Con L’ultimo sposatore alla Libreria Tasso il fascino delle saghe familiari e dei segreti del passato

Grazie ai tanti amici sorrentini che alla Libreria Tasso hanno festeggiato il mio nuovo romanzo L’ultimo Sposatore con me e con i miei compagni di viaggio: Achille Aveta, con i suoi commenti sempre puntuali e circostanziati; Aurelio Raiola che ci ha regalato, con la sua intelligente ironia, una lettura fuori dagli schemi di alcuni passaggi del libro e Marcella Peviani interprete eccellente di due dialoghi. Grazie a Carlo Alfaro che ha organizzato la serata e ai suoi apprezzamenti verso il mio romanzo”. Così la scrittrice Vincenza D’Esculapio, Enza per gli amici, ha commentato a caldo sui social il successo della sua venuta alla Libreria Tasso a Sorrento, in Piazza Angelina Lauro, lunedi 17 giugno, ospite dei patron Stefano Di Mauro e Angela Cacace, per presentare il suo ultimo romanzo, uscito giusto a giugno per la casa editrice Homo Scrivens di Aldo Putignano. La D’Esculapio, napoletana, è donna di vasta cultura e comunicativa immediata, che ha dedicato l’intera vita all’insegnamento e all’educazione delle nuove generazioni. Laureata in pedagogia, è stata docente di storia, filosofia e italiano in scuole a rischio sociale come ad Afragola, a Giugliano, nel quartiere Scampia di Napoli. Co-autrice di oltre venti testi scolastici di italiano, epica e letteratura per Loffredo editore e per Simone edizioni, ha anche firmato da autrice trasmissioni televisive per ragazzi. Nel corso della sua carriera scolastica si è occupata particolarmente di organizzare attività con i giovani di educazione alla legalità, curando la realizzazione di copioni per spettacoli teatrali, convinta che “attraverso le attività teatrali i ragazzi potenzino le capacità espressive di lettura, di scrittura e di interpretazione, oltre a consolidare l’autostima, imparare a relazionarsi con gli altri, lavorare in team”. Per Homo Scrivens ha già pubblicato il romanzo “La torre d’avorio”, nel 2016, e ha partecipato all’antologia “Un giorno per la memoria” del 2018. “La torre d’avorio” è la storia di Evelina, un’adolescente disillusa che crede di trovare in un movimento religioso alternativo la sua ancora di salvezza, ma in realtà la setta si rivela una tragica prigione mentale che la mette in una condizione di dipendenza psicologica. Una profonda introspezione psicologica torna anche ne “L’ultimo sposatore”, un lavoro complesso (la stesura ha richiesto oltre due anni di studi e ricerche), che può essere “letto” in tanti modi: un palpitante romanzo di formazione che segue l’evolversi della intera vicenda umana di Dafne, la protagonista; una storia corale che indaga, nell’arco di secoli, il significato dell’Amore attraverso personaggi dipinti con vividezza e sensibilità; una saga familiare giocata su sapienti andirivieni tra passato e presente, come in una ideale macchina del tempo che spazia continuamente tra il secolo scorso e questo intrecciando storie e sentimenti; un atto d’amore per il Forio d’Ischia, cantato nella sua fulgida bellezza. Dafne, ultima rampolla di un’antica famiglia nobiliare, sente la necessità di ricucire il lontano passato del suo casato di alto lignaggio, su cui vige un misterioso silenzio, per dare un senso alla sua storia di vita piena di incompiutezze e disastri affettivi. Per farlo, torna, dopo anni, ormai adulta, nell’isola verde, a Forio d’Ischia, dove la memoria ritorna alle sue lunghe e spensierate estati adolescenziali, negli anni ’50, e da lì avvolge i fili del passato della sua famiglia celato dall’oblio in cui hanno voluto tenerlo i suoi avi. Il romanzo si snoda tra il presente di Dafne, ai nostri giorni, con il suo carico di esperienze e di scelte sbagliate, ricordi e rimpianti, il suo passato, con sogni, speranze, affetti, amori non vissuti, e il passato della sua famiglia, con i suoi angosciosi segreti, fino a tornare indietro di oltre un secolo, alla scoperta di antiche tradizioni e cerimonie legate a rituali oggi sconosciuti, tra cui l’usanza di offrire le orfanelle della Real Casa Annunziata a chi volesse sposarle, sottraendole al loro destino. Col semplice gesto, rituale, di raccogliere un fazzoletto dalle sue mani, “lo sposatore”, sceglieva la ragazza da portar via con sé: è appunto a quest’antichissima usanza Dafne scoprirà si devono le sue origini. Origini che affondano nell’abitudine, che ora ci fa orrore, di affidare i neonati non desiderati, attraverso un foro praticato sulla parete esterna dell’ospedale Annunziata, a una ruota di legno e girevole, conosciuta come “rota dei gittatelli”. Alcuni dei neonati abbandonati recavano un sacchettino al collo con dentro un santino, un rosario, una medaglietta o un bigliettino con annotati i veri dati anagrafici. Una volta all’interno della struttura venivano lavati e battezzati. Da quel momento in poi diventavano i cosiddetti “esposti”, da qui il cognome Esposito molto diffuso a Napoli, ed entravano a far parte dell’orfanotrofio. L’autrice salta con rara maestria narrativa da un periodo storico all’altro, interconnettendo con fluida armonia passato e presente come in un ponte mai interrotto tra epoche distanti. Nell’intreccio complesso che la scrittrice destreggia con abile dominio, tante vite si incrociano mentre il loro passato continua a pesare sul presente e a condizionarne il futuro. Nel percorso di Dafne e della sua famiglia lungo oltre un secolo, tra luoghi e viaggi, emozioni e avvenimenti, distacchi e ritorni, i personaggi della sua vita si ergono nella statura delle loro dimensioni psicologiche perfettamente tipizzate dall’autrice: Alba, memoria storica della famiglia, ormai centenaria, Carlo, da sempre innamorato di lei e silenziosamente al suo fianco con pazienza incrollabile, Tano, l’amore non vissuto se non per un attimo consegnato all’eternità dei ricordi più segreti, sua moglie Isa, amica/rivale da sempre, Piergiorgio, l’amore perduto, quello che poteva essere ma non è stato, Dimitri con le sue lettere appassionate, il figlio, l’amore più sconfinato e il più atroce rimpianto, i genitori, Jolanda e Alberto, la zia Elvira e il suo amante Nino, la nonna Tecla il suo inquietante segreto. Il romanzo è costruito su vicende incalzanti, emozioni coinvolgenti, descrizioni mozzafiato, colpi di scena e rimandi storici affascinanti. La storia di Dafne diventa il ritratto della generazione contemporanea, dove nulla è più per sempre, le relazioni sentimentali sono spesso labili e inespresse, soffocate dal non detto e bruciate dalla velocità di correre avanti, chiusi nel proprio egotismo. Ma nel legame con il passato, una possibilità di catarsi, per trovare se stessi.

Carlo Alfaro

Foto; Susy Serbandini

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