ANTONIO CAFIERO IL “QUASI PRESIDENTE” ARGENTINO-CAROTTESE

ANTONIO CAFIERO IL “QUASI PRESIDENTE” ARGENTINO-CAROTTESE

di Eugenio Lorenzano

Un politico longevo come pochi Antonio Cafiero, figlio di Giuseppe emigrato ad inizio XX secolo in Argentina da Piano di Sorrento. Ha “rischiato” tre volte di divenire presidente della repubblica Argentina. Nacque nel 1922 a Buenos Aires e si laureò in scienze economiche nel 1948. Già da studente si impegnò politicamente nelle file del trionfante “peronismo” di quel tempo. Divenne professore universitario di economia e fu inviato giovanissimo come consulente finanziario per l’ambasciata argentina a Washington. Le sue potenzialità politiche furono subito notate da Peròn che lo nominò nel 1952 ministro per il commercio estero. Cafiero divenne così il più giovane ministro della storia argentina a soli 30 anni. Con il colpo di stato militare del 1955 e l’esilio di Peròn, Cafiero fu imprigionato per un anno ed ebbe poi una seria limitazione alla sua attività politica. Dovette attendere il 1973, quando furono indette nuove elezioni libere; Peròn dal suo esilio spagnolo gli preferì come candidato presidenziale Hector Campora, sostenendo equivocandosi) che Cafiero fosse vicino ad alcune frange militari. Quasi a scusarsi nel 1975 fu nominato dallo stesso Peròn ministro dell’economia e poi ambasciatore in Belgio ed alla CEE. Ma la sorte gli fu avversa, un ulteriore colpo di stato militare, ancora più cruento, gli tarpò le ali di una possibile e facile ascesa politica. Infatti al ritorno in patria fu immediatamente arrestato dalla giunta golpista di Videla, Massera e Annaya. Con il ritorno alla democrazia dopo la disfatta della guerra delle isole Malvinas-Falkland, nel 1983 alla “nominaciòn” del partito giustizialista (peronista) fu battuto da Luder. Antonio Cafiero era un politico tenace ed un convinto democratico. All’interno del partito giustizialista, un partito estremamente trasversale (con posizioni fluttuanti dalla sinistra radicale alla destra democratica) Cafiero fu considerato il vero leader per le sue posizioni oculatamente bilanciate e lungimiranti. Si distinse durante il tentato golpe dei “carapintadas” (militari dissidenti e sovversivi) appoggiando apertamente il presidente Alfonsìn, membro del gruppo politico avversario del partito radicale, al potere in quel momento.
Alfonsìn gli fu grato di quel gesto, tanto che lo volle al suo fianco sul balcone della Casa Rosada a Plaza de Mayo ringraziandolo pubblicamente a nome di tutti gli argentini, dopo il fallito golpe. Quel nobile gesto valse a Cafiero una popolarità enorme tanto che fu eletto a valanga governatore della provincia di Buenos Aires e nominato presidente del Partito giustizialista. Introdusse finalmente nel suo partito l’elezione diretta di tutte le cariche, democratizzandone l’apparato.
Si arrivò alle elezioni presidenziali del 1988, Cafiero era all’apice della sua popolarità politica e sembrava quasi scontata la sua nominaciòn a candidato per le presidenziali. Ed invece per l’ennesima volta la dea bendata gli volse le spalle. Infatti tra lo stupore generale, sia in patria che all’estero, il partito giustizialista scelse il pittoresco Carlos Menem come candidato. Voci di corridoio e pettegolezzi di corte affermavano che Menem avesse letteralmente comprato la sua nominaciòn a candidato presidenziale.
Così per l’argentino-carottese svanì il sogno più vicino alla realizzazione di divenire capo dello stato. Fu in seguito nominato ambasciatore in Cile e si distinse per intessere i susseguenti accordi con lo stato confinante per le isole del canale di Beagle. Ha terminato la sua settantenale attività politica come senatore. Si distinse commuovendo gli argentini nei discorsi di commiato ai funerali di Alfonsin e di Nestor Kirchner. Mostrò in quell’occasione tutta la sua esperienza umana più ancora che politica.
Non vogliamo essere né agiografici né retorici su Antonio Cafiero e quindi va segnalato che Hebe de Bonafini, presidentessa delle “Madres de Plaza de Mayo” rimarcò il suo essere stato leggermente passivo contro i criminali militari al potere durante la dittatura (1976-83) e qualche suo acerrimo rivale politico lo accusò di nepotismo. Su questa seconda illazione, forse è subentrata l’estrema prolificità della famiglia Cafiero. Infatti Don Antonio ebbe 10 figli dalla moglie Ana Goitìa, tre dei quali hanno rivestito o rivestono ruoli importanti a livello politico e governativo. Il figlio Juan Pablo è stato ministro ed ambasciatore presso la santa sede, mentre attualmente l’altro figlio Francisco è sottosegretario alla difesa e Mario è presidente della INAES (una sorta di Lega delle cooperative argentine). Addirittura un nipote Santiago Cafiero é capo-gabinetto nell’attuale governo rioplatense. Curiosamente nel 2010, ormai 88enne fu chiamato da un famoso regista come attore nel film “Pajaros volando”.
Cafiero veniva spesso a trovare i suoi parenti a Piano di Sorrento, dallo zio Pietro Cafiero (fratello del padre) al cugino Antonino, a Melchiorre e Melina conosciutissimi commercianti di frutta e verdura soprannominati “O Paucciano”. D’altro canto suo padre Giuseppe emigrò in Argentina e si distinse nel commercio ortofrutticolo nei mercati generali di Buenos Aires.
Quante storie dietro questo uomo politico, beffato da un destino insolito che non lo ha fatto mai divenire capo dello stato. Ad honorem dovremmo definirlo: “il quasi-presidente”.
EUGENIO LORENZANO

Alfonsin e Cafiero dal balcone della Casa Rosada comunicano il fallimento del tentativo di golpe il 16 Aprile 1987
Antonio Cafiero baffuto firma la nomina a ministro a soli 30 anni
Perçn e Antonio Cafiero
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