QUEL MIRACOLO PITTORICO DELLA CAPPELLA DI S.LUCIA A MASSAQUANO

Vico Equense. “L’ignoranza provoca disastri più che i terremoti” diceva il musicista don Luigi Guida. L’amore della scoperta e il bisogno di conoscenza, però, possono fare miracoli. La cappella privata di S. Lucia, fondata da don Bartolomeo De Cioffo nel 1385, fu per secoli beneficio dei sacerdoti della famiglia; nel 1877, finì nelle mani di don Gennaro Cioffi.

I suoi genitori volevano dare lustro alla cappella e decisero di restaurarla a modo loro: coprirono con scialbi di calce gli affreschi che riempivano le pareti, sostituirono il piccolo altare trapezoidale con uno in marmo più maestoso; collocarono sull’altare un nuovo quadro di Santa Lucia in una cornice di marmo, incastonata nel muro a sfregiare l’affresco; coprirono il pavimento di lapilli con ceramiche di Vietri. Ciò che per loro, ignoranti, era abbellimento, in realtà fu la distruzione e l’occultamento di una storia e di un opera d’arte.

A quel fatto si riferiva don Luigi Guidaquando sentenziava sui danni dell’ignoranza. Infatti, egli stava a Napoli, sapeva, dallo storico Bartolomeo Capasso, dell’esistenza dell’affresco per averlo osservato e descritto nel 1854. Ed ecco il ritrovamento come avvenne. Dobbiamo attendere il concordato fra lo Stato e la chiesa nel 1984, dopo il quale il beneficio delle famiglie Cioffo, ora Cioffi, passò nei beni della Parrocchia S. Giovanni Battista di cui ero parroco (don Antonio Guida ndr.).

Era tempo di frequenti furti nelle chiese e la mia preoccupazione di custode dei beni fu di aumentare le difese del patrimonio religioso. Fu così che proposi alla pittriceSerafica Cioffi di eseguire una copia della tela d’altare della cappella raffigurante Santa Lucia e un angelo alato che sorregge un piatto contenente due occhi, di cui Lei è protettrice.

La copia di Serafica andò a sostituire l’originale, messo al riparo da eventuali furti. Con la sua rimozione, fu scoperto un pezzo dell’affresco coperto dal quadro e non dalla calce che era stata stesa sulle quattro pareti. Pensai subito che la pittura trecentesca potesse essere recuperabile almeno in parte. Non occorreva grande esperienza e per capire che quell’affresco, databile XIV secolo, era non solamente una testimonianza ma anche un’opera d’arte.

TRATTO DAL LIBRO “Il racconto della scoperta” DI DON ANTONIO GUIDA parroco emerito dell’antico borgo di Massaquano e scopritore degli antichi affreschi

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