LO SCHIAFFO DI EDUARDO (Una lezione di teatro) Un ricordo dell’attore Nello Mascia

LO SCHIAFFO DI EDUARDO
(Una lezione di teatro)
Un ricordo dell’attore Nello Mascia

“Sindaco del rione Sanità”.
Ho poco più di vent’anni. Sono stato appena scritturato dalla Compagnia di Eduardo. E sono timido e tremante.
Nel “Sindaco del rione Sanità” interpreto “’O Nait”. Un giovane malavitoso.
‘O Nait ha sparato ‘O Palummiello, un suo pari grado, per piccoli screzi.
Ma ha sparato nel territorio del Sindaco, senza averne chiesto l’autorizzazione. Ha il dovere di scusarsi e giustificare l’insubordinazione.
Il Sindaco, dopo lunga attesa, lo riceve.
‘O Nait racconta, con il rispetto dovuto, le ragioni che lo hanno spinto a aprire il fuoco a insaputa del Sindaco. Lo supplica di perdonare la sciocchezza e gli garantisce che per il futuro la cosa non si ripeterò più.
Il Sindaco è compiaciuto delle parole sincere di ‘O Nait.
Gli fa cenno di avvicinarsi. ‘O Nait si avvicina.
Il Sindaco con estrema lentezza si toglie un anello dal dito della mano destra. Poi, improvvisamente, stampa sulla guancia del Nait un sonorissimo schiaffone,
‘O Nait è sorpreso.
Ma subito dopo gli sale il sangue al cervello.
E’ una testa calda, ‘O Nait. E gli schiaffi non li digerisce. Manco se vengono dal Padreterno. Manco se vengono dal Sindaco.
E allora, da giovane guappo impavido, sfila una pistola dalla tasca.
E la punta contro il Sindaco.
Il Sindaco irride quella reazione spavalda. Si gira di spalle. Mette un piede su una seggiola. E, incurante, si allaccia lentamente una scarpa.
Assolutamente indifferente a ciò che avviene.
E’ un attimo di tensione fortissima. ‘O Nait sta per sparare.
Ma fanno prima le guardie del corpo del Sindaco. Si avventarsi sul giovane. Lo disarmano. E lo portano via.
Questa la scena. Una bella scena.
Significativa.
Per me poi, giovanissimo, avere una scena con Eduardo è il massimo della vita.
Di più. E un onore.
Avere un contatto carnale Eduardo è un godimento. Anche se è uno schiaffone. Anche se fa male. Anche se fa male assai. E’ un godimento.
Sono proprio fiero di ricevere quella sberla da Eduardo.
E’ una cresima teatrale che mi inorgoglisce.
Ma dopo qualche recita, succede qualcosa di inspiegabile.
Durante quella scena, io, ‘O Nait, mi scuso col Sindaco. Il Sindaco – come sempre – mi fa cenno di avvicinarmi. Io mi avvicino. Il Sindaco – come sempre – si toglie lentamente l’anello dal dito destro. Poi…
Mi sfiora leggermente il mento con i polpastrelli delle dita.
Niente più schiaffo!
La reazione successiva di ‘O Nait diviene a quel punto quasi spropositata. Immotivata.
Sono disperato.
Eduardo non mi dà più lo schiaffo. Niente.
Perché? Se non mi dà lo schiaffone non mi vuole più bene?
Sono disperato.
Chiedo consiglio a Mario Scarpetta, mio compagno di camerino. Lui lo conosce Eduardo meglio di me. Può aiutarmi a capire.
Ma neanche Mario riesce a trovare un motivo a quel cambiamento.
“L’unica cosa che puoi fare è questa. Vaglielo a chiedere.” Fa Mario.
E’ ‘na parola!
E chi ce l’ha il coraggio di andare a parlare con Eduardo!
Eduardo. Il grande Eduardo. Il Mito. Il Monumento vivente del Teatro. Il grande Eduardo che non rivolge la parola a nessuno. Il grande Eduardo che non si vede mai. Sempre chiuso nel camerino. Che esce solo per andare in palcoscenico.
“Vaglielo a chiedere. Qualcosa ti dirà!”.
Mi faccio capace che è davvero l’unica cosa da fare.
Così mi metto nelle mani di Gennaro Sommella, indimenticabile direttore di scena. Il quale mi illustra la prassi per essere ammesso alla presenza di Eduardo. Mi consiglia di presentarmi il giorno appresso, a teatro un paio d’ore prima del dovuto. Lui frattanto annuncerà a Eduardo la mia richiesta di colloquio.
Faccio come mi dice Sommella. Alle cinque sono al San Ferdinando.
Sommella mi rassicura. Tutto a posto. Ha detto a Eduardo che io desidero parlargli. Eduardo sa. Ora si tratta di attendere. Verrà lui Sommella nel mio camerino a dirmi quando posso andare.
Aspetto un tempo infinito. Poi Sommella mi annuncia che è il momento.
Scendo dal terzo piano e mi presento alla porta del camerino di Eduardo. Chiuso. Faccio un gesto di sconforto a Sommella. “E mo che faccio?”. “E bussa!” . Fa cenno Sommella.
Due tocchi. Resto in attesa. Silenzio.
Poi una voce fleblile: “Chi èèè?”
“Direttore, sono … ehm …Mascia”
“Ah, trasite e chiurite ‘a porta!”
Eduardo era seduto davanti allo specchio. E lentamente si truccava per andare in scena.
Io non parlavo. E che vuoi parlare! Io ero paralizzato dal terrore. E non parlavo.
Ma manco lui parlava. Niente.
Silenzio.
Secondi. Minuti che passavano. Silenzio.
Poi Eduardo si girò verso di me e disse: “E allora?”.
Presi coraggio. E tremante dissi le ragioni di quel colloquio. Che tra l’altro mi ero preparato prima parola per parola e avevo imparato a memoria.
“Direttore, prima la scena era diversa. Voi mi chiamavate. Io mi avvicinavo. Voi vi toglievate l’anello. E poi mi davate uno schiaffone bello pesante. Uno schiaffone così forte che mi facevate alzare da terra.
Adesso voi mi chiamate. Io mi avvicino. Voi vi togliete l’anello. E lo schiaffone non me lo date più. Mi sfiorate solo il mento con le dita. E ve ne andate.
Direttore ci sono rimasto male. Sono venuto qui a chiedervi perche non lo fate più. Io ci tengo assai a quello schiaffone. Voi lo schiaffone me lo dovete dare.”
Silenzio.
Eduardo continua lentamente a truccare quel meraviglioso viso scarno.
Silenzio.
“Mo è il momento che me ne caccia dalla compagnia”. Penso io fra le tante cose che penso.
Silenzio.
Poi finalmente Eduardo si volta verso di me. E parla.
“Sentite Mascia. Voi siete ‘O Nait, un guappetiello di quart’ordine. Io sono il Sindaco del Rione Sanità. Alla fine della scena io vi faccio cenno di venire e voi venite. Poi io mi levo l’anello. E poi vi dò lo schiaffo.
Da qualche giorno, non so perché, quando io vi faccio cenno di venire, voi venite. Ma vi fermate un passo indietro.
Io continuo a togliermi l’anello. Ma non posso fare di più di quello che faccio. Per darvi lo schiaffone bello pesante che volete voi, dovrei fare un passo verso di voi.
Ora vi pare mai possibile che il Sindaco del Rione Sanità fa un passo verso di voi che siete un guappetiello di quart’ordine?”
Credo che questo episodio rappresenti la sintesi della grande lezione di teatro di Eduardo.
Da allora mi sono avvicinato sempre alla distanza giusta.
E ogni sera mi arrivava uno schiaffone bello pesante che mi riempiva di felicità.

NELLO MASCIA

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