Mare inquinato. Come prima più di prima

Qualità del mare della costiera, affondo a tutto campo del Wwf – foto –

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SORRENTO. Mentre arrivano i risultati dei test eseguiti dai tecnici di Goletta Verde di Legambiente sulla qualità del mare italiano e della Campania, decisamente allarmanti, il presidente del Wwf Terre del Tirreno, Claudio d’Esposito, si scaglia contro enti, istituzioni, associazioni, aziende e quanti hanno responsabilità in merito alla qualità delle acque della costiera sorrentina che, in questi giorni di Ferragosto, non sembrano decisamente invogliare a fare il bagno.

Di seguito la nota diffusa poco fa dal responsabile dell’Associazione del Panda, con tanto di dettagliato dossier fotografico che proponiamo ai lettori (solo per non alimentare dubbi, le foto sono tutte della penisola sorrentina tranne l’ultima in basso relativa a Mikonos):

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“Che il nostro mare sia in una situazione di sofferenza grave è sotto gli occhi di tutti. L’acqua del mare della costiera sorrentina si presenta calda e oleosa, di colore verdognolo con vaste chiazze bianche-giallognole, schiumose e maleodoranti, con visibilità quasi nulla, scaglie di sostanze marroni in sospensione e spesso rifiuti in galleggiamento (plastiche, pannolini intimi da donna e quant’altro). L’ecosistema è palesemente alterato per mano dell’uomo a causa dell’inquinamento e della pesca continua ed eccessiva.

Dove sono finiti i ricci che a migliaia impedivano ai bagnanti di poggiare i piedi sugli scogli? In alcuni lidi trovarne uno è ormai da record. Di recente ad Alghero, in Sardegna, c’è stato un sequestro di 112 barattoli già pronti all’uso contenente 31 chili di polpa di ricci. Si calcola che per riempirli, in questo periodo che i ricci sono nella fase di crescita e quindi “magri”, ce ne siano voluti almeno 25mila. Sarà un caso ma i bracconieri del mare denunciati per disastro ambientale provenivano tutti dalla Campania. E l’operazione della Guardia di finanza potrebbe essere la punta di un iceberg di un fenomeno distruttivo in atto di proporzioni, al momento, non quantificabili.

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Per non parlare delle ferite inferte ovunque dai famigerati datterai che, nonostante le operazioni di contrasto messe in essere dalle forze dell’ordine, continuano impuniti a violentare rocce e fondali. Rocce e residui frantumati che distruggono ogni forma di vita in un mare ormai buio e sempre meno azzurro.

Farsi un bagno sotto costa senza sperare nelle correnti e nei venti, che “puliscano” il mare, è ormai un miraggio, in questa estate 2018 che di “Blu” parrebbe avere solo gli agognati “drappi sventolanti” dai pontili degli stabilimenti o titoli di giornali e rassegne propagandistiche rigorosamente dipinte di “Blu”.

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Ma una domanda sorge spontanea: dal momento che si è atteso con ansia il completamento del magico-mega-depuratore di Punta Gradelle che avrebbe dovuto risolvere tutti i problemi del nostro mare (almeno così promettevano i proclami sbandierati in rete e sulla stampa per due anni consecutivi), ora che “tutto è compiuto” e il depuratore della Veolia lavora in modo “svizzero e tecnologico” perché il mare è più sporco di prima? Che ci sia qualcosa che non quadra lo capirebbe anche una medusa che non ha un cervello vero e proprio, appartiene al regno dei celenterati, e trova nella modifiche operate alla natura dall’uomo condizioni ideali per svilupparsi e colonizzare sempre più mari e coste anche se inquinati.

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Di depuratori ne abbiamo ben quattro nella nostra penisola sorrentina (Recommone, Marina della Lobra, Sorrento e Punta Gradelle), eppure il mare appare più sporco dell’anno scorso quando l’ultimo depuratore non era funzionante quello grosso e importante quello che ha richiesto tecnologia all’avanguardia decenni e tanti milioni di euro per costruirlo, oltre ad una enorme pubblicità mediatica da parte di un gruppo “pro-mare” nato su Facebook per promuoverlo di concerto con la Regione.

Ma se oggi i depuratori funzionano benissimo (la stessa garante del gruppo Facebook che collabora con la Gori si fece fotografare con un bicchiere d’acqua da bere in uscita dal processo di depurazione emulando il gesto fatto decenni or sono all’inaugurazione del depuratore di Sorrento dal politico di turno) e anche la rete è gestita al meglio (senza perdite, occlusioni, scarichi fuorilegge e roba simile?) allora chi è che inquina il nostro mare?

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I dati altalenanti Arpac ci danno ragione o meno a giorni alterni anzi a “mesi alterni” visto che i prelievi ordinari sono cadenzati mensilmente. Ma nessuno verifica se che quei prelievi siano stati fatti dove il fondale sabbioso non supera la profondità di un metro e mezzo o ad una distanza massima dalla costa a strapiombo di pochi metri come previsto dalle normative. E chi verifica se una volta accertata la “non balneabilità” viene apposto o meno immediatamente il divieto di balneazione (in quel sito e non in un altro!) dal sindaco competente? Infine è bene ricordare che le analisi batteriologiche per la balneabilità nulla ci dicono di altre sostanze chimiche quali arsenico, piombo, mercurio, rame, cadmio, ecc. che hanno effetti devastanti sulla vita animale e sull’intero ecosistema. Sulla salute dell’ambiente e dei cittadini non si scherza. Siamo convinti che nessuno abbia voglia di scherzare, ma ci sorge il fondato dubbio che ci siano troppi “distratti”.

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Auspichiamo che la situazione, palese ed intollerabile, di alterazione chimico-fisica delle acque marine della penisola sorrentina spinga Magistratura e forze dell’ordine ad indagare sugli impianti e scarichi (taluni arcinoti) presenti nella Terra delle Sirene, per scoprire tutti i colpevoli di un disastro ambientale di una portata non più tollerabile. È necessario con urgenza adoprarsi per valutare la reale entità dei danni ambientali causati dall’immissione di sostanze inquinanti alla flora e alla fauna, individuare la provenienza di tali sostanze presenti nelle acque marine, attuare tutte le procedure di bonifica dei siti e di messa in sicurezza delle aree marine come previsto dalla legge, considerata anche la presenza di attività di pesca nelle zone interessate, individuando tutte le responsabilità civili o penali anche di carattere omissivo da parte di pubbliche amministrazioni ed enti gestori.

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Il Wwf chiederà di interloquire con rappresentanti ai vertici delle istituzioni per sollevare la problematica e condividere ipotesi e documentazioni in nostro possesso nella speranza di “smuovere le acque” ormai stagnanti da troppo tempo”.

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