Raffaele Lauro intervistato da Vincenzo Califano ci racconta un anno di politica e letteratura

Rassegna stampa
Pubblichiamo l’intervista che Vincenzo Califano ha realizzato come di consueto a consuntivo di quest’anno politico al senatore Raffaele Lauro.
E’ nostra consuetudine dedicare al Professore Raffaele Lauro l’intervista di fine anno che questa volta è articolata in due parti: la prima sulla politica italiana cui Lauro, in quello che è stato un anno sabbatico, ha dedicato una speciale attenzione pubblicando in formato eBook  “L’Italia sul Baratro” che raccoglie tutte le pagine del diario politico-elettorale, pre e post elezioni del 4 marzo scorso e che tanto successo ha riscosso presso i nostri lettori (tuttora è scaricabile gratuitamente dal sito ufficiale dell’Autore www.raffaelelauro.it).

D.: Concluso l’anno sabbatico, il 2019 segnerà un ritorno del “prof” alla politica attiva o alla scrittura narrativa, dopo i successi degli ultimi anni, esplosa dopo aver lasciato la carriera prefettizia e il Senato della Repubblica?

R.: In questa fase della storia nazionale, la politica appare come il luogo della confusione, dell’incompetenza e dell’arroganza. Nel mio diario politico avevo sottolineato il “baratro” che si stava preparando per il nostro paese, ma non potevo immaginarne, fino in fondo, il punto di caduta. Allo stato, comunque, non ancora concluso, anche se la democrazia parlamentare appare chiaramente al collasso. Di contro, la vecchia classe dirigente continua ad accusare i nuovi governanti di cecità e di propagandismo, a ragione e a torto, ma senza aver compiuto finora un’analisi seria, approfondita e autocritica, delle proprie responsabilità e degli errori commessi, nella passata legislatura, nel governo del paese.

D.: Si riferisce al PD di Renzi? Alla sinistra post-comunista? Alle truppe berlusconiane allo sbando?

R.: Anche io ho creduto, per un attimo, nel progetto politico di Renzi, purtroppo mi sono reso conto subito che il suoi metodi di governo, affetti dai tradizionali mali italiani, dal familismo, dal clanismo, dal propagandismo, nonché da uno stucchevole e irritante leaderismo, non differivano di molto da quelli del quindicennio berlusconiano e da quelli dell’ultima fase della prima repubblica, in disfacimento.

Ha ignorato il malessere sotterraneo che serpeggiava nel paese e sul web. Come lo aveva ignorato Berlusconi, con il fallimento della cosiddetta “Rivoluzione Liberale”. La sinistra post-comunista, dal canto suo, ridotta al lumicino, è fuori dalla realtà, ragiona in termini ottocenteschi e non si è ancora resa conto che il mondo è cambiato, a partire dal lavoro e dalla sua rappresentanza, politica e sindacale.

D.: Di queste fasi successive di crisi istituzionale, politica e partitica della nostra democrazia, è stato un testimone diretto, con ruoli di alta responsabilità: capo di gabinetto di ministeri-chiave, anche economici, commissario straordinario del governo, parlamentare, presente attivamente in commissioni di rilievo, come affari costituzionali, finanze, RAI e antimafia. Si sente, in qualche modo, corresponsabile di questo fallimento?

R.:Potrei invocare, a difesa, i miei contributi, dal Viminale, alla legislazione antimafia e alla lotta intransigente a tutte le criminalità organizzate, il rimpatrio con un ponte aereo di 25.000 clandestini albanesi, lo scioglimento di decine di comuni inquinati dalla mafia, un piano nazionale di politica industriale, prima della crisi monetaria 2007/2008, mai approvato dal governo Berlusconi, il mio contrasto al racket e all’usura, da commissario straordinario, con atti che hanno fatto storia, come la denunzia dell’usura bancaria, le mie cinquanta proposte legislative, costituzionali e ordinarie, e, non da ultimo, la battaglia contro il gioco d’azzardo. Su quello che ribolliva nelle “viscere” del paese e nella “fogna” del web, generando rabbia, odio sociale e sfiducia, specie presso le nuove generazioni, a causa anche delle crescenti patologie sociali (disoccupazione giovanile, omologazione culturale, droga, bullismo, violenza sulle donne, gioco d’azzardo, desocializzazione di massa), ho sempre attirato l’attenzione dei vertici, anche sulla stampa, ma i miei appelli sono sempre caduti nel vuoto. Nonostante questo mio impegno cinquantennale nell’insegnamento prima, sia liceale che universitario, e nella vita pubblica dopo, con pesanti sacrifici personali, mi sento moralmente corresponsabile di questo fallimento, che ha prodotto lo tsunami elettorale del M5S e la deriva nazionalista della Lega di Matteo Salvini. Le due forze politico-parlamentari, rivali in campagna elettorale, poi innaturalmente alleate, al governo del paese, in rissa quotidiana su tutto.

D.: Rinunzia definitiva, quindi, all’impegno politico diretto, a livello nazionale e locale?

R.: Sul piano locale, certamente, per due ordini di ragioni. Il primo: nutro il convincimento che i giovani si debbano impegnare, sempre più, nella vita amministrativa locale. Il secondo: amo Sorrento e la Penisola Sorrentina. Sono stato eletto per due volte nel consiglio comunale di Sorrento ed ho ricoperto diversi incarichi nelle giunte municipali, tuttavia, nonostante il mio attivismo in diversi settori, non credo di possedere più, a quasi settantacinque anni, le energie sufficienti per amministrare di nuovo con la necessaria determinazione e con un impegno costante. D’altro canto, sono un fiero avversario di quelli che credono nell’immortalità del (loro) potere, personale e familiare. Disapprovo le dinastie, specie nelle amministrazioni locali. Producono grumi di interessi, alleanze poco trasparenti, blocchi di potere.

D.: A livello nazionale non vigono le stesse ragioni ostative?

R.: Non sussiste dubbio. Anzi, a maggior ragione, i figli o parenti di parlamentari, candidati, al posto dei genitori, nello stesso collegio elettorale, rappresentano la conferma del peggiore familismo e clientelismo politico. Da padre in figlio, come se il collegio e l’elettorato di riferimento fossero un bene ereditario, alla faccia della democrazia e della libertà di voto. Anche questo malcostume ha prodotto il successo dei grillini.

D.: Quindi?

R.:Parliamoci chiaro, l’età peserebbe anche su un rinnovato impegno politico nazionale. Sono un sostenitore di due mandati parlamentari, al massimo. Ma sono stato senatore per una sola legislatura. Se, come ho concluso nel mio pamphlet, si dovessero determinare, nei prossimi mesi, condizioni di emergenza democratica, con minacce alla sicurezza delle istituzioni repubblicane, fondate sui principi della Carta Costituzionale del 1948, non esiterei a scendere di nuovo in campo.

D.: Torna di certo alla narrativa, nel 2019, tenendo sotto osservazione gli eventi governativi. Con quali progetti?

R.: Una nuova trilogia, una trilogia di eccellenze italiane, dopo “La Trilogia della Vita” che pubblicai negli anni Novanta. Tre romanzi di facile lettura, dedicati a tre personaggi, di mia personale conoscenza e amicizia, che onorano il genio italiano, in tre campi di attività: la creazione artistica delle fragranze e dei profumi, la chirurgia estetica, l’impresa e la filantropia in un paese del continente africano. Usciranno anche in inglese e francese.

D.: Un impegno triennale, non da poco!

R.: Stanno tutti nella mia mente. Ci ho rimuginato per mesi. Cercherò di partorirli nel più breve tempo possibile.

Buon lavoro, Prof!

(1° parte)

Nella seconda parte dell’intervista al Professor Raffaele Lauro accendiamo i riflettori sul suo prossimo impegno narrativo: la trilogia di romanzi dedicati a tre eccellenze italiane. Dal 1970 Lauro ha pubblicato, con diverse case editrici, saggi di filosofia, di scienza della politica, di pubblica amministrazione, di comunicazione e di new media. Dal 1987 quindici romanzi di successo, con edizioni tutte esaurite. Di questi, l’ultimo dedicato all’epopea umana, familiare e imprenditoriale di don Alfonso Costanzo Iaccarino e alla sua amicizia con il grande poeta Salvatore Di Giacomo, nonché ai successi internazionali del suo celebre nipote, chef pluristellato, don Alfonso Iaccarino, dal titolo “Don Alfonso 1890 – Salvatore Di Giacomo e Sant’Agata sui Due Golfi”.

Nella prima parte dell’intervista Lauro ha annunziato, per il 2019, una nuova trilogia di romanzi, questa volta sul tema delle eccellenze italiane: “Tre romanzi di facile lettura, dedicati a tre personaggi, di mia personale conoscenza e amicizia, che onorano il genio italiano, in tre campi di attività: la creazione artistica delle fragranze per la profumeria di eccellenza; la chirurgia estetica, come viatico della bellezza e, infine, il binomio filantropia-impresa, in un paese del continente africano“. Usciranno, oltre che in italiano, anche in inglese e francese.

D.: Un anno sabbatico per modo di dire, in realtà un lavoro di concepimento e di gestazione notevole, addirittura una trilogia narrativa. Tre romanzi biografici dedicati a tre eccellenze italiane, di conoscenza personale: un maestro profumiere, un chirurgo estetico e un imprenditore filantropo. Una novità assoluta?

R.: Non completamente. Infatti continuo sulla scia dei miei ultimi romanzi biografici, dedicati al poeta della musica, Lucio Dalla, ad una regina della danza, Violetta Elvin Prokhorova, e al fondatore di una straordinaria dinastia alberghiero-gastronomica, don Alfonso Costanzo Iaccarino, amico del poeta napoletano Salvatore Di Giacomo, legati tra loro da un filo rosso: il loro amore per la terra sorrentina, per Sorrento, per Capri, per Vico Equense e per S.Agata sui Due Golfi.

D.: Cosa lega tra loro i romanzi della nuova trilogia?

R.: Il genio italiano, la creatività, la raffinatezza culturale, la sobrietà, il coraggio, la passione per il proprio lavoro e la capacità di sfidare il futuro. Senza dimenticare il sentimento di amicizia, che nutro per loro.

D.: Come è nata l’idea, qual è la fonte di ispirazione di un progetto così complesso?

R.: Da due anni ormai, seguo da vicino l’attività di creazione e di produzione di profumi di nicchia di una persona a me molto vicina, lo stilista Mauro Lorenzi, il quale ha trasformato, l’anno scorso, un’antica passione per la profumeria artistica in un’attività di impresa, anche se per ora artigianale. L’ho seguito nelle storiche profumerie di Grasse, in Provenza, di Parigi e di Londra. Ho scoperto un mondo sconosciuto, fatto di creatività pura, di amore per la natura, di cultura dei sensi, a partire dall’olfatto, di raffinatezza estetica e di invenzione comunicativa. Ho incontrato personaggi straordinari, sconosciuti ai più, che sono alla base dei processi creativi e produttivi di profumi famosi e di brand mondiali: i maestri profumieri, i cosiddetti “nasi”, i grandi combinatori delle essenze, naturali o sintetiche. In questo mondo magico, pieno di fascino e di mistero, ho avuto il privilegio di fare amicizia con uno del più grandi maestri profumieri italiani ed europei: Maurizio Cerizza. Nei nostri incontri a Milano ho scoperto non solo un genio delle fragranze, ma un filosofo, un esteta, un esperto di pittura, di musica e di sport.

D.: Un colpo di fulmine intellettuale?

R.: Di più, di più. Maurizio Cerizza discende da una prestigiosa dinastia di produttori profumieri. Il padre, Aurelio, un ingegnere chimico, aveva aperto, nel 1956, un’azienda ad Imperia, dove distillava ed estraeva materie prime di grande pregio, come il gelsomino, la rosa, l’iris e lo ylang ylang. Motore della sua formazione è stato il grande maestro, René Ricord, ancora vivente a Grasse, assistente del mitico Jean Carles, fondatore della celebre scuola Roure e inventore del metodo di memorizzazione delle fragranze e di classificazioni in 15 famiglie. Cerizza ha creato le fragranze di profumi famosi ed è diventato la guida di allievi già affermati. Un maestro di vita, oltre che un grande maestro profumiere. Un maestro-filosofo.

D.: Cosa c’entra lo studio delle essenze con la filosofia?

R.: Quella di Cerizza non è un mestiere, pur prestigioso, ma un’arte, una visione del mondo e dell’uomo, nel suo rapporto con la natura e con la bellezza, sconfinante con le espressioni più alte dello spirito umano: il pensiero che pensa se stesso, la pittura, la musica e la meditazione. Per lui, il profumiere è un artista, che deve usare le sue materie prime come il pittore usa i colori e come un musicista le note. Crea continuamente associazioni mentali tra oli essenziali e ciò che il loro aroma scova. I suoi obiettivi sono l’armonia, l’equilibrio, la perfetta corrispondenza tra il piano spirituale e quello materiale, caratteristiche che si riscontrano nelle sue creazioni più famose.

D.: Si tratta, quindi, di un personaggio affascinante, di profonda cultura?

R.: Conversando con lui di profumi, Ti imbatti in pensatori come Steiner e Pannikar, in musicisti come Mozart e Stravinskij, in pittori come Braque e Kandinskij. Di quest’ultimo, grande elaboratore di teorie sui colori, è solito ripetere una famosa affermazione: “ Io faccio molta teoria, ma non ci penso mai quando dipingo”.

D.: Cerizza nei profumi, come Kandinskij in pittura?

R.: Cerizza ha creato nuovi concetti olfattivi, pensando ad accordi inediti nei momenti e nei luoghi più disparati. Nel comporre si è portati alla razionalità, al rispetto delle regole canoniche, usando le materie prime in combinazioni e dosaggi consueti. Ma creare, secondo lui, significa anche esplorare nuovi orizzonti, utilizzando in maniera innovativa e inconsueta i diversi elementi, tenendo sempre presente, come obiettivo, l’equilibrio, l’armonia.

D.: La creatività come forma di libertà?

R.: Per Cerizza, la creatività ha una connessione profonda con la libertà, e viceversa. In quanto, nel processo creativo, la libertà di poter scegliere una strada piuttosto che un’altra, risulta fondamentale. Per il creativo, inoltre, la contemplazione della natura rimane una grande fonte di ispirazione. Tutto ciò che è vivo, forme e colori, può essere associato ad odori.

D.: La mission di questo primo romanzo?

R.: Sono entrato in punta di piedi in questo mondo, sconosciuto e complesso, prima stupito e poi affascinato dal retroterra culturale di una fragranza, di un profumo, già famoso o nuovo. Inimmaginabile in un profano, come me. Ambisco, con l’aiuto del maestro Cerizza, della sua lezione di vita, della sua epopea umana, intellettuale e artistica, dei suoi successi, dei suoi segreti professionali (il nascosto di questo mondo!), e delle sue mature consapevolezze, a condurre per mano il lettore in un universo tutto da scoprire, pagina dopo pagina, un regno della libertà, della bellezza e della natura: il regno delle fragranze, titolo appunto del libro. In inglese, Kingdom Fragances.

D.: Kingdom Fragances? Un romanzo scritto solo per i neofiti della materia?

R.: La lezione del maestro Cerizza coinvolgerà i neofiti e gli addetti al settore, gli appassionati della profumeria e i giovani che decideranno di scegliere, per la vita, questa ammaliante prospettiva professionale. Very, very charming!

D.: A chi sarà dedicata questa nuova fatica letteraria?

R.: Ad una persona che stimo molto e che ha molto incoraggiato Mauro Lorenzi a creare nuove collezioni di fragranze, in collaborazione con il Maestro Cerizza, e me a scrivere questo romanzo biografico sul maestro: Andrea Casotti. Un’autorità del settore, proprietario del brand THoO e The House of Oud e CEO di CFF (Creative Flavours & Fragrances), una realtà leader, specializzata nella produzione di fragranze ed essenze per privati ed aziende di tutto il mondo.

Un’altra sfida. In bocca al lupo, prof!

(2° – fine)

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