Napoletani per sempre, successo a Sorrento

Cosa è la “napoletanità”? Come definizione “tecnica”, è l’insieme di valori, costumi, tradizioni, caratteristici di Napoli e dei napoletani, o ad essi tradizionalmente attribuiti. Ma se cercate una definizione fatta col cuore, la napoletanità è quello che si trova nelle pagine di «Napoletani per sempre. La passione infinita del popolo partenopeo», il volume antologico curato da Paquito Catanzaro e Simona Vitale, appena pubblicato dalle Edizioni della Sera del dinamico editore Stefano Giovinazzo, romano, trentasette anni, laureato in Scienze della Comunicazione presso “La Sapienza” di Roma, direttore responsabile di giornali culturali (La Ghigliottina.it, Il Recensore.com) e lui stesso scrittore (Dentro un amore, Finché non ti ho trovata).

Come scrive nell’introduzione il sindaco Luigi De Magistris, “che si sia felici o tristi, frenetici o flemmatici, la napoletanità è uno stato d’animo addizionale quanto preesistente. Uno stato d’animo universalmente riconoscibile, che fa sì che l’appocundria possa competere con la saudade. Uno stato d’animo anche perché Napoli è terra d’esilio, te la porti dietro in una valigia, mischiata a macchinette da caffè e conserve di melanzane, ne trattieni l’umore per rimanere riconoscibile, soprattutto a te stesso”. In poche righe, c’è qui il senso del prezioso libro. Un coro di voci partenopee, profondamente tali nel cuore oltre e più che nell’appartenenza geografica, unite nell’intento di narrare la loro città nella sua essenza più autentica. E, nel libro, Napoli emerge attraverso le sue storie. Storie completamente diverse per ambientazione, stile, tematica e atmosfera, ma accomunate dal medesimo amore e orgoglio per la “napoletanità”. Ogni racconto sa regalare squarci di cielo napoletano, onde di mare eterno, scorci mozzafiato della città, scampoli di passione, poesia, musica, ritmi, di una città dalle mille anime, dai mille colori, ma da un solo battito. I 24 racconti contenuti nel libro sono di Alfredo Carosella, Paquito Catanzaro, Silvia D’Eboli, Luca Delgado, Alberto Della Sala, Francesco Di Domenico, Pietro Farro, Mario Fevola, Marco Filippi, Giuliana Gaudyer, Francesca Gerla, Miryam Gison, Domenico Infante, Ileana Luongo, Giuseppe Musmarra, Francesco M. Passaro, Rosalia Peluso, Giuseppe Petrarca, Aurelio Raiola, Patrizia Rinaldi, Armando Rotondi, Maurizio Sorrentino, Antonio Tisi e Donatella Trotta. Tutta questa “napoletanità” ha “invaso” con la forza poietica della sua voglia di raccontarsi la Libreria Tasso a Sorrento di Stefano Di Mauro ed Angela Cacace, mercoledi 7 giugno, stipata di pubblico fin dall’ingresso.

Padrona di casa, l’accanita lettrice Marianna Di Martino, che ha presentato l’editore, Stefano Giovinazzo, e la sensibile curatrice, Simona Vitale, intervistandoli sulla scelta dell’iniziativa editoriale, per poi passare la palla ai relatori, la docente Tiziana Esposito e i mattatori del Circolo Endas Penisola Sorrentina, la Onlus che ha per mission la promozione culturale sul territorio come volano sociale, la presidente Adele Paturzo e il medico Carlo Alfaro. La prima parola alla professoressa a Tiziana Esposito, che ha presentato il racconto denso di emozione e verità “Maria Francesca” di Francesca Gerla, la pluripremiata redattrice-scrittrice che, a soli 41 anni, ha già una lunghissima carriera alle spalle: a sei anni la prima raccolta di racconti, a undici il primo romanzo, a quindici la prima pubblicazione (“Dancing Stars”), poi i grandi successi “L’isola di Pietra”, “La testimone”, “La Rovinafamiglie”, e ultimamente “Sei personaggi in cerca di Totore”, in coppia con il grande Pino Imperatore, oltre ad aver firmato con Chiara Tortorelli il meraviglioso progetto teatrale “Regine”, quattro monologhi ispirati alla simbologia delle carte da gioco francesi, portato strepitosamente in scena da Rosaria De Cicco.

 

Parola quindi al Circolo Endas, Adele e Carlo, che a due voci hanno presentato il racconto di Giuseppe Petrarca, “Il principe dell’immortalità”, che ben ricostruisce le atmosfere magiche e un pò macabre che hanno circondato da sempre la figura storica di Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero, personalità eclettica e poliedrica, esoterista, inventore, anatomista, militare, alchimista, massone, letterato e accademico napoletano del ‘700. Dopo i successi dei medical thriller “Inchiostro rosso”, dove punta i riflettori sulle lobby delle multinazionali dei farmaci, e “Corpi senza storia”, sulla drammatica realtà dei malati di mente, cui crudelmente è negata da tanti ogni dignità di appartenenza al genere umano, Petrarca si dimostra con questo racconto ancora una volta maestro nel raccontare le profondità più oscure dell’animo umano.

 

Parola quindi di nuovo a Tiziana che ha presentato Maurizio Sorrentino, 55 anni, avvocato, autore di racconti premiati a concorsi nazionali (“Il Chiodo”, “Natale Reloaded”, “Vengo di Bosnia”) e di due romanzi di grande successo, lo storico “Nessuno vede il mio pianto”, ambientato nei nostri territori di fine ‘800, e “L’amore ai tempi della prostata”, la storia, tracciata con leggerezza ma mai banale, di Fermo Durante, qualunquista e mediocre medico di famiglia che a cinquant’anni si trova a fare i conti con una vita, a dispetto delle premesse, ancora da scrivere. Nel racconto della raccolta, “Padiglione Avellino”, Maurizio ci fa conoscere Vincenzo “Bonsuàr”, ladro di appartamenti abituè delle patrie galere, dove durante un periodo di detenzione conosce un avvocato ingiustamente incarcerato che gli spiana la strada ad una nuova vita.

Ancora poi l’Endas con “Gli occhi dell’anima” di Giuliana Gaudyer, un racconto “pieno di grazia, profumi e colori”, ha commentato Adele Paturzo, “dove il dolcissimo e profondo personaggio cieco incarna il mito atavico che l’essenziale non è visibile agli occhi”, ha aggiunto Carlo Alfaro. Giuliana Gaudyer, elegante e sensibile, classe 1963, nata a Napoli dove vive e lavora negli ambiti più svariati, è appassionata di storia dell’arte, ama la poesia e la Francia.

 

Di nuovo di scena poi Tiziana Esposito col simpaticissimo Aurelio Raiola (“il mio nome non è uno scioglilingua”, precisa), di Torre del Greco, classe 1963, maestro di scrittura umoristica, affermatosi con brillanti racconti inseriti in raccolte di successo e col romanzo “Sirena. Viaggio umoristico nel ventre di Napoli”, che gli è valso il Premio Napoli Cultural Classic 2015. Nel racconto di Napoletani per sempre, “Un tranquillo venerdì di sciagura”, ci presenta le esilaranti disavventure del ragionier Imparato, meticolosissimo quanto sfigato impiegato contabile all’eSAnGUe (ente per la Salvaguardia nazionale dei Giovani Ungulati equini)!

Ultima scrittrice presentata alla Libreria Tasso, con “Napoli: Due Volti Di Donna”, Silvia D’Eboli. Nel suo racconto, due siti storici affacciati sul Golfo, Palazzo Donn’Anna e i Bagni della regina Elena, testimoniano la vicenda di due personaggi femminili che incarnano la storia della città. La giovane Silvia ha ottenuto diversi riconoscimenti in concorsi letterari sia nella sezione narrativa sia nella sezione poesia, ed è redattrice del portale www.raccontanapoli.com.


Alla fine della lettura dei 24 racconti del libro, mi vengono in mente le parole di Pier Paolo Pasolini, quanto mai calzanti: “i napoletani sono una grande tribù che anziché vivere nel deserto o nella savana, come i Tuareg e i Boja, vive nel ventre di una grande città di mare. Questa tribù ha deciso di estinguersi, rifiutando il nuovo potere, ossia quella che chiamiamo la storia o altrimenti la modernità. Finchè i veri napoletani ci saranno, ci saranno, quando non ci saranno più, saranno altri. I napoletani hanno deciso di estinguersi, restando fino all’ultimo napoletani, cioè irripetibili, irriducibili ed incorruttibili”…
Carlo Alfaro

Foto: Aurelio Raiola

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