Psichodidae e altre visioni di Massimo Sepe: successo a Sorrento

Artista poliedrico e affermato, re delle creazioni artistiche su vetro, materiale che ha imparato da autodidatta a manipolare agli inizii degli anni ’80, impostando un proprio inconfondibile stile, Massimo Sepe si affaccia al mondo dell’editoria con un libro autopubblicato con ilmiolibro.it, “Psichodidae e altre visioni”, che, dopo il successo trionfale della presentazione ufficiale alla Sala consiliare del Comune di Sorrento il 22 settembre, sotto l’egidia dell’assessore alla cultura Maria Teresa De Angelis, la conduzione di Carlo Alfaro, le letture dell’attrice teatrale Maria Luisa Bigai e la partecipazione massiccia di giornalisti, artisti, amici, conoscenti, professionisti, letterati, e gli entusiastici commenti di chi lo ha letto o sta leggendolo, si appresta a diventare un piccolo caso editoriale.

Il libro (opera seconda dell’autore, dopo l’esperimento di “Ossi di Sepe”, uscito in cinque copie e diventato un cult) comprende sei racconti preceduti da una presentazione dell’intellettuale sorrentino Enzo Gianmarino e da alcune informazioni sulla vita di Max Often, firmatario del testo, che altri non è che l’alter ego di Massimo Sepe, il vero autore. La presentazione si è incentrata proprio sul gioco del “doppio”, il fantomatico Max Often che la compagna Yvonne Adriaens e molti amici di Massimo, Nicoletta Garofalo, Tonino Pane, Ciro Massaro, Emma Innacoli hanno giurato di aver incontrato davvero: a lui, a Max Often, l’artista avrebbe raccontato le avventure e visioni oggetto della narrazione. Sono tanti gli illustri esempi in letteratura di scrittori che non si sono firmati, ricorrendo come Sepe ad uno pseudonimo: l’ultimo eclatante caso è quello di Elena Ferrante, che ha pubblicato il suo primo libro, “L’amore molesto”, nel lontano 1992, e da allora è firma di enorme e incessante successo senza che nessuno conosca la sua identità, nonostante le numerose ipotesi che sono state fatte.

La prefazione di Enzo Gianmarino, storico amico di Sepe, ci immerge nella loro prima giovinezza negli anni ’60-’70, il ventennio iniziato con il “miracolo economico” e sfociato negli “anni di piombo”. Una generazione, ampiamente rappresentata nella sala consiliare alla presentazione del libro, che ha vissuto in giovinezza l’onda d’urto dei movimenti collettivi rivoluzionari, Sessantotto e femminismo, prima di transitare negli “eccessivi” anni ’80 del lusso e della sfrenatezza, il tutto scandito da canzoni indimenticabili, anche loro vere protagoniste di alcuni racconti del libro. Il libro di Sepe inizia con la storia del fantomatico Max Often, letta alla presentazione da Marilena Altieri: stessa data di nascita e uguale fisicamente a Massimo, ma con una vita completamente diversa, posata e morigerata, con una immagine sempre “in tiro” per quanto invece Massimo appare eterno frikkettone anni settanta e artista bohemè, dall’esistenza libera e anticonformista.

Il primo racconto, “Pasqualino”, è il dolcissimo ritratto del padre di Sepe e della storia d’amore con la madre Anna, presente all’evento. “Il padre di Massimo”, ha ricordato la dottoressa Maria Rosa Parisi, che è cresciuta a casa loro, “era il padre che tutti vorrebbero avere”. Un ricordo dolce come una carezza disegna nel racconto la figura di un “uomo di pace”, tratteggiato con grande tenerezza, mentre sullo sfondo si staglia l’assurdità della guerra. Anche in “Esposito”, secondo racconto dell’opera, i colori sono di sincera sensibilità, illuminando una storia di pura intesa uomo-animale, ma non un tipico animale di affezione, bensì un piccione, uccello “opportunista” ma che può instaurare un legame con l’uomo, se in difficoltà, come testimoniato all’evento dal paladino della Natura in Penisola sorrentina, Claudio D’Esposito, presidente del WWF Terre del Tirreno.

Si passa poi all’avventura fantascientifica di “Diluvio universale” ed “Eden”, testimoniata in diretta da Gaetano, proprietario del giardino teatro di parte del racconto, e Johhny Bird  (Gianni Uccella) autore del trasporto descritto nel testo, e compagno da sempre di tante avventure dell’autore. In questi racconti emerge più che mai l’estro immaginifico dell’artista Massimo, che crea con disinvoltura mondi fantastici di grande impatto. In “NAY20637”, la squisita sensibilità dell’autore viene fuori descrivendo con caratteri umani la sua auto dell’epoca in cui è vissuto ad Assisi, verso la quale arrivò a provare dei sinceri sentimenti, fortificati dalle avventure particolari in cui lo accompagnò fedelmente. Infine, l’ultimo racconto, che dà il nome alla raccolta, raggiunge accenti addirittura epici nel descrivere le imprese eroiche e leggendarie del personaggio protagonista.

Ha commentato Massimo Sepe all’indomani della presentazione sul suo profilo facebook: “Splendida serata quella di ieri sera! Un’ottima riuscita per la presentazione del mio libro Psichodidae ed altre visioni, al Comune di Sorrento. Grazie all’assessore De Angelis per l’accoglienza, a Doc Carlo Alfaro, splendido ed ispirato presentatore e coordinatore, grazie a Maria Luisa Bigai, al dono della sua professionale presenza, che ha dato vita ai miei racconti in modo tale da sorprendere anche me.Grazie a tutti gli amici che hanno partecipato con i loro interventi o solo da spettatori, a chi è venuto da Napoli e dintorni sobbarcandosi il diabolico traffico costiero”.

Siamo noi tutti a dire “grazie” a te, Massimo, per le emozioni che la tua creatività riesce sempre a donarci.

Testo Carlo Alfaro

Foto Lina e Michele De Angelis

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