Prima di tutto la scuola

PRIMA DI TUTTO LA SCUOLA – LETTERA APERTA di Alessandro Turchi Presidente associazione Solo Dirigenti

Questo appello non ha fini politici, non vuole perorare una causa piuttosto che un’altra, non ha bandiere, semplicemente vuole smuovere coscienze. Chi vi scrive, oltre ad essere un semplice operatore della scuola e responsabile di una associazione di dirigenti scolastici, è uno che ancora ci crede, nella possibilità di cambiare le cose.
Una Nazione, l’Italia, che da troppo tempo ha dimenticato la scuola e, quindi, le future generazioni, siamo al terz’ultimo posto, in Europa, per investimenti sulla formazione (fonte Eurostat), peggio di noi soltanto Romania e Irlanda. Una Nazione, l’Italia, in cui la manutenzione degli edifici non viene più eseguita, in cui spesso mancano le più elementari misure di sicurezza. Secondo l’ultimo rapporto di Legambiente il patrimonio edilizio scolastico è di bassa qualità, con carenze significative di vario tipo, dalla messa in sicurezza antisismica all’adeguamento alle normative, con una scuola su due che non ha il certificato di idoneità statica, di collaudo statico, di agibilità e di prevenzione incendi. Non va meglio rispetto agli esiti del percorso scolastico, con ancora troppi alunni che rimangono a metà del guado e, di fatto, vanno ad ingrossare le fila di quell’esercito di disperati che sono i Neet. Secondo il monitoraggio europeo “Early leavers from education” and training, l’Italia è una delle nazioni europee in cui gli alunni abbandonano di più gli studi prima del termine, il 13,8%, al pari di Bulgaria e Malta. Nello stesso tempo il tasso di istruzione, calcolato in termini di percentuale di laureati fra gli under 35, ci vede penultimi, preceduti di poco dalla sola Romania. Da noi soltanto uno studente su quattro si laurea. Di questo passo avremo esclusivamente manodopera non specializzata e per le professioni più qualificate dovremo ricorrere ai laureati stranieri. Una situazione, quella che riguarda la scuola, che si riflette sia sul profilo occupazionale, come detto, ma anche su quello etico e della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Meno istruzione, meno cultura, più difficoltà per la nostra crescita democratica e per il nostro Sistema Paese.
Questa lettera vuole smuovere le coscienze di tutti, vuole andare nella direzione di invertire il tragico trend, di smuovere le acque, prima che sia troppo tardi. Chi lavora nella scuola vede, giorno dopo giorno, sgretolarsi quel sistema che è stato pilastro della crescita democratica ed economica della nostra Italia, negli ultimi anni una serie di tagli hanno fatto sì, da una parte, che le scuole assumessero dimensioni elefantiache, con autonomie di migliaia di alunni, con sedi sparpagliate in più comuni, con l’istituto delle reggenze che, di fatto, lascia sulle spalle di un solo dirigente anche duemila e passa alunni. Scuole abbandonate a se stesse in termini di manutenzione e di suppellettili, scuole in cui il sistema di reclutamento di docenti, ATA (e dirigenti) ha di fatto creato scontenti, frustrazioni, demotivazione o, a volte, personale poco preparato. Operatori della scuola in balia di riforme e controriforme, spesso lasciati da soli ad interpretare normative farraginose che in alcuni casi snaturano il senso ed il verso del sistema scolastico italiano. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Secondo uno studio di PricewaterhouseCoopers, da qua ai prossimi trenta anni l’Italia, in termini di PIL si ritroverà oltre il ventesimo posto nel mondo, dopo nazioni come l’Indonesia, il Messico, il Vietnam, le Filippine, la Nigeria. Inaccettabile tutto questo, dobbiamo uscire dal torpore in cui siamo avvolti da troppo tempo, la scuola deve tornare ad essere il motore propulsore di una nazione che merita ben altre posizioni nel mondo. Dobbiamo farci sentire, tutti, senza se e senza ma, senza indossare bandiere e casacche di partito o di sindacato. Parafrasando un motto spesso utilizzato, “Prima di tutto la scuola”!

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