AGOSTO AL TEMPO DEI BORBONI Il racconto del lunedì di Ciro Ferrigno

AGOSTO AL TEMPO DEI BORBONI

Talvolta, nelle prime ore pomeridiane, una leggera brezza dava un certo sollievo, ma ad agosto faceva veramente caldo, pure tanti anni fa. In tutte le Ville erano tornate le famiglie notabili del paese che, per comodità e lavoro, vivevano a Napoli, la gran parte dell’anno. Gli uomini delle famiglie Massa, Maresca, Mastellone, erano avvocati, notai, imprenditori, medici e, pur vivendo nella Capitale, tenevano ben saldo il legame con il paese di origine. Ad esempio, le manifatture dei Maresca, le famose sete, venivano prodotte a Bagnulo e commercializzate a Napoli, nel negozio di Via Calabritto, oltre che a Londra ed in altre città estere.


Ad agosto la presenza dei nobili e facoltosi villeggianti si notava, per l’andirivieni di carrozze, i cancelli aperti, spesso anche finestre e balconi, le lampade accese di sera e certe feste con la musica ed il canto che si sentivano fin giù alla strada. Poi la domenica, alcuni arrivavano in calesse fin sul sagrato della chiesa di San Michele e partecipavano all’Eucarestia. Gli altari privilegiati delle famiglie in quel mese erano sempre pieni di fiori e, spesso, la Messa veniva celebrata proprio lì, in particolare nei giorni infrasettimanali, lontano dagli occhi indiscreti del popolino. Era un po’ come ribadire l’antico diritto di patronato: la chiesa di San Michele l’avevano costruita loro, i Maresca, i Lauro, i Mastellone, i Massa, i Cacace, i Cota, offrendo ingenti ricchezze per i lavori del sec. XVI e dopo il terremoto del 1688, ma in ogni circostanza, sempre a larghe mani, tanto da avere il diritto di scegliere il parroco, uno jus, poi donato al popolo.
Non mancavano, in quelle celebrazioni in San Michele il violino, talvolta il clavicembalo, molto spesso la voce di un castrato ed erano gli strumenti e le voci che allietavano pure certe serate, quando era una delizia sostare nei giardini, negli agrumeti, nella frescura vespertina. Quante e quante le Ville! Massa al Cavone, Massa a Bagnulo, Romano a Mortora, Irbicella al Beneficio, Enrichetta a Legittimo, Volpicelli a San Liborio, Ciampa, Lauro, Falconieri a Sant’Agnello, Giuseppina a Meta, De Stefano e la principesca Villa Fondi, aperta sul bellissimo paesaggio di Marina di Cassano e del Golfo, come pure per i Maresca, il Palazzo e la tenuta di Sopramare. Erano piccole regge, luoghi di delizie, fiori, frutta, voliere con uccellini esotici, vasche con ninfee, ghiacciere, pozzi e fontane, terrazze con tavoli e panche all’ombra di pini ad ombrello, ma anche zone produttive con ortaggi ed alberi da frutta, che affiancavano gli immancabili agrumi.
Le Ville ospitavano uomini di Stato, prelati, uomini di cultura ed imprenditori. Nel Turillo del Castello ai Colli, il Principe Eduardo Colonna di Paliano, a Villa Fondi i Principi De Sangro, a Villa Enrichetta i Baroni Massa, a San Liborio Santa Caterina Volpicelli. A Sopramare i Duchi di Serracapriola, dove erano di casa Don Antonino Maresca Donnorso e suo figlio Nicola. Don Antonino fu ministro plenipotenziario del Regno delle due Sicilie alla corte degli Zar di Russia. Diplomatico di fiducia di Caterina trattò per la Russia la pace con la Turchia con pieni poteri ed il trattato di alleanza fra la Russia e Napoli, rappresentò i Borboni al Congresso di Vienna. Il figlio Nicola, sulla scia paterna, divenne un celebre diplomatico. Fu ambasciatore della corte di Napoli a Parigi dal 1839 al 1847 e, dopo i moti del ‘48, presidente dell’assemblea costituzionale. Fino al 1860 tenne la vicepresidenza della Consulta del Regno. Si fregiava dei supremi gradi degli ordini cavallereschi: del Tosone d’oro, di San Giorgio, di San Gennaro, San Ferdinando, Costantiniano e dei Cavalieri di Malta.
Ad agosto, parecchie famiglie della borghesia, arricchitesi con il commercio e la marineria, dalla piana si spostavano nelle case coloniche ai Colli, alla ricerca di aria e frescura, lucciole e stelle cadenti. Il popolino, benestante, grazie ai cantieri di Cassano ed Alimuri, alla manifattura della seta, al commercio di agrumi, noci, olio, vino e formaggio, affrontava il mese più caldo dell’anno con le serate nei cortili, coi rosari cantati per l’Assunta, i falò, l’albero della cuccagna e la “mellonessa” al fresco nella cisterna o in qualche grotta, i primi fichi e le melanzane o le pere alla cioccolata.
Era tutto un mondo di antica bellezza, che il caldo di agosto addolciva e stemperava. Un mondo di velieri e monasteri. Nella controra si sentiva solo il concerto delle cicale; si fermavano i cantieri, tacevano i filatoi ed i telai, le preziose tende delle ville si gonfiavano al soffio della brezza marina. Le lunghe vesti delle nobildonne si aprivano in vertiginose scollature sul seno e sulla schiena e nei salotti era tutto uno sventolio di ventagli e un andirivieni della servitù con vassoi d’argento con coppe di cristallo boemo, per il sorbetto al limone. Poi, in lontananza, qualche campana annunziava la funzione per la prossima festa dell’Assunta. Questo era il mese di agosto nel Piano, tanti anni fa, quello dei Borboni del Regno delle Due Sicilie. Immagini che qualcuno ci aveva rubato e che oggi tornano come favole, con l’immancabile e malinconico “C’era una volta…”.
Il racconto del lunedì di Ciro Ferrigno
Alcune foto sono di Ferdinando Gambardella, che ringrazio

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