Passo, passo… verso la luce

Passo, passo… verso la luce
Era una notte fredda quella del 25 dicembre di 2018 anni fa ed era una notte fredda quella di ieri.
E, come si racconta nel Vangelo, anche io, ieri, ho visto gente avvolta nei cappotti, con sciarpe e cappelli, che, come i pastori, andavano per la via in cerca della luce… come me.
E la luce c’era: l’abbiamo trovata.
Era poco lontano da noi, nel giardino della canonica, dietro alla chiesa dei Colli di Fontanelle, dove i bambini e i ragazzi dell’ACR, supportati dagli animatori, dai catechisti, dai genitori e dall’inarrestabile parroco del paese, Don Tonino De Maio, stavano mettendo in scena un originalissimo presepe.
A vederli lì, infreddoliti ed emozionati per i ruoli che stavano interpretando, che tenerezza mi hanno fatto!
Hanno voluto provare sulla propria pelle le sensazioni e le emozioni dei protagonisti della Sacra Natività.
C’erano predisposte, a mo’ di quadri, sette scene della storia della nascita di Gesù, definite nei particolari. Mi ha colpito la semplicità delle loro strutture ma anche lo spirito di raccoglimento dei piccoli figuranti, totalmente immedesimati nelle parti che impersonavano.
C’era silenzio ovunque, specialmente quando il parroco ha chiesto un momento di preghiera e di riflessione davanti ad ogni quadro per invogliarci alla meditazione su quanto accadde più di 2000 anni fa, a Betlemme.
All’entrata, suggestiva è stata la prima scena che rappresentava l’annunciazione: l’angelo Gabriele e Maria, immobili entrambi, si guardavano negli occhi e sprigionavano gioia, come se davvero la stessero provando. Un cartello al centro riportava l’annuncio: ““Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”.

Poco lontano, ho visto uno stanco Giuseppe, appena svegliato dall’angelo, mandato dal Signor a dirgli tacitamente: “Non temere di prendere con te Maria, perché ciò che in lei è generato viene dallo Spirito Santo”.
Per la via ho incontrato ancora Giuseppe e Maria, giovani sposi: andavano a visitare Elisabetta, la cugina di lei.
Continuando a camminare mi sono imbattuta in un’antica osteria piena di gente: qui i commensali, indifferenti a ciò che accadeva fuori, chiacchieravano tra loro, mentre l’oste, sulla soglia della porta, sembrava ripetesse quello che per Maria e Giuseppe era probabilmente già un ritornello: “Qui non c’è posto. Provate più avanti”.
Di lì a poco, ho incrociato un gruppo di pastori ancora dormienti o forse appena destati dalla voce dell’angelo che, torreggiando sul fondo del campo, sembrava volesse confortarli dicendo loro: “Non abbiate paura… è nato il Salvatore”.
Ancora pochi passi più in là mi sono ritrovata davanti ad una misera stalla in cui una dolcissima e “giovanissima” Maria stringeva tra le braccia il figlio appena nato, mentre Giuseppe, suo sposo, estasiato li guardava entrambi. Sullo sfondo solo un bue e un asinello, mentre accanto un cartello rievocava l’evento: “In una misera stalla Maria, con accanto Giuseppe, diede alla luce il suo bambino, il figlio di Dio”.
A lato ho visto tre angeli che stringevano tra le mani un panno di stoffa su cui si leggeva: “Gloria”.
Alla fine del percorso, ho trovato la cometa che splendeva su una stalla. Qui c’era più trambusto.
All’interno c’erano tanti piccoli angeli: sembrava che cantassero: “Venite adoriamo, venite adoriamo il Re del Cielo”.
Al centro, in braccia alla mamma, c’era il piccolo Gesù e, accanto, li vegliava Giuseppe.
Fuori, ad adorare il Bambinello, ho visto tre bei re: erano i magi, che, adornati dai loro regali mantelli, stavano prostrati e offrivano alla Sacra famiglia i loro ricchi doni… oro, incenso e mirra.
Dietro alla stella mi hanno attratto i fiocchi di neve che scendevano lievemente dal cielo: un affascinante gioco di luci e di colori che simulava la lieve caduta dei nivei batuffoli.
Per un attimo, a vedere in tanta semplicità tanta ricchezza di scena, mi sono sentita del tutto coinvolta e, come se avessi smarrito il senso del momento, mi sono vista catapultata in un altro tempo, in un altro luogo e ho respirato l’aria del vero Natale.
Dunque è proprio vero- mi son detta- che lo spirito del vero Natale non ha bisogno di sfarzo e di denaro, di luminarie e di regali, ma, ancora oggi come allora, si trova e si ritrova nella semplicità, nell’umiltà e nel ricordo di ciò che realmente è stato.
Gioiosa e appagata, per aver goduto in tanto poco spazio di tanta meraviglia, ho raggiunto il posto del ristoro dove mi è stato offerto la tradizionale zeppola con lo zucchero, cioccolata calda e, sul finire della visita, anche vin brulè.
Così ho rivissuto, a distanza di pochi giorni, un altro Natale e adesso so bene che non dovrò aspettare un altro anno per festeggiarlo di nuovo, perché Natale lo si può vivere in ogni momento quando senti gioia dentro di te e vedi luce intorno a te.
Anna Guarracino

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