesi, raccolgono la legna per l’inverno, accendono focolari e camini, curano i fiori e accudiscono gli animali domestici.
Sono i vecchi, gli amati vecchi ad esercitare, sui figli che vivono all’estero o nelle grandi città del Nord un grande richiamo e questi tornano, facendo viaggi lunghissimi, dispendiosi. I vecchi genitori, gli zii, i nonni esercitano su tutti quelli che sono andati via un richiamo irresistibile, il richiamo del sangue! Ci sono paesini quasi vuoti d’inverno, che in estate si ripopolano, rivivono, vedi nelle piazzette e nei vicoli macchine di grossa cilindrata con targhe straniere, quella D grande che significa Germania ma tante altre da Inghilterra, Francia, Belgio, Olanda, Paesi Scandinavi e così via. Possono due vecchietti decrepiti e rugosi meritare un viaggio di migliaia e migliaia di chilometri per un soggiorno, una visita, che talvolta dura solo pochi giorni? Certo, meriterebbero anche un viaggio lungo tutta una vita, perché sono mamma e papà! – poi, quando proprio non te l’aspetti, il primo volo utile, o la macchina lanciata a tutta velocità per autostrade e vie di montagna con la paura di arrivare troppo tardi per cogliere l’ultimo, estremo respiro. Dopo, la casa del paese resterà chiusa per sempre.
Ricordo le zie di Napoli coi mariti, i figli, quando venivano dai nonni, ogni volta era un’allegria, una festa, il richiamo dei “vecchi” era forte e bisognava accogliere bene i napoletani, preparare la tavola con la tovaglia buona, quella ricamata, impastare e infornare il dolce con il pan di Spagna, la crema bianca ed un poco poco di liquore, intorno i confettini colorati. Era la festa della famiglia che si riuniva. Poi ricordo gli arrivi trafelati in un giorno qualunque, una data che sarebbe rimasta scolpita per sempre nella mente e sulla croce del camposanto. Ricordo pure quel cartello fuori la casa con su scritto: “Si vende”. Si può mai vendere la casa della propria infanzia?
Un popolo di gente di mare è abituato alle partenze, ai ritorni, certe volte dopo tanto tempo, poi quello stesso popolo diventa poco alla volta e, ancora una volta, di emigranti. Tanti figli laureati, plurilaureati, col dottorato, vanno via, all’estero, Nord Europa, Nord America e Paesi Arabi e la storia dei genitori che aspettano si ripete, torna ancora una volta, come una maledizione che credevi li avesse lasciati in pace per sempre. Piano di Sorrento non è un paesino degli Appennini, del Molise, della Lucania, eppure la storia è la stessa, ancora oggi, all’inizio del Ventunesimo secolo. Quanti e quanti genitori aspettano il ritorno dei figli magari per Natale o Pasqua, per una ricorrenza o sospesi tra la vita e la morte per un ultimo addio? Tanti giovani sono andati via in quella che è la casa comune, l’Europa, che somiglia tanto alla terra della diaspora.
E allora mettiamole anche noi, fuori alle porte, le sedie di paglia dell’attesa. Le vedremo ovunque, migliaia, da Piazza Cota alla Ripa, al Corso, sedie nei nuovi e vecchi rioni di Mortora e Trinità, dai Colli alla Marina, ovunque sedie di paglia e genitori in attesa, sicuri del ritorno dei propri figli, perché sempre “amore chiama amore”!
Il racconto del lunedì di Ciro Ferrigno
Ringrazio Elena Koepke e Sasà Donnarumma per le magnifiche foto.

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