Appello di Antonio Marfella,il medico che ha denunciato la Terra dei Fuochi.Meriterebbe il Nobel per la medicina

“Doc. complimenti per l’intervento al convegno di sabato (sul gravissimo inquinamento del fiume Sarno,ndr). E’ stato molto chiaro, accorato, sferzante, passionale e incisivo. Buona serata”, questo dell’amico Gerolamo Oliva è uno dei tanti post che ricevo ogni giorno insieme a decine di richieste di aiuto per gravi forme di cancro od altro.
So bene che i miei post anche se di una bacheca privata volutamente limitata a non oltre 5mila “amici” sono seguiti con attenzione non solo da privati cittadini ma anche da politici, medici, scienziati ed amministratori.
Sabato a Nocera Inferiore ho ricordato come la mia scelta di iscrivermi a Medicina a sedici anni quale privatista interno per merito del lIceo antonio Genovesi di Napoli fu motivata tra le altre cose dalla preziosa conferenza stampa del direttore scientifico del Pascale prof Gian Gacomo Giordano, padre del prof Antonio Giordano, sul gravissimo inquinamento non riconosciuto del fiume Sarno .
Era il settembre del 1973.
Ero un ragazzino di sedici anni come Greta Thundberg che voleva studiare per salvare il mondo e diventare magari uno scienziato in grado di scoprire nuovi farmaci per curare il cancro.
Mai avrei immaginato di finire coinvolto cosi tanto nella più micidiale (e sporca!) guerra che sta insanguinando la mia terra nel terzo millennio: la guerra dei rifiuti in campania.
Mai avrei pensato non solo che non sarei mai diventato riconosciuto scienziato nonostante a soli 25 ann fossi già stato ricercatore principale a pubblicare sulla piu importante rivista medica del mondo (lancet) che il cancro di Kaposi da infezione da HIV giungeva solo alla fine di una lunga immunostimolazione inefficace nei pazienti infetti.
Era la prima osservazione scientifica, fatta in Italia, che apriva la strada alla immunoterapia oncologica che oggi vede sempre il Pascale primeggiare nel mondo.
Era il 1985. La Provvidenza mi preparava per altre strade, dolorosissime e umilianti , per rispondere al dovere di mostrare la strada da seguire a chi non vuole o non sa vedere.
Cominciai a capirlo quando scelsi nel 1989 , unico ed ultimo borsista , di restare al fianco proprio del professore Giovan Giacomo Giordano che veniva “dimissionato” per incapacità gestionale dalla malapolitica di allora per avere scelto di denunziare gli imbrogli per assunzioni di amministrativi da parte dei politici di allora.
Sono stato giovane e impotente testimone di come uno scienziato come il professore Giordano fosse dichiarato incapace di gestire un Istituto di ricerca come il Pascale perché lasciato completamente solo dalla politica di allora.
Ci fecero restare senza neanche una siringa per i nostri ammalati sino a quando il professore Giordano non fu costretto a dimettersi.
Da allora la mission dell’Istituto cambio’ .
A partire dal 1988 non siamo stati piu’ incaricati anche della tossicologia ambientale oncologica all’epoca seguita dal dottor Pagano Giovanni per conto del prof Giordano e neanche la Epidemiologia è stata correttamente sviluppata come a Milano , nel nostro omologo IRCCS pubblico, spostando tutte le risorse , e quindi il completo controllo dei dati, da un prestigioso Istituto terzo e indipendente come il Pascale direttamente all’interno delle ben controllate chiuse e sicure stanze della Regione Campania con la istituzione di un “osservatorio epidemiologico regionale” che ha succhiato tutte le risorse economiche a partire dal 1993 senza produrre dati per circa tutto il trentennio nel quale veniva a determinarsi quel vero quanto negato “olocausto” di una intera regione di circa sei milioni di abitanti provocato dalla malagestione dei rifiuti specie industriali e che è stato identificato come “Terra dei Fuochi” da Legambiente a partire proprio dal 1993.
Nulla riuscivo a capire ne’ a seguire allora, preoccupandomi solo di lavorare nel chiuso del mio Istituto e tra i primi in Italia ho focalizzato nel 1997 quello che sarebbe diventato oggi il primo problema della oncologia del terzo millennio con l’incremento eccezionale dei costi delle cure farmacologiche e per questo nel 2003 ho ricevuto encomio scritto nel mio fascicolo personale dal Direttore Sanitario dell’epoca, per avere avuto parte determinante nel primo raggiungimento del pareggio di bilancio di una istituzione sanitaria di eccellenza campana .
Avevo smesso di pensare che in Italia io potessi trovare il farmaco salva-tutti in Oncologia e mi dedicavo a cercare di trovare l’equilibrio gestionale in sanità pubblica.
Mi resi conto che non esiste nulla di piu’ bello ed etico che garantire un equilibrio gestionale e il pareggio di bilancio in una azienda sanitaria e garantire a ogni paziente che si ricovera il massimo delle potenzialità di cure dal primo di gennaio al 31 di dicembre di ogni anno.
Ma davo fastidio a troppi “farmaci” e cosi, a partire dal 2006, mi fu detto che forse era meglio che mi dedicassi a seguire il disastro ambientale e quindi sanitario che dagli inizi del 2006 cominciava a diventare di dominio pubblico con la pubblicazione del libro “Gomorra”.
Io non ero Igienista, ero stato il piu giovane farmacologo-tossicologo di Italia nel 1984 e scelsi di diventare il piu’ vecchio Igienista della Campania nel 2010, per capire bene cosa si intendeva per incidenza e mortalita’ per cancro e cosa fosse con precisione una discarica e un inceneritore, ma soprattutto cosa significava la distinzione tra rifiuto urbano e rifiuto speciale, industriale e tossico.
E ho cominciato a girare pure io la Campania come non avevo mai fatto in vita mia e come non era neanche nella mia immaginazione.
Spinto e guidato dall’avvocato Gerardo Marotta, per conto delle Assise di Palazzo Marigliano sono andato dovunque ci hanno chiamato per capre le tragedie ambientali in corso: da Chiaiano ad Acerra, da Benevento a Caserta a Salerno ad Avellino sino al Parco Verde di Cavano dove nel 2009 ho conosciuto una meravigliosa comunita’ di vita cristiana nella Chiesa di S Pietro e Paolo guidata da Padre Maurizio Patriciello che diventera’ il mio migliore “allievo” di munnezza, l’unico che da subito abbia ben capito come la tragedia campana fosse determinata pressocchè esclusivamente dalla malagestione non già dei rifiuti urbani ma dei rifiuti speciali , industriali e tossici.
Con Padre Maurizio Patriciello e colleghi Medici dell’Ambiente della Campania abbiamo cambiato la storia non solo della Campania ma di tutta l’Italia spiegando e facendo ben capire a tutti, a cominciare dai magistrati , la realtà di quello che stava accadendo.
Fu il Magistrato Donato Ceglie , allievo di mia madre , a spingermi su questa strada e cosi sono stato il primo medico a dimostrare in giudizio il nesso di causalità che si dice non si puo’ trovare ( e non è vero….) nel caso del pastore Vincenzo Cannavacciuolo di Acerra, del vigile Michele Liguori .
Sono stato ascoltato e ho tenuto ben oltre mille conferenze in pubblico a partire dal 2006 ad oggi e nonostante centinaia di minacce ricevute sino ad oggi non ho detto una sola cosa sbagliata e che non ha anticipato di almeno 5 anni quello che sarebbe poi realmente accaduto.
Il rapporto “fiduciario ” con qualunque parte politica non si è mai saldato a restituirmi incarichi e carriera perduti per avere seguito obbligatoriamente sino in fondo la massima “Amicus Plato, sed magis amica Veritas” nella tragedia della guerra della munnezza campana.
Ora che sono ammalato di cancro mi resta la stima e l’affetto della mia gente che ho difeso pagando un prezzo eccezionale in termini di danno alla salute e alla carriera , riconoscendo tra i miei difetti una superbia che ha ricevuto umiliazioni eccezionali e formative.
Mi hanno commosso sino alle lacrime le parole che in pubblico mi hanno rivolto supereroi come il Magistrato Roberto Pennisi della DDA che mi ha definito il simbolo della riscossa civile e professionale di un popolo nella battaglia contro le ecomafie e mi ha assicurato che tutti i miei articoli sono letti con attenzione dai Magistrati inquirenti, e le parole del vescovo di Acerra che ha ringraziato tutti i Medici dell’Ambiente definendoci veri “eroi”.
“Sventurata è la Terra che ha bisogno di eroi” (Bertold Brecht ,Vita di Galileo).
Troppo poco è cambiato . Io sono ancora vivo ma sento di morire inutilmente se non saro’ riuscito ad ottenere almeno una tracciabilità dei rifiuti certificata.
E’ la tracciabilità certificata che ha salvato le pummarole campane.
Io amo le mie pummarole ma non posso tollerare che ad oggi abbiamo tracciato e salvato le pummarole ma non abbiamo ancora tracciato la munnezza e quindi salvato i cittadini campani .
Con infinito dolore ho dovuto scrivere senza sbagliare neanche stavolta, “vorrei essere una pummarola san marzano: mi sentirei piu’ tutelato che come cittadino campano”.
Riuscirò ad andare via sereno vedendo almeno avviare a spegnimento “Terra dei Fuochi”? Ormai non ho altro desiderio per la vita che mi resta.
Antonio Marfella,medico.

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