Una laurea per il principe della risata

L’università Federico II  a Totò a 50 anni dalla morte

 

Foto tratta da Wikipedia

 Napoli – Sono passati 50 anni e per  Antonio De Curtis in arte ‘Totò’ è stata proposta una laurea e l’università Federico II  ha sciolto le riserve ed ha deciso che il principe della risata la merita.

50 anni ma il suo volto ‘maschera’, così perché per un banale incidente con uno dei precettori, che lo colpì involontariamente con un pugno, il suo viso subì una particolare conformazione del naso e del mento, resterà inchiodato nella mente dei posteri che lo vedranno nei suoi film caratterizzati sia dalle sue battute, che dalla sua mimica e della sua naturale marionetta.

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Gli doveva essere data in discipline della Musica e dello spettacolo, il nuovo corso di laurea magistrale avviato proprio quest’anno, ma purtroppo le lauree post mortem sono ormai vietate dal Miur, così si è optato per un attestato che testimoni l’omaggio del mondo accademico. Un omaggio ‘suggerito’ da un laureato illustre dello stesso ateneo: Renzo Arbore, che racconterà questo personaggio dai mille volti nel corso di una trasmissione televisiva, su Rai 2, nella serata del 15 aprile. Uno tra gli eventi che sono stati inseriti nel calendario delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario dalla scomparsa, una serata d’onore che andrà in onda dall’Auditorium del Centro di produzione Rai di Napoli. Uno spettacolo che porta la firma dello stesso Renzo Arbore, che ha proposto alla Federico II di usare il conferimento della laurea a Totò come un ‘cammeo’ nella sua trasmissione.
Una laurea o “laura”, come parafrasava lo stesso principe della risata, “per aver incarnato e portato sullo schermo tutte le ‘articolazioni’ dello spettacolo: dalla mimica alla comica, che gli riuscivano particolarmente spontanee, a quella teatrale e cinematografica, acquisite da una lunga esperienza personale che Toto’ ha vissuto e saputo catturare. Una cultura che rispecchia anche una napoletanità nobile che, nella sua carriera artistica e sociale, ha sempre rappresentato naturalmente”, cosi racconta l’iniziativa Renzo Arbore che, il 5 aprile, in sede di conferimento della Laurea a Totò, gli dedicherà una speciale ‘Laudatio’.
Una attore veramente completo nato il 15 febbraio 1898 nel rione Sanità, considerato il quartiere centro della ‘guapperia’ napoletana da una relazione clandestina di Anna Clemente con Giuseppe De Curtis che, in principio, per tenere segreto il legame, non lo riconobbe, risultando dunque per l’anagrafe “Antonio Clemente, figlio di Anna Clemente e di NN. Non ebbe un’infanzia felice, visse in condizioni disagiate e fin da bambino dimostrò una forte vocazione artistica che gli impediva di dedicarsi allo studio, ed intratteneva spesso i suoi compagni di classe con piccole recite, esibendosi con smorfie e battute. Già si vedeva che da quegli anni la strada che doveva intraprendere sarebbe stata quella, che poi lo avrebbe consacrato uno dei massimi comici non solo italiano ma del mondo. La cerimonia è programmata per il 5 aprile nell’aula magna della sede centrale dell’ateneo. Ma Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfiro-genito Gagliardi de Curtis di Bisanzio, brevemente Antonio de Curtis, non era a caccia di onorificenze, se non andò mai neppure a ritirare la ‘Grolla d’Oro’, premio alla carriera.
Riconoscimenti ne ebbe, certo, in quanto uno dei maggiori interpreti nella storia del teatro e del cinema italiani. Proprio i suoi contributi come drammaturgo, poeta, paroliere, cantante, gli valgono adesso questo attestato della Federico II.
Un fuori programma non previsto, questo dell’ateneo napoletano, un evento non inserito nel calendario delle manifestazioni organizzate per Totò nelle prossime settimane (e fino all’intero mese di luglio), dalla Regione e dal Comune, da Campania dei Festival e dall’istituto universitario Suor Orsola Benincasa, da Teatri Uniti e dalla Film commission della Regione Campania.

Nato e cresciuto prima degli anni ’40 del secolo scorso, Totò ha saputo mettere in scena, a teatro, a cinema ed in televisione, la tendenza tipicamente italiana del secondo dopoguerra alla fusione tra il ‘popolo’ e la ‘piccola borghesia’, ancora attratta dall’aristocrazia: ‘il principe De Curtis’. La memorabile creatività linguistica di Totò ha infatti consegnato all’italiano neologismi fortunati (“pinzillacchere”), esilaranti giochi linguistici, stranianti motti di spirito, alterazioni e deformazioni lessicali capaci di corrosive parodie dei più triti luoghi comuni. Tanti film girati con i più grandi attori dell’epoca le cui trame sono ancora di attualità.
GISPA

 

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