Trent’anni fa e…più: il ricordo del Marina d’Aequa e Tito Campanella

Le gelide acque oceaniche le inghiottirono senza scrupoli facendo vittime senza ritorno

 

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Foto tratta dal diario di Facebook di Naufragio “Marina D’Aequa”- Per non dimenticare

 Sant’Agnello – Il ricordo non si spegnerà mai nei familiari ed in chi conobbe quegli impavidi uomini che solcarono trent’anni fa e più, le gelide acque oceaniche che li inghiottirono senza scrupoli facendo vittime senza ritorno sul Marina d’Aequa ed il Tito Campanella.

Quando corrono quelle fatidiche date: 29 dicembre 1981 e 14 gennaio 1984, nessuno dimentica che in quel mare tempestoso al largo delle coste franco-spagnole, che non ha pietà di nessuno, quei 30 e 24 uomini con una donna, perirono senza fiatare e furono inghiotti dai flutti che non li restituirono più ai loro familiari.

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Tito Campanella, foto tratta da mareeonline.com

E così ogni anno si rinnova l’appuntamento sull’altare del Signore per ricordare questi marinai, specie quelli del Marina d’Aequa, ex ‘Brinnes’, avvenuto in quella data alle ore 17,55 in latitudine 45°45’ ed in longitudine 9° nel ‘maledetto’ golfo di Guascogna.

Oggi gli anni che sono passati da quel giorno, sono 36 e quasi 34, ma nessuno può dimenticare dalla propria testa quegli uomini che avevano nel loro bagaglio marinaresco una buona esperienza ma che purtroppo non servì in quei tragici momenti in cui la tempesta li sopraffece, senza che loro potessero dire o fare qualcosa. Le foto di quella nave in balia dell’oceano Atlantico con onde alte circa dieci metri e passa, che cercava di barcamenarsi per non affondare in quelle gelide acque, ricordano quei momenti in cui anche i soccorritori non poterono fare nulla, neanche gli elicotteri che si recarono sul posto.

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Foto di archivio

 

Una triste ricorrenza che ritornando alla nostra mente, oggi ci ricorda che anno dopo anno si registra un continuo aumento, a varie latitudini e longitudini, di coloro che nell’adempimento del proprio dovere ed alla ricerca di un minimo di dignità, perdono la vita in quella distesa blu.

In cui poco più di un mese fa, il 17 novembre, si è inabissato il sottomarino argentino ‘Ara San Juan’ con il suo carico umano di 44 marinai, nel golfo di San Jorge a 240 miglia dalla costa, a sud- est della penisola di Valdes.

Ricordando sempre quella tragedia, i media sia televisivi che cartacei, ne furono invasi come quelli di oggi che, a ritmo incalzante, ci aggiornano di coloro che, in cerca di dignità e pace, alla mercé dei trafficanti senza scrupoli, perdono la vita nel ‘Mare Noistrum’, ossia il Mediterraneo. Un mare che in tempi antichi fu la culla della civiltà e degli scambi economici fra i popoli che lo abitavano sulle sue coste, oggi è un’enorme bara.

Ed oggi la triste ricorrenza del Marina d’Aequa si ricorderà, alle ore 18.00 il 29 dicembre, con una Messa solenne, organizzata dalla confraternita del Sacro Cuore di Maria e Giuseppe, detta dei Giuseppini, nel Santuario di San Giuseppe, officiata dall’arcivescovo diocesano, nonché vescovo promotore dell’Apostolato del mare della Conferenza episcopale italiana, monsignor Francesco Alfano. Davanti alle autorità civili delle città dei marinai periti, sarà coadiuvato da monsignor Don Pasquale Ercolano, Canonico Primicerio del Capitolo Cattedrale di Sorrento e da monsignor Fabio Savarese, Rettore del Santuario di San Giuseppe e padre spirituale della Confraternita del Sacro Cuore di Maria e di San Giuseppe.

Sarà invocata anche la ‘Stella Maris’ affinché interceda presso il Padre allo scopo che le anime di tutti i defunti del mare di ogni tempo, siano accolte nel porto sicuro della ‘Patria Celeste’ e perché gli operatori del mare e le autorità preposte siano illuminate nella promozione ed attuazione di tutto quanto occorre per scongiurare ulteriori simili avvenimenti luttuosi.

Al termine della cerimonia religiosa, le autorità civili, quelle militari e le associazioni dei capitani e marittimi della penisola sorrentina presenti e l’istituto nautico Nino Bixio, depositeranno una corona d’alloro alla lapide commemorativa con la cornice della tromba che suonerà il silenzio.

 

GISPA

 

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