Quello che non sappiamo: alla Libreria Tasso Annarita Briganti

Annarita Briganti presenta “Quello che non sappiamo”, martedì 25 settembre dalle ore 19:30 alle 20:30 alla Libreria Tasso in Piazza Angelina Lauro, 18/19, Sorrento. Con l’autrice dialogano Margherita Liccardi e Carlo Alfaro.

L’autrice

Annarita Briganti è giornalista freelance, specializzata in giornalismo culturale (scrive di libri su Repubblica e Donna Moderna, dove tiene anche un blog di costume e sentimenti) e scrittrice. Realizza anche video e foto, che ogni tanto espone. Crede nei sogni (“non costano niente e qualche volta si avverano“, dice).

Di dove è

Si definisce “napoletana globetrotter, felicemente espatriata a Milano”.

Formazione

Ha studiato alla prestigiosa Scuola Holden di Alessandro Baricco a Torino, dove è stata anche docente. La Scuola Holden è una scuola di storytelling, cioè di narrazione e comunicazione, e di arti performative, fondata nel 1994. Oggi l’autrice insegna scrittura creativa in giro per l’Italia.

Annarita e i libri

Ama tutto ciò che gravita attorno alla letteratura: leggere, scrivere, presentare i libri suoi e degli altri, collezionare libri autografati e in edizioni rare. “Di un libro“, dice, “non m’interessano le fascette che dicono che è un capolavoro, i diecimila Paesi in cui è tradotto eccetera, ma se a chi l’ha letto lo ha tenuto sveglio di notte, a me succede spesso ed è la prima cosa che racconterei ai lettori… Se m’innamoro di un libro lo consiglio a tutti, lo porto ai festival, ne scrivo, lo regalo agli amici… I libri fanno crescere, sopravvivere, sperare, sognare. E tutti abbiamo tanto bisogno di sogni”. Si è anche definita “malata di scrittura, ossessionata dal bisogno di scrivere”.

Carta stampata o web

Riguardo al dibattito su carta stampata e web, la scrittrice li ama indifferentemente: “Per me sono la stessa cosa, amo leggere su entrambi, alternare, con un passaggio continuo dalla cellulosa ai file e viceversa. Da giornalista e scrittrice sono affascinata dalle trasformazioni del linguaggio. L’offerta più è ricca e diversificata meglio è. La convivenza dà frutti molto migliori della guerra tra supporti”.

La scrittrice sui social

Molto social, è su Facebook, Twitter e Instagram “e ovunque ci sia connessione”. Gestisce da sola i suoi social perché, dice, “lo scrittore è diventato l’ufficio stampa di sé stesso”. Tuttavia è critica su un mondo sempre più basato solo sull’immagine: “Bisogna smetterla di cercare i click, i follower, il consenso. Leggiamo i libri di cui ci occupiamo, piuttosto che fare i selfie con la copertina. Più contenuti, meno specchietti delle allodole”. Il suo rapporto con i social è buono ma non ossessivo: “Sui social sto bene non perché io cerchi o mi aspetti qualcosa, ma perché sono curiosa nei confronti degli altri esseri umani. Le delusioni del virtuale sono le stesse del reale. Vanno messe in conto quando si esce dalla propria comfort zone”.

La Trilogia dell’anima e altri racconti

Il primo libro

Il suo primo romanzo, “Non chiedermi come sei nata” (Cairo, 2014), una storia vera, autobiografica, di amore e fecondazione assistita, ha vinto il Premio Comoinrosa, ha avuto successo in tutta Italia ed è stato rappresentato nel 2016 al Teatro Alfieri di Torino con il suo adattamento drammaturgico. Un libro che è dichiaratamente un “memoir”, e racconta il suo vissuto di perdita di una figlia e ricerca della maternità attraverso la procreazione medicalmente assistita. La protagonista è l’alter ego dell’autrice, Gioia Lieve, una donna determinata e appassionata con le sue profonde ferite che non le impediscono di lottare per i propri sogni e di realizzarsi, senza mai smettere di credere in se stessa e negli altri.

Il secondo libro

“L’amore è una favola” (Cairo, 2015), titolo provocatorio, è il suo secondo romanzo, con la stessa protagonista del primo, Gioia; è ambientato nel mondo dell’arte e dell’editoria, tra Milano, Napoli, Sorrento, Roma, Torino, Parigi, New York. Gioia, pur non rinunciando all’eros, continua con ostinazione a ricercare l’Amore puro in una storia controversa con l’Artista, Guido Giacometti. Tornano i temi del libro d’esordio- il precariato lavorativo e sentimentale, la fecondazione e la difficile ricerca dell’amore in un mondo cinico e dominato dall’egoismo- ma emerge anche il tema dello stalking e della violenza sulle donne, nato anche dalla sua esperienza personale, con riferimento a una frase di Lucia Annibali sul vuoto dentro che hanno le vittime di violenza. Il romanzo ribadisce anche l’importanza di non vergognarsi di chiedere aiuto e la necessità e il valore dell’amicizia fra donne (le amiche del “cerchietto magico”). Si parla anche di “violenza sentimentale”, costituita dal disprezzo dei sentimenti: “Oggi alcuni uomini vivono come in un villaggio vacanze, in un self service dei sentimenti, che non riescono più a provare”, ha spiegato in un’intervista.

Il terzo libro che chiude la trilogia

Il terzo romanzo di Annarita Briganti, “Quello che non sappiamo” (Cairo 2018), completa virtualmente quella che l’autrice stessa ha definito (nei ringraziamenti dell’ultimo lavoro) “una trilogia dell’anima”, iniziata con Non chiedermi come sei nata e proseguita con L’amore è una favola, tutti editi da Cairo. Il filo rosso che accomuna tutta la sua produzione letteraria sono da un lato i temi sociali, la perdita di una figlia e la fecondazione assistita nel primo romanzo, la violenza contro le donne nel secondo e la crisi economica e i dissesti familiari nell’ultimo, dall’altro la ricerca dell’Amore: “I miei personaggi non sono passivi, lottano con le unghie e con i denti per realizzare i loro sogni e se gli piace qualcuno se lo vanno a prendere. L’Amore è il sale della vita”.

Le raccolte

Ha partecipato alle raccolte di racconti “Un bacio in bocca” (Longanesi, 2016) e “Il bicchiere mezzo pieno” (Piemme, 2018).

Il messaggio di Quello che non sappiamo

Quello che non sappiamo è un libro sull’amore virtuale e la potenza delle parole. E’ stato definito “Un libro per tutti quelli che credono nel potere della scrittura e delle relazioni. Reali o virtuali”. Oppure (Michele Gallio): “Una storia d’amore dei tempi moderni tra nevrosi e nuove tecnologie”. Ma è anche un libro che lancia un messaggio sul destino: due persone non s’incontrano mai per caso, soprattutto se sono due anime destinate a unirsi. Solo alla fine del romanzo l’autrice spiega perché Ginger e Paulo, i protagonisti, erano destinati a incontrarsi. Il messaggio ultimo del libro è sul senso della vita, come chiarisce la scrittrice: “Il caos della vita non dovrebbe mai toglierci leggerezza. La felicità è un’anguilla ma possiamo cercare di afferrarla, abbiamo il dovere di farlo”.

Il titolo

Scrive in una email la protagonista, Ginger: “Ci sono tante cose che non sappiamo di quelli che amiamo, delle persone che incontriamo sul nostro cammino”, e in un’altra: “Quello che non sappiamo è sempre maggiore delle nostre certezze”. Spiega l’autrice: “Quello che non sappiamo è la prima frase che ho scritto del romanzo, e ringrazio la mia casa editrice di avermi permesso di tenerlo. Riflette la parte classica dei miei studi, il ‘So di non sapere di Socrate’, ma anche tutti i tradimenti che ho subito, e non parlo solo di tradimenti amorosi. Ho iniziato a scrivere questo libro perché mi sono resa conto che degli altri, perfino di quelli che ci sono più vicini, non sappiamo niente. Non sappiamo degli altri e a volte neanche di noi stessi”.

I paragrafi

Ogni capitolo del libro è denominato da un ingrediente. Si tratta di una serie di spezie e delle loro proprietà benefiche, che anticipano il tono dei capitoli che formano il romanzo. La protagonista si chiama Ginger, zenzero, un ingrediente molto usato oggi, che purifica. La curcuma è antidolorifico, la paprica fa bella la pelle come l’amore, la noce moscata alza la pressione, la camomilla calma, il peperoncino rende più piccanti le situazioni, il cardamomo migliora il metabolismo e così via, come in un gioco a collegare proprietà fitoterapiche ed emozioni della narrazione.

La trama

Un giorno Ginger riceve una email da Paulo, per lei un perfetto sconosciuto, apparentemente per puro errore. L’uomo la aggredisce sul web urlandole contro tutta la rabbia per non aver ricevuto una importante consegna di prodotti da cucina, da lui già acquistati, da parte del suo presunto staff di catering. Di fronte a questa mail, evidentemente non indirizzata a lei, Ginger potrebbe rispondere semplicemente che si tratta di un errore, di controllare meglio l’indirizzo e chiudere tutto così. Invece, tra i due inizia subito uno scambio in cui Ginger si mette sin dalle prime parole a nudo. I due vanno avanti a rispondersi, insultandosi elegantemente, ma evidentemente in qualche modo questo scambio di frasi e sensazioni scatena qualcos’altro e tutto ha inizio. Questa mail da un uomo misterioso sconvolgerà la sua vita. Da un equivoco (che poi scopriremo intenzionale) si dipana pagina dopo pagina un carteggio amoroso tra un uomo e una donna che cercano altro di quanto offrano le loro esistenze ammaccate, cercano un sentimento e non si fermeranno fino a quando non lo avranno trovato. Nasce così una relazione virtuale, serrata, intensa, nella quale i due si ritrovano a parlare di tutto, delle loro vite, le loro giornate, le paure e le frustrazioni, i desideri e gli incontri, i libri che hanno letto, le musiche che ascoltano… Attraverso la potenza delle parole, il loro legame si rafforza sempre più, diventa importante più di ogni altro incontro nel reale. Ginger a un certo punto gli chiede perché accade che si confidino i segreti più intimi a qualcuno che non conosciamo, in un rapporto solo virtuale. Perchè, protetti da uno schermo, ci si lasci andare e, con naturalezza e semplicità, sulla tastiera un susseguirsi di parole disegni chi siamo realmente, nella nostra vera interiorità. Paulo e Ginger appaiono due persone disperatamente sole che si aggrappano a una chat come a un’ancora per appagare un loro inesauribile bisogno di appartenenza. Ma c’è dell’altro, non tutto è come sembra: Paulo conosce un segreto della vita di Ginger e deve consegnarle una cosa molto importante. Il mistero che nasconde unirà i protagonisti più forti in un finale sorprendente. Ginger potrà finalmente unire i puntini della sua storia per arrivare alla soluzione dei pezzi che mancano.

I personaggi

Come in tutti i miei romanzi, spiega la Briganti, i protagonisti sono le porte per mondi”. I protagonisti sono due persone ferite dalla vita, come nella citazione del poeta danese Henrik Nordbrandt che Ginger riporta in una delle sue mail: “Mi piacciono le persone ferite…perché pensano di non essere speciali e invece non sanno che sono le persone migliori”. Anche perché, dice ancora Ginger: “Le ferite sono la materia prima della scrittura”.

Ginger: “Fa un mestiere legato alla scrittura e cerca di realizzare i suoi sogni nell’Italia caotica e poco meritocratica che conosciamo”, spiega l’autrice. Sensibile, colta, intelligente, Ginger è profondamente turbata: ha perso entrambi i genitori in circostanze poco chiare (e questo aggiunge tinte noir al romanzo) e sta chiudendo una relazione deludente con Mister X, un grande artista egocentrico e anaffettivo. Quando arriva Paulo con le sue mail, lei sta provando a ricominciare, ma con la difficoltà di non avere alcune risposte che riguardano il suo passato, come pezzi mancanti da cui è ossessionata. Nasconde un grande bisogno di amore mascherato da disillusione e amarezza che stempera in vuote notti trascorse in anonime camere d’albergo tra insonnia e bicchieri di vino. A chi le chiede quanto c’è di Annarita in Ginger: “Autobiografica”, dice l’autrice, “è la passione per poesie e libri e anche la forza di Ginger”.

Paulo, che si definisce con Ginger “l’Uomo del destino”, affascinante e misterioso uomo di colore di origine brasiliana, dopo un’infanzia difficilissima è stato adottato da una coppia piemontese che è prematuramente scomparsa ma gli ha permesso di realizzarsi. Fa il ristoratore a Berlino, città che l’autrice ama molto: “simbolo di tutto quello che in Germania funziona e da noi no”. Paul è dolce, gentile, romantico, colto e profondo; sa interpretare molto bene gli stati d’animo di Ginger e intercettare i suoi bisogni, sa dedicarle parole acute e conversazioni benefiche. Un uomo che sa far innamorare una donna. Ma che in realtà ha una missione da compiere.

Che tipo di libro è

Il libro è un romanzo epistolare moderno, fatto di email che racchiudono l’anima delle persone nascoste dietro lo schermo, come in una lunga chat, un dialogo ininterrotto via web tra i due protagonisti. Un romanzo d’amore, che racconta un colpo di fulmine virtuale. Un amore al tempo della mail. Tra gli scrittori italiani contemporanei, la Briganti è la prima a riscoprire il genere del romanzo epistolare, che fa già parte della tradizione letteraria, praticandolo con le email. Spiega l’autrice: “Lo considero un romanzo epistolare ottocentesco ma del presente e del futuro. Ginger e Paulo usano le email come se fossero lettere. Ho scelto le email e non altri tipi di messaggistica in primis perché Ginger non vuole rivelare la sua vera identità. Ma Paulo la conosce già quando la cerca?”. Ma Quello che non sappiamo è anche un romanzo sociale, che prende spunto dalla realtà e incrocia i sentimenti con tematiche sociali e argomenti impegnati. “Non è un manifesto, non è un saggio o una biografia camuffati da romanzo. Segna il ritorno al romanzo puro, allo storytelling, quello vero. Racconta storie”, chiarisce la Briganti.

Ambientazione e temi

Ambientato tra Italia e Germania – Roma, Milano, Bologna, Berlino – ma c’è anche la Cina, il romanzo affronta molteplici temi: il modo in cui si comunica attualmente, il desiderio d’amore e la solitudine degli uomini e donne di oggi, l’amore e il sesso sul web e nella realtà, la rivoluzione della rete e dei social, il razzismo e l’incontro di culture differenti, la famiglia con i suoi drammi (“le famiglie sono dei posti assurdi, luoghi terribili, focolai di sofferenza, enclavi feroci“, scrive Paulo a Ginger), la crisi economica con tutte le sue difficoltà conseguenti, i problemi di identità. Il romanzo parla anche di libri e di librai, sette con la loro pericolosa e fatale manipolazione delle menti più deboli, grandi dive del passato (Marlen Dietrich) musicisti immortali (“la musica di David Bowie, ha detto la scrittrice, mi accompagna da tutta la vita perché i grandi artisti, così come i grandi scrittori e i loro libri, hanno un enorme pregio: sono immortali. Absolute Beginners di David Bowie la sento quasi ogni giorno”), musei, spezie, cocktail, sogni, speranze, fiducia, crescita personale, passione, incertezze, dolore, felicità, tradimento, trasporto, paura, verità, segreti, perdono, rinascita. L’autrice sviluppa tutti questi temi all’interno di una trama complessa, fitta, variegata, con colpi di scena in ogni pagina.

Stile

Annarita ha realizzato un perfetto lavoro sullo stile poiché la forma cambia a seconda del punto di vista di Ginger e di Paulo nella chat. “La scrittura è anche forma, che è sostanza”, dice l’autrice.

Quanto tempo ha impiegato a scriverlo

Ci ho messo più di due anni a limare le varie stesure”.

Un libro fatto di libri

Il romanzo è pieno di citazioni letterarie, contiene molti riferimenti a testi e consigli di lettura. Paulo a un certo punto dice a Ginger, per prenderla in giro affettuosamente, che lei legge troppi poeti. “Basta con questi poeti”, le dice. “Hai rotto con questa tristezza”. Lo fa per tirarla su. Lui, che pure fa ottime letture, le regalerà quella leggerezza calviniana tanto cara all’autrice.

L’importanza di comunicare attraverso la parola scritta

Quello che non sappiamo è stato definito un romanzo che esalta il valore della parola scritta, celebra la forza delle parole. Annarita Briganti usa le parole come strumento di resilienza e scudo contro il vuoto della nostra società fluida, dove tutto appare caduco, transitorio, precario e veloce. I due protagonisti si conoscono e si innamorano tramite le email, che sono le lettere dei giorni nostri. Dice l’autrice: “Nonostante le delusioni sono e resterò sempre aperta agli altri, sempre in connessione con gli altri e con il mondo che ci circonda, mai muri, mai barriere, sempre pronta ad ascoltare, a conoscere nuove persone, ad attivare gli scambi alla base delle relazioni umane. Molti mi dicono che dopo avere letto Quello che non sappiamo hanno voglia di scrivere una lettera a qualcuno, che è esattamente l’effetto che volevo generare. Il romanzo è un inno alla forza delle parole, tra relazioni virtuali e reali. Non potrei mai innamorarmi di qualcuno che non sapesse usare le parole. Per me parlare può essere come fare l’amore. Ginger e Paulo, nel mio romanzo epistolare, si innamorano scrivendosi, fanno l’amore scrivendosi. Iniziano, in questo senso, a fare l’amore dalla prima mail che si scambiano”. Paulo dice, infatti, in una mail a Ginger, che più di tutto “ha bisogno di una conversazione decente”. Conversare diventa la cosa più difficile da trovare. Le loro lettere diventano per entrambi una dipendenza, un balsamo, un toccasana, una droga, il senso delle loro giornate. Le parole come sostanza di amore e di significato, come radici e rami di spazio e tempo.

Amori virtuali

Annarita crede nell’amore e nella sua forza: “Un battito d’ali, l’amore, un incontro tra due esseri umani, un’alchimia tra due corpi e tra due anime, può fare una rivoluzione”. Ma il romanzo sembra interrogarsi sulla validità degli amori virtuali e la natura delle relazioni al tempo di internet e della tecnologia che sembra avvicinare le persone ma che sempre più spesso, invece, finisce per rendere difficile costruire rapporti autentici, ora che i caratteri comunicativi propri della contemporaneità hanno reso il confine tra virtuale e reale sempre più labile. “Continuo ad associare le relazioni ai sentimenti, quindi va benissimo conoscersi su un social o in una chat, ma poi dobbiamo parlarci, odorarci, passare del tempo insieme. La presenza virtuale spesso in base alla mia esperienza finisce in un nulla di fatto, con milioni di conversazioni che restano sospese nel non-luogo per eccellenza che è il web“. Diffida degli amori sul web, che alcuni “usano per crearsi un harem”, ma non esclude che le cose, come nel suo romanzo, possano andare bene. Virtuale o reale, non cambia la sostanza dei sentimenti, per la scrittrice: “Le regole dell’amore e del sesso non sono cambiate al tempo di internet: deve esserci quel mix di corpo mente e anima a prescindere dagli strumenti che si usano. I sentimenti, le relazioni, lo stesso sesso seguono regole millenarie che non dipendono dal medium, ma da cuore anima corpo testa. Il virtuale, come dimostro in questo romanzo, può anche andare a finire bene. Ma la storia per vivere davvero deve diventare reale. Io ci credo sempre, nel reale e nel virtuale, nella possibilità degli esseri umani di amarsi”. Il virtuale ha poi un altro scopo al di là della conoscenza: quello di mantenersi in contatto con persone fisicamente lontane: “Il virtuale è fondamentale con le persone lontane. Quando viaggio, mi sento al sicuro con il mio smartphone in mano, mai sola, in un certo senso (quando mi rispondono). Pensiamo a quante persone riusciamo a non perdere di vista grazie al virtuale, pensiamo alle notti in cui ci sentiamo soli, pensiamo al messaggio inatteso che arriva a illuminare la nostra giornata, pensiamo alle belle conversazioni che si possono fare anche scrivendosi”, precisa.

Perché scrive

Annarita, prima che grande scrittrice, nasce come lettrice accanita: “I libri sono questo per me: il mio posto felice. Devo la mia vita ai libri. I libri sono fondamentali per capire il mondo, per capire quello che ci succede, per innamorarsi”. Ha cominciato piccolissima a dare segni del suo talento narrativo: “I cliché del tipo: ‘da bambina facevo temi di dieci pagine’, ‘scrivevo nel giornalino del liceo’, mi appartengono tutti. Ho sempre avuto l’amore per la scrittura”. Ciò che ha determinato la trasformazione da bambina amante della lettura e della scrittura a scrittrice si deve allo scrittore Andrea De Carlo, come ha raccontato lei stessa: “Quando avevo 17 anni, durante l’estate, un caro amico morì in un incidente stradale per una combinazione fatale di avvenimenti. Rimasi sconvolta da questa scomparsa. Allora, invece di chiedere aiuto a un terapista, scrissi una lettera lunghissima ad Andrea De Carlo raccontandogli cosa era successo. Pensavo che la faccenda si chiudesse lì, perché non era come oggi che attraverso i social si raggiunge chiunque. Avevo spedito la lettera con scritto sulla busta c/o Mondadori Milano, senza nemmeno specificare l’indirizzo, che non avevo. Invece, dopo due mesi ho ricevuto la sua risposta, scritta a mano! In sintesi la lettera di De Carlo diceva: ‘La tua inquietudine è una cosa positiva. Non avere paura di seguirla. Hai mai pensato di fare la scrittrice?’. Tengo così tanto a questa lettera, ormai diventata un oggetto magico per me, che l’ho nascosta talmente bene da non sapere quasi più dove sia. Ecco perché io oggi sono una scrittrice”. Scrivendo, dice Annarita, ci si espone totalmente, come fa dire a Ginger in una delle pagine più apprezzate dai lettori: “Scrivere è camminare nudi per strada. La scrittura è il mio tiranno ma anche il mio amante migliore. Si scrive per scappare dall’inferno”.

Una scrittrice “verista”

I romanzi di Annarita prendono spunto dalla vita vera, dall’attualità. Autenticità e sinceriità sono alla base di tutta la sua produzione letteraria: “Basta libri scritti da ghost writer, lanci di marketing, operazioni studiate a tavolino, commissari e serial killer”… Sono una romanziera e una persona vera”, ha detto in più occasioni. E anche: “Si può sognare e allo stesso tempo viaggiare e decifrare la società in cui viviamo con un libro, io lo faccio sempre. Bisognerebbe riscoprire lo storytelling puro, sedersi attorno al fuoco delle pagine e condividere le vite dei personaggi, che in parte si basano su persone realmente esistenti”. Sua unica ispiratrice, la vita, infatti l’autrice confessa che “se la vita non fosse un caos forse non avrei scritto nessuno dei miei romanzi”.

Il modello femminile proposto

Gioia o Ginger, il modello femminile che Annarita propone nei suoi romanzi, racconti, spettacoli teatrali, è sempre lo stesso, probabilmente il suo, e lo spiega così: “Forte indipendente eccentrico onesto puro bello dentro e fuori sorridente grintoso preparato talentuoso. Donne irresistibili per la loro forza e per la capacità di ammettere le proprie debolezze. Donne che leggono tantissimo, viaggiano, sanno le cose del mondo, non hanno paura di esprimere le loro opinioni e di farsi rispettare, ti mollano se serve, tornano se te lo meriti, ti lasciano andare, vengono a riconquistarti, cercano di realizzarsi, perdonano, creano bellezza per se stesse e per il mondo”. E di se stessa dice: “Il maggior complimento che mi fanno è quando dicono che sono una donna che non ha paura di niente, nel lavoro e nella vita che, nel mio caso, spesso si sovrappongono”.

Dedicato a…

Grazie a Voi, Lettori con la maiuscola. Leggete, uscite sempre dalla vostra comfort zone, amate, scrivetemi. Vi voglio bene”. (dai Ringraziamenti di Quello che sappiamo).

Carlo Alfaro

 

 

 

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