Arriva un vaccino contro il Covid

Perchè è importante un vaccino contro il Covid-19

La disponibilità di un vaccino efficace contro il Covid-19 è attualmente obiettivo prioritario per la salute mondiale, profilandosi come l’unica soluzione definitiva contro la gravissima crisi sanitaria e sociale scatenata dalla pandemia. Il Sars-CoV-2 è stato sequenziato in Cina l’11 gennaio, e già il 16 marzo sono partiti i primi test di laboratorio per il vaccino. I ricercatori di tutto il mondo sono impegnati in uno sforzo congiunto senza precedenti nella storia della Medicina, nel tentativo di comprimere al massimo i tempi per la realizzazione.

Lo sviluppo di un vaccino

Lo sviluppo di un vaccino contro un agente infettivo è usualmente un processo lungo, complesso e impegnativo che può richiedere anche 10-20 anni e non sempre va a buon fine. Si parte dalla conoscenza della struttura del microbo e dei suoi meccanismi patogenetici, per cercare di individuare la molecola da inserire nel vaccino che sia capace di stimolare nell’organismo in cui lo si somministra una risposta immunitaria efficace e protettiva e nello stesso tempo di non nuocere. Prima di essere distribuito su larga scala, il vaccino passa attraverso vari stadi: dopo la sperimentazione pre-clinica, con studi in vitro per valutare e standardizzare le componenti che andranno a costituire la componente attiva del vaccino, e su modelli animali per definire risposta immunitaria (efficacia) ed effetti avversi (sicurezza), si passa a provarlo sull’uomo (studi clinici) attraverso un percorso che si svolge a sua volta in quattro fasi: negli studi di fase 1 il vaccino viene somministrato a un gruppo ristretto di persone sane per valutarne la tollerabilità (effetti tossici) e dunque la sicurezza, il dosaggio e la risposta del sistema immunitario; se i riscontri sono positivi le stesse valutazioni vengono fatte, nella fase 2, su una coorte più ampia di soggetti divisa per fasce d’età, confrontando effetti collaterali e immunogeni a vari dosaggi e intervalli di somministrazione; negli studi di fase 3 viene provata l’efficacia e sicurezza della dose individuata come più opportuna, su larga scala (decine di migliaia di persone, rappresentative dell’intera popolazione), con test randomizzati e controllati, per concludere se il vaccino ha effettivamente una funzione preventiva sulla malattia e dunque può ottenere l’approvazione dalle autorità regolatorie per procedere alla produzione e distribuzione commerciale; infine gli studi di fase 4 consistono nel monitoraggio in corso di commercializzazione del prodotto e dunque in condizioni non sperimentali.

Peculiarità della ricerca sul vaccino anti-Covid

Nell’attuale contesto di emergenza sanitaria, per accelerare lo sviluppo del vaccino, è stata adottata la strategia di “combinare” le fasi 1/2: i prodotti vengono quindi testati direttamente sin dalla prima volta su centinaia di persone. Poiché in queste fasi preliminari gli studi si concentrano su sicurezza, immunogenicità e dosaggio, non offrono informazioni sull’efficacia dei vaccini nel prevenire l’infezione o la malattia, ma confermano solo che i vaccini candidati sono sicuri e possono evocare risposte immunitarie simili a quelle osservate nelle persone che sono state infettate dal virus. Questo significa che la vera “prova del nove” sull’efficacia dei vaccini si avrà dopo la commercializzazione, nella fase 4. Lo sprint della ricerca per accelerare il più possibile tutte le fasi di sperimentazione nel caso del vaccino per il Covid-19 sta producendo comunque dei cambiamenti epocali nel campo della vaccinologia, che modificheranno in futuro l’approccio a un nuovo vaccino. Se il vaccino uscisse prima di fine anno, dal sequenziamento del virus alla prima dose commerciale sarebbe passato un tempo record di meno di 12 mesi.

Tipologie di approccio 

Obiettivo dei vaccini anti-Covid è indurre una risposta immunitaria contro la glico-proteina S (Spike) presente sulla superficie del Coronavirus e necessaria per l’aggancio ai recettori ACE2 che gli permettono l’ingresso nelle cellule: sia di tipo anticorpale, attraverso la stimolazione dei linfociti B a produrre anticorpi neutralizzanti, sia di tipo cellulare, tramite quelli T che distruggono le cellule infettate dal virus. I vaccini sono diretti contro la proteina S in quanto, essendo essenziale al virus per infettare l’uomo, non è soggetta a mutazioni e quindi dovrebbero essere efficaci e duraturi. Diversi sono gli approcci tentati dai ricercatori. Alcuni dei vaccini in studio sono “inattivati”, altri sono “a sub-unità/purificati”, altri sono vaccini “vettoriali”, in cui un virus inattivato esprime la proteina Spike del Sars-CoV-2, recandola nell’organismo per stimolarne la risposta immunitaria, come fosse un “cavallo di Troia”, altri a “cellule ricombinanti”, altri “genetici”.

Candidati vaccini nel mondo 

Attualmente nel mondo sono 52 i candidati vaccini in fase di studi clinici, di cui 10 giunti alla fase 3, l’ultima prima della richiesta di autorizzazione. Tra i candidati vaccini che sembrerebbero essere più vicini al traguardo: Pfizer/BioNTech, Moderna, Oxford/Irbm/AstraZeneca, Sanofi/GlaxoSmithKline, Johnson & Johnson.

L’Unione europea ha comunicato di aver già prenotato dalle aziende in pole position per la commercializzazione 1,2 miliardi di dosi.

IL VACCINO PFIZER/BIONTECH

Chi lo produce

E’ sviluppato dal gigante farmaceutico statunitense Pfizer e dalla società biotecnologica tedesca BioNTech.

Meccanismo d’azione

E’ un vaccino genetico, che non utilizza particelle del virus, ma un segmento dell’RNA messaggero (mRNA) codificante per la sintesi della proteina Spike, incapsulato in una nanoparticella lipidica che lo veicola nelle cellule dell’organismo. E’ una tecnologia mai usata finora sugli esseri umani.

Studi e risultati di efficacia

Il primo prototipo di questo vaccino, chiamato “BNT162b1”, è stato sperimentato nello studio di fase 1/2 con buoni risultati, pubblicati in pre-print (cioè senza la revisione di esperti sulla validità dei dati) il 1 luglio. Il vaccino ha mostrato buona capacità di produrre una risposta anticorpale (ha indotto, a dosi relativamente basse, titoli di anticorpi neutralizzanti elevati, ulteriormente aumentati dopo la seconda somministrazione), e simultanea risposta linfocitaria T. Ciononostante, le aziende produttrici hanno annunciato, il 27 luglio, l’uso in fase 2/3 di un altro vaccino a RNA, “BNT162b2”, che codifica per una regione diversa della proteina Spike rispetto al primo candidato. Le aziende hanno precisato che entrambi portano alla produzione di alti livelli di anticorpi neutralizzanti e inducono risposte dei linfociti T all’antigene virale, ma il secondo candidato sembra essere tollerato meglio e ha portato a una più ampia varietà di risposte delle cellule T. Lo studio di fase 2/3 è condotto su 43.500 volontari negli Stati Uniti e in altri Paesi tra cui l’Argentina, il Brasile e la Germania. Dai dati preliminari dello studio emersi dalla cosiddetta “analisi ad interim” (una valutazione di metà percorso del trial), comunicati dalla Pfizer e ancora non sottoposti a peer-review o pubblicati su una rivista medica, è emersa un’efficacia sui primi 94 volontari superiore al 90%, di gran lunga superiore al 50%, soglia minima richiesta dalla FDA per l’autorizzazione all’uso di emergenza di un vaccino contro il Covid. In un successivo comunicato, l’azienda fornisce i dati definitivi sperimentazione di fase 3 su altri 170 casi esaminati, indicando un’efficacia del 95%. Queste percentuali di efficacia si riferiscono al fatto che su 43mila volontari trattati col vaccino, sono stati registrati 170 casi di Covid-19, di cui solo 8 avevano ricevuto il vaccino in studio, mentre tutti gli altri casi hanno colpito persone che assumevano il placebo. Inoltre, delle 10 persone che hanno sviluppato una forma grave, 1 sola era stata vaccinata. L’immunizzazione, inoltre, è risultata simile tra differenti fasce d’età ed etnie. L’efficacia nel gruppo più a rischio, di persone con più di 65 anni, si è mostrata superiore al 94%. Sappiamo a questo punto che il vaccino riesce a prevenire l’infezione sintomatica clinica, ma è ancora incerto il suo effetto sulla prevenzione dell’infezione asintomatica e quindi sulla trasmissione da una persona all’altra.

Sicurezza

Il vaccino è stato ben tollerato, con effetti collaterali per lo più da lievi a moderati, che si sono risolti rapidamente. Segnalati febbre e dolore nel punto dell’iniezione, specie nei soggetti più giovani. L’unico evento avverso più importante è stato l’affaticamento, lamentato dal 3,7% dei pazienti trattati che hanno ricevuto la seconda dose.

Somministrazione

Si prevedono 2 dosi, per via intra-muscolare.

Autorizzazione

Al più presto sarà richiesta dalle aziende produttrici l’autorizzazione all’uso di emergenza all’autorità regolatoria statunitense (FDA), per soggetti dai 16 agli 85 anni. Per chiedere l’autorizzazione occorrono, oltre a dati sull’efficacia di almeno il 50%, anche 2 mesi di dati sulla sicurezza, relativi a circa la metà dei 44.000 partecipanti allo studio, cosa che dovrebbe essere possibile entro pochi giorni. Anche l’omologa europea della FDA, l’Ema, sta conducendo una “rolling review” cioè una valutazione preliminare dei dati sul vaccino. La rolling review è uno degli strumenti regolatori messi in campo per accelerare l’approvazione dei vaccini anti-Covid.

Produzione e distribuzione

Kalamazoo, contea del Michigan in USA – sede centrale del laboratorio Pfizer- e Puurs, in Belgio, saranno il quartier generale di stoccaggio e distribuzione del vaccino. Poiché tale vaccino ha bisogno di essere conservato a temperature molto fredde, ovvero tra -70 e -80°C, in queste sedi sono stati predisposte diverse centinaia di grandi congelatori ultrafreddi. Qualora la loro capacità logistica non dovesse bastare, altre due “fattorie del freddo” a Pleasant Prairie, nel Wisconsin, e a Karlsruhe, in Germania, sono pronte a fornire capacità di stoccaggio aggiuntiva. Dai centri di stoccaggio il vaccino verrà trasportato in scatole di imballaggio delle dimensioni di una valigia, riempite con ghiaccio secco (anidride carbonica solida), appositamente progettate da Pfizer. Ogni scatola (riutilizzabile) può contenere tra 1.000 e 5.000 dosi a temperature ultra-fredde per un massimo di 10 giorni. Oltre 24 camion al giorno trasporteranno le scatole da Kalamazoo e Puurs agli aeroporti, dove circa 7,6 milioni di dosi al giorno attraverso 20 aeromobili saranno distribuite in tutto il mondo. Gli Stati Uniti hanno ordinato immediatamente 100 milioni di dosi, con la possibilità di prenotarne altri 500 milioni, la Commissione Europea, agendo per conto degli Stati membri, ne ha ordinati 200 milioni con un’opzione per altri 100 milioni. Pfizer e BioNTech hanno accordi di fornitura anche con il Regno Unito, il Canada e il Giappone.  Al contempo, l’Unicef, il più grande acquirente mondiale di vaccini, ha affermato di aver già installato negli ultimi anni, in collaborazione con l’Oms, più di 40.000 frigoriferi per conservare i vaccini nei Paesi a basso reddito, principalmente in Africa. L’Unicef ha anche acquistato centinaia di milioni di siringhe e le sta conservando nei suoi magazzini per spedirle una volta che i vaccini saranno disponibili. La Pfizer ha dichiarato che entro fine anno potrebbe rendere disponibili fino a 50 milioni di dosi, sufficienti per proteggere 25 milioni di persone. Entro la fine del 2021, la produzione del vaccino dovrebbe raggiungere 1,3 miliardi di dosi. L’Italia riceverà circa 27 milioni di dosi del vaccino Pfizer tra la fine del 2020 e il 2021, nell’ambito dell’accordo tra la Commissione europea e il colosso farmaceutico statunitense. Si ipotizza una disponibilità per inizio 2021 di 3,4 milioni di dosi, utili a vaccinare 1,7 milioni di persone. In una prima fase la somministrazione si farà solo in ospedale e, tramite unità mobili, per operatori e ospiti delle Rsa. Per le ulteriori dosi in arrivo, destinate a tutte le altre categorie, sono previste poi modalità differenti da valutare. Il vaccino sarà trasferito ad ogni punto di somministrazione in apposite borse di conservazione contenenti, al massimo, 5 scatole da 975 dosi ciascuna, dove può resistere 15 giorni, o 6 mesi, qualora si disponga di celle frigorifere a temperatura di -75 gradi; il vaccino va utilizzato al massimo entro 6 ore dall’estrazione dalle borse o dalla cella di conservazione.

Problematiche

I principali problemi riguardano logistica, conservazione e trasporto: il vaccino va tenuto a temperature sotto i 75 gradi e non può resistere oltre cinque giorni a temperature di frigorifero di 2-8 °C.  I requisiti della catena del freddo per il vaccino creano un problema di infrastrutture insufficienti perché nessun centro medico americano o europeo è in possesso della tecnologia necessaria per mantenere temperature sotto i 75 gradi (impianti di refrigerazione, congelatori, autocarri refrigerati), e sarà impensabile predisporne nei Paesi più arretrati, soprattutto nel Sud del mondo, dove molti villaggi rurali non dispongono nemmeno di frigoriferi per i vaccini più comuni. Le fiale potrebbero essere conservate in contenitori criogenici pieni di ghiaccio secco, ma sarà difficile realizzare tale soluzione su così ampia scala, o in ultracongelatori, macchinari a costi elevati e disponibili in quantità ridotte. In Italia un’ipotesi è che per la distribuzione del vaccino, come avvenuto per quella dei dispositivi sanitari a marzo, venga utilizzato il personale dell’esercito, che dovrebbe provvedere alla logistica ad hoc da parte della Difesa. Un altro aspetto da considerare è che per muovere questo tipo di vaccini serve personale qualificato: maneggiare materiale a temperature così basse richiede attenzione degli operatori a non ustionarsi e a garantire il perfetto mantenimento della catena del freddo. Le difficoltà generate dalle peculiarità di conservazione del vaccino fanno guardare con maggiore interesse per il prossimo futuro ad altri vaccini che non dovrebbero richiedere tali temperature.

VACCINO MODERNA

Chi lo produce

L’azienda statunitense Moderna con sede a Cambridge nel Massachusetts, in collaborazione con il Vaccine Research Center dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive (Niaid) degli Stati Uniti, diretto da Anthony Fauci.

Meccanismo d’azione

E’ un vaccino genetico, che usa RNA messaggero virale modificato (mRNA-1273). L’RNA messaggero del Sars-CoV-2 codificante la proteina Spike viene incapsulato in una nanoparticella lipidica che veicola il gene nelle cellule dell’organismo umano per stimolare la reazione immunitaria diretta contro essa.

Studi e risultati di efficacia

I risultati pubblicati sul New England Journal of Medicine indicano che nella fase preclinica, ossia condotta sugli animali, il candidato vaccino ha indotto nei macachi la produzione di anticorpi neutralizzanti, capaci cioè di impedire al virus di agganciarsi alle cellule per invaderle. È stata documentata inoltre la capacità del vaccino di proteggere le vie respiratorie e di evitare lesioni ai polmoni. Anche lo studio di fase 1/2 su alcune decine di adulti sani (18-55 anni) e adulti più anziani (56-70 anni e oltre 70 anni), pubblicato sempre dal New England Journal of Medicine, ha dato buoni esiti: i test hanno evidenziato la capacità del vaccino di indurre una marcata risposta immunitaria, con la produzione di anticorpi neutralizzanti, e una risposta cellulo-mediata. La risposta immunitaria alla dose da 100 milligrammi negli individui di 56-70 anni e dai 71 anni in su è stata simile a quella che si raggiunge negli adulti più giovani. Pertanto, il 27 luglio, i National Institute of Health, di cui il Niaid fa parte, hanno annunciato l’avvio della fase 3 della sperimentazione di questo vaccino in 89 siti americani su circa 30.000 volontari sani. Tale studio di Fase 3, definito “COVE”, ha arruolato 28.618 partecipanti. L’azienda produttrice ha reso noto a metà novembre con un comunicato-stampa sul New York Times che il vaccino è “efficace al 94,5%” sulla base dell’analisi dei primi risultati in arrivo dalla sperimentazione in corso: su 95 partecipanti che hanno sviluppato il Covid-19, 90 facevano parte del gruppo cui è stato dato un placebo e solo 5 del gruppo cui è stato somministrato il vaccino.

Sicurezza

Gli effetti collaterali sono prevalentemente lievi o moderati, secondo i dati della sperimentazione di fase 1, come mal di testa, dolori muscolari, febbre, stanchezza e dolore nel punto dell’iniezione. La dose provata è risultata ben tollerata in fase 2 anche dagli adulti più anziani.

Somministrazione

Due dosi a 1 mese di distanza, per via intramuscolare.

Autorizzazione

L’azienda ha annunciato di stare per presentare domanda alla Food and Drug Administration per l’autorizzazione all’uso di emergenza e poi alla messa in commercio nelle prossime settimane; il vaccino ha anche ricevuto la conferma dall‘Ema che ha avviato la procedura del rolling review, ovvero il primo passo dell’iter di approvazione sulla base dei risultati preliminari degli studi.

Produzione e distribuzione

A differenza del vaccino Pfizer, il Moderna è stabile a temperature di refrigerazione standard dai 2 agli 8 gradi centigradi per 30 giorni (quindi anche nei comuni frigoriferi) e fino a 6 mesi a meno 20 gradi, per la spedizione e lo stoccaggio a lungo termine (temperature standard da congelatore). L’azienda prevede di disporre di circa 20 milioni di dosi entro la fine del 2020 da destinare agli Usa, e sta aumentando la sua capacità produttiva globale per essere in grado di erogare circa 500 milioni di dosi all’anno e possibilmente, anche fino a 1 miliardo di dosi all’anno. Il vaccino non sarà disponibile su larga scala prima della primavera prossima. Con l’Ue è stata concordata la fornitura di 160 milioni di dosi.

VACCINO ASTRAZENECA/IRBM/OXFORD

Chi lo produce

E’ stato sviluppato dallo Jenner Institute dell’Università di Oxford in collaborazione con l’azienda italiana Advent-Irbm di Pomezia e sarà distribuito dalla multinazionale britannica AstraZeneca.

Meccanismo d’azione

Si tratta di un vaccino vettoriale, in cui un adenovirus inattivato (vettore adenovirale sierotipo 26) è stato modificato geneticamente per esprimere la proteina Spike del Sars-CoV-2, recandola nell’organismo per stimolarne la risposta immunitaria. Il vaccino usa come vettore un adenovirus di scimpanzé in cui è stato introdotto il gene che codifica la proteina Spike.  E’ basato su un modello già provato dagli studiosi inglesi contro SARS e MERS. Con una sensazionale accelerazione, che ha portato in quattro mesi a risultati che normalmente richiedono cinque anni, grazie al lavoro giorno e notte di tutti i ricercatori del Jenner Institute, si è riusciti a inserire il gene della proteina Spike del Sars-CoV-2 all’interno di un adenovirus.

Studi e risultati di efficacia

Attualmente il vaccino è arrivato alla fase 3 della sperimentazione clinica, dopo i buoni risultati su 1000 persone nel Regno Unito nella fase 1 e su 10.000 persone divise in quattro gruppi per fasce di età nella fase 2. Il 20 luglio sono stati pubblicati sulla rivista The Lancet i risultati preliminari del trial di fase 1/2 condotto in cinque siti del Regno Unito: i test hanno evidenziato in fase 2 una robusta risposta immunitaria anche nelle persone anziane, le più vulnerabili alla pandemia, del tutto simile a quella che il prototipo aveva mostrato già tra un migliaio di adulti, di età compresa tra 18 e 55 anni, durante la fase 1. Il candidato vaccino si è dimostrato in grado di stimolare la produzione di anticorpi protettivi, con il quadruplicarsi degli anticorpi nel 95% dei soggetti a un mese dalla vaccinazione, inoltre potrebbe fornire una protezione anche da parte delle cellule T killer. Lo studio di fase 3 coinvolge attualmente un totale di 50 mila volontari in Gran Bretagna, Usa, Brasile e Sud Africa.

Sicurezza

Il vaccino è risultato sicuro, senza effetti collaterali gravi: è stata trovata in fase 2 una tollerabilità simile a quella del vaccino per l’influenza. Dopo una sospensione temporanea in via precauzionale della fase 3 per alcuni giorni lo scorso 6 settembre, quando su un volontario in Gran Bretagna era stata rilevata una grave infiammazione spinale, che le autorità di controllo hanno poi escluso essere stata una conseguenza diretta della vaccinazione, i test stanno procedendo bene. La ripresa dei test è cominciata a seguito della conferma sulla sua sicurezza da parte della Medicines Health Regulatory Authority (Mhra), che ha preso atto del fatto che l’indagine del Comitato indipendente non ha rilevato problemi di sicurezza. Già un altro volontario aveva precedentemente mostrato una reazione sospetta, poi dimostratasi non collegata al vaccino.

Somministrazione

La schedula vaccinale prevede la somministrazione di 2 dosi intra-muscolo a distanza di 28 giorni.

Autorizzazione

Il primo ottobre l’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha annunciato di aver iniziato ad analizzare i dati del prototipo oxfordiano, secondo la procedura velocizzata nei tempi per accelerare l’iter di approvazione chiamata “rolling review”.

Produzione e distribuzione

Se i risultati finali della sperimentazione di fase 3 dello studio mondiale saranno positivi, entro fine anno il vaccino dovrebbe essere consegnato all’Ue nella quantità iniziale di 20-30 milioni di dosi, mentre da marzo 2021 potrebbe avvenire la distribuzione su larga scala. AstraZeneca ha negoziato con la Ue una fornitura di 300 milioni di dosi, con la possibilità di fornirne ulteriori 100 milioni. Il vaccino è stato prenotato anche da Regno Unito e Usa.

VACCINO SANOFI-GSK

Chi lo produce

Il candidato vaccino anti-Covid messo a punto dalle due multinazionali Sanofi e Gsk è in una fase di importante avanzamento; la produzione inizierà in Italia dallo stabilimento Sanofi-Pasteur di Anagni, oltre che dagli altri due in Francia e Germania .

Meccanismo d’azione

E’ un vaccino DNA-ricombinante adiuvato in subunità basato su una tecnologia consolidata che la Sanofi adotta già con successo per la produzione del vaccino antinfluenzale quadrivalente ricombinante.

Studi e risultati di efficacia

Il vaccino Sanofi-Gsk è attualmente alla fase 1-2 di sperimentazione; la fase 3 dovrebbe partire da dicembre, se saranno positivi i risultati dello studio clinico in corso che è uno studio randomizzato. Sono stati coinvolti un totale di 440 adulti sani in 11 siti di sperimentazione negli Stati Uniti.

Autorizzazione

Qualora i dati siano sufficienti per la domanda di licenza, il piano prevede la richiesta di approvazione normativa già nella prima metà del 2021.

Distribuzione

Secondo gli accordi siglati con l’Ue, Sanofi/Gsk fornirà 300 milioni di dosi del vaccino, con l’obiettivo è di arrivare a 1 miliardo di unità nel corso del 2021. Inoltre, le aziende hanno preso accordo con l’organizzazione internazionale COVAX Facility  per rendere disponibili 200 milioni di dosi del loro vaccino per raggiungere gli ultimi del mondo.

VACCINO JOHNSON & JOHNSON

Chi lo produce

La Janssen, divisione farmaceutica dell’azienda americana Johnson & Johnson (J&J).

Meccanismo d’azione

Il vaccino usa un vettore che introduce la proteina S nel corpo umano per stimolare la reazione immunitaria.

Studi e risultati di efficacia

A settembre, J&J ha dato comunicazione della forte risposta immunitaria e del buon profilo di sicurezza fatti registrare dal suo candidato in studi clinici di fase 1/2a. Sulla base di questi risultati, la big pharma ha dato il via a uno studio finale di fase 3 chiamato ENSEMBLE su 60.000 persone, esteso a diversi Paesi in tre continenti. Dopo una pausa per un sospetto effetto avverso, Johnson & Johnson ha ripreso il reclutamento, l’arruolamento e la vaccinazione in Europa, Stati Uniti, Sudafrica e America Latina.

Sicurezza

L’azienda ha dovuto sospendere a metà ottobre lo studio di fase avanzata sul suo candidato vaccino a causa dell’insorgenza di una insospettata patologia in uno dei partecipanti al trial. Tale “pausa di studio” ha permesso l’approfondita revisione e valutazione del caso da parte del Comitato indipendente di monitoraggio della sicurezza dello studio ENSEMBLE, che ha concluso la mancanza di collegamento col vaccino.

Somministrazione

E’ prevista una singola dose.

Autorizzazione

E’ prevista la richiesta alla FDA di autorizzazione all’uso di emergenza all’inizio del 2021.

Produzione e distribuzione

Obiettivo dell’azienda è provvedere a una fornitura globale di oltre 1 miliardo di dosi di vaccino.

VACCINI CINESI

Le compagnie cinesi Sinovac e Sinopharm hanno optato per un approccio “classico”, mettendo a punto vaccini composti dal virus Sars-CoV-2 inattivato. Sinopharm e Sinovac hanno dichiarato, in comunicati stampa, che i loro vaccini inattivati stanno dando risultati promettenti e hanno portato alla produzione di anticorpi in tutti i partecipanti degli studi preliminari di fase 1 e 2. Sinovac ha lanciato una sperimentazione di fase 3 del suo vaccino in Brasile, dove è previsto l’arruolamento di circa 9.000 operatori sanitari. Sinopharm testerà i suoi vaccini inattivati nella fase 3 su 15.000 volontari degli Emirati Arabi Uniti. Le reazioni avverse segnalate sono di grado lieve o moderato, quella sistemica più comune è la febbre. I vaccini sono somministrati in due dosi.

Poi c’è il vaccino cinese prodotto dalla ditta CanSino Bio, che inocula nel corpo umano la proteina Spike usando come vettore un Adenovirus tipo 5 inattivato. Testato su 508 partecipanti (di cui oltre 100 hanno ricevuto il placebo) in uno schema a due dosi, ha prodotto titoli elevati di anticorpi neutralizzanti e risposte specifiche delle cellule T. Il 25 giugno l’esercito cinese ha approvato il vaccino come “specially needed drug” (un farmaco di cui si ha particolarmente bisogno), il che lo renderà il primo vaccino approvato per uso limitato (sarà somministrato solo ai militari). E’ prevista la somministrazione di una sola dose di vaccino per via intramuscolare nel deltoide.

Va ricordato che il governo cinese ha deciso di somministrare i vaccini prodotti da Sinovac Biotech, Sinopharm e CanSino Biologics su larga scala ai propri cittadini anche se la sperimentazione clinica non si è ancora conclusa e mancano i dati relativi alla loro sicurezza ed efficacia. Il governo cinese ha stipulato accordi per distribuire i suoi vaccini in Africa, Medio-Oriente e Sud-est asiatico.

VACCINO REITHERA

L’azienda bio-tecnologica italiana ReiThera ha messo a punto il vaccino GRAd-COV2, basato su un vettore adenovirale. Il vaccino ha dimostrato di essere sufficientemente sicuro ed immunogenico nei modelli animali. L’Agenzia Italiana del Farmaco ne ha autorizzato ad agosto la sperimentazione di fase 1, dopo il parere positivo dell’Istituto Superiore di Sanità e del Comitato etico dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “L. Spallanzani” di Roma (dove sarà effettuato lo studio, assieme al Centro Ricerche Cliniche Verona). Lo studio di fase 1 valuterà la sicurezza e l’immunogenicità del GRAd-COV2 in 90 volontari sani in due coorti sequenziali: una popolazione di 45 soggetti di età compresa tra 18 e 55 anni e un’altra di 45 soggetti tra 65 e 85 anni. Per entrambe le coorti sono previsti tre bracci di trattamento a tre dosi crescenti composti da 15 partecipanti ciascuno, per un totale di 6 gruppi. Il progetto di sviluppo del vaccino è sostenuto dal Ministero della Ricerca con il Cnr e dalla Regione Lazio.

VACCINO GSK E MEDICAGO

Medicago, azienda biofarmaceutica di Quebec City, e Gsk, hanno elaborato un vaccino di origine vegetale per Covid-19 con particelle Coronavirus-Like Particle (CoVLP) formate da una glicoproteina ricombinante Spike espressa come particelle simil-virali (VLPs) in combinazione con l’adiuvante pandemico di GSK, che garantisce risparmio di dosi e elevata risposta immune. Le aziende hanno annunciato il 13 novembre, sulla scorta dei risultati positivi di fase 1, la partenza degli studi clinici di fase 2/3 per il proprio candidato vaccino, con l’obiettivo di valutarne l’efficacia, la sicurezza e l’immunogenicità. Lo studio prevede la somministrazione di due dosi a 21 giorni di distanza in una coorte di adulti sani di varie età.

Punti da chiarire 

Ci sono anche delle perplessità riguardo ai vaccini anti-Covid-19:

  • Sicurezza: si avanzano dubbi su efficacia e sicurezza di vaccini prodotti e sperimentati in così poco tempo, benché l’Agenzia europea dei medicinali (Ema) chiarisca di aver adottato tutte le procedure possibili al fine di abbreviare in modo significativo i tempi per la revisione e l’approvazione dei nuovi medicinali e vaccini a discapito della burocrazia ma mai della sicurezza. Dunque, la sicurezza delle procedure per la messa a punto del vaccino è garantita, almeno in Occidente, dove condizione preliminare e inderogabile ai fini dell’utilizzazione di un vaccino anti-Covid è che abbia passato il vaglio della sperimentazione clinica e della successiva revisione e autorizzazione da parte delle autorità sanitarie europee (Emea) ed internazionali (Oms). Cosa che non è ancora avvenuta per quanto riguarda i vaccini prodotti in Cina o in Russia.
  • Durata: un anno di sperimentazione non basta per offrire delle evidenze scientifiche sulla durata della protezione vaccinale a lungo termine, che deve essere di almeno 6 mesi secondo gli standard dell’Oms. Per nessuno dei vaccini in sperimentazione ci sono al momento dati certi in merito alla durata della risposta immunitaria e quindi se e quando saranno necessarie dosi di richiamo periodiche.
  • A chi somministrare le prime dosi: in attesa che arrivi una produzione di massa dei vaccini, si ragiona su come distribuire le prime dosi. L’orientamento più comune, adottato ad esempio dal Cdc statunitense, è di iniziare dagli operatori sanitari e dalle categorie più fragili, ma secondo i ricercatori della University of Southern California e della Johns Hopkins l’approccio più efficace sarebbe esattamente l’opposto, cioè, dopo i sanitari, vaccinare i più grandi diffusori del virus, in maggioranza i giovani, e solo dopo i più vulnerabili, come suffragato da alcuni studi fatti durante la pandemia influenzale del 2009, che hanno dimostrato che il modo migliore di limitare la diffusione del virus, e proteggere così i più vulnerabili, è immunizzare per primi i più giovani. In Italia si comincerà da operatori sanitari e ospiti delle Residenze Sanitarie Assistenziali.
  • Distribuzione mondiale: una volta che i vaccini contro il Covid-19 saranno introdotti sul mercato, sarà fondamentale garantirne l’accesso equo e sostenibile per tutti, anche per le fasce più fragili della popolazione e i Paesi a medio e basso reddito. E questo per questioni etiche, dato che i vaccini vanno considerati un bene pubblico globale, ma non solo: una strategia realistica di contenimento ed eventualmente di eradicazione del Covid-19 prevede che il vaccino venga reso universalmente disponibile, per quanto ciò appaia complesso, ai fini di innescare il fenomeno dell’immunità di gregge (copertura del 60-70%), onde scongiurare ondate epidemiche successive. Immaginare di rimanere protetti dal proprio sistema sanitario e al sicuro dentro le proprie frontiere, oggi non è più concepibile: i virus non conoscono confini e la tutela della salute di tutti dipende dal modo in cui si organizzeranno le risposte globalmente. Al fine di garantire una distribuzione ubiquitaria è stata costituita COVAX, una collaborazione globale di governi, organizzazioni sanitarie, aziende e organizzazioni filantropiche che lavorano per accelerare lo sviluppo, la produzione e l’accesso equo ai vaccini Covid-19, guidata da Gavi, la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI) e Oms.
  • Da cosa protegge il vaccino: non si sa se il vaccino sia in grado di impedire solo la malattia o anche l’infezione asintomatica e dunque la diffusione del virus.

    Dottor Carlo Alfaro

    Carlo Alfaro

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01 Set 2021 Campania Capri Cronache d'Italia Italia del Sud Sport Uncategorized Giuseppe Spasiano

Capri, rissa davanti noto albergo: denunciati partecipanti

Ha coinvolto varie persone nella zona di uno  degli alberghi più “in” di Capri, il Quisisana Redazione – Davanti ad un…

29 Ago 2021 Campania Capri Cronache d'Italia Italia del Sud Primo Piano Uncategorized Giuseppe Spasiano

Positano

Costiera amalfitana, 63enne salvata nella valle delle Ferriere

L’escursionista originaria di Gragnano stava percorrendo un sentiero escursionistico quando è inciampata e caduta con un volo di circa 3…

26 Set 2021 Campania Cronache d'Italia Italia del Sud Positano / Costiera Amalfitana Uncategorized Giuseppe Spasiano

Minori, turista statunitense positivo al Covid-19

Sarà trasferito presso il Covid Center dell’ospedale del Mare Redazione – A Minori un turista statunitense che era già vaccinato è…

18 Set 2021 Campania Cronache d'Italia Italia del Sud Positano / Costiera Amalfitana Uncategorized Giuseppe Spasiano