Le nuove facce del cyberbullismo

Profili Instagram basati su post dedicati al pettegolezzo e alla denigrazione, che prendono di mira gli adolescenti del territorio, rappresentano l’ultima frontiera del cyberbullismo nell’hinterland napoletano. In Italia, secondo i dati della Società Italiana di Pediatria, presentati al Congresso Nazionale a Napoli a fine maggio 2017, un ragazzo su 10 riceve atti di cyberbullismo, e sono altrettanti i giovani che lo hanno a loro volta esercitato. Ora, questo nuovo fenomeno di cyberbullismo si è sviluppato sulla piattaforma Instagram, il social network che permette agli utenti di condividere foto e video, sviluppata nel 2010 ed in rapida ascesa (è attualmente il terzo social network, dopo Facebook e YouTube, arrivando a contare 700 milioni di utenti attivi mensilmente), soprattutto tra i giovani. Instagram è anche diventato il social network più adoperato dai giovani per dar libero sfogo ad aggressività verbale e scrivere commenti offensivi: qualche giorno fa persino una cantante seguitissima dai giovani fans come Emma Marrone si è data ad insultare con veemenza il suo pubblico sul social, in seguito alle critiche ad una sua foto. Tornando al recente caso di cyberbullismo nel napoletano, insulti, offese pesanti, sfottò di pessimo gusto ma anche pettegolezzi su vicende amorose, allusioni a sfondo sessuale,  notizie denigratorie e foto hard vengono diffusi attraverso le “Storie” di Instagram, post che restano visibili per sole ventiquattro ore, ma che si moltiplicano ad una velocità impressionante, mettendo alla gogna in modo meschino e crudele vita privata e personalità di decine di giovani del posto, citati per nome e cognome. Diversi i profili che, da qualche settimana, sono attivi sul diffusissimo social network: “Gossip girl Marano”, “Gossip Marano-Mugnano”, “GossipgirlMaranoQualiano”, “GossipGiugliano”, “GossipofficialMarano” e tanti altri. I ragazzi presi di mira sono per lo più iscritti alle scuole superiori di Marano e Mugnano. Ovviamente il fenomeno sta minando psicologicamente i giovani finiti nel mirino delle “Storie” e i loro familiari. Peraltro, le “storie” si ingrandiscono rapidamente perché i follower del profilo, commentando il post, aggiungono ulteriori particolari piccanti o lesivi, di cui sono a conoscenza o che si inventano, sulle vite dei loro compagni. I gestori delle pagine arrivano a pubblicare finanche una “Storia” al minuto, per cui le storie vengono attivate e disattivate ad un ritmo vertiginoso.

Il caso, venuto alla ribalta per la denuncia di giovani e genitori alla polizia postale, ricorda un altro clamoroso caso, quello de “La Bibbia 3.0”, venuto all’attenzione dei media nella tarda primavera del 2016, benchè nato occultamente sul web più di un anno prima: un mostruoso archivio online pornografico e pedopornografico (chiamato “Bibbia” per le sue dimensioni), con 10.380 file tra foto e video di ragazze nude o in atti sessuali espliciti, schedate per “categoria” in 507 cartelle, molte con nome e cognome, alcune persino con data di nascita (a conferma della minore età). Molte di queste foto sono state scaricate dai social (Facebook, Instagram, Twitter, Ask, chat di Telegram e WhatsApp, iCloud) dove le adolescenti le hanno pubblicate, altre sono state rese pubbliche a loro insaputa da ex-fidanzati (il cosidetto “revenge porn”, materiale hard messo in rete come vendetta da un ex- partner), o prese da pc o smartphone persi o rubati, o catturate attraverso hacker che si introducono nei computer privati, o provenienti da scatti pirati di chi spia nei bagni, ma ci sono anche adolescenti che vendono le loro foto osè per danaro, o si fanno ingannare da chi chiede sul web foto sexy spacciandosi per scopritore di talenti o volti nuovi nel mondo dello spettacolo, della moda o dello sport. Quando è venuto alla ribalta dei media, il dossier era già giunto al terzo aggiornamento. Raccapricciante la presentazione che ne fanno gli ideatori: “Dopo La Bibbia 1.0 e La Bibbia 2.0, La Bibbia 3.0 è l’opera definitiva assoluta, finale, indiscutibile, inconfutabile. Frutto del duro lavoro di Gesù Cristo e dei fedeli apostoli Pietro e Paolo, raccoglie innumerevoli contributi dal web. I tre fedelissimi hanno scandagliato la Rete alla ricerca dei suoi migliori frutti, i quali sono stati accuratamente selezionati e posti nelle corrette cartelle… È d’obbligo una menzione d’onore ai centinaia e centinaia di contributi da parte degli utenti… Il frutto di questo lavoro è tutto italiano…”. Quando una persona protagonista della pubblicazione viene riconosciuta nella scuola, nel paese, nella comunità, vergogna, disperazione, angoscia, rabbia possono annientarla.

Come dimenticare la donna divenuta simbolo di ciò, Tiziana Cantone, di Casalnuovo di Napoli, versione occidentale e vicina a noi delle donne lapidate o impiccate che tanto ci fanno orrore. Aveva 29 anni, nel tardo aprile 2015, quando iniziò l’incubo che l’ha uccisa; accettò, per sfida e per gioco, la proposta del fidanzato quarantenne, Sergio Di Palo, di farsi riprendere, in sei diversi video, mentre faceva sesso con altri uomini. Pochi giorni dopo, il 25 aprile, un primo video finisce su un portale hard, e il 30 aprile è già popolarissimo soprattutto nel napoletano, con tanto di suo nome e cognome, rimbalzando di cellulare in cellulare tramite whatsapp. Da qui i video finiscono su tutti i siti on line, rendendo la sua vita un impossibile calvario: braccata da un’insana notorietà che non le dava tregua, delusa da una giustizia che non le ha dato ristoro, si è tolta la vita il 13 settembre 2016, a Mugnano di Napoli.

Per fortuna la risposta dello Stato comincia ad esserci. Il 2 maggio 2017 il Consiglio regionale della Campania ha approvato all’unanimità, prima Regione in Italia, con grande prova di maturità di maggioranza e opposizioni, la legge su “Disposizioni per la prevenzione ed il contrasto dei fenomeni del bullismo e del cyberbullismo nella Regione Campania”, che ha punti di forza in: contrasto a tutte le forme di discriminazione e bullismo in ambito scolastico; istituzione della Settimana Regionale d’Azione contro il bullismo e il cyberbullismo; fondo speciale per gli interventi nelle scuole; creazione del Comitato Regionale per la lotta al bullismo e al cyberbullismo con le associazioni del terzo settore; programmi di formazione e supporto per i genitori. A distanza di poche settimane, il 29 maggio, è stata definitivamente approvata dalla Camera, alla quarta lettura, con 432 voti a favore e nessun contrario, la Legge Nazionale che introduce disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del cyberbullismo, entrata poi in vigore il 18 giugno. La presidente Laura Boldrini ha voluto dedicare il testo a Carolina Picchio, la ragazza vittima dei cyberbulli che si tolse la vita a 14 anni, il cui padre è stato tra i promotori della legge.  Il testo, che introduce per la prima volta nell’ordinamento la definizione legislativa di “bullismo in rete”, inteso come ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, realizzata per via telematica in danno di minori, si basa su tre livelli di intervento: la prevenzione, attuata con le scuole, le famiglie e gli stessi ragazzi; l’educazione al corretto uso dei social, sia per i ragazzi che per i genitori; l’assistenza alle vittime, con uno staff di esperti di varie discipline. Tra le novità più rilevanti previste dalla nuova normativa, c’è la possibilità da parte del minore di 14 anni vittima di un sopruso on line di richiedere al gestore del sito o al social media l’oscuramento dei contenuti diffusi sul web a suo danno, anche senza che i genitori lo sappiano (se il gestore della piattaforma non provvede, subentrerà, dopo opportune e tempestive verifiche, il Garante della Privacy); la procedura di ammonimento, da parte del questore, del “bullo cybernetico”: una sorta di “cartellino giallo”, di avvertimento contro ulteriori condotte illecite; ogni scuola dovrà individuare tra i propri docenti un referente con il compito di coordinare le iniziative di prevenzione e contrasto (per il personale scolastico sono previsti corsi di formazione); anche gli studenti rivestiranno un ruolo attivo nella prevenzione e contrasto del cyberbullismo. Sempre a Napoli, dove il tema è molto sentito, la Presidenza del Consiglio Regionale della Campania  il 27 giugno ha stipulato un protocollo d’intesa con il Corecom Campania e il Dipartimento di Scienze sociali dell’Università Federico II, per effettuare una ricerca nelle scuole della Campania tra gli studenti dagli 11 ai 18 anni sui loro rapporti con i new media per indagare i loro comportamenti on line in riferimento alle dimensioni della privacy ed l’uso dei dati personali e per il contrasto del cyberbullismo e dello stalking informatico. A firmarlo, la presidente del Consiglio regionale della Campania, Rosa D’Amelio, la professoressa Enrica Amaturo, direttrice del Dipartimento Scienze Sociali dell’Università Federico II di Napoli, e il presidente del Corecom Campania Lino Zaccaria. La ricerca sarà effettuata simultaneamente anche nel Lazio e nella Lombardia, con la possibilità di pervenire ad un risultato di scenario nazionale. I risultati della ricerca saranno presentati a livello nazionale alla Camera dei Deputati.

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