Luigi Celentano un caso su cui riflettere

Fonte Corso Italia news
4 gennaio 2017: sul profilo Facebook di Luigi Celentano, diciotto anni, apparentemente un ragazzo come tanti altri, compare un post misterioso. 18 numeri in sequenza, a formare un codice che ad oggi, mesi e mesi dopo la sua scomparsa, rimane ancora indecifrato. Molte sono state, nel corso delle ricerche, le interpretazioni date a questo messaggio; alcune lo vogliono un numero di carta di credito, altre le coordinate geografiche del luogo dove il giovane si sarebbe rifugiato, come spinto da un profondo desiderio di scomparire dall’unico mondo che conosceva fin da bambino. Un piccolo centro nei pressi di Meta di Sorrento: qui è nato e cresciuto Luigi, fatto bersaglio durante la sua adolescenza di gravi atti di bullismo. «Luigi era un ragazzo molto sensibile, da anni era continuamente insultato da un gruppetto di ragazzi coetanei. Lo avevano fatto diventare lo zimbello del paese» dichiara la madre Fulvia Ruggiero nell’ambito della trasmissione televisiva Chi l’ha visto, interessatasi al caso. Di certo, la vita di Luigi non era semplice: con il patrigno, Gennaro, sembra avesse un rapporto conflittuale. Il padre naturale, invece, definito dai bulli “un handicappato”, era per il ragazzo motivo di ulteriore vergogna.

Deriso tutti i giorni per strada, umiliato e percosso, aveva addirittura deciso di denunciare ai carabinieri i suoi aguzzini, fino ad accusarli di minacce di morte rivolte a lui e alla propria madre. Lentamente, testimonia ancora la signora Fulvia, la disperazione aveva cominciato a prendere il sopravvento su un animo già tormentato e fragile: un disagio profondo, tanto da spingere Luigi ad una soluzione estrema. Il seguito della sua storia è ormai noto: esce di casa la notte fra l’11 e il 12 febbraio e fa perdere definitivamente le proprie tracce. Di lui ci restano solo pochi segni, fra i quali l’sms mandato al fratellastro e la sopracitata serie di numeri. Numeri che al di la del loro vero valore, ancora ignoto, nel costituire uno degli ultimi messaggi lasciati da un ragazzo ormai scomparso sono emblematici della sua condizione in quei giorni. Un campanello d’allarme? Luigi voleva sfidare chiunque leggesse il suo criptico post a comprendere una silenziosa, ma sincera richiesta di aiuto? Aiuto che del resto aveva cercato invano nella famiglia, nelle forze dell’ordine, forse persino in sé stesso, per realizzare infine che per lui tutte le porte si erano chiuse. Una situazione opprimente, un peso da portare in solitudine, giorno dopo giorno, passo dopo passo, la prova troppo grande di una vita senza pace, simile ad un lunghissimo e buio vicolo cieco: il cammino sembra infinito, ma è segnato dalla consapevolezza che alla fine del tunnel non ci sarà nessuna luce. La via d’uscita, scappare. «Io voglio tagliare la corda più che tagliare il traguardo» la frase, tratta della canzone “Assenzio” che Luigi Celentano ascoltava il giorno della sua scomparsa, sembra riassumere perfettamente le sue intenzioni. Sparire è vista come l’unica alternativa di sfuggire ad un fuoco incrociato implacabile, comune purtroppo a sempre più adolescenti; molti, addirittura, decidono per una soluzione ancora più drastica della semplice fuga. La pressione è sempre più forte e difficile da sopportare e le vittime di una società alienante, crudele ed egoista, continuano a crescere. Restano, sul profilo Facebook di Luigi, 18 cifre. Un monito e allo stesso tempo una provocazione, lanciata al mondo da chi è stato a lungo una voce che urla nel deserto. Uno stimolo ad andare oltre, a guardare una triste realtà a noi sempre più vicina.

Aniello Vanacore

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