Aiutiamo la missione nel Congo di Suor Henriette

Suor Henriette Kalomba è una religiosa piena di carisma, empatia e carità originaria del Congo, che sta realizzando un ambizioso progetto di solidarietà per la sua martoriata terra. Dalla Penisola sorrentina, dove ha tanti amici avendo prestato la sua opera presso la Casa di Riposo San Michele a Piano di Sorrento, è partita una generosa raccolta di solidarietà a favore della sua missione.

La suora ha passato anni del suo cammino religioso a Lampedusa a occuparsi della tragedia dei migranti, che disperati arrivavano sui barconi, in tanti perdendo la vita nel miraggio di un’esistenza più dignitosa. Messi in mare su natanti di fortuna dai trafficanti di esseri umani dall’altro lato del Mediterraneo, li ha visti arrivare a centinaia ogni giorno sull’isola in condizioni talora gravi o critiche, anche donne incinte, bambini, neonati, con sulle spalle dalle 30 alle 48 ore di viaggio allucinante. I poveretti venivano soccorsi e assistiti dai volontari, tra cui Henriette, con estrema difficoltà per il loro numero esorbitante rispetto alle possibilità di accoglienza. Tornata in Congo, la religiosa ha maturato il progetto di aiutare la sua gente, occupandosi in sede delle mamme e dei bambini poveri, degli ammalati, degli orfani e di tutti coloro che sono soli e abbandonati, per evitare che debbano rischiare la vita in una sconvolgente esperienza di impossibile emigrazione.

La Repubblica del Congo è un territorio dalla bellezza mozzafiato. Ha tutto il fascino selvaggio e incantato dell’Africa subsahariana, a cavallo dell’Equatore. E’ bagnata a Sud e a Est dal fiume Congo, che ne segna il confine, a Ovest si affaccia sull’Oceano Atlantico. E’ ricoperta per la maggior parte della sua estensione dalle foreste pluviali, mentre i villaggi sono incastonati come piccole gemme pullulanti di vita nelle pianure lungo la costa atlantica, fino alle montagne Mayumbe rivestite dalla vegetazione tropicale, e nel vasto altopiano della parte settentrionale del paese, solcato da numerosi affluenti del fiume Congo. Il clima equatoriale è sempre caldo e umido, non ci sono stagioni, è una perenne estate con sole e pioggia che si alternano anche nello stesso giorno. La Natura è talmente prorompente nella sua magia vitale che fa trovare all’animo il senso della pace con l’infinito. L’aria è tersa come lavata nel fiume, i paesaggi e i panorami sembrano dipinti a mano da Dio, il cielo è fitto di stelle. Tutto rappresenta uno spettacolo meraviglioso che pervade la mente e riscalda il cuore donando sensazioni di serenità, armonia, appartenenza all’universo: dai colori ai profumi, ai suoni, ai panorami: i monti e i vulcani, la vegetazione di manghi, banani, palme, eucalipto e alberi corallo, i laghi, le cascate, gli animali selvatici come elefanti, bufali, antilopi, rinoceronti, ippopotami, coccodrilli, giraffe, zebre, gorilla, scimpanzé, uccelli delle più varie fogge e tantissime farfalle variopinte. Qui l’uomo trova davvero la sua collocazione ancestrale di essere del creato, la chiave delle sue radici nel mondo. Anche la gente è bella, nei villaggi del Congo: c’è miseria, ma anche generosità; disperazione, ma amore; dolore, ma dignità. I poveri non hanno niente ma condividono tutto. Le pesanti croci della fame, della violenza, della sofferenza, dell’ingiustizia, vengono recate con dolce rassegnazione e sorriso perenne. Qui la civiltà non ha ancora corrotto gli animi con il suo culto dell’egoismo, del consumismo e del denaro e la brama di sopraffazione di chi è più debole. Qui le persone vivono un dialogo intimo e reale con il loro cuore.

Purtroppo, la Repubblica Democratica del Congo sta vivendo da almeno vent’anni una crisi umanitaria di gravissime proporzioni. Tanti gli aspetti critici: instabilità politica e conflitti armati, ondate di atroci violenze sui civili e massacri tribali, massicci esodi di sfollati o rifugiati, epidemie di Ebola e altre malattie (ora anche Covid-19), fame e miseria, catastrofi naturali e devastazioni forestali, difficoltà di accesso agli aiuti umanitari nei villaggi più all’interno, mancato accesso all’acqua potabile, ai servizi igienici e sanitari di base e all’istruzione per i bambini e gli adolescenti, talvolta assurdamente emarginati perché accusati di stregoneria o reclutati come soldati, o rapiti, torturati, stuprati, sfruttati nelle miniere di diamanti, oro, e soprattutto coltan. Il coltan (columbite-tantalite) è un minerale molto ambito dalle industrie dei Paesi occidentali in quanto impiegato nella produzione di batterie al litio ricaricabili per cellulari, smartphone, tablet, computer portatili, auto elettriche e altri dispositivi elettronici. Si tratta di una risorsa quasi esclusivamente congolese: l’80% delle riserve planetarie sono qui. La qualità del materiale dipende dal tenore di tantalite. Quello che viene estratto nella Repubblica democratica del Congo è più pregiato perché ad alto tasso di tantalite. Purtroppo, gli enormi introiti del contrabbando delle ricchezze del sottosuolo mantengono gli interessi enormi di gruppi armati che fanno scempio della bellezza del Paese trasformandolo da paradiso della Natura in inferno del male. Il Congo ha risorse naturali abbondantissime non solo di coltan, ma anche di oro, diamanti, rame, tungsteno, legnami pregiati, carbone, petrolio, avorio. Si tratta di beni del valore di miliardi sfruttati illegalmente e contrabbandati da organizzazioni criminali senza scrupoli in collegamento con reti di malavita internazionali. Queste risorse perse a causa delle bande criminali, che continuano ad alimentare guerre, conflitti, instabilità, potrebbero essere utilizzate per costruire scuole, strade, ospedali, pozzi, fattorie, aree coltivabili, strutture ricettive turistiche, e dare un futuro al martoriato popolo congolese. E’ la famosa “maledizione delle risorse” per cui i Paesi con più risorse naturali sono più sfruttati e impoveriti per l’aggressione delle mafie. E’ soprattutto la manodopera minorile ad essere sfruttata per il lavoro nelle miniere. Sono circa 40.000 secondo l’Unicef i minorenni impegnati nelle miniere della Repubblica democratica del Congo. Questi bambini vivono in condizioni di schiavitù e spesso muoiono per incidenti, malnutrizione, fatica, stenti, violenze o a causa dei danni che le intossicazioni delle polveri dei metalli provocano a polmoni, cuore e vasi sanguigni, cervello, midollo osseo, fegato, apparato digerente e genito-urinario, cute.

In questo contesto di inaudita gravità è maturata la tragica fine di Luca Attanasio, ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo dal 5 settembre 2017 fino all’agguato del 22 febbraio 2021, mentre si occupava di recare aiuti alimentari alla popolazione assieme ad altre persone della MONUSCO (missione umanitaria delle Nazioni Unite per la stabilizzazione della Repubblica Democratica del Congo). Come disse argutamente l’intellettuale terzomondista Frantz Fanon: “Se l’Africa fosse raffigurata come una pistola, il suo grilletto si troverebbe in Congo”.

Con l’aiuto delle donazioni dei volontari, Suor Henriette nel suo poverissimo villaggio ha avviato un orto, creato una piccola fattoria, vorrebbe fabbricare un forno per produrre pane e dolci, istituire una scuola per evitare che i bambini debbano percorrere kilometri tra mille pericoli per raggiungerla, allestire un piccolo ambulatorio per le emergenze, realizzare un pozzo, che costa 12.000 euro, per fronteggiare la grave situazione della carenza idrica.

L’Unicef ha denunciato che a livello globale più di 1,42 miliardi di persone, tra cui 450 milioni di bambini, vivono in aree ad alta, o estremamente alta, carenza idrica. Questo significa che 1 bambino su 5 in tutto il mondo non ha abbastanza acqua per vivere. Sono più di 80 i Paesi del mondo in cui i bambini soffrono la sete, in Africa, Asia meridionale e Medio Oriente. Ogni giorno, in questi Paesi, più di 700 bambini sotto i 5 anni muoiono di diarrea e disidratazione. Circa 144 milioni di bambini sotto i 5 anni in tutto il mondo soffrono inoltre di malnutrizione e ritardo della crescita per la carenza di cibo causata dalla siccità. Tanti altri si ammalano per la cattiva igiene legata alla mancanza di acqua pulita. E i cambiamenti climatici non potranno che peggiorare la situazione.

Per informazioni potete contattarmi al mio cellulare 333 699 69 70 e sarò felice di fare da tramite con le persone che stanno coordinando questa formidabile gara di solidarietà.

Carlo Alfaro

 

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