UN AUTUNNO CALDO PER I PRESIDI ITALIANI

LETTERA APERTA AI DIRIGENTI SCOLASTICI ITALIANI

Gentili colleghi, si preannuncia davvero un autunno caldo per noi Dirigenti scolastici.

Rinnovo contratto, responsabilita  civili e penali e molestie burocratiche  a non finire…rinnovo deleghe sindacali.

Da alcuni anni è nato un sindacato di soli Dirigenti scolastici, la ragione è evidente :  solo se siamo uniti potremmo “strappare” al Governo quell’ equiparazione con gli altri Dirigenti della Pubblica Amministrazione e contrattare sul nostro status di “datori di lavoro” attribuitoci dal decreto legislativo 81/2008 liberandoci di responsabilità che non ci competono.

Purtroppo la natura stessa degli altri sindacati di comparto, che pur a parole dicono di fare anche i nostri interessi , impedisce alla nostra categoria di aver ascolto presso il Governo.

Facciamo un esempio concreto: un sindacato confederale con 100 mila iscritti composto da 98.500 docenti e ATA e soli 1500 dirigenti scolastici  può curare secondo voi i nostri legittimi interessi e portare avanti le nostre sacrosante rivendicazioni nei confronti dell’ARAN?

Altro esempio. In un contenzioso che contrappone un docente o un ATA ad un Dirigente scolastico, questi sindacati di comparto secondo voi chi tutelano? 

Ovviamente il docente o l’ATA e mi pare ovvio e giustificabile. E’ la legge dei numeri, la sola valida in democrazia.

Con l’autonomia scolastica, all’interno di un complesso processo di decentramento amministrativo  varato con la cosiddetta Riforma Bassanini, i vecchi Presidi e Direttori didattici sono diventati Dirigenti  scolastici . Siamo stati così  inquadrati giuridicamente ed economicamente in una “quinta area”, quasi una riserva indiana, non eravamo  e non siamo però “né carne né pesce”. Come scrive Giacomo Buonopane su “Il Sussidiario” , trattandosi però del primo contratto di ingresso nella dirigenza, ottenemmo rispetto  alle altre voci stipendiali  di cui è composta la busta paga di un qualunque altro dirigente della Pubblica  amministrazione(retribuzione di posizione quota fissa e quota variabile, retribuzione di risultato), misure  decisamente  inferiori rispetto agli  altri  “colleghi” dirigenti  pubblici, rinviando a tempi migliori l’equiparazione completa.

Coloro che erano in servizio nel 2001 o negli anni immediatamente  successivi poterono  fruire di un riconoscimento economico in riferimento  all’ anzianità  di servizio pregressa. Quando si dice “nati con la camicia”.

E’ la cosiddetta quota RIA (retribuzione individuale di anzianità ) se già  di ruolo, oppure un assegno ad personam , se ex preside incaricato.

I dirigenti scolastici  neo assunti, vincitori degli unici due concorsi espletati  fino ad oggi, quelli del 2004 e del 2011(che costituiscono  oramai la maggioranza  della categoria in servizio ), invece  sono stati  inquadrati  economicamente  con i limiti sopra descritti.

Da qui un serio problema di perequazione interna alla categoria, aggravato dal blocco dei contratti pubblici.

A fronte dunque di uno stipendio ridicolo rispetto ai “cugini” dirigenti della pubblica amministrazione, con le varie riforme è aumentato  il carico di responsabilità dirigenziali in capo all’ex Preside. Al danno la beffa.

Basta fare un facile confronto con un dirigente  di un Comune o di un’ASL o,  per rimanere nel settore,  con un dirigente pubblico di seconda  fascia del MIUR(tanto per intenderci gli ex Provveditori  agli studi, oggi Dirigenti degli ambiti  territoriali o gli ex Ispettori, oggi Dirigenti tecnici) che invece gode di trattamenti economici accessori certamente di gran lunga superiori.

E per non restare nel vago diamo delle cifre reali. Un dirigente  dell’università  o di un ente di ricerca(questa  è la nuova  area contrattuale dirigenziale, denominata della “conoscenza” , nella quale siamo stati  collocati dopo la Riforma Brunetta che le ha ridotte da dodici  a quattro  )guadagna  in media annualmente oltre 96 mila euro, mentre un dirigente di un comune al di sotto di 20 mila abitanti poco più di 81 mila euro. E  un dirigente scolastico?   Dai 44 ai 57 mila euro, praticamente  la metà  pur avendo in media, come “datore di lavoro” , un centinaio  di dipendenti, tra docenti ed ATA, un migliaio di studenti(che per le leggi sulla sicurezza sono equiparabili ai lavoratori) , almeno un paio di plessi, orario di lavoro 24h24, reggenze, deleghe e responsabilità civili  e penali,  etc. etc.

Per i quasi 8 mila DS, il GOVERNO vorrebbe creare un fondo di 31,70 milioni per il  2018 e 95,11 milioni a decorrere dal 2019. Questo per adeguare la quota fissa della retribuzione.

Tutto ciò, attenzione,  partirebbe però , ed il condizionale è d’obbligo,  da settembre 2018. Alla fine l’incremento complessivo sarebbe di poco più di 11 mila euro lordi  a testa, pari ad un aumento a regime (cioè nel 2020) di circa 440 euro netti al mese.

Intanto  sugli  organi di stampa filogovernativi arrivano i titoloni che hanno generato  una ignobile  “guerra tra poveri”, allontanando sempre più opinione pubblica e docenti/ATA dalla figura del DS diventato ora il “Preside sceriffo”(ma…con la stella di latta!)…Un padrone di un vapore, però sgangherato ed arenato nelle secche di una burocrazia cieca e, quella sì, davvero tirannica.

“Il Governo Gentiloni, fatta propria la Buona scuola renziana, punta sui dirigenti scolastici come guide dei singoli istituti e li ricompensa sul piano economico…” e molti DS a questa favola ci credono davvero. Vittime della Sindrome di Stoccolma!

Paragonati ai miseri “85 euro lordi” promessi ai docenti, i “440 euro netti” , come perfidamente annunciato nelle veline di regime (entrambe delle bufale , entrambe promesse da marinaio), appaiono una fin troppo generosa  concessione governativa, in tempi di vacche magre ….e nascono persino  sensi di colpa in alcuni DS!

440 euro netti ? NULLA DI PIU’ FALSO E DEMAGOGICO!

Con tale provvedimento, si badi promesso da un Governo in piena  campagna elettorale, con deputati che temono di non essere riconfermati dai loro capibastone,  si prevedrebbe  solo un graduale raggiungimento, in tre anni  e non  subito, della misura della retribuzione  di posizione quota fissa, comparabile ad altre figure dirigenziali. Ma ci sarebbe anche la retribuzione di posizione quota variabile da calcolare se vogliamo davvero raggiungere l’equiparazione con altri dirigenti  della PA.Ma di questo si deve tacere.

Riprendendo l’accurata analisi pubblicata su IL Sussidiario, occorre considerare i seguenti aspetti:

– Il recupero della quota della RIA nel momento della cessazione dal servizio dell’interessato confluisce (meglio dire confluiva perché dal 2012 è stata “scippata” dal MEF) ad alimentare il fondo regionale, per essere ridistribuita ai colleghi in servizio nella retribuzione  di posizione poiché si tratta di fondi contrattuali appartenenti al comparto scuola, secondo quanto stabilito dal Ccnl 2001;

– la ridotta corresponsione del Fun, compenso contrattualmente dovuto a fronte di una prestazione già  resa in concomitanza  con l’aumento  del carico di lavoro. A seguito degli improvvidi processi di dimensionamento  scolastico il numero dei dirigenti scolastici si è infatti progressivamente ridotto : nel 2000 erano in attività  ben 12 mila mentre dal 2011 al 2013 si e passati da 10.440 ad 8 mila.   

Occorre quindi che  il GOVERNO, in fase di approvazione della finanziaria , con i fatti e non solo a parole, se vuol davvero riconoscere alla cosiddetta  “scuola dell’autonomia” un ruolo strategico  per risollevare il sistema Paese dalla crisi,  preveda con un emendamento risorse finanziarie cospicue, ben al di là  dunque delle cifre lesinate in questi giorni e fatte circolare ad arte sui media.

I dirigenti sindacali Confederali e lo SNALS, complici del governo, in un clima consociativo, avendo messo al sicuro i loro stipendi e le loro pensioni d’oro(vedi inchieste della magistratura) cantano vittoria e sciorinano le cifre dell’impegno strappato al Governo,  85 e 440 euro che lette così fanno un certo effetto e , secondo la loro strategia , dovrebbero mettere a tacere sia gli uni che gli altri, cioè sia i docenti che i DS.

Ma questo significa accontentandosi del biblico  “piatto di lenticchie”. Ma, cari colleghi, vi sentite davvero soddisfatti di questa contrattazione? O piuttosto presi per i fondelli?

Dopo  un ventennio di infausta autonomia e un blocco della contrattazione presso l’ARAN, bisognerebbe anche aggiornare il profilo del dirigente scolastico,  oberato da oltre sessanta tipi di “molestie burocratiche”  e carichi di responsabilità  improprie.

IL MEF ed il MIUR non avrebbero  dovuto fare solo calcoli ragioneristici   ( si è calcolato che si sia risparmiato  finora  un miliardo   di euro nel settore Scuola).

Il risultato di questa cura dimagrante ? Una scuola nel caos, altro che buona scuola, con DS sottopagati, tartassati, costretti ad andare in tribunale, costretti a fare da “caporali di giornata”  con docenti a loro volta sottopagati e demotivati e segreterie amministrative al limite del collasso.

Piuttosto che una guerra tra poveri (strategia utilizzata da sempre da chi detiene il potere per  conservarlo) bisogna che i Docenti e gli ATA da una parte ,  tramite i loro sindacati di comparto (CGIL CISL UIL SNALS) si facciano sentire, ma noi DS dall’altra  dobbiamo  reclamare nelle nostre rivendicazioni salariali un confronto con gli altri dirigenti  della Pubblica amministrazione e non un confronto con i docenti/ATA.

Come si può nello stesso tavolo di contrattazione con l’ARAN difendere le ragioni dei Docenti/ATA e dei DS che hanno ruoli e compiti diversi ? Più volte chiamati a definire il loro ambiguo ruolo, i Sindacati Confederati e lo SNALS , sottoscrittori del CCNL,  hanno  continuato a tradire la nostra causa di Dirigenti scolastici (e ci verrebbe da aggiungere anche quella degli stessi Docenti/ATA). 

Dirigentiscuola , giovane sindacato di soli Dirigenti scolastici, potrebbe essere la voce unitaria di tutti gli ottomila DS (molti dei quali non a torto non iscritti ad alcun sindacato )per ottenere quanto semplicemente  dovuto, non un piatto di lenticchie ma lo status reale  di Dirigenti della Pubblica Amministrazione di seconda fascia, con tutti gli arretrati che ci competono  .

Anche la ridicola e grottesca  pantomima  per dirimere  la vicenda delle responsabilità  civili e penali, attribuiteci  impropriamente,  in quanto “datori di lavoro” , dal decreto  81/2008, con ANCI (Associazione  nazionale comuni italiani) e UPI (Unione delle Province italiane) che si dileguano a tutti gli incontri pubblici, scaricando sui dirigenti la responsabilità  di edifici fatiscenti e senza certificazioni ,  la dice lunga sulla reale volontà  da parte del Governo di aiutare la nostra categoria.

Abbiamo chiesto, come Dirigentiscuola, in un incontro pubblico, svoltosi mercoledì 25 ottobre scorso nel Palazzo Montecitorio, alla presenza di rappresentanti del Governo e dei deputati autori di due disegni di legge volti alla modifica degli articoli 17 e 18 del d.lgs 81/2008, di adottare piuttosto, stante l’urgenza e l’emergenza sicurezza, un immediato Decreto Legge prima delle elezioni 2018 ….Ma la volontà  dichiarata in quella sede è stata quella di rinviare tutto a dopo le elezioni…E ci dovremmo fidare dell’ennesima promessa da marinaio impenitente?

E’ ora che il GOVERNO si assuma le sue responsabilità  per lo sfascio della scuola italiana ascoltando  una volta tanto la voce di chi combatte in trincea quotidianamente impegnandosi  con docenti ed ATA a tenere in funzione  scuole fatiscenti, senza attrezzature, assumendosi rischi di ogni tipo e cercando di rispondere alle mille richieste  di studenti e famiglie  a cui si aggiungono assurde “molestie burocratiche”. 

Che aspettiamo a far sentire la nostra voce ? Se non ora quando?

In Italia l’associazione di categoria più potente e rispettata sapete qual è? l’ANM l’associazione  nazionale magistrati  . E sapete perché? Perché riunisce  il 90% dei magistrati e, compatta, in piena indipendenza ed autonomia, rivendica i suoi diritti.

Noi siamo in 8 mila suddivisi  in oltre 40 sigle sindacali.  Il 52% è iscritto con spirito diremmo autolesionista e masochistico alla CGIL, alla CISL, alla UIL e allo SNALS, proprio a quei sindacati che però riuniscono anche docenti e ATA che in fase di contrattazione si trovano  naturalmente  contrapposti e in tutte le decisioni fanno prevalere  le ragioni della maggioranza dei loro iscritti. 

Noi non possiamo sperare  che dalla  contrattazione collettiva del comparto scuola ci arrivino sostanziosi e dovuti aumenti di stipendio, in quella sede è giusto che facciano sentire  la loro voce i docenti e gli ATA; noi dobbiamo essere presenti ,numerosi e compatti ,nell’Area della conoscenza  insieme agli altri dirigenti della PA e strappare all’ARAN quanto dovuto.   E’ lì che dobbiamo far la voce grossa superando il “complesso del DS che si sente ancora docente e non riesce  a rompere il cordone ombelicale col sindacato confederale di comparto”. Entro fine dicembre si conteranno le deleghe sindacali per il prossimo triennio. È il momento giusto per decidere con chi stare

BUONA FESTA DI OGNISSANTI A TUTTI VOI!

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