La verità scomoda della SS. Trinità secondo Enzo Esposito

Ritorna sullo scottante “affaire” della “SS. Trinità” il prof. Enzo Esposito, ex Ispettore della Pubblica istruzione . Gli diamo la parola restando a disposizione per repliche e commenti dei lettori
Nel 2010 fu condotta un’operazione mirante al passaggio del complesso della SS. Trinità in Vico Equense dall’Istituto che lo ha in affidamento dallo Stato ad una fondazione privata, con la partecipazione, come socio di copertura, del Comune. Garante e consenziente dell’operazione lo stesso consiglio di amministrazione dell’Istituto nel cui presidente si concentravano anche le funzioni di presidente (praticamente gestore) della fondazione. L’operazione, condotta a livello ministeriale dal sottosegretario all’istruzione Pizza del Partito NDC (Ministro dell’Istruzione Gelmini, presidente Berlusconi), ebbe come promotore, la giunta comunale di Vico. La fondazione e l’Istituto erano saldamente in mano al partito della NDC di cui i componenti del consiglio di amministrazione dell’Istituto erano vicesegretari nazionali. Alla Fondazione, appena costituita era stato assicurato ed emesso dal MIUR un budget di circa 300.000 euro. La fine del Governo Berlusconi nel 2012 ha ritardato il passaggio definitivo del complesso monumentale nelle mani della Fondazione. La mia azione a scongiurare questa eventualità, che farà di un ente pubblico una proprietà privata, non ha trovato né consensi né appoggi e mi sono guadagnato ostilità all’interno dell’istituto stesso. Le ultime manifestazioni di volontà sono del sindaco ff Migliaccio che in un suo comunicato stampa riaffermò l’intesa con il presidente della Fondazione e impegnò una notevole somma per un progetto di restauro dell’istituto non previsto nel programma e nel bilancio comunale (a che titolo?). Visto che il Consiglio comunale e la stampa locale continuano a ignorare la vicenda, l’opinione pubblica, anche se solo con i post su Fb, farebbe bene a manifestarsi.

Il presidente della Fondazione ITS Bact, con sede nell’Istituto della SS. Trinità, dopo aver ottenuto il riconoscimento e il sostegno finanziario del Ministero dell’Istruzione, ottenne che la Provincia liberasse, già prima della scadenza del contrato di affitto, i locali occupati per l’Istituto Alberghiero; ricorse anche al Tribunale per sfrattare il Comune. Al posto della Provincia affittò i locali a un istituto privato che si impegnò a fare lavori di restauro. Il Consiglio di amministrazione da me diretto autorizzò una trattativa con questo istituto privato per una transazione che servisse a regolarizzare i rapporti senza dover ricorrere ad una vertenza giudiziaria dagli esiti imprevedibili. Col nuovo contratto concordato tra i legali delle parti, si assicurava una entrata necessaria a pagare i debiti e il personale. Era una decisione che il Consiglio di amministrazione non poteva prendere senza il parere dell’Ufficio scolastico regionale che esercita il controllo. Il presidente dell’Istituto chiese il parere. I consiglieri dell’Istituto, per motivi non dichiarati, aggredirono con calunnie il presidente; ottennero che l’istituto fosse privato anche dei canoni di affitto del Comune con un loro accordo col sindaco; la scuola privata ricorse al Tribunale instaurando la causa che si voleva evitare. Hanno ottenuto che non ci sono più soldi per pagare il personale e i debiti. Continuano le manovre per distruggere l’Istituto della Trinità e il passaggio della proprietà alla Fondazione. E io resto solo. Ho denunciato i reati, querelato e ho fatto quel che potevo. Perché il Comune non si attiva per ottenere l’edificio? Perché il MIUR non si attiva per dare all’Istituto la possibilità di operare come convitto e istituto d’istruzione, in proprio, senza trasferirne le funzioni alla Fondazione, ente estraneo? Due hanno provato a farmi fuori con la diffamazione. Cosa preparano nei miei confronti gli altri?
L’amministrazione dell’Istituto SS. Trinità di Vico Equense, da me presieduta, nacque col Governo Monti per un accordo fra esponenti dell’Amministrazione comunale. Il proposito dichiarato fu che il complesso monumentale dell’Istituto doveva passare in proprietà al Comune. Era sottinteso che doveva innanzitutto essere bloccato il procedimento già a buon punto che portava l’Istituto nelle mani di una organizzazione privata (sponsorizzata dall’Amministrazione Cinque che ne faceva parte e finanziata dal MIUR). Essendo stato già privato di quasi tutti gli ambienti, l’Istituto doveva essere messo in grado di gestire il patrimonio, saldare i debiti e in accordo con l’Amministrazione comunale, impostare un progetto che i Ministeri dell’Istruzione e delle Finanze potessero approvare e così ottenere il decreto interministeriale di affidamento al Comune del Complesso monumentale. Avendo io ben chiara la strategia l’ho impostata e condotta avendo ostili, in contraddizione con ciò che dichiaravano ufficialmente, tutti coloro che avrebbero dovuto darmi una mano.
Non ho potuto ottenere un dialogo con tre sindaci di cui mi credevo amico e ho dovuto reagire anche agli attacchi con ordinanze e ostilità di ogni genere.
prof. Enzo Esposito

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