A Sorrento grande successo per il Convegno sugli adolescenti

Ha riscosso enorme consenso, la mattina di sabato 19 ottobre 2019, a Sorrento, presso il Teatro Comunale Tasso, il Convegno NazionaleLa Società degli Adolescenti”, organizzato dalla Società italiana di Medicina dell’adolescenza (SIMA), presieduta dalla pediatra endocrinologa del San Raffaele Gabriella Pozzobon, e dalla Consulta Sanità del Comune, coordinata dal cardiologo Costantino Astarita, con segreteria scientifica e organizzativa a cura del pediatra Carlo Alfaro e dell’endocrinologo Luca De Franciscis. L’evento è stato realizzato dall’Assessorato alla Cultura e alla Pubblica Istruzione, retti da Maria Teresa De Angelis, e dell’Assessorato alle Pari Opportunità, retto da Rachele Palomba. Il convegno ha goduto del patrocinio morale di: Associazione scientifica farmacisti italiani (Asfi), Associazione psicologi Penisola sorrentina (Aspes), Associazione culturale Completamente, Associazione culturale Cypraea Onlus, Diamo vita ai giorni, Fidapa BPW Italy sez. Castellammare di Stabia, Fidapa BPW Italy sez. Penisola sorrentina, International Inner Wheel Sorrento, Istituto di cultura Torquato Tasso, Accademia Calcio Sorrento, Amiche del Museo Correale, Leo-Club Sorrento, i due Lions Clubs di Castellammare di Stabia (Terme e Host), Lions Club Penisola sorrentina, Rotary Club Roma Appia Antica, Rotary Club Sorrento, Ricomincio da me, SLAM Corsi e Formazione, Unitre Penisola sorrentina, e ha visto l’intervento di oltre trecento studenti provenienti dalle scolaresche dell’Istituto Polispecialistico San Paolo di Sorrento, del Liceo Scientifico Salvemini Sorrento, del Liceo Artistico Grandi Sorrento, del Liceo Classico Virgilio Marone Meta, e la media partnership di Mda set comunications di Lina e Michele De Angelis.

E’ la prima volta– ha spiegato la presidente SIMA, dottoressa Pozzobonche i Medici organizzano un Convegno per rivolgersi direttamente agli adolescenti. Sappiamo bene che i giovani sono restii a ricevere informazioni impartite dall’alto, il messaggio deve essere non direttivo e impositivo, bensì mirato a trasmettere loro una reale conoscenza del funzionamento del proprio corpo e degli strumenti per tutelare la propria salute: abbiamo perciò pensato di coinvolgerli in prima persona, perché siano consapevoli che la tutela del proprio benessere passa in primis da loro stessi“.

La prima relazione è stata rivolta a chiarire all’uditorio il funzionamento degli ormoni che orchestrano la pubertà: “L’adolescenza ed i segreti delle ghiandole endocrine”, a cura del dottor Armando Grossi, Dirigente Medico dell’U.O.S. Patologia Endocrina dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e Consigliere nazionale SIMA, moderato dal pediatra endocrinologo Salvatore Di Maio, già Direttore del Dipartimento di Pediatria e Riabilitazione della AORN “Santobono-Pausilipon. “La pubertà– ha spiegato Grossi- è quella fase di sviluppo che segna il passaggio tra infanzia e adolescenza, il cui inizio in condizioni fisiologiche varia tra gli 8 e i 13 anni nelle femmine e tra i 9 e i 14 anni nel maschio. E’ caratterizzata da profondi cambiamenti somatici, dalla comparsa dei caratteri sessuali secondari, dalla acquisizione della capacità riproduttiva e dallo ‘spurt’ di crescita, cioè da un rapido accrescimento fino al raggiungimento della statura definitiva. Perché tutto ciò si realizzi, è indispensabile la (ri)attivazione dei neuroni ipotalamici GnRH secernenti. ‘Ri-attivazione’ perché la pubertà non è un evento  ‘de novo’,  ma una fase del processo di sviluppo della ‘funzione gonadica’, che rappresenta un continuum dall’ontogenesi del sistema ipotalamo-ipofisi-gonadi del feto sino al raggiungimento della completa maturazione sessuale. Nel maschio, segni puberali sono: sviluppo dei testicoli (nel prepubere: 1-3 ml, in pubertà uguale o maggiore di 4 ml), incremento delle dimensioni del pene, attivazione delle ghiandole sebacee (acne), comparsa di peluria sessuale/barba, growth spurt, incremento di massa ossea, modificazione della laringe (voce), aumento della massa muscolare, distribuzione del tessuto adiposo, ginecomastia; nella femmina: crescita della mammella, sviluppo dell’endometrio, produzione del muco cervicale, peluria sessuale, growth spurt, incremento di massa ossea, aumento e distribuzione del tessuto adiposo. Per stadiare la pubertà, il metodo più frequentemente utilizzato è quello di Tanner, sviluppato alla fine degli anni ’60, che offre una descrizione sistematica dello sviluppo delle caratteristiche sessuali secondarie (seno e testicoli) e della peluria pubica. La stadiazione per ognuna di queste caratteristiche prevede cinque step, con lo stadio 1 che rappresenta la fase prepubere e lo stadio 5 che si raggiunge al completamento dello sviluppo puberale. Si tratta di una valutazione di tipo ispettivo. Il timing di attivazione del processo puberale rappresenta un tratto sotto controllo genetico (ereditario) per almeno il 60-80%. Gli eventi che portano al completamento dello sviluppo puberale usualmente si succedono in modo prevedibile. Nelle ragazze, lo spurt inizia precocemente (quando la mammella è allo stadio B2), la velocità di crescita media al picco è di circa 8-9 cm/anno, il picco generalmente si verifica nello stadio B3, circa 6-12 mesi prima del menarca; nei ragazzi, lo spurt inizia allo stadio dei genitali G2, generalmente con due anni di ritardo rispetto alle ragazze, la velocità media di crescita al picco è di 9.5-10 cm/anno, il picco si verifica allo stadio G3-G4. Fattori che influenzano il timing puberale, al di là della genetica, sono: condizioni intrauterine, fattori ambientali (clima, ciclo luce/buio, fattori inquinanti), stato nutrizionale (peso, BMI), tipo di alimentazione, condizioni di salute, stress”. A proposito delle influenze ambientali sulla pubertà, il dottor Grossi ha sottolineato il ruolo crescente degli interferenti endocrini: “Negli ultimi due decenni, si è riscontrato un anticipo del menarca di circa 12-18 mesi, che può esporre al rischio di sovrappeso/obesità e problemi emotivi e comportamentali. Le ipotesi che spiegano questo cambiamento comprendono sia fattori intrinseci (stato nutrizionale) che fattori estrinseci, tra cui i contaminanti ambientali”. In conclusione, l’esperto ha sottolineato i rischi dell’attuale disallineamento tra la pubertà biologica e la successiva maturazione psicosociale: “Le nostre strutture sociali sono in gran parte basate sulla convinzione che la pubertà biologica corrisponda alla maturazione psicosociale. Non è più così e potrebbe non essere mai più così. La sfida è che la società adegui le sue strutture a questa biologia; adeguare la biologia alla società è impraticabile, immorale e potenzialmente pericoloso”.

Nella successiva relazione, la Presidente SIMA, Gabriella Pozzobon, specialista in Pediatria e Dirigente medico del Centro di Endocrinologia dell’Infanzia e dell’Adolescenza, IRCCS Ospedale San Raffaele/Università Vita-Salute San Raffaele, Milano, ha discusso di: “L’ importanza dell’attività sportiva in adolescenza”, moderata dal Presidente della Società Italiana di pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), Giuseppe Di Mauro. “L’OMS– ha ricordato la dottoressa- raccomanda almeno 60 minuti di attività motoria moderata-intensa tutti i giorni per i giovani (5-17 anni), includendo il gioco, lo sport, i trasporti, la ricreazione e l’educazione fisica praticate nel contesto delle attività familiari, di scuola e comunità. L’attività fisica rappresenta la migliore prevenzione e migliore terapia per tutti. In adolescenza, lo sport gioca un ruolo fondamentale sulla salute e per la prevenzione di malattie, aiuta lo sviluppo dell’identità, costituisce uno dei momenti principali di sperimentazione e socializzazione”. Innanzitutto, lo sport ha effetti preziosi sul metabolismo: “Durante l’esercizio e la fase di riposo, alcuni ormoni esercitano azioni differenti, ma tra loro strettamente correlate. Tali effetti dipendono dall’intensità e dalla durata dell’esercizio fisico. Lo sport induce, a livello metabolico: incremento della spesa energetica quotidiana, del metabolismo basale, del metabolismo post-esercizio, dell’ossidazione dei grassi, dell’ormone leptina che inibisce l’appetito, dell’attività GH/IGF-1 che stimola la crescita, dell’insulino-sensibilità”. Contro la drammatica epidemia mondiale di obesità, l’esercizio fisico è arma fondamentale, continua la Pozzobon: “Nei pazienti obesi, fare attività fisica contribuisce a prevenire ulteriore accumulo di peso, a favorire il calo ponderale (relazione dose/risposta), a mantenere il peso perduto. Soggetti obesi con alti livelli di attività fisica hanno minor rischio di problemi metabolici rispetto a obesi sedentari. L’associazione di calo ponderale ed esercizio fisico comporta inoltre un miglioramento dei parametri di funzione fisica rispetto ai singoli interventi. Il guadagno in termini di rischio cardio-metabolico (miglior composizione corporea con riduzione del grasso viscerale e intramuscolare) è indipendente dal calo ponderale, ma correla con una regolare attività fisica moderata-vigorosa. Una spiegazione può essere un miglioramento nella funzione mitocondriale o un cambiamento nello stato infiammatorio, dovuti all’attività fisica”. La strategia di rieducazione al movimento deve essere step-by-step: “Sostituire parte della vita sedentaria con una leggera attività fisica, aumentando progressivamente l’intensità degli esercizi, fino all’obiettivo finale: attività moderata-vigorosa giornaliera. Fondamentale sottolineare la chiara definizione di esercizio fisico e dei suoi obiettivi. L’esercizio fisico non deve essere associato solo alla perdita di peso, ma deve essere inteso come lo strumento per raggiungere il benessere psico-fisico”. La presidente SIMA ha poi sottolineato le influenze dello sport sul sistema nervoso: “Innanzitutto, aumenta il tono dell’umore, attraverso, secondo l’ipotesi endorfinica, il rilascio di oppiodi endogeni nell’encefalo, che riducono il dolore, l’ansia e la depressione, generano un’euforia generale e aumentano l’autostima. Inoltre, ha benefici effetti neurobiologici, aumentando il rilascio di BDNF (fattore neurotrofico cerebrale), che implementa plasticità sinaptica, processi cognitivi, risultati scolastici. Negli studi clinici, i ragazzi che praticano sport hanno mostrato risultati significativamente più alti nei rapporti a scuola e con i genitori, nei risultati scolastici, e minor rischio di ansia, depressione, suicidio, abusi“. La pediatra non ha però mancato di precisare i limiti da rispettare: “L’esercizio fisico è una ‘buona medicina’, ma necessita, come tutte le prescrizioni, di dosaggio appropriato e valutazione di indicazioni e controindicazioni. Effetti avversi possono essere legati al suo uso/abuso, soprattutto in sport che enfatizzano magrezza e apparenza, esponendo le atlete a rischio di restrizione dietetica, amenorrea, osteoporosi, o in sport ad alto livello di competizione, che possono portare gli sportivi adolescenti ad una scorretta interpretazione ed assimilazione dei valori legati allo sport (es. doping), specie in riferimento a modelli negativi di atleti professionisti proposti dai media. Da rifuggire la ‘sindrome del campione’: atteggiamenti paranoici e recriminatori, perdita del controllo emotivo, narcisismo, comportamento deviante, instabilità dell’umore, egocentrismo”. La dottoressa ha poi citato lo studio internazionale HBSC (Health Behaviour in School-aged Children – Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare), che si svolge ogni 4 anni, in collaborazione con l’Ufficio Regionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’Europa, su ragazzi di 11, 13 e 15 anni in 44 Paesi del mondo (Europa, USA, Canada, Israele): “Gli ultimi dati disponibili, del 2018, documentano che in Italia la frequenza raccomandata di attività motoria moderata-intensa quotidiana è rispettata dal solo 9,5% dei ragazzi di 11-15 anni, ancor meno del 2014, in cui era 11,3%. Tante le cause del drop out sportivo degli adolescenti: percezione di obbligatorietà, costi, fattori ambientali, stato socio-economico, educazione, motivazione, disagi fisici ed emotivi. Tutti fattori da indagare e su cui intervenire”. La Pozzobon ha concluso, tra gli applausi degli studenti, proponendo le due “Carte” dell’UNESCO: la “Carta dei Diritti dei Giovani Sportivi” (Diritto di divertirmi, di giocare e di fare dello sport; Diritto di beneficiare di un ambiente sano; Diritto di essere circondato e allenato da persone competenti; Diritto di seguire allenamenti adeguati ai miei ritmi; Diritto di misurarmi con giovani che abbiano le medesime probabilità di successo; Diritto di partecipare a competizioni adatte alla mia età; Diritto di praticare il mio sport in assoluta sicurezza; Diritto di avere i giusti tempi di recupero e riposo; Diritto di non essere un campione) e la “Carta dei Doveri dei Giovani Sportivi” (Dovere di essere leale e rispettare le regole; Dovere di impegnarsi al meglio delle proprie possibilità; Dovere di non essere aggressivo; Dovere di aiutare i compagni e comprenderne gli errori; Dovere di godere serenamente della vittoria; Dovere di saper accettare la sconfitta; Dovere di rispettare le decisioni arbitrali; Dovere di contribuire al miglior risultato della squadra; Dovere di essere ambasciatore dello sport), e con il bellissimo pensiero di Nelson Mandela: “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di ispirare. Esso ha il potere di unire le persone in un modo che poche altre cose fanno. Parla ai giovani in una lingua che comprendono. Lo sport può portare speranza dove una volta c’era solo disperazione”.

Si è passati poi alla relazione “La prevenzione in adolescenza attraverso le abitudini sane: dieta, integratori, probiotici”, a cura del pediatra Carlo Alfaro, Dirigente Medico I livello UOC Pediatria Ospedali Riuniti Stabiesi, Consigliere nazionale Società italiana medicina dell’adolescenza, membro Consulta Sanità Comune Sorrento, responsabile Medicina e Chirurgia Ass. SLAM corsi e formazione, moderato da Renato Vitiello, già Direttore UOC di Pediatria e Neonatologia dei PO di Boscotrecase e di Vico Equense. “L’alimentazione in adolescenza– ha esordito il dottor Alfaro- è cruciale per le peculiarità di questa epoca della vita: fisiche (picco di aumento della massa fisica e ossea e della velocità di accrescimento staturale), psicologiche (il corpo diventa strumento primario di comunicazione e conflitti, e l’alimentazione è lo strumento per controllarlo), sociologiche (tendenza a sperimentare comportamenti e stili alternativi o addirittura in opposizione netta a quelli familiari, a sfuggire a ogni forma di controllo e tutela, a gestirsi in autonomia, a dare credito più al gruppo dei pari e agli influencer sociali che ai genitori, a vivere tutto in maniera eccessiva ed estremizzata). Ne consegue un rischio elevato di malnutrizione in questa età. In Italia, dalla rilevazione 2018 del Sistema di Sorveglianza Hbsc Italia (Health Behaviour in School-aged Children – Comportamenti collegati alla salute dei ragazzi in età scolare) risulta che: non consuma la prima colazione nei giorni di scuola il 20,7% a 11 anni, il 26,4% a 13 anni e il 30,6% a 15 anni; solo un terzo dei ragazzi consuma frutta e verdura almeno una volta al giorno; le bibite zuccherate/gassate sono consumate almeno una volta al giorno da quasi il 15%. Gli adolescenti richiedono un regime dietetico che sia: altamente personalizzato, in base a sesso, età, peso, ritmo di accrescimento, attività fisica svolta, gusti ed esperienze, stili di vita; sano ed equilibrato, vario in composizione e adeguato in quantità, con la presenza ogni giorno di tutti i nutrienti nelle giuste proporzioni stabilite dalle indicazioni dei “Livelli di Assunzione di Riferimento ed Energia per la popolazione” (LARN). I fabbisogni in adolescenza prevedono un aumento dell’apporto calorico globale giornaliero, con quota di proteine al 10-15% delle calorie totali (50% di origine animale e 50% vegetale), di carboidrati al 55-60%, con prevalenza di carboidrati complessi, a basso indice glicemico e riduzione degli zuccheri semplici a meno del 15% (attenzione in particolare al fruttosio delle bibite zuccherate, correlato, in caso di consumo eccessivo, a obesità, danni al fegato, sindrome metabolica, morte prematura, cancro), ma mai <150 gr/die (anche una dieta con troppi pochi carboidrati aumenta il rischio di morte prematura); grassi al 25-30% dell’apporto calorico globale, limitando a meno del 10% i grassi saturi e all’1% i grassi trans (imputati di aumentare il rischio di malattie cardiovascolari), con almeno il 10% di grassi insaturi della serie Omega3 (acido linolenico) e Omega6 (acido linoleico). Importante in adolescenza l’apporto di calcio, fosforo, ferro, vitamine idrosolubili (gruppo B e C) e liposolubili (A, D, E, K), oltre che di fluoro, iodio e fibra. E va bevuta molta acqua: circa 2-2,5 litri al giorno i maschi, 1,9-2 litri/die le femmine, mentre il consumo di sale non dovrebbe superare i 5 grammi al giorno, corrispondenti a circa 2 grammi al giorno di sodio. La ripartizione calorica durante la giornata dovrebbe prevedere: colazione 20% -25%, spuntino mattutino 5%, pranzo 35-40%, merenda 10-15%, cena 25-30%. Mai saltare la prima colazione, e che sia di buona qualità, come anche gli spuntini tra i pasti. No a spiluccare continuamente e ‘mangiucchiare’ davanti alla televisione e per noia. Per la rotazione degli alimenti tra pranzo e cena, seguire come guida la Piramide Alimentare, la cui ultima versione, proposta dall’INRAN, alla base, dove protagonista è l’acqua, evidenzia quattro efficaci indicazioni (novità rispetto alle precedenti piramidi): l’attività fisica, la convivialità, la stagionalità, i prodotti locali. Al secondo livello sono indicati gli alimenti da assumere sempre ai pasti principali (frutta, verdura e cereali, preferibilmente integrali). Seguono gli alimenti di cui si raccomanda un’assunzione giornaliera (latte e derivati, olio di oliva, frutta a guscio, spezie per moderare il consumo di sale). Più in alto (e quindi minore frequenza) ci sono gli alimenti il cui consumo è settimanale: di pesce, carne bianca, uova e legumi sono raccomandati almeno due porzioni a settimana. Al vertice il consiglio è quello di moderare l’assunzione di cibi a elevata densità calorica, zuccheri semplici, sale e grassi, responsabili di alterazioni metaboliche e dipendenza. L’educazione alimentare dei giovani deve contemplare: atteggiamento empatico, promozione di consapevolezza e autonomia in campo alimentare, indicazioni su regolarità dei pasti e moderazione dei consumi, saper dare il buon esempio, insegnare il valore etico del cibo e della tavola”. Alfaro ha poi affrontato la  tematica degli integratori alimentari (“prodotti alimentari destinati ad integrare la comune dieta in caso di carenza o aumentato fabbisogno e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, quali aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate”), discutendo la normativa vigente in materia, il boom incessante dei consumi (“secondo il Censis, nel 2018 il mercato in Italia ha raggiunto i 3,3 miliardi di euro, crescendo del 126% negli ultimi dieci anni“), le perplessità: “Benchè gli adolescenti abbiano bisogno, per la crescita.lo studio, l’attività sportiva, di un apporto supplementare di vitamine, sali minerali e oligoelementi, questi sono abitualmente garantiti da una dieta varia e bilanciata. Eventuali carenze specifiche andranno indagate, diagnosticate e supplementate. Non dobbiamo pensare che assumere vitamine comunque non possa mai nuocere. Uno studio appena pubblicato sulla rivista JAMA Network Open, ha mostrato, seguendo per 20 anni 75.864 donne, un maggior rischio di frattura dell’anca (il 50% in più) in quelle che assumevano alte dosi di integratori a base di vitamine B-6 e B-12! Anche gli integratori per la massa muscolare, così usati dai giovani, andrebbero assunti sempre dopo adeguata consultazione degli ingredienti e delle modalità d’uso, e nell’ambito di un regime dietetico equilibrato. Assunti in dosi elevate e abbinati a dieta iperproteica, gli integratori di proteine vengono impiegati soltanto in parte per aumentare la massa muscolare, mentre una quota significativa viene accumulata sotto forma di tessuto adiposo di riserva, in quanto nel nostro organismo non esistono depositi di proteine, oltre a creare sovraccarico renale che incrementa la perdita di calcio e può portare a disidratazione. Tra gli integratori di vitamine, particolare interesse in adolescenza ha la vitamina D, implicata, oltre che nello sviluppo osseo, nella modulazione del sistema immunitario, nello sviluppo e funzionalità del cervello, nella salute cardiovascolare. Studi osservazionali hanno documentato nel mondo una diffusa insufficienza di vitamina D in ampie fasce della popolazione, con punte massime in epoca neonatale e nell’adolescenza, dove si arriva a percentuali del 70%. Il problema emergente è che gli integratori alimentari, pur non essendo per legge sottoposti agli stessi principi di controllo che vigono sui farmaci, sono di fatto propagandati alla classe medica e al pubblico come farmaci per la prevenzione e la cura di svariate malattie, come denunciato da una recente nota dell’Asfi. Molto dobbiamo imparare dal caso della curcuma: a maggio 2019 sono stati segnalati dal Ministero della Salute, con frequenza quasi quotidiana, una ventina di casi di epatite acuta colestatica non infettiva e non contagiosa, associati all’assunzione di integratori a base di curcuma. Il gruppo interdisciplinare di esperti appositamente costituito ha concluso che, ad oggi, le cause sono verosimilmente da ricondurre a particolari condizioni di suscettibilità individuale, di alterazioni preesistenti, anche latenti, della funzione epato-biliare o anche alla concomitante assunzione di farmaci, ma non alla curcumina. Ma solo un medico poteva identificare tali suscettibilità, che sfuggono qualora il prodotto sia assunto in regime di autocura. Per non parlare del rischio del fenomeno della contraffazione degli integratori alimentari, presentati come prodotti naturali, ma addizionati di sostanze non ammesse e principi attivi farmaceutici: fenomeno in continua crescita nel mercato dell’Unione Europea, secondo l’ultimo rapporto del progetto europeo Askelepios. Addirittura pochi giorni fa, attraverso il sistema di allerta europeo Rasff, è stata segnalata dal Ministero della Salute spagnolo la presenza di sostanze farmacologicamente attive quali sildenafil e tadalafil non autorizzate in diversi integratori alimentari provenienti dalla Cina e disponibili on line anche in Italia“. Infine, a proposito dei probiotici, Alfaro ha aggiunto: “Con l’aumentare delle conoscenze sul ruolo del microbiota sulla salute e sulle malattie umane, sono aumentati anche gli sforzi per comprendere come manipolarlo per migliorare l’eubiosi intestinale ai fini della prevenzione e della terapia delle condizioni morbose che possono colpire l’essere umano. Gli approcci sperimentati sono la somministrazione di probiotici, prebiotici, sinbiotici, farmacobiotici, o il trapianto del microbiota fecale. Le specie microbiche probiotiche comunemente utilizzate nei prodotti attualmente in commercio includono: Bifidobatteri (bifidum, lactis); Batteri lattici (LAB, Lactic Acid Bacteria), per la maggior parte rappresentati dai Lactobacilli (acidophilus, bulgaricus rhamnosus, GG, reuteri, plantarum); Streptococcus thermophilus (lactis); il lievito Saccharomyces boulardii. Secondo le linee guida del Ministero della Salute, il quantitativo minimo sufficiente per poter garantire la colonizzazione dell’intestino da parte di un ceppo microbico è di almeno 1 miliardo di batteri (o lieviti) vivi per grammo di prodotto. La dose minima efficace a scopo terapeutico è 10 miliardi di cfu (colonie-formanti-unità) al giorno, con un effetto dose-dipendente. Tuttavia, la garanzia di efficacia di un probiotico non dipende tanto dalla numerosità dei fermenti lattici vivi ad azione probiotica che contiene, ma dalla capacità di adesione dei ceppi batterici e di contrasto alla crescita di agenti patogeni. I probiotici sono stati proposti e studiati nella prevenzione e cura di: diarrea acuta (specialmente virale), diarrea da antibiotico, diarrea del viaggiatore, intolleranza al lattosio, sindrome dell’Intestino Irritabile, stipsi, eradicazione dell’Helicobacter pylori, malattie infiammatorie croniche intestinali, infezioni respiratorie ricorrenti, infezioni in chirurgia addominale, dermatite atopica e asma infantile, obesità, infezioni urinarie, vaginosi batteriche, prevenzione del tumore colon, controllo ipercolesterolemia e ipertensione. Nessun tipo di prodotto contenente probiotici è stato approvato dalla US Food and Drug Administration per indicazioni mediche. Sia i lattobacilli sia i bifidobatteri sono classificati come “GRAS” (Generally Recognized as Safe) dalla FDA. Tuttavia sono stati riportati alcuni casi di batteriemia, sepsi, endocardite, infezioni localizzate e fungemia, in pazienti immunodepressi, cardiopatici o portatori di catetere venoso centrale. Si raccomanda pertanto, anche nel caso di questi preziosi presidi, sempre l’uso sotto consiglio sanitario”. In conclusione, il pediatra ha voluto ricordare che: “La chiave della buona salute è…nello stile di vita”.

La seconda parte del Convegno è stata poi dedicata alle tematiche psico-sociali, a partire dalla relazione, moderata dal dottor Luigi Tarallo, Direttore della UOC di Pediatria degli Ospedali Riuniti Sabiesi, dell’Avv. Giuseppe Fortunato, Roma, “Lo Scudo della Cybervittima”,  con il contestuale lancio delll’iniziativa “Il Difensore della Cybervittima”, un organismo costituito da SIMA,  Civicrazia (rete di oltre quattromila associazioni impegnate assieme affinché il potere pubblico sia davvero al servizio del Cittadino) e Associazione Nazionale dei Difensori Civici Italiani. L’Avv. Fortunato, Difensore Civico presso la Regione Campania, è stato componente del Garante per la protezione dei dati personali, Avvocato Capo del Settore legale e legislativo della Vice Presidenza del Consiglio dei Ministri in Palazzo Chigi e Direttore nei ruoli del Consiglio di Stato, ha coordinato più organismi internazionali di autorità pubbliche nel campo della tutela dei diritti (Laboratorio Privacy Sviluppo, Conferenza internazionale di 25 Autorità Garanti della privacy, The International Ombudsman, International ombudsman Counter), è avvocato presso l’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica ed è specialista in diritto amministrativo e scienze dell’amministrazione e in diritto del lavoro e relazioni industriali. “Il Difensore della cybervittima-ha spiegato l’avvocato– vuol essere ‘un amico’ che viene in soccorso dei soggetti sottoposti a cyberbullismo, benché ci sia già una legge nazionale di contrasto (la legge 29 maggio 2017, n. 71) e molte altre iniziative a livello regionale. Considerando che quella della vittima del cyberbullismo è una situazione da ‘pronto soccorso’, abbiamo pensato a uno strumento operativo, che suggerisce come comportarsi alle vittime. L’acronimo per le azioni necessarie è ‘Cerca’: consapevolezza, evitare il bullo, reagire, cancellare, aiuto. Il primo passo è aiutare la vittima a prendere consapevolezza di quello che sta vivendo e spingerlo a chiedere un aiuto specializzato. Poi va spiegato alla vittima di evitare il bullo, eliminando le occasioni di contrasto. Dunque si passa alla reazione: la vittima deve sapere che è vietato diffondere in rete le notizie che la riguardano, vere o false che siano. Spesso gli adolescenti fragili, pensando che le offese contro di loro abbiano fondamento, si chiudono in se stessi vergognandosi. Invece i ragazzi devono sapere che la loro reazione è lecita, e tutelata dalla legge. Così si arriva al punto di cancellare: la vittima ha diritto di esigere la cancellazione di notizie o immagini che lo turbano dal titolare del trattamento o dal gestore scrivendo ‘Per la legge sul cyberbullismo cancellate subito’. Se entro 24 ore non fanno sapere nulla oppure se entro 48 non hanno cancellato, può segnalare al garante della privacy (che provvede entro 48 ore). L’ultimo passo è la richiesta di aiuto: per avere l’intervento del Difensore basta inviare una mail a [email protected] In questo impegno, chiamiamo a raccolta psicologi, psichiatri, medici, avvocati, per costituire una task force al servizio delle cybervittime. La vittima di bullismo subisce le ferite tipiche di un disturbo post-traumatico da stress, fino al suicidio: noi offriremo un ausilio permanente, con un approccio multidisciplinare”.

Dopo di lui, la psichiatra e psicologa clinica Rosalba Trabalzini, Consigliere nazionale SIMA e direttore di Guidagenitori.it, ha discusso di “Funzione degli influencer su emozioni e comportamenti degli adolescenti”, moderata dal dottor Antonio Campa, già direttore della UOC Pediatria d’Urgenza dell’Ospedale Santobono e Presidente SIMEUP (Società Italiana di Medicina Emergenza Urgenza Pediatrica) Campania. Ha spiegato la Trabalzini: “Noi non sappiamo esattamente come si può modificare la struttura del cervello di un adolescente in seguito alla massiva esposizione al web. Quello che sappiamo è che le strutture profonde cerebrali: amigdala e ippocampo, aree deputate alla memoria e al ragionamento di concerto con l’area prefrontale, inglobano e rimodulano tutte le informazioni che arrivano dall’esterno. Tanto più gli influencer sono presenti nella vita degli adolescenti, soprattutto nella fascia di età 11 – 14 anni, età in cui avviene lo sviluppo del pensiero astratto con consolidamento del pensiero logico-deduttivo, tanto più incidono sulla loro personalità e capacità di adattamento sociale. Non è infondata la preoccupazione che la tecnologia avanzata sia in grado di provocare cambiamenti strutturali di alcune aree cerebrali in coloro che utilizzano il web quotidianamente e per molte ore. È necessario mettere in campo azioni preventive per evitare che ciò avvenga. Per questo è stato lanciato il sondaggio: < Survey per conoscere il grado di disponibilità dei genitori ad esporre la privacy dei propri figli on-line >. La ricerca si è proposta di conoscere l’atteggiamento dei genitori verso l’esposizione massiccia dei minori al web e quanto siano disposti a mettere in gioco il loro benessere psico-fisico. Solo quattro domande con tre possibili risposte ad ognuna, in totale anonimato. Il sondaggio è stato visto da oltre 220mila persone attraverso il sito www.guidagenitori.it e il sito www.idoctors.it, ma solo 119 persone lo hanno compilato, ovvero lo 0,0536363% del totale. Questi numeri e le risposte ottenute devono farci riflettere: 1/3 dei genitori utilizzerebbe i propri figli pre-adolescenti per trarne profitto attraverso il web, incuranti dei possibili danni psichici verso i propri figli; solo il 16,7% dei genitori dichiara di sapersi imporre sui propri figli sull’utilizzo dell’web e per il 75,5% dipende…dalle richieste; Il 18,6% dei genitori dichiara che non darà il consenso ai propri figli minori dei 13 anni l’accesso al web e il 68,6% valuterà di volta in volta; il 52% dichiara di non essere a conoscenza delle problematiche che possono insorgere dall’utilizzo del web e che limiteranno il tempo, il 48% pensa che non ci saranno problemi ma forse solo vantaggi. Concludo con una esortazione: i pre-adolescenti e gli adolescenti devono essere protetti, perchè sono nel periodo più delicato del loro sviluppo neuro-cognitivo, per evitare le aumentate diagnosi di depressione e disturbo borderline di personalità che oggigiorno interessano soggetti sempre più giovani”.

Si è concluso infine con la relazione in videoconferenza, moderata dal dottor Luca De Franciscis, endocrinologo, “Cyber education: contesti, modelli, problemi”, a cura del Prof. Mario Caligiuri, Professore associato di Pedagogia della comunicazione all’Università della Calabria, dove dall’anno accademico 1996/97 insegna Comunicazione pubblica e nel biennio 2001/2003 è stato ricercatore temporaneo in Psicologia generale. Professore affidatario alla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma, collabora con la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione (per la quale ha diretto il Corso di Eccellenza “Comunicare lo sviluppo”), ha tenuto seminari in numerose Università italiane, è Presidente della Fondazione “Italia Domani”, è stato coordinatore del Gruppo di lavoro nazionale sulla Comunicazione Pubblica dell’Anci (Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia), Presidente del Centro Europeo sull’Etica dei Media e Direttore dell’Universitè d’Etè di Soveria Mannelli. Per la Rubbettino editore dirige le collane “Comunicazione pubblica” e “Intelligence e comunicazione” e ha la Delega alla Cultura ed ai Beni Culturali. “Siamo di fronte a un’emergenza educativa“- è il grido di allarme lanciato dall’illustre pedagogo, che ha sottolineato il cambiamento di prospettive per via della rivoluzione di internet, che offre una varietà di contenuti vasta e diversificata, a cui il minore facilmente accede, spesso senza la presenza o il controllo di un familiare. I valori adottati dai più giovani sono fortemente mutuati dai contenuti mediatici, il che crea la responsabilità agli adulti di quali valori modelli di vita attraverso i media siano trasmessi ai ragazzi. L’educazione attraverso il web con il diffondersi dei social sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti. Anche se l’espansione dei nuovi media ha prodotto molte opportunità di crescita per i minori, accrescendo l’offerta culturale, didattica, informativa e sociale, ha anche moltiplicato i rischi, acuendo le problematiche legate alla sicurezza dei minori esposti ai media. Di fronte a questa emergenza educativa, secondo l’esperto, occorre che ciascuno, istituzioni, genitori, insegnanti, operatori media e dell’informazione, associazioni dei consumatori,facciano la loro parte nel contribuire a contrastare il fenomeno.

Alla fine dei lavori, gli organizzatori hanno ringraziato molto soddisfatti tutti quelli che hanno partecipato alla riuscita di questa importante giornata: “Perché dobbiamo avere cura dell’adolescenza: come scrive Victor Hugo, la più delicata delle transizioni”.

Antonio Volpe

 

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