Con Fabio Brescia a Villa Fiorentino domenica 16 un romanzo incantevole

Domenica 16 giugno, alle 18,30, nel fulgore di Villa Fiorentino, la dimora d’arte di Sorrento, Fabio Brescia presenterà il suo romanzo, dal titolo “La ragazza di Terezin”, un evento curato da Marco Palmieri, che leggerà dei brani del toccante racconto, mentre l’intervista all’autore sarà a cura di Carlo Alfaro. Il libro è una storia bellissima ma anche un romanzo-inchiesta dell’autore sul mondo della pornografia.

La trama: un lavoro sull’industria pornografica ha permesso al giornalista Cristian Pulino di far conoscere a tutti i suoi lettori gli orridi retroscena della tratta delle schiave bianche, moderna forma di schiavitù che coinvolge ragazze dell’Est che, con la promessa ingannevole di un futuro sfarzoso nell’ambito della moda, vengono sottratte alle loro famiglie e costrette al silenzio. All’apice del suo successo, Cristian, accompagnato dai complimenti del direttore e dalla malcelata invidia della sua compagna, anch’ella aspirante reporter, viene invitato dalla redazione di un importante programma televisivo, ma qualche giorno prima di partire riceve una lettera che lo condurrà a una scelta difficile che può trasformarlo profondamente. A firmarla è proprio una di quelle ragazze obbligate a prostituirsi di cui Cristian ha parlato nei suoi articoli, Gizèlka, la ragazza di Terezin.

Il libro rappresenta uno spunto importante per discutere dei crimini della tratta delle bianche e della pornografia. Secondo il rapporto globale dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine sulla tratta delle bianche, basato su dati di 155 Nazioni, molti governi ne negano ancora l’esistenza o ne trascurano la gravità, e benchè le sentenze contro i trafficanti di esseri umani stiano globalmente aumentando, questo riguarda solo alcuni Stati, mentre nella maggior parte la percentuale di sentenze è particolarmente basso in relazione al (presunto) numero di vittime. La forma più comune di traffico di esseri umani (79%) è lo sfruttamento sessuale. Le vittime sono prevalentemente donne, anche giovanissime. Sorprendentemente, spesso coloro che perpetrano questo crimine sono proprio donne, spesso ex-vittime diventano, a loro volta, carnefici. La seconda forma di traffico di esseri umani è rappresentata dal lavoro forzato (18%), ma probabilmente i casi denunciati sono solo una piccola parte di quelli reali, dato che mentre lo sfruttamento sessuale è altamente visibile nelle città e lungo le strade, il lavoro forzato è nascosto in laboratori sotterranei, negozi, campi, miniere, fabbriche, case. Nel mondo, quasi il 20% di tutte le vittime del traffico di esseri umani è rappresentato da bambini, ma in alcune regioni dell’Africa rappresentano la maggioranza. Sono sfruttati per lavorare, chiedere l’elemosina, praticare la prostituzione o essere vittime di pedofili e industria della pornografia, essere venduti o diventare soldati in zone di guerra. Lo sfruttamento dei bambini è l’aspetto più drammatico di un crimine che infanga tutti noi come esseri umani. Benchè il Protocollo delle Nazioni Unite contro il Traffico di Esseri Umani sia entrato in vigore nel 2003, esistono ancora molte Nazioni – particolarmente in Africa – che non applicano gli accordi internazionali. E’ aberrante dover parlare di schiavitù nel 21esimo secolo. E’ necessario fare di più, per ridurre la vulnerabilità delle vittime, aumentare le pene per i trafficanti, e diminuire la domanda di schiavi. Molto scalpore ha fatto la scoperta lo scorso della setta Nxivm che rendeva le ragazze schiave della prostituzione; tra i capi dell’organizzazione, la nota attrice Allison Mack della serie Smallville, ora agli arresti. Agghiacciante il dato della marchiatura a fuoco, con le iniziali dei capi, sulla pelle delle adepte. Nxivm, con sede ad Albany, vicino New York, era nata ufficialmente, nel 1998, come multinazionale che offriva seminari di self help col motto di “permettere alla gente di avere più gioia nella propria vita”. La vera attività di Nxivm è stata invece definita, durante le prime fasi dell’indagine, come “un culto con l’obiettivo di destrutturare psicologicamente i soggetti”.

Affascinante, per la sua storia, è il luogo di cui il protagonista del romanzo di Fabio Brescia, Cristian, parla nei suoi articoli, e da cui proviene Gizèlka, la misteriosa ragazza: Terezin. La città nacque alla fine del 18esimo secolo (1780) come città-fortezza dell’Impero austro-ungarico, edificata con lo scopo di proteggere Praga dai possibili attacchi prussiani. Il nome significa città di Teresa, in quanto fu edificata in onore dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria (Terezín in ceco). Durante la seconda guerra mondiale fu trasformata dai nazisti in campo di concentramento, poi diventò un museo dopo la guerra.

Un tema interessante che emerge dalla lettura del libro è il rischio che all’interno della coppia si possano provare sentimenti di invidia nei confronti del/della partner, quando nella relazione si crea un rapporto di tipo competitivo. L’insidia della competizione e dell’invidia è particolarmente forte nelle coppie che fanno lo stresso lavoro, per conflitto sul reciproco valore. Ogni essere umano vuol vedersi riconosciuti meriti, valori, capacità e virtù. Essere sempre in seconda fila rispetto al partner può generare un senso di svuotamento, competizione, sconfitta, invidia. In alcuni casi l’invidia può essere un sentimento distruttivo che può ledere il rapporto di coppia. Per la sopravvivenza della coppia occorre grande impegno e amore per far sì che ognuno riesca a gioire del successo dell’altro. Perché questo accada sarebbe utile che il partner collaborasse attivamente alla costruzione del successo dell’altro, fino a viverlo e sentirlo come suo. Sarebbe inoltre importante che la coppia mantenesse una sua forte identità al di fuori degli aspetti del lavoro per custodire un’intimità preziosa e riparata a salvaguardia del rapporto.

Un altro spunto molto attuale del libro riguarda la vita dei reporter sempre alla ricerca di scoop sensazionali che li portino alla ribalta. Ciò è ancor più cruciale in epoca digitale, allorchè i “fatti” possono essere facilmente contaminati dalle falsità (fake-news), che viaggiando sul web in modo virale di condivisione in condivisione possono rendere difficile per il pubblico riconoscere la verità, e per il giornalismo svolgere il suo ruolo di informazione autorevole- attraverso un rigoroso fact-checking- e formazione di un’opinione pubblica consapevole, ruolo tanto più difficile quando il clima generale nella società è avverso all’establishment (compreso quello giornalistico) e la fiducia nelle istituzioni tradizionali è crollata.

Parliamo infine dell’autore: Fabio Brescia. Una figura unica di artista, di grande spessore e versatilità espressiva: attore, cantante, scrittore, speaker radiofonico, conduttore televisivo, una personalità ricca e sfaccettata, che riassume in sé un uomo di spettacolo e di cultura ma soprattutto di grande sensibilità, che in tanti campi dell’arte ha trovato pregiato carburante espressivo. Già giovanissimo Fabio Brescia muove i primi passi a teatro, girando con alcune delle più grandi compagnie italiane, ma contemporaneamente si dedica anche a un’altra passione: la radio. Presto arrivano i primi ingaggi in tv come conduttore di programmi trasmessi da rete locali e non, mentre la passione per la musica lo porta a incidere il primo album, Soli. Nel frattempo l’attore viene notato nell’ambiente cinematografico: il regista Pablo Dammicco gli offre una parte nella commedia N’Gopp (2002); l’anno successivo recita in Così per caso – Dogma 95 di Cristiano Ceriello e nel 2004 in Mater natura di Massimo Andrei. Ottiene diversi riconoscimenti, tra i quali Miglior Attore Non Protagonista al Festival di Cinema Indipendente di Bruxelles e Premio della Critica al Salerno Film Festival. Per esprimere appieno la sua potente forza creativa, Fabio Brescia è anche approdato con successo al mondo della letteratura, con due romanzi prima di quello che sarà presentato: “Da adesso in poi” e “Il sole e l’innamorato”.

Carlo Alfaro

 

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